leonardo da vinci,arte del rinascimento,pittura,arte,storia dell'arteOrmai lo diamo quasi per scontato di sapere quando si parla del grande Leonardo da Vinci, di cui vediamo a lato una immagine del suo presunto autoritratto di cosa sia stato capace di fare questo grandissimo uomo italiano vissuto in un epoca abbastanza lontana rispetto ai nostri tempi moderni. A volte mi chiedo cosa egli avrebbe fatto o come avrebbe vissuto la sua vita nel nostro tempo. Sarebbe stato capace di convivere insieme alla fretta, alla frenesia e la moderna tecnologia che ci circonda e che quasi a volte ci opprime? Alcune teorie affermano che Leonardo è diventato il geniale Leonardo da Vinci che conosciamo perché è vissuto nel momento e nel contesto storico giusto, un contesto adatto. Cioè nel senso che un moderno Leonardo, che si prodiga in svariati e numerosi campi raggiungendo l’eccellenza in quasi tutti questi, oggi non lo potremmo più avere. Quello che sicuramente non può essere mai messo in discussione dalle numerose teorie è il grande valore e la mente di questo grande genio italiano che durante la seconda metà del Quattrocento e nei primissimi decenni del Cinquecento è riuscito a vedere oltre ogni immaginazione di ogni altra mente umana in più campi. E noi italiani dobbiamo solo esserne orgogliosi e fieri.

Origini di Leonardo da Vinci e cenni sulla sua straordinaria tecnica pittorica.

leonardo da vinci,arte del rinascimento,pittura,arte,storia dell'arteLeonardo nasce il 15 di Aprile del 1452 in un piccolo paesino o borgo (come venivano denominati al tempo) della Toscana chiamato Vinci, che si trova nell’area della Valle dell’Arno. Da qui come era tipico fare per indicare e poter riconoscere una persona in quel periodo, deriva l’appellativo di “Da Vinci” per Leonardo. Il padre naturale era Ser Piero, un notaio molto conosciuto mentre la madre si chiamava Caterina. Il piccolo Leonardo cresce in un ambiente sereno, tranquillo e tipicamente paesano, ricevendo una “normalissima” e volendo non molto adeguata educazione (come si pensa) per le sue capacità, che già fin da giovanissimo mette in evidenza, appassionandosi e incuriosendosi di tutto quello che lo circondava, compreso l’affascinante e meraviglioso mondo dell’arte della pittura. Per questa sua propensione verso l’arte, nel 1469 quando aveva circa 17 anni, Leonardo viene mandato come apprendista-allievo nella famosa bottega dell’arte fiorentina (come venivano chiamate le scuole artistiche del tempo) del bravo maestro-artista Andrea del Verrocchio, dove tra gli altri allievi il giovane incontrerà, avendo anche scambi molto accesi di opinioni il Perugino, Lorenzo Credi e sembra anche il Botticelli, che diventeranno come sappiamo celebri artisti.

 

Nel campo della pittura, anche se la sua straordinaria e lunga vita lo porta a lavorare e a produrre opere sino alla sua morte avvenuta nel 1519, Leonardo viene considerato dagli storici e dagli esperti di arte come un artista che fa parte della storia dell’arte del Quattrocento. Egli è il simbolo, la figura emblematica dell’uomo del primo Rinascimento, soprattutto per la grande vastità dei suoi interessi e delle sue passioni, in cui trovano posto anche l’arte e la scienza. Egli è stato un grandissimo artista e pittore, divenendo ben presto maestro e caposcuola di una schiera di giovani artisti che sono denominati i “Leonardeschi”. Fu anche uno dei più grandi inventori di tutti i tempi, un ottimo musicista, un attento conoscitore del corpo umano, un architetto, un divertente caricaturista e comico, ma soprattutto Leonardo fu un insaziabile curioso e un indagatore della Natura con i suoi fenomeni e le sue cause, oltre che un conoscitore della psiche umana. Insomma non so trovare molte parole per descrivere il genio di Leonardo da Vinci, egli era davvero un uomo unico che riusciva a vedere nel futuro. Durante la sua vita Leonardo fece molti viaggi che lo portarono tra le Corti più ricche e potenti di quell’epoca, come quelle di Firenze, Milano, Venezia o addirittura della Francia. Tra queste meravigliose Corti, tra grandi banchetti, fasti e guerre sanguinose, il genio toscano si fece strada attraverso lunghi e faticosi studi e esperimenti, oltre che lavorando ad alcuni celebri capolavori artistici, divenendo un Maestro d’avanguardia riverito e celebrato da tutti. Tra i suoi studi per l’arte e la pittura non possiamo non citare l’invenzione di alcune importanti tecniche che lo renderanno immortale nel campo della pittura e che saranno nel tempo prese come modello da tanti grandi artisti. Una di queste invenzioni pittoriche per esempio dopo mille e mille disegni e studi vari è il celebre “sfumato”.

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All’origine di tutta la sua grande attività e in qualunque campo egli si prodigasse, Leonardo aveva sempre chiara in mente una sua convinzione, che possiamo fare nostra e che è sempre molto attuale anche ai giorni nostri. Questa era che solo attraverso una attenta osservazione diretta, di tutti i vari fenomeni naturali che ci circondano e quindi studiandoli e osservandoli bene, possiamo arrivare a comprendere meglio e quindi a riprodurre la realtà. Nel campo della pittura artistica Leonardo da Vinci, proprio per queste sue convinzioni riesce ad elaborare delle soluzioni tecniche pittoriche, che ancora oggi hanno dello sbalorditivo. Infatti elabora un metodo nuovo di sfumare i colori sulle superfici. Questi morbidi passaggi chiaroscurali fanno svanire le linee che servono a contornare le forme, in modo tale che ogni figura o forma, si fonda in modo naturale con il resto dell’ambiente e del paesaggio circostante. Grazie alla tecnica dello sfumato l’artista riesce anche a togliere dai personaggi raffigurati nelle opere pittoriche sino a quel momento quella strana sensazione di rigidità, di quasi “legnosità” dei corpi e dei visi che li faceva sembrare a delle statue anziché a delle persone vive e vegete.

Un’altra grande intuizione, sempre arrivata grazie a un attenta osservazione di Leonardo è quella dell’uso della “prospettiva aerea” in pittura. Infatti egli è il primo a capire che la nostra percezione visiva cambia in base alle diverse distanze. Cioè se noi guardiamo un normale paesaggio naturale, notiamo che più il nostro sguardo si porta verso elementi o forme lontane e più queste risultino meno nitide e sfocate. Questo è dovuto principalmente all’aria (atmosfera, rarefrazione etc.) che sta in mezzo, cioè tra i nostri occhi e le cose che guardiamo, la cui densità o “spessore” aumenta con l’aumentare delle distanze, rendendo i colori delle forme lontane, meno nitide e definite, avvolte come da una nebbiolina di colore grigio-azzurro. Anche in questo caso ci sono arrivati Capolavori che attestano l’uso sapiente dei colori, che sfumati nel giusto modo ci rendono nelle giuste proporzioni le varie visioni degli oggetti e delle forme distanti, come se ci trovassimo davanti ad una “giusta” realtà.

Queste particolari tecniche per la pittura inventate da Leonardo, li possiamo vedere quando andiamo ad ammirare alcuni suoi celebri capolavori, divenuti oggi per l’arte un meraviglioso simbolo di bellezza. Capolavori come per esempio La Gioconda oppure La Vergine delle rocce tanto per citarne solo due. Comunque se lo desiderate, cercando nelle liste delle colonne a lato di questo sito potrete andare a leggere altri interessanti articoli su Leonardo da Vinci e le sue meravigliose opere.

 

 

In questo mio breve articolo (ci vorrebbero alcuni volumi per parlare come si deve di questo artista o delle sue celebri opere) parlerò di uno tra i più grandi pittori italiani che con la sua meravigliosa ed espressiva arte è riuscito ad illuminare la fine del secolo Quattrocento e gli inizi del Cinquecento. Questo grandissimo artista è Alessandro Filipepi che la storia dell’arte ci ha fatto conoscere e amare col nome di Sandro Botticelli. (sotto vediamo una sua celebre opera La nascita di Venere 1482-85 circa tempera su tela di lino).

 

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Sandro Botticelli nasce nella vitale e importante città d’arte di Firenze nel 1445. Era l’ultimo di quattro figli di una famiglia abbastanza modesta, mantenuta con grandi fatiche e molto sudore dal padre Mariano di Vanni Filipepi che era un ottimo conciatore di pelli (lavoro molto frequente e richiesto a quei tempi) che aveva la bottega nella famosa zona di Santa Maria Novella. Si hanno varie teorie sul curioso e ormai celebre nomignolo dato all’artista, cioè Botticelli. Secondo alcune testimonianze sembra che gli viene dato da un compagno di bottega oppure dal fratello Giovanni, molto grosso fisicamente. Altra ipotesi sul nome è quella del termine fiorentino usato nel Quattrocento, che veniva dato a chi lavorava o praticava il mestiere di doratore: “batticello”.

Il padre di Sandro da alcuni documenti catastali dell’epoca ritrovati, affermava che il suo giovane figlio era sempre intento a leggere e a studiare sui libri. Forse in quei primi anni Sandro inizia ad assaporare oltre alla letteratura anche l’aria artistica, che sicuramente troverà quando nel 1464 appena diciannovenne entra in una delle tante botteghe dell’arte a far parte degli allievi di un grandissimo pittore e maestro italiano del tempo, cioè fra Filippo Lippi. In questa importante bottega artistica dove rimarrà ad apprendere e lavorare per alcuni anni, Sandro viene a contatto con l’importante e nuova pittura, la tecnica e la grande influenza del maestro Lippi e, questa influenza artistica si può riscontrare quando ammiriamo alcune delle sue prime celebri opere quasi tutte aventi tema religioso e biblico, come La Madonna del roseto che oggi è collocata presso il Museo del Louvre di Parigi o ancora due opere che troviamo presso la nostra splendida Galleria degli Uffizi di Firenze, cioè La fortezza e Il ritorno di Giuditta. Dopo questi anni di apprendistato e prima di aprire una sua personale bottega d’arte nel 1470, sembra che il giovane Botticelli abbia frequentato un altra importante luogo di apprendistato dell’arte sempre nella città di Firenze, quella del pittore-scultore conosciuto col nome di Verrocchio. In questa bottega artistica molto famosa e celebre nella seconda metà del Quattrocento, la storia dell’arte italiana ci racconta alcune bellissime pagine. Infatti qui il Botticelli incontra tra gli altri (e in futuro) grandissimi artisti, anche un giovanissimo allievo del Verrocchio appena 15-16 enne (sette anni in meno del Botticelli) che di nome faceva nientemeno che Leonardo da Vinci e che sembra avere già delle sue idee molto chiare sulla pittura e sull’arte nonostante la sua giovanissima età. Celebri e anche alcuni documentati sono i litigi tra l’allievo Leonardo e il suo bravo maestro il Verrocchio. Il modo di concepire e di intendere l’arte e la pittura era diversa, quasi agli estremi anche tra Leonardo e il Botticelli. Il piccolo Da Vinci che cerca, sperimenta e indaga la natura e qualunque avvenimento, vede l’arte come uno strumento o un mezzo per poter andare a fondo e conoscere meglio le cause naturali che lo circondano, scandagliando vari temi ed eventi come per esempio il motivo che fa scatenare le tempeste oppure le onde del mare sino a cercare di vedere e indagare anche nel più profondo animo umano. Sandro Botticelli invece è portato più verso lo studio e il pensiero espresso nella letteratura. È amico di grandi scrittori e letterati e, sin da giovanissimo viene ammesso nella stupenda e preziosa (per molti giovani artisti che volevano farsi strada) Corte dei Medici a respirare aria e discorsi detti da Pico della Mirandola o da Marsilio Ficino su antichi testi filosofici Neoplatonici per esempio. In questo ricco e affascinante mondo di Corte, pieno di personaggi come poeti, artisti e letterati che lo affascinano con i loro discorsi Sandro Botticelli impara, assimila idee e concetti che lo porteranno man mano ad allontanarsi dalla realtà storica e naturale. Nelle sue future opere pittoriche le figure inizieranno a perdere “peso e corpo” a favore del ritmo e dei movimenti compositivi ed espressivi dati alla linea. Nel 1472 il Botticelli si iscrive presso La Compagnia degli artisti di San Luca e inizia a lavorare con la sua arte avendo moltissime commissioni anche importanti per la realizzazione di opere, grazie anche al supporto della famiglia Dei Medici. La sua produzione artistica in questi anni e in quelli futuri si fa numerosa e si arricchisce soprattutto delle opere e dei dipinti più belli e celebri che noi sandro botticelli,pittura,pittura del quattrocento,arte,storia dell'arte,pittori italianiconosciamo. Botticelli realizza anche molti ritratti sia frontali che ripresi con il modello di profilo. Per esempio è del 1474 L’uomo con la medaglia (vediamo a lato) che troviamo presso gli Uffizi e ancora le meravigliose Allegorie della Primavera, dipinta intorno al 1477-78 per arredare una villa di un cugino di Lorenzo il Magnifico o ancora La nascita di Venere dipinta dall’artista quattro anni più tardi. Queste due Allegorie sono considerate tra le più celebri opere in assoluto del Botticelli, impostate su dei temi classici della dottrina neoplatonica. Le commissioni per i suoi lavori lo porteranno anche a viaggiare come per esempio quando arriva a Roma nel 1481, chiamato dal Papa Sisto IV per affrescare la Cappella Sistina insieme ad altri “mostri” sacri dell’arte come il Ghirlandaio, al Perugino e a Cosimo Rosselli solo per fare qualche celebre nome. Qui Sandro dipinge monumentali scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento, come Le prove di Mose o Le prove di Cristo che per le dimensioni, la necessità di attenersi a dati e avvenimenti storici precisi impacciano non poco con le idee artistiche del grande artista. Al suo ritorno da Roma Sandro riprende a fare la “sua” arte e la pittura come più ama. Alcuni di queste opere realizzate alla fine degli anni Ottanta sono Pallade e il Centauro degli Uffizi, alcuni Affreschi per la villa Tornabuoni Lemmi che oggi troviamo al Louvre o La pala di San Barnaba agli Uffizi.

Verso la fine del secolo Quattrocento, il Botticelli illustra anche La Divina Commedia in 93 pergamene. Il grande scrittore e poeta italiano Dante Alighieri lo ha sempre interessato e affascinato sin da giovane. Ma proprio a fine secolo l’artista entra in una sorta di crisi spirituale molto patita e violenta, maturata soprattutto nell’ascoltare le forti prediche e i severi discorsi fatti dal celebre frate Savonarola (giustiziato poi per queste idee nel 1498) che richiamava i fedeli, la società e la Chiesa stessa ad un nuovo e vero rinnovamento morale capace di cambiare in positivo la gente che ormai viveva senza i veri valori. Le dure parole del frate ebbero una forte presa anche su Botticelli che ben presto si appartò, isolandosi dalle persone e dagli amici stessi e dedicandosi soltanto per la sua amata arte e alle opere finali. Nei suoi ultimi lavori pittorici si percepisce questo particolare sconforto e questa quasi delusione vitale degli uomini. Stupende opere come per esempio La Natività mistica, La calunnia o La crocifissione simbolica sembrano protestare e rifiutare i valori stilistici e le interpretazioni di altri artisti come Leonardo, Michelangelo o Raffaello.

Nel 1510 in piena solitudine il grande maestro Sandro Botticelli si spegne quando aveva 65 anni, ma da subito entra nel grande “Palazzo” del cielo che raccoglie i più grandi artisti di tutti i tempi. Lascia al mondo intero un vero tesoro di opere pittoriche che farà scuola nel tempo e che sarà ammirato e studiato da tantissimi esperti e semplici appassionati dell’arte.

Nelle colonne a lato potrete trovare alcuni articoli relativi a personaggi o opere citati nell’articolo.

 

 

Ma cos’è il Romanticismo?! Cos’è questo termine dal suono molto bello e (aggiungo io purtroppo) quasi scomparso, questa sorta di “stile di vita” molto spesso usato dagli uomini, anche indebitamente o in modo del tutto goffo per auto-celebrarsi e fare colpo sulla ragazza di turno? Potremmo fare numerosi esempi per definire la parola “Romantico”. Per esempio possiamo definire romantica la ragazza che conserva delle fiori secchi nel proprio diario personale a ricordo di un amore. Romantico è il ragazzo dalla folta e lunga chioma che pensa soltanto al suo grande amore, non riuscendo a fare altro. Romantiche sono le canzoni che parlano d’amore e che ci fanno sospirare. Romantico è la ragazza o il ragazzo poeta che descrivono in versi la gioia e l’amore esaltandoli. Ma romantico è anche chi esprime con semplici gesti quotidiani le sue passioni e il suo amore. L’aprire una portiera di auto e porgere il braccio per far scendere una donna, il semplice raccogliere un fiore al giorno e donarlo come simbolo dell’amore. Qui sotto vedete una immagine della bellissima opera pittorica di uno dei maggiori esponenti dell’arte romantica tedesca, il pittore Caspar David Friedrich dal titolo Un uomo una donna davanti alla luna realizzato nel 1819 circa (Dresda, Gemaldegalerie).

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Quindi possiamo dire che il Romanticismo è un modo di intendere e di vivere la propria vita. Vivendola non nel modo pratico, frenetico o realistico della vita moderna ma in un modo poetico e quasi sognante. Ai nostri giorni purtroppo secondo il mio modesto parere tra le tante crisi economiche, sociali o dovute alla politica non è rimasto molto di quei bellissimi valori che sono la caratteristica del Romanticismo. Tutto oggi è frenetico, veloce quasi come i nostri computer o i nostri “tecnologici” smartphone. Tutto oggi è mediatico e la maggior parte della gente vive una vita progettata per cercare soltanto di “apparire” e basta, mandando al diavolo tutto il resto e i valori veri dell’uomo. Oggi sono rare e davvero poche le ragazze o le donne, comprese quelle indipendenti ed emancipate che soffrono realmente per la mancanza del buon romanticismo del passato.

Il Romanticismo: dove, quando e come.

Ma il vero Romanticismo quello con la “R” maiuscola per intenderci è stato qualcosa di assai più profondo e anche di complesso che ha lasciato un segno importante nella storia e nella cultura. Il termine “Romanticismo” ci viene dalla parola inglese “romatic” che nella metà del XVII secolo veniva usata riferendosi a ciò che rappresentava non la realtà ma quello che veniva descritto in una certa letteratura e cioè “romanzesco” dai romanzi cavallereschi. Il Romanticismo è stato soprattutto un grande Movimento letterario, spirituale e culturale che durante tutto l’Ottocento comprese numerosi campi della Società umana come quello dell’arte, della letteratura, della musica, della politica e del costume.

Dove. Gli storici descrivono la nascita di questo importante Movimento nella Germania, dove venne definito con un espressione davvero felice “Sturm und drang”, cioè tempesta e impeto. Quando viene pubblicato il libro intitolato “La Germania” della scrittrice francese Germain de Stael, una donna entusiasta ammiratrice della nuova letteratura romantica tedesca, il Romanticismo si diffonde quasi subito in Francia e poi in tutto il resto d’Europa. Anche nella nostra Italia grazie soprattutto ad un articolo della stessa Stael che fa da apripista al Romanticismo italiano per tanti letterati e patrioti italiani.

Quando. Le nuove idee romantiche nascono e si sviluppano in Germania all’incirca agli inizi dell’Ottocento, grazie al lavoro soprattutto dei fratelli Augusto e Federico Schlegel che erano celebri come critici letterali. In Italia il Romanticismo si sviluppa e si identifica con la grande passione patriottica che stava nascendo negli italiani stanchi da anni e anni di dominazioni straniere. Addirittura il definirsi “romantico” sarà la stessa cosa che dichiararsi “anti austriaco” e quindi patriota vero. I romantici italiani combattono le loro prime battaglie su delle pagine di un periodico, “Il Conciliatore” uscito nel 1818 e nel 1819 e poi soppresso dagli austriaci per motivi di sovversione.

Come. Il Romanticismo inizia a rifiutare quei modelli “freddi” dell’arte classica greca e anche romana. Esso si ispira soprattutto a importanti valori dell’uomo come l’amore verso la propria Patria da liberare al gioco straniero. Ma esalta anche e ci parla dell’avventura e le grandi emozioni oppure del periodo del Medioevo dei famosi cavalieri che accorrono per le loro dame e castellane in pericolo o ancora la caccia alle streghe. Il Romanticismo non tollera limiti o regole messe per frenare le fantasia e adora tutto ciò che è misterioso, ameno, malinconico e avventuroso. Per gli uomini di questo movimento anche una vita disordinata può essere straordinariamente romantica. In quei periodi sembra che i suicidi aumentino e diventano pericolosamente di moda. Anche lo sviluppo di una brutta malattia di quell’epoca e cioè la tisi, diventa qualcosa di simpatico e romantico.

Se vi fa piacere leggete anche il Romanticismo tra idee e pittura.

Un saluto a tutti gli appassionati.

 

Durante il periodo chiamato Geometrico, la civiltà Greca ebbe un inizio di ripresa e sviluppo in vari campi sia della cultura e dell’arte che sociali. L’economia greca inizio di nuovo a riprendersi da una forte crisi grazie anche al ritrovato commercio con dei Paesi sempre più lontani dal proprio territorio. Nel VII secolo a.C. La Grecia entra in una nuova fase chiamata Età orientalizzante. Questo nome deriva soprattutto perché il mondo greco inizia a pensare e ad agire in grande, commerciando e aderendo a uno stile diciamo più vasto e “internazionale”. Numerosi artigiani e lavoratori immigrarono verso importanti zone del Mar Mediterraneo, portando con se tradizioni e cultura in varie colonie e ricevendo in cambio altrettanto dai popoli di questi territori. Tutto questo influsso orientale e lo scambio tra le culture, fa nascere per esempio nuovi stili e nuove tecniche artistiche in vari territori come quello per esempio della Mesopotamia o in Siria.

Durante questo periodo nascono nuove tecniche artistiche per lavorare i materiali come il bronzo o la pietra. Gli artisti greci e i vasai in particolare, raffigurano lo stile e le iconografie orientali nelle loro opere in ceramica. Vengono raffigurati nei vasi degli animali immaginari sentite in storie e avventure come per esempio i grifi, le sirene o le sfingi, ma interpretandoli in modo del tutto nuovo e originale. Gli artisti greci nell’applicare queste figure nei vasi, inventano alcune nuove tecniche, come quella policroma cioè con più colori, che diviene tipica dello stile Protocorinzio (vedete l’Olpe di Chigi sotto) oppure quella a figure nere caratteristiche dello stile chiamato Protoattico. Nella città di Creta (divenuta celebre nella storia per la produzione dei vasi) nasce la forma d’arte conosciuta come la scultura dedalica che prendeva il nome dal celebre artista Dedalo che era nato in quella città. Nello stile dedalico, le figure raffigurate nelle sculture avevano come caratteristiche principali dei visi triangolari, dei capelli spessi e i vestiti molto aderenti.

 

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Qui sopra possiamo vedere un immagine che riguarda l’Olpe di Chigi, una preziosa brocca in ceramica policroma risalente all’incirca al 640 a.C. Questo bellissimo esempio di ceramica orientalizzante corinzia, alta circa 26 centimetri la si può ammirare presso il Museo Nazionale di Villa Giulia di Roma. Questa è una brocca che serviva per versare del vino o dell’acqua e fu realizzata molto probabilmente per un principe etrusco della città di Veio (Roma). Vediamo che è decorata con due grandi fasce con delle figure che la dividono. Quella superiore rappresenta una scena reale di una battaglia tra due schiere di avversari di opliti cioè fanti. La fascia inferiore invece è divisa in due zone o “registri”, di cui la maggiore raffigura una parata di cavalieri con un carro, una scena mitologica e una scena di caccia al leone. Nella zona minore invece vediamo la scena di una caccia tra cespugli. Ciò che salta ai nostri occhi è che la lavorazione artistica e tecnica di quest’opera in ceramica policroma dell’arte greca era davvero a livelli altissimi, oltre che molto raffinata e ricca di dettagli precisi, proprio come era tipico nei lavori corinzi.

Un saluto.

 

arte,arte greca,pittura,vasi greci,ceramica,storia dell'arte,periodo geometrico grecoDopo la fine della civiltà Micene, vi fu in tutto il territorio greco un vero e proprio arretramento culturale, artistico e sociale degli abitanti locali. In questo periodo di “buio” scomparvero quasi del tutto le sculture e le architetture del tipo monumentali, cioè quelle realizzate con grandi dimensioni. Soltanto dalla fine del XI secolo a.C. in poi, il grande commercio dell’artigianato greco iniziò anche verso terre molto lontane dando un imput importante ad una nuova produzione e lavorazione della ceramica artistica e quindi dei vasi, che venivano lavorati al tornio e poi decorati e dipinti da abilissime mani di artisti con delle decorazioni di motivi o figure.

Del primo periodo conosciuto come protogeometrico non si hanno molte testimonianze o reperti storici. Nel periodo successivo invece che va all’incirca dal IX al VIII secolo a.C. conosciuto col nome di Geometrico, gli artisti greci creano e sviluppano un importante stile artistico molto bello e decorativo, che veniva usato soprattutto nella produzione di preziosi vasi in ceramica che venivano dopo decorati da abili artigiani con dei motivi appunto geometrici che diventeranno col tempo famosi e dei veri “classici” anche per noi (da qui deriva il nome di questo periodo). Tra i principali motivi decorativi che ritroviamo nei vasi greci ritrovati troviamo quello a scacchi, a cerchi concentrici, con triangoli, con dente di lupo e poi quelli che a parer mio sono forse i più usati e riconoscibili cioè le greche e i meandri. Sotto vediamo uno semplice schizzo di esempio di questi motivi decorativi appena citati.

 

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L’anfora monumentale di Dipylon dell’arte greca durante il periodo geometrico.

In questo periodo dell’Età geometrica greca vediamo anche il ritorno da parte degli artisti alla produzione di ceramiche del tipo monumentali (cioè di grandi dimensioni). Un bellissimo esempio di opera con lo stile geometrico-monumentale ci viene dato da una preziosa anfora risalente al 750 a.C. circa, che è stata ritrovata nella Necropoli ateniese di Dipylon (da cui prende il nome l’opera) di cui vediamo un immagine sopra in alto. Questa bellissima opera in ceramica dipinta è esposta presso il Museo Archeologico Nazionale della città di Atene. Pensate che questo antico vaso greco è alto circa un metro e mezzo e non era molto facile tecnicamente creare qualcosa del genere. Questo genere di vasi monumentali venivano realizzati quasi sempre per scopi funerei. L’anfora di Dipylon doveva essere usato come “séma” di una tomba femminile, cioè un elemento posto fuori da una tomba (che conteneva l’urna del defunto) e che aveva la funzione di segnalarvi la stessa, rendendola subito riconoscibile. In parole semplici quindi il vaso (séma) era come una sorta di croce con tanto di nome per facilitare il riconoscimento alle persone che volevano visitarla. In questo bellissimo e artistico vaso, vediamo una decorazione geometrica ben precisa, con delle fasce con motivo a meandri che si alternano con altre. Nello spazio tra i manici vediamo anche la scena principale (prothesis), che raffigura l’esposizione pubblica della defunta, collocata su un letto (catafalco) e circondata da numerosi familiari con le braccia alzate per la disperazione che addolorati piangono per la perdita della donna. La scena che serviva nella società greca ad attestare il prestigio e l’importanza di una famiglia è circondata sempre da fasce con motivi geometrici quasi ad accentuare l’isolamento e il dolore delle figure. Queste figure di cui vediamo al centro anche due uomini in ginocchio e due donne sedute, oltre un bambino (forse il figlio della defunta) sono realizzate in modo semplificato. Il torace è un semplice triangolo con le braccia lineari, mentre la testa è data da un piccolo ovale con il mento sottolineato da un puntino.

 

 

I Simboli e le Allegorie in arte.

Molto spesso quando ammiriamo un opera d’Arte che sia un quadro, una scultura od altro ancora abbiamo notato che vi sono raffigurati, dipinti o scolpiti degli oggetti “strani”, dei simboli o delle allegorie, e per mezzo dei quali gli artisti cercano di trasmetterci un loro particolare messaggio, una emozione o ancora un concetto astratto, una idea. I simboli raffigurati possono comunicare un mistero che magari non siamo in grado di dire o esprimere in altro modo. È per questo che i simboli si situano su un piano di conoscenza diverso da quello dell’evidenza del reale.

Per leggere l’articolo completo che parla dei simboli in arte e il loro significato cliccate sopra sul nome e andate sul sito Arte semplice e poi.