arte,arte sacra,pittura,riconoscere i santi nelle opere,storia dell'arte,santiSono davvero numerose le opere d’arte, spesso dei veri e propri capolavori a tema religioso che possiamo ammirare girando per i Musei d’Italia o del resto del mondo che ci trasmettono messaggi o valori legati alla religione molto importanti, piene di tante figure o oggetti che rappresentano con le loro precise caratteristiche ogni volta alcuni dei Santi più celebrati e importanti della religione cattolica. A lato la celebre opera del Caravaggio che raffigura San Matteo e l’Angelo. Qui sotto troviamo quali sono alcuni dettagli o le caratteristiche iconografiche principali che venivano usati dagli artisti, che possono servire a farci riconoscere con più facilità le figure dei Santi nelle numerose opere d’arte sin dal passato.

Sant’Andrea che è stato uno degli apostoli di Gesù viene rappresentato di solito come un vecchio con una barba bianca che porta un croce fatta a forma di X. Questo per ricordare come è avvenuto il suo martirio. Sotto vediamo un opera di Bartolomé Esteban Murillo sul martirio del Santo sulla croce ad X.

 

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Sant’Anna è la madre di Maria, la giovane divenuta la Madre di Gesù Cristo e la nostra bella Madonna. Sant’Anna di solito viene raffigurata con indosso un abito rosso, simbolo dell’amore e un mantello verde, che simboleggia la rinascita della Primavera.

Sant’Antonio da Padova lo vediamo rappresentato da un giglio che tiene nella mano e che simboleggia la fede cristiana.

San Benedetto può essere riconosciuto per l’abito del tipo tonaca che indossa e la tonsura.

Santa Caterina d’Alessandria nella tradizione artistica viene riconosciuta soprattutto per una ruota dentata e una palma, simbolo del suo grande martirio. Porta anche un anello in riferimento al suo matrimonio mistico con Cristo e indossa degli abiti sfarzosi che ricordano le sue origini regali. Sotto la vediamo raffigurata nell’opera del Caravaggio.

 

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Santa Caterina da Siena ha come sua caratteristica principale il giglio.

Sant’Elena è raffigurata di solito con abiti imperiali. I suoi simboli sono la croce e un piccolo modellino di Chiesa.

Santa Elisabetta viene rappresentata con sembianze di donna anziana che accompagna spesso suo figlio San Giovanni Battista.

San Francesco di Assise porta il saio e la cintura con tre nodi, che stanno a significare i tre voti che fece, quello di povertà, di castità e di obbedienza. Viene rappresentato spesso nelle opere anche con le stigmate alle mani e ai piedi.

Arcangelo Gabriele viene rappresentato nella celebre scena dell’Annunciazione, dove porge un giglio alla Vergine Maria e annuncia che presto sarà madre del bambino Gesù.

San Gerolamo Dottore della Chiesa viene raffigurato negli abiti rossi di cardinale e con il bastone pastorale. Ma anche in meditazione nel suo studio o seminudo come un eremita penitente. Lo accompagna quasi sempre un leone a cui secondo la leggenda tolse una spina dal piede. Sotto lo vediamo nell’opera di Antonello da Messina.

 

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San Giacomo Maggiore è uno degli Apostoli di Gesù e viene raffigurato con una conchiglia, simbolo dei pellegrini. Porta anche un bastone, la bisaccia e un cappello. A volte viene rappresentato con un libro e una spada.

San Giorgio è colui che come un nobile cavaliere sconfisse il malvagio drago, simbolo del male. Viene raffigurato con una splendida armatura, con uno scudo e una bandiera in cui vi è l’immagine di una croce e su un cavallo bianco bellissimo. Lo vediamo qui in un opera di Raffaello.

 

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San Giovanni Battista è stato il messaggero dell’avvenuta del Messia. Predicò nel deserto e battezzò le genti. Viene raffigurato con dei miseri stracci di pelle e con una croce spesso fatta di canna in una mano.

San Giovanni Evangelista è stato uno degli Apostoli di Gesù. Il suo simbolo è l’aquila. Porta il libro del Vangelo che scrisse o un rotolo di pergamena. A volte è raffigurato con un calice con serpente e un paiolo.

San Giuseppe è stato il padre terreno di Gesù Cristo e i suoi attributi sono il giglio, gli attrezzi del suo lavoro da falegname e il bastone fiorito.

San Gregorio Padre della Chiesa, viene raffigurato in abiti vescovili e regge un libro.

San Lorenzo è raffigurato con la graticola con cui è stato martirizzato.

San Luca Evangelista è il patrono dei pittori. Il suo attributo è il bue.

Santa Lucia viene rappresentata spesso con un vassoio su cui sono posti i suoi occhi strappati durante il suo martirio come narra la leggenda.

San Marco Evangelista è di solito accompagnato da un fiero leone alato.

San Matteo Apostolo e Evangelista è colui che scrisse il primo Vangelo. Viene rappresentato spesso accompagnato da un Angelo che lo aiuta e lo guida nella scrittura del Vangelo. (vedere l’immagine in alto).

San Michele Arcangelo è l’angelo che caccio Lucifero dal Paradiso. È rappresentato con una lucente armatura accompagnato da Satana o da un drago, simbolo del male sul quale è vincitore.

San Paolo Apostolo è vestito di una tunica e pallio. I suoi attributi sono un libro e la spada. A volte è raffigurato a terra, abbagliato dalla luce divina che lo fece convertire.

San Pietro Apostolo è stato il primo Pontefice. Il suo simbolo più famoso sono le chiavi del Paradiso. Viene spesso rappresentato dagli artisti crocifisso a testa in giù così come avvenne durante il suo martirio.

San Sebastiano viene sempre rappresentato legato ad una colonna mentre viene trafitto da numerose frecce in tutto il corpo a simbolo del suo martirio. Qui sotto l’opera del Mantegna.

 

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Santo Stefano è stato il primo martire dopo l’avvento di Cristo. Gli attributi suoi sono le pietre con le quali fu ucciso durante il martirio.

Santa Teresa d’Avila è stata una suora carmelitana che viene rappresentata con il saio. I suoi attributi sono una freccia che la ferisce al cuore. Il cuore con il nome di Gesù abbreviato in IHS e una colomba.

 

arte,i numeri e il loro significato,pittura,storia dell'arteCosì come molti oggetti che vediamo raffigurati in alcune opere d’arte possono avere un valore simbolico preciso anche i numeri possono avere un loro significato se raffigurati. Spesso sin dall’antichità i numeri sono stati intesi come simbolo di un valore o di una idea, che possono essere diversi a secondo delle popolazioni o delle religioni. Anche il grande filosofo e matematico Pitagora affermava che ogni forma può essere espressa attraverso un numero, questi infatti, rappresentano il principio originario da cui tutto ha avuto origine e nel quale risiede la vera essenza di ogni cosa.

Qui sotto possiamo leggere un breve significato che possono avere alcuni numeri.

Il numero 1 viene di solito associato a simbolo di unità e quindi dell’essenza divina. Esso può simboleggiare anche il principio e la fine del mondo.

Il numero 2 simboleggia la duplice natura di Gesù Cristo, cioè quella divina e quella umana. In alcune filosofie orientali il 2 indica il principio dello Yin e dello Yang, che esprimono l’armonia tra gli elementi che sono opposti tra loro.

Il numero 3 indica nella religione cristiana la Trinità e in quanto tale è anche simbolo della perfezione. Simboleggia anche i tre figli del patriarca Noè, da cui ebbero origine tutti i popoli. Ma il 3 è anche legato alle tre età dell’uomo, alle tre virtù teologali o alle tre potenze dell’anima umana, che sono l’intelligenza, la volontà e la memoria. Viene anche indicato come il numero perfetto.

Il numero 4 simboleggia i quattro elementi che troviamo in natura, l’aria, il fuoco, la terra e l’acqua. Ma 4 sono anche le Stagioni, i Cavalieri dell’Apocalisse o i punti cardinali. Quattro sono i profeti maggiori della Bibbia, i padri della Chiesa o le virtù cardinali. Ancora secondo la Bibbia 4 sono le regioni del mondo, i venti, i fiumi che percorrono la terra.

Il numero 7 è importante sin dall’antichità soprattutto per il suo significato astrologico. Può indicare l’unione della componente spirituale (associata al numero 3) con quella terrena (associata al numero 4). sulla simbologia del numero 7 è fondato un intero libro, quello dell’Apocalisse. Legata al numero 7 è anche l’opposizione tra i vizi capitali e le virtù.

Il numero 8 è simbolo battesimale e di resurrezione. Infatti 8 sono i lati dei battisteri o 8 sono le beatitudini.

Il numero 10 è simbolo di perfezione e completezza. 10 sono i comandamenti dati da Dio.

Il numero 11 in quanto trasgressione del numero 10 che indica il decalogo e la legge, ha il simbolo di peccato. 11 sono gli Apostoli riuniti attorno a Gesù dopo il tradimento di Giuda.

Il numero 12 che è un multiplo del 3 e del 4, indica la sintesi tra il mondo spirituale e quello terreno. In alcune civiltà questo numero indica la sintesi tra maschile e femminile. 12 erano gli Apostoli che seguirono Gesù. 12 sono i segni dello zodiaco.

Il numero 13 a secondo di alcune popolazioni simboleggia la sfortuna più nera al punto tale che non viene neanche nominato o usato (in alcuni alberghi le camere sono numerate col 12 e poi col 12 bis e quindi il 14) mentre in altre popolazioni è simbolo di grande fortuna e di benessere.

 

Andrea Mantegna uno dei grandi pittori italiani vissuto nella seconda metà del Quattrocento.

Come già scritto altrove il secolo Quattrocento fu per l’arte un periodo davvero molto importante sia in Italia che in altre parti dell’Europa. Questo avvenne anche per i grandi cambiamenti avvenuti, le grandi scoperte o le rivoluzionarie intuizioni che alcuni grandi uomini hanno portato.

Per leggere questo articolo completo clicca e viene sul sito Arte semplice e poi dove sto trasferendo i miei articoli (trovate anche L’arte del Quattrocento).

Domenico Veneziano è considerato come uno dei grandi maestri e innovatori della storia dell’arte e della pittura del Quattrocento, considerato anche come una alternativa a quella corrente iper disegnativa che si era formata in quel periodo grazie ai pittori della scuola fiorentina.

 

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Non si sa molto e non vi sono testimonianze o documenti dei primi anni di vita di Domenico di Bartolomeo, passato alla storia dell’arte con il sopranome di Domenico Veneziano, che nasce appunto come dice il suo nomignolo nella città lagunare di Venezia negli anni tra il 1405-1410. Si conosce che dopo una possibile formazione artistica avuta negli anni giovanili nella propria città natia, dove forse ebbe modo anche di conoscere e apprezzare la pittura fiamminga, si spostò per lavorare e sviluppare il proprio talento e la propria arte soprattutto nella Regione dell’Umbria, nelle Marche e in Toscana, dove in quest’ultima morì, in quella splendida città che è Firenze nell’anno 1465 all’incirca. A Firenze imparò e conobbe la cultura e divenne grande amico tra gli altri di un altro pittore del tempo, che è Andrea del Castagno con il quale realizzò e collaborò ad alcune importanti opere. Nella meravigliosa pittura del Veneziano, si incrociano e si amalgamano alcuni influssi e novità artistiche. Anche questo artista come altri ammirò e studio profondamente l’arte e le opere del maestro Beato Angelico. Introdusse alcune novità e conoscenze della pittura fiamminga che si stava man mano sviluppando dalle Fiandre, oltre che una nuova visione del mondo più limpida e colorita, il tutto in una atmosfera molto luminosa. Tra le prime opere, purtroppo una delle più importanti commissionate al Veneziano che riguardavano un ciclo di affreschi sulla vita della Madonna Maria per decorare la Chiesa di Sant’Egidio, realizzati verso il 1439 insieme agli artisti Piero della Francesca, Andrea del Castagno sono andati perduti e non restano che dei piccoli frammenti oggi.

 

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Un altro dei suoi grandi capolavori è sicuramente la Pala di Santa Lucia dei Magnoli (vediamo sopra in alto un particolare), una tempera su tavola di circa 210 per 215 centimetri di dimensione, realizzata intorno al 1445-47 e che ora possiamo trovare presso Gli Uffizi di Firenze. Altra opera importante è la Madonna con Bambino del 1445-1450 (vediamo qui sopra), che troviamo oggi alla National Gallery of Art di Washington.

 

filippo lippi,arte,storia dell'arte,pittura del quattrocento,rinascimento,arte del quattrocentoAnche il grande pittore del Quattrocento Filippo Lippi, così come aveva fatto un altro grande maestro in quegli anni ossia Guido di Pietro, meglio conosciuto dagli amanti dell’arte come il Beato Angelico, prende i voti religiosi e si fa frate, divenendo il “frate pittore” nella sua città natale di Firenze in quel meraviglioso periodo storico ricco di cambiamenti (soprattutto per l’arte) che stava pian piano nascendo e sviluppandosi e che verrà riconosciuto in seguito col nome di Rinascimento fiorentino. Sopra vediamo una splendida Madonna col Bambino e due Angeli del 1465 circa, che oggi possiamo ammirare presso Gli Uffizi di Firenze. Filippo figlio di Tommaso Lippi, nasce a Firenze intorno al 1406 e già sin da piccolino dovrà fare subito i conti con alcuni drammi della vita dovuti ai lutti familiari. Infatti rimane orfano dei genitori quando ancora è in tenera età. Nei primi anni Filippo cresce in qualche modo con le cure e l’amore di una sua parente, si pensa una sua zia. Quando compie otto anni, il bambino viene affidato nelle mani dei religiosi Carmelitani, che vivono presso il vicino Convento del Carmine. In questo Convento, Filippo inizia a crescere e a studiare, facendo anche vedere ai frati e soprattutto al Priore che si affeziona tanto e che lo aiuterà molto una certa passione verso l’arte unita a un talento artistico naturale. La semplice e quasi scandita vita vissuta da Filippo all’interno dell’edificio religioso, lo portano nel 1421 quando ha circa 15 anni a prendere i voti religiosi dell’ordine. Gli storici e gli studiosi affermano che questa svolta di Filippo Lippi di prendere i voti e farsi frate sembra che sia dovuta soprattutto ad una sorta di consuetudine acquisita nel tempo (una ovvia continuazione) della vita vissuta sino ad allora nel Convento. Questo soltanto per far capire che vi è una differenza dal Beato Angelico che questa vocazione, questa diciamo “chiamata Divina” l’aveva sentita realmente nel profondo dell’anima. Da alcuni documenti storici trovati nel Convento del Carmine, si sa che dal 1430 in poi frate Filippo Lippi viene riconosciuto e considerato anche con la qualifica di “Dipintore”, ossia pittore.

 

In questo antico luogo religioso di Firenze che oggi dopo modifiche e cambiamenti è diventata La Basilica di Santa Maria del Carmine, Filippo Lippi sicuramente ha modo di studiare e ammirare anche i bellissimi capolavori degli affreschi della Cappella Brancacci del Masaccio e di Masolino da Panicale, che sono considerate come i primi capolavori della pittura rinascimentale, capaci di influenzare con quella potenza espressiva e l’innovativa pittura la mente del Lippi e di chi li osserva ancora oggi. Giorgio Vasari, vissuto nel Cinquecento, che è il famoso biografo dei celebri pittori del passato scriveva che addirittura molti fiorentini e critici erano convinti che lo spirito del grande Masaccio si era incarnato nel corpo di Filippo Lippi attraverso quei grandi capolavori e quei luoghi sacri. Ma questa influenza Masacciesca a dire di alcuni esperti, si vedrà soltanto nelle prime opere realizzate dal Lippi, opere come per esempio La Conferma della regola carmelitana o la Madonna del Trivulzio, di cui vediamo una immagine qui in basso.

 

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Il Lippi nel tempo farà anche alcuni viaggi (nella città di Padova, di Prato) dove realizzerà delle opere importanti commissionate di cui alcune oggi sono purtroppo andate perdute. In queste città come soprattutto nella sua amata città natale, l’artista verrà spesso influenzato da nuove idee e dalla nuova ricerca artistica di grandi maestri dell’arte. Grande fu l’influenza del Beato Angelico per alcune opere del Lippi (vediamo L’incoronazione della Vergine del 1441-47). Altri pittori importanti per la sua arte furono anche Masolino da Panicale, Paolo Uccello o Donatello, tanto per citare qualche celebre nome. Verrà influenzato dalla pittura e dal colore veneto, dalla nuova plasticità delle forme o dalla nuova concezione che si ha della luce in un opera e, questo servirà a formare il suo stile innovativo che fonde lo spirituale al sensuale attraverso linee e disegni. In seguito altri grandi pittori imiteranno e elaboreranno la sua grande pittura, arrivando a quel delicato lirismo come fece per esempio Sandro Botticelli. Nel 1456 il frate Filippo Lippi fa un altra importante scelta di vita e scappa insieme ad una monaca, Lucrezia Buti conosciuta prima, iniziando una storia piena di sentimento e di amore. Attraverso l’aiuto del potente Cosimo dei Medici che parla in favore dei due, il Papa Pio II scioglie i due innamorati dai voti religiosi che li legano alla Chiesa e così sembra (non vi è la certezza) che si sposano nell’anno 1461. Dall’amore tra Filippo e Lucrezia nasceranno due figli, Filippino che da grande seguirà le orme del celebre padre, divenendo un celebre pittore del Rinascimento e Alessandra.

 

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Il Lippi ormai famoso continuerà a lavorare ad opere commissionate tra la sua città e quelle vicino sino al 1469, anno in cui muore nella città di Spoleto. In questa città, gli affreschi del Duomo poi ultimati da altri, restano l’ultima incompiuta sua opera. Tra le tante meravigliose opere di Filippo Lippi vediamo anche una Annunciazione (qui sopra) realizzata tra il 1449 e il 1459, una tempera su tavola che troviamo oggi presso la National Gallery di Londra.