Saliera di Cellini.jpgTra le varie antiche forme di arte, troviamo anche l’ oreficeria, in cui gli artisti attraverso delle tecniche particolari unite alla propria maestria, riescono tante volte a realizzare degli oggetti, che col tempo e per la preziosità, possono diventare di valore inestimabile, come la famosa “saliera” del grande maestro orafo e scultore Benvenuto Cellini, tanto per fare un esempio, che è considerata uno degli oggetti di alta oreficeria più belli ed importanti al mondo (vedi a lato).

Chi è appassionato di questi oggetti, andando per i negozi di antiquari o per i mercatini di oggettini antichi, può avere la fortuna, di trovare qualche pezzo “curioso”, magari antico, e con un buon prezzo, portarselo a casa, come oggetto di arredamento, da far vedere agli amici. Certo non saranno oggetti inestimabili, ma potranno fare la loro bella figura in casa, e magari rallegrare una vetrina.

Vi sono degli oggetti, che oggi hanno solo un valore decorativo, ma che in passato, erano realizzati con uno scopo ben preciso, ed ora vorrei farvene vedere qualcuno di questi, che andavano di moda soprattutto negli anni Sessanta.

 

Pesce Oreficeria.JPGIl pesce d’argento, che risale alla fine del Settecento inglese. Esso è di piccole dimensioni, e rivela una perfetta tecnica di lavorazione, infatti, l’artista orafo, è riuscito a farlo completamente snodabile, ed ha la bocca che si può aprire e chiudere, tramite un piccolo tappo. La curiosità di questo oggetto, sta proprio nella bocca, che anticamente, serviva come porta veleno, che nel Settecento, era molto usato nelle congiure dei potenti e nobili signori. Ai giorni nostri, invece può essere usato come porta profumo, o più semplicemente come oggetto di arredo.

 

Animaletti Oreficeria.JPG

Nella stessa immagine, possiamo vedere anche un cane bulldog d’argento, e la curiosità sta nella base di panno, in cui venivano appuntati gli spilli in passato. Per lo stesso uso con gli spilli, vediamo anche un porcellino, un elefantino, una volpe, un cane da caccia, un bassotto ed un galletto, tutti rigorosamente in argento, lavorati con una tecnica perfetta, e che ora sono considerati delle vere rarità.

Questo boccale in argento, invece veniva usato come misurino per il grano, e poteva essere usato sia da un lato, che dall’ altro, e risale all’ Ottocento inglese. Oggi, si potrebbe usare per esempio, come un “assaggia vino”, durante un pranzo importante.

 

boccale oreficeria.JPG

Questo piccolo e prezioso oggetto è un porta armi, e viene dalla Cina. Su una base in Tek lavorato con un leggero motivo, poggiano vari tipi di armi cinesi. Si nota la grande maestria del lavoro di arte orientale.

 

porta armi oreficeria.JPG

 

Circo oreficeria.JPGQuesta simpatica scenetta circense d’argento, è opera di un artista cinese, e attesta come sempre, la perfezione cui erano arrivati gli artisti orientali, in alcune forme di arte, come anche l’ oreficeria. Essa rappresenta un equilibrista su di una corda tesa, sostenuta da due aste, e da un uomo che parla e spiega il numero all’ altoparlante.

Un altro meraviglioso oggettino di argento, è la borsetta che risale all’ Ottocento inglese. Ha una forma triangolare, e la superficie, è lavorata in modo da risaltare un “nodo d’amore”, in cui parte una bellissima e delicata ghirlanda di roselline. Una catinella sempre in argento, completa la borsetta, che all’ interno è foderata di un tessuto di seta. Un oggetto molto bello e prezioso, che ha perso ormai il suo uso per cui è stato creato, ma che può essere usato come arredamento in una bella casa, e per chi ama queste collezioni.

 

Borsetta oreficeira.JPG

 

porta pasticche oreficeria.JPGAltro “curioso” oggetto del passato è, questo flacone d’argento dorato e vetro rosso. Esso è composto da più scomparti, e veniva usato come porta sali, porta profumi e porta pasticche. Nella parte superiore, il piccolo coperchio nasconde un piccolo “segreto”, infatti vi è un doppio fondo, in cui anticamente, vi era una spugnetta imbevuta di sali. Nella parte centrale, con il vetro rosso, veniva messo del profumo, mentre la parte inferiore fungeva da porta pasticche.

Un piccolo oggetto che testimonia come anche gli artisti di un tempo, cercavano di ingegnarsi per realizzare, oggetti belli da vedere, che potevano anche fare da “moda” e tendenza per gli altri, ma con anche uno scopo molto utile e pratico.

Altro oggetto curioso, che unisce praticità e “mimetismo artistico”, è questa piccola botte d’argento. Infatti il suo “segreto” era quello di contenere al suo interno le sigarette, che uscivano appena si apre il coperchio. Risale all’ Ottocento inglese, e si deve notare la perfetta lavorazione, che restituisce fedelmente il disegno di una botte reale.

 

Porta sigarette oreficeria.JPG

 

Questo oggetto d’ argento tutto traforato e a forma rotonda, che risale all’ Ottocento inglese, non è altro che un porta tè. Esso è composto da una catenella che anticamente, veniva agganciata al beccuccio della teiera. Dopo essere stato riempito di tè, veniva immerso nell’ acqua bollente, tenuto per la catenella, e dai fori, usciva il tè che man mano si formava.

 

Porta te oreficeira.JPG

Arrivederci

 

La tecnica nella pittura artistica con i colori a olio nasce e ebbe in seguito un forte sviluppo principalmente a partire dal secolo Quattrocento nell’area delle Fiandre nei Paesi Bassi definita pittura fiamminga. Uno dei primi grandi pittori che la utilizzò e che addirittura a detta di alcuni storici d’arte la inventò fu il celebre artista fiammingo Jan Van Eyck (1390-1441) di cui vediamo qui a lato una sua straordinaria opera pittorica dal titolo I coniugi Arnolfini.

Per leggere l’articolo completo cliccate sopra sul nome e andate sul sito Arte semplice e poi

 

Mosaici particolare Piazza Armerina.jpgIl Mosaico è una tecnica artistica usata già fin dall’antichità da alcune importanti culture. La tecnica base è quella di rivestire una superficie con dei frammenti che possono essere di materiale diverso. Questo materiale può essere di pietra, di marmo colorato, di legno e altro in modo alla fine da formare con i diversi toni di colori delle immagini che raffigurano delle particolari scene. Gli effetti finali sono molto decorativi e belli da vedere. A lato vediamo un particolare di un mosaico a Piazza Armerina in Sicilia realizzato da antichi artisti romani.

La tecnica di base è facile da imparare.

Oggi vengono usati come materiali per i mosaici anche dei frammenti di pasta di vetro colorati più o meno regolari che possiamo comprare nei negozi specializzati per arte e hobby. Ma si può usare anche frammenti di legno, di plastica o di metallo perché le industrie moderne lo consentono. Per me il mosaico artistico tradizionale resta sempre quello come era realizzato dagli antichi artisti, cioè con piccole pietre o pezzetti di marmo colorati.

Il disegno di solito viene tracciato in precedenza sulla superficie da realizzare in modo da avere una guida precisa su dove mettere i frammenti e soprattutto per calcolare bene dove deve cambiare il tono di colore o per avere i giusti chiaroscuri e le possibili sfumature. Quindi i pezzetti di materiale vengono incollati sulla superficie usando colle speciali o dei preparati del tipo cementi o calce particolari per i vari materiali. In questo modo il lavoro pian piano viene fuori sotto gli occhi dell’artista che può anche correggere le zone dove vi sono degli errori.

Continua.

 

Tipi di mosaici e le civiltà che lo usavano.

Possiamo distinguere due tipi principali di mosaico a seconda delle destinazioni e dei materiali che vengono usati per realizzarlo.

Il mosaico pavimentale che viene realizzato con ciottoli di pietra e per questo viene detto “litico” dal termine greco lithos cioè pietra.

Il mosaico su pareti chiamato anche parietale che viene soprattutto realizzato con piccole tessere di pasta di vetro e quindi viene chiamato anche mosaico “vitreo”.

Abbiamo detto che il mosaico è una tecnica antica, infatti veniva già applicata in Mesopotamia e nell’antico Egitto, ma coloro che cercarono di migliorarla e perfezionarla furono sicuramente sia i Greci che i Romani. Molte opere sono arrivate sino a noi di queste grandi civiltà e alcune in perfetto stato di conservazione a testimonianza del talento e della bravura degli artisti di un tempo.

Andando a Piazza Armerina in Sicilia per esempio, possiamo ammirare molti mosaici del periodo Romano. Mosaici straordinari come quello dove possiamo vedere il particolare della Caccia ai cervi che risale al IV secolo d. C. circa ed è collocato all’interno della Villa romana del Casale che era una residenza di campagna dei potenti signori dell’Impero romano (vediamo un particolare sotto).

Mosaico particolare con cervi Piazza Armerina.jpg

 

Questo mosaico fa parte del tipo di mosaici pavimentali e fa parte di un ritrovamento di circa 40 pavimenti con tecnica a mosaico colorato trovati nella Villa del Casale, ognuno con delle scene di vita quotidiana e di battaglie. Per quanto riguarda gli antichi mosaici romani infatti Piazza Armerina è uno dei siti più importanti dell’Italia. La scena di questo mosaico raffigura un momento di caccia ai cervi che veniva praticata come fosse uno sport dai ricchi romani. È interessante notare come è descritta bene la scena. Si notano due cacciatori a cavallo che inseguendo alcuni cervi e riescono a portarli verso una trappola preparata in precedenza fatta con una rete. I poveri cervi in questo modo non hanno speranza di scappare e vengono presi facilmente. Dobbiamo molto a questi antichi e stupendi mosaici. Infatti grazie anche a loro gli esperti e gli storici di antiche civiltà, hanno potuto apprendere molte curiosità nuove o sconosciute. I mosaici romani per esempio sono come dei grandi libri che spiegano con i loro piccoli frammenti e i loro colori, la vita dei cittadini di quel tempo, come se il tempo si fosse fermato.

Dobbiamo anche aggiungere che durante altri periodi storici-culturali come quelli Bizantino o quello Romanico (leggete gli articoli relativi sul sito) molti artisti cercarono di sfruttare al meglio questa tecnica artistica con tutte le sue qualità specifiche o con nuove idee. Questi artisti con i loro stili particolari crearono delle opere di rara bellezza e fascino e soprattutto durature che oggi possiamo ammirare in Italia. Vari esempi di tecnica del mosaico li troviamo infatti in varie bellissime costruzioni architettoniche che vanno dai Palazzi alle grandi Basiliche e Chiese Romaniche e Bizantine come nella città di Ravenna, all’interno della Chiesa di S. Apollinare Nuovo o nel Duomo di Monreale in Sicilia.

 

Fare della bella Arte pittorica mentre si da spettacolo tra musica e grandi emozioni! Che ne pensate voi di questo straordinario artista?! Video preso su You Tube! Gustiamocelo insieme e poi magari commentatelo. Vi chiedo di fare attenzione al risultato finale che è la vera sorpresa di questo artista.

 

Un nuovo modo di fare Arte, come al solito la fantasia umana non ha limiti è questo lo sa bene l’autrice di questa tecnica che si chiama Ilana Yahav a cui facciamo i Nostri personali complimenti e che abbiamo visto sicuramente anche in una nota pubblicità televisiva. Il video è stato preso su Yuo Tube! SandFantasy2008. Gustiamocelo insieme.

 

 

Il disegno è un immagine che si ottiene tracciando un insieme di segni e linee su una qualunque superficie. Possiamo anche aggiungere che è un linguaggio artistico molto antico, infatti le prime opere disegnate risalgono addirittura all’età della pietra. Questi sono dei graffiti ottenuti incidendo su una roccia dei segni con un qualche strumento a punta. Come possiamo vedere nell’immagine sotto sono dei disegni molto semplici che rappresentano scene di caccia, con animali che venivano abbattuti dagli uomini antichi per poi cibarsene. Questi disegni si trovano in Val Camonica in provincia di Brescia, (vedi sotto).

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Il disegno è adatto a esprimere un idea, in modo immediato e sintetico. Proprio per questo costituisce una prima tappa fondamentale per ogni attività artistica e progettuale. Nel disegno o per meglio negli schizzi, o bozze possiamo trovare e vedere la scintilla creativa di ogni artista o magari di ogni persona comune. Moltissimi pittori, prima di realizzare un dipinto compiono studi preparatori che servono per far “maturare” il progetto, che poi si tramuterà in un capolavoro. Col disegno, si definiscono i dettagli dell’ opera, e serve a risolvere i vari problemi compositivi. Spesso si sono trovati dei disegni, di grandi artisti, che sono rimasti tali, nel senso che l’ opera, non è stata mai compiuta, magari per mille motivi. E quindi il disegno rimane come unico testimone, di ciò che poteva uscire dal genio dell’ artista. Vi sono disegni preparatori o schizzi, che sono dei veri e propri capolavori, per come sono stati concepiti, per i dettagli, o magari per un piccolo particolare che è stato più volte cancellato. Come non ricordare tutti i disegni e gli schizzi che ci ha lasciato il grande genio Leonardo da Vinci. Sotto San Giorgio e il drago disegno per progetto di opera a penna e inchiostro nero su carta di Raffaello Sanzio.

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Il disegno nell’arte.

Il disegno è stato considerato a lungo soprattutto un esercizio necessario per formare l’ occhio dell’ artista, oltre che per prendersi la mano, questo è sacrosanto, infatti chi di Noi nelle scuole elementari, non abbia provato a scarabocchiare qualcosa su di un foglio di carta? E dopo cercare di rifarlo meglio? Tuttavia, anche per le ragioni che ho espresso sopra, il disegno è diventato una sorta di forma d’ arte autonoma. In particolare, nel Quattrocento, grazie alla diffusione in Europa della carta, che prima era molto rara, inventata in Cina cinque – sei secoli prima. Gli artisti dell’ epoca, preparavano i loro disegni con grande cura, soprattutto come prova della propria abilità e originalità. Infatti usavano i disegni, come una sorta di biglietto da visita, o come diremmo oggi come un”book personale”, da presentare ovunque si vada. Spesso capitava, che il committente acquistava anche i disegni preparatori oltre l’ opera finita, pagando cifre grosse, perché si usava collezionare come anche oggi pure i disegni dei grandi artisti.

Durante il Rinascimento molti artisti utilizzavano come opere di presentazione disegni realizzate con la punta d’argento, uno strumento che richiedeva molta pazienza e abilità. L’ artista tracciava il disegno con un asticciola di metallo che terminava con una punta d’ argento o d’ oro, graffiando una carta preparata con una sostanza detta “bianco di china”. Vediamo un esempio sotto in un immagine di una famosa e bellissima opera di Albrecht Durer intitolata Mani in preghiera del 1508 fatto proprio a punta d’argento. Si può notare subito al primo sguardo la grande potenza espressiva e reale di questa tecnica.

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Le tecniche del disegno.

Nel corso dei secoli si sono sviluppate due diverse tecniche per disegnare. Una è quella di incidere o graffiare una superficie, la seconda è quella di tracciare dei segni su un supporto.

Le superfici possono essere incisi con attrezzi adatti come punte in acciaio e penne appuntite. L’incisione di matrici di legno, metallo ecc. ha dato vita poi ai vari procedimenti di stampa (vediamo articolo), che consentono di replicare un disegno in copie più o meno numerose.

I disegni su supporto si possono tracciare usando vari materiali e strumenti. Per esempio la grafite, il carboncino che può essere sfumato facilmente anche con le dita, dando degli effetti chiaroscurali molto suggestivi. La sanguigna fatta di argilla pressata di color rosso ruggine. Il gesso, gli inchiostri che sono di vario tipo e che si possono stendere con pennelli, cannucce, pennarelli ecc. sotto vediamo un Galletto del 1938, di Pablo Picasso con tecnica del disegno con carboncino, si notano anche le cancellature dell’ artista. Vedi articolo il carboncino e la sanguigna.

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Nell’antichità uno dei più diffusi supporti fu il papiro che è ricavato dal midollo di una pianta acquatica. Nel Medioevo in Europa il papiro era molto raro e allora fu sostituito dalla pergamena, ricavata dalle pelli di agnelli, pecore o capre, raschiata, seccata e levigata.

Infine con l’invenzione della carta un supporto facile da usare e soprattutto meno costoso ha reso possibile una grande diffusione dei disegni.