L’artista Giovanni Bellini vissuto nel Quattrocento tra cenni e origini.

Tra gli artisti che divennero famosi e che portarono con i loro meravigliosi lavori artistici la nostra pittura italiana a dei livelli di assoluta eccellenza dobbiamo sicuramente citare anche Giovanni Bellini, un grande pittore italiano del Quattrocento.

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Il primo Rinascimento della pittura e dell’uomo in Italia durante il Quattrocento.

pittura del quattrocento,arte,arte del quattrocento,pittori italiani,rinascimento,tecniche artisticheGli anni che appartengono al secolo Quattrocento vengono considerati dagli storici come degli anni d’oro, soprattutto in alcuni importanti settori sociali e culturali, come per esempio quello dell’arte in cui ci furono delle vere e proprie rivoluzioni sia di pensiero che tecniche. Oggi in tutto il mondo questo importante periodo storico, viene riconosciuto anche con un termine forse più azzeccato che è “Rinascimento”. Anche se questo termine sembra che fosse già presente in alcuni scritti del biografo di artisti Giorgio Vasari nel Cinquecento, questo termine venne adottato per la prima volta come una vera “espressione” in tempi più recenti dallo storico svizzero Jacob Burckardt, in un suo saggio “La civiltà del Rinascimento in Italia” del 1860, in cui si parla e si esalta la figura di un nuovo uomo dell’Italia nei secoli Quattro-Cinquecenteschi. Col termine Rinascimento, si indica infatti la rinascita e lo sviluppo di una nuova società, soprattutto avuta nel campo culturale ed artistico, che avviene dopo quel lungo periodo (di quasi mille anni) trascorso di forte decadenza e di “buio totale” che abbiamo imparato a conoscere col nome di Medioevo. L’uomo nuovo del post-Medioevo diviene il simbolo, l’uomo italiano del Rinascimento e delle potenti Signorie e dei Principati, viene esaltato e riconsiderato, si mette al centro del mondo stesso, divenendo con la propria volontà e la propria intelligenza, l’artefice principale di tutto. Questo per esempio nel campo culturale, letterario o quello di grandi studi e di grandi ricerche, dove l’uomo cerca, scruta attentamente i fenomeni e le cause della natura e della realtà con razionalità e attenzione. Nel campo dell’arte è già durante i primi decenni del Quattrocento che si iniziano a avere le prime tracce e i primi “vagiti” di quello che sarà definito poi come un cambiamento epocale e rivoluzionario per l’intera storia dell’arte. Infatti è proprio di questi primi anni che da quella che viene conosciuta come l’arte Tardo gotica, che era l’arte tradizionale sino a quel momento, che alcuni artisti fanno i primi piccoli e timidi tentativi, confusi e frammentari di una loro nuova ricerca, che porteranno infine alla radicale trasformazione del linguaggio, del realismo e delle forme compositive.

Le nuove caratteristiche e le scoperte nella pittura del Quattrocento.

Nel Quattrocento le persone, gli artisti hanno la sensazione vera di percepire quest’aria positiva di grande cambiamento che sfocerà nel Rinascimento. Si scopre in questo secolo da parte dei ricchi Signori la bellezza del Mecenatismo verso gli artisti più bravi, che non sono più visti come dei semplici artigiani, ma come dei veri artisti, spesso geniali e con qualcosa in più. Nel campo della pittura e delle sue tecniche, si faranno grandi scoperte con nuovi ritrovati e materiali che faranno la fortuna di tanti artisti. Come non citare i colori a olio, molto più brillanti e malleabili che prenderanno il posto di quelli a tempera usati sino ad allora. Daranno un grande aiuto agli artisti non solo per la loro resa artistica, ma anche per il loro stesso utilizzo che può essere più lungo senza avere la paura di seccarsi e di perdere materiali. Con i colori a olio si potranno correggere meglio e sino all’ultimo minuto dettagli e particolari di un opera prima impossibili da eseguire. Nel Quattrocento gli artisti avranno anche da usare per i loro schizzi e progetti la sanguigna o il pastello. Con questi nuovi strumenti di pittura, che prenderanno col tempo il posto del carboncino o della punta d’argento, si realizzeranno meravigliosi disegni e schizzi che amanti dell’arte e semplici collezionisti inizieranno ad apprezzare come vere opere a sé stanti. In questo secolo si inizierà anche ad utilizzare come supporto per le opere di pittura un altro materiale, quello in tela che troviamo come sappiamo anche ai nostri giorni e che prenderà il posto delle tanto celebrate tavole in legno. Nella tecnica artistica dell’affresco, che in questo secolo ritrova un grandissimo sviluppo e una bellezza unica, gli artisti sperimentano positivamente il nuovo metodo dello “spolvero” eseguito sull’intonaco fresco attraverso l’utilizzo di cartoni bucherellati, che rappresentano il disegno preparatorio. Per auto-celebrarsi i potenti iniziano a farsi realizzare dai pittori dei ritratti importanti, capaci di esaltare la loro ricchezza e il loro potere. Lo studio dei ritratto, della posa del personaggio diventerà spesso l’unica forma d’arte per alcuni grandi artisti del Quattrocento, che porteranno il ritratto a nuovi livelli percettivi e espressivi (su in alto possiamo vedere una celebre opera di Antonello da Messina ritratto di uomo del 1475-76).

Ma tra tutte queste grandi novità e tecniche della nuova pittura, quella che diviene la più importante per gli artisti è sicuramente qualcosa di più “astratto”, un principio che rivoluzionerà tutta l’arte nel futuro. Si parla dello studio e del nuovo uso della prospettiva lineare, capace di aiutare sia l’architetto che l’artista che voglia costruire opere pittoriche con forme plastiche e quindi molto più realistiche. Questa nuovo principio sulla prospettiva fu teorizzato e spiegato in modo scientifico per la prima volta dal grande maestro e architetto Filippo Brunelleschi.

Le aree per la nuova pittura del Rinascimento – Le Fiandre e la Toscana.

In modo quasi (cronologicamente) contemporaneo e sembra del tutto senza legame tra di essi, negli anni trenta e quaranta del Quattrocento, vengono localizzate due importanti aree in Europa che sono il centro focale per la ricerca e lo sviluppo di questa nuova pittura Rinascimentale. Questi due centri sono nella nostra Italia, in Toscana dove inizia a lavorare anche un giovane ma promettente artista, che viene soprannominato “Masaccio”, mentre l’altra area si trova nelle lontane e fredde Fiandre del Nord Europa, tra le terre del Gand e del Bruges, dove lavora e sperimenta la pittura e il suo realismo l’artista fiammingo Jan Van Eyck, colui che più di tutti perfezionò e sviluppò la tecnica dei colori a olio e che insieme al Masaccio sono considerati dagli storici dell’arte tra i primi pionieri della pittura rinascimentale del Quattrocento. Qui sotto vediamo I coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck.

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Alcuni dei pittori italiani che fecero davvero grande il Quattrocento.

Tra i più apprezzati e celebri maestri italiani che fecero grande la pittura del Quattrocento, soprattutto vivendo una vita tutta dedicata alla cultura e in particolare alla pittura, creando delle meravigliose opere pittoriche come affreschi e dipinti unici che ci trasmettono forti emozioni e una grande bellezza nell’osservarli, troviamo quelli elencati sotto. Questi artisti (sono stati presi soltanto alcuni dei più celebri e rappresentativi tra i numerosissimi artisti di tutto il Quattrocento). Potete trovare gli articoli sul blog che riguardano questi artisti nella lista dei grandi artisti che trovate nelle colonne a lato.

Masaccio, Beato Angelico, Filippo Lippi, Andrea del Castagno, Paolo Uccello, Antonio Benci detto Il Pollaiolo, il Verrocchio, Luca Signorelli, Benozzo Gozzoli, Il Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, Piero di Cosimo, Domenico il Veneziano, Piero della Francesca, il Perugino, il Pinturicchio, Antonello da Messina, il Bramantino, Francesco del Cossa, Andrea Mantegna, Carlo Crivelli, i fratelli Gentile e Giovanni Bellini, il Giorgione, Vittore Carpaccio, Sandro Botticelli, Filippino Lippi, Leonardo da Vinci.

A tutti i lettori di questo spazio web che sono appassionati della cultura italiana e del meraviglioso mondo dell’Arte, voglio segnalare con grande piacere una interessante iniziativa culturale che ci darà modo di conoscere un po’ meglio Leonardo da Vinci e le sue origini. Il tutto grazie anche all’uso di nuove e moderne tecnologie che ci aiuteranno a capire la vita, la storia e l’arte di uno dei più grandi maestri di sempre, insomma del più grande uomo e genio che l’umanità abbia mai conosciuto. Sotto vediamo l’immagine di un busto del grande genio toscano.

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Cliccate per continuare a leggere tutte le notizie e le informazioni riguardanti questa splendida Iniziativa e l’Inaugurazione della Casa natale di Leonardo da Vinci ad Anchiano in Toscana.

Nuove App e alta tecnologia per scoprire il genio di Leonardo nella sua casa natale.

 

Riapre la Casa di Anchiano (sotto un immagine) un luogo che unisce tradizione e innovazione per raccontare le origini di Leonardo da Vinci.

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Dopo un importante intervento di restauro la Casa Natale di Leonardo da Vinci ad Anchiano, luogo simbolo del legame di Leonardo con la sua terra, riapre al pubblico con molte novità. Gli interventi sulla casa del Genio, curati dalla direzione del Museo Leonardiano, hanno prodotto un allestimento museologico di nuova concezione che utilizza le ultime tecnologie multimediali per proporre un incontro “speciale” e interattivo con Leonardo e la sua opera pittorica e grafica. Sopra vediamo una immagine per un busto di Leonardo da Vinci.

Mentre il Museo Leonardiano, nel borgo di Vinci documenta l’attività di Leonardo inventore, tecnologo e ingegnere e la Biblioteca Leonardiana, anch’essa nel centro della città, cura la documentazione specialistica, la Casa Natale rappresenta il luogo dove conoscere Leonardo pittore e uomo.

Attraverso l’applicazione “Leonardo Touch” a cura di Centrica, sarà possibile approfondire, per la prima volta a Vinci, la conoscenza di Leonardo pittore mentre un sofisticato dispositivo, realizzato dall’azienda Halta Definizione, consentirà al visitatore di vedere ed interrogare l’Ultima Cena, grazie ad un sistema sensibile al movimento umano.

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E per conoscere qualcosa in più sulla sua vita privata e il rapporto con il territorio d’origine, Leonardo accoglierà i visitatori in forma di ologramma a grandezza naturale (vediamo un particolare nell’immagine qui sopra) Intrecciando video, teatro e documentario, l’ologramma realizzato da Art Media Studio con un sistema di proiezioni full HD, darà voce ad un Leonardo che dalla sua ultima dimora di Amboise in Francia volge lo sguardo al passato tornando, virtualmente, ad Anchiano in Toscana per raccontare le frequentazioni, gli studi e le vicende che lo legarono a questa terra.

 

INFORMAZIONI PER L’INAUGURAZIONE E PER LE VOSTRE VISITE.

Raggiungibile dal centro di Vinci sia in auto che in pullman, la Casa natale del grande genio Leonardo da Vinci sarà inaugurata il prossimo 22 Giugno alle ore 17.30, con aperture straordinarie sabato 23 e domenica 24 giugno dalle ore 10.00 alle ore 22.00 ad ingresso gratuito.

Aperta tutti i giorni dalle 10.00 – 19.00 (10.00 – 17.00 nel periodo novembre – febbraio)

Biglietto d’ingresso 2,00 €, cumulativo Casa natale + Museo Leonardiano 8,00 € (intero).

 

Per saperne ancora di più visitate:

http://www.casanataledileonardo.it/casa_natale_leonardo/

 

filippo lippi,arte,storia dell'arte,pittura del quattrocento,rinascimento,arte del quattrocentoAnche il grande pittore del Quattrocento Filippo Lippi, così come aveva fatto un altro grande maestro in quegli anni ossia Guido di Pietro, meglio conosciuto dagli amanti dell’arte come il Beato Angelico, prende i voti religiosi e si fa frate, divenendo il “frate pittore” nella sua città natale di Firenze in quel meraviglioso periodo storico ricco di cambiamenti (soprattutto per l’arte) che stava pian piano nascendo e sviluppandosi e che verrà riconosciuto in seguito col nome di Rinascimento fiorentino. Sopra vediamo una splendida Madonna col Bambino e due Angeli del 1465 circa, che oggi possiamo ammirare presso Gli Uffizi di Firenze. Filippo figlio di Tommaso Lippi, nasce a Firenze intorno al 1406 e già sin da piccolino dovrà fare subito i conti con alcuni drammi della vita dovuti ai lutti familiari. Infatti rimane orfano dei genitori quando ancora è in tenera età. Nei primi anni Filippo cresce in qualche modo con le cure e l’amore di una sua parente, si pensa una sua zia. Quando compie otto anni, il bambino viene affidato nelle mani dei religiosi Carmelitani, che vivono presso il vicino Convento del Carmine. In questo Convento, Filippo inizia a crescere e a studiare, facendo anche vedere ai frati e soprattutto al Priore che si affeziona tanto e che lo aiuterà molto una certa passione verso l’arte unita a un talento artistico naturale. La semplice e quasi scandita vita vissuta da Filippo all’interno dell’edificio religioso, lo portano nel 1421 quando ha circa 15 anni a prendere i voti religiosi dell’ordine. Gli storici e gli studiosi affermano che questa svolta di Filippo Lippi di prendere i voti e farsi frate sembra che sia dovuta soprattutto ad una sorta di consuetudine acquisita nel tempo (una ovvia continuazione) della vita vissuta sino ad allora nel Convento. Questo soltanto per far capire che vi è una differenza dal Beato Angelico che questa vocazione, questa diciamo “chiamata Divina” l’aveva sentita realmente nel profondo dell’anima. Da alcuni documenti storici trovati nel Convento del Carmine, si sa che dal 1430 in poi frate Filippo Lippi viene riconosciuto e considerato anche con la qualifica di “Dipintore”, ossia pittore.

 

In questo antico luogo religioso di Firenze che oggi dopo modifiche e cambiamenti è diventata La Basilica di Santa Maria del Carmine, Filippo Lippi sicuramente ha modo di studiare e ammirare anche i bellissimi capolavori degli affreschi della Cappella Brancacci del Masaccio e di Masolino da Panicale, che sono considerate come i primi capolavori della pittura rinascimentale, capaci di influenzare con quella potenza espressiva e l’innovativa pittura la mente del Lippi e di chi li osserva ancora oggi. Giorgio Vasari, vissuto nel Cinquecento, che è il famoso biografo dei celebri pittori del passato scriveva che addirittura molti fiorentini e critici erano convinti che lo spirito del grande Masaccio si era incarnato nel corpo di Filippo Lippi attraverso quei grandi capolavori e quei luoghi sacri. Ma questa influenza Masacciesca a dire di alcuni esperti, si vedrà soltanto nelle prime opere realizzate dal Lippi, opere come per esempio La Conferma della regola carmelitana o la Madonna del Trivulzio, di cui vediamo una immagine qui in basso.

 

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Il Lippi nel tempo farà anche alcuni viaggi (nella città di Padova, di Prato) dove realizzerà delle opere importanti commissionate di cui alcune oggi sono purtroppo andate perdute. In queste città come soprattutto nella sua amata città natale, l’artista verrà spesso influenzato da nuove idee e dalla nuova ricerca artistica di grandi maestri dell’arte. Grande fu l’influenza del Beato Angelico per alcune opere del Lippi (vediamo L’incoronazione della Vergine del 1441-47). Altri pittori importanti per la sua arte furono anche Masolino da Panicale, Paolo Uccello o Donatello, tanto per citare qualche celebre nome. Verrà influenzato dalla pittura e dal colore veneto, dalla nuova plasticità delle forme o dalla nuova concezione che si ha della luce in un opera e, questo servirà a formare il suo stile innovativo che fonde lo spirituale al sensuale attraverso linee e disegni. In seguito altri grandi pittori imiteranno e elaboreranno la sua grande pittura, arrivando a quel delicato lirismo come fece per esempio Sandro Botticelli. Nel 1456 il frate Filippo Lippi fa un altra importante scelta di vita e scappa insieme ad una monaca, Lucrezia Buti conosciuta prima, iniziando una storia piena di sentimento e di amore. Attraverso l’aiuto del potente Cosimo dei Medici che parla in favore dei due, il Papa Pio II scioglie i due innamorati dai voti religiosi che li legano alla Chiesa e così sembra (non vi è la certezza) che si sposano nell’anno 1461. Dall’amore tra Filippo e Lucrezia nasceranno due figli, Filippino che da grande seguirà le orme del celebre padre, divenendo un celebre pittore del Rinascimento e Alessandra.

 

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Il Lippi ormai famoso continuerà a lavorare ad opere commissionate tra la sua città e quelle vicino sino al 1469, anno in cui muore nella città di Spoleto. In questa città, gli affreschi del Duomo poi ultimati da altri, restano l’ultima incompiuta sua opera. Tra le tante meravigliose opere di Filippo Lippi vediamo anche una Annunciazione (qui sopra) realizzata tra il 1449 e il 1459, una tempera su tavola che troviamo oggi presso la National Gallery di Londra.

 

Il grande pittore Masaccio nei primi decenni del Quattrocento.

«Fu persona astrattissima e molto a caso, come quello che avendo fisso tutto l’animo e la volontà alle cose dell’arte sola, si curava poco di sé e manco d’altrui. E perché e’ non volle pensar già mai in maniera alcuna alle cure o cose del mondo, e non che altro al vestire stesso, non costumando riscuotere i danari da’ suoi debitori, se non quando era in bisogno estremo, per Tommaso che era il suo nome, fu da tutti detto Masaccio. Non già perché è fusse vizioso, essendo egli la bontà naturale, ma per la tanta straccurataggine.»

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Così scriveva nel Cinquecento a proposito del pittore Masaccio lo storico e biografo degli artisti, Giorgio Vasari. Qui sopra in alto vediamo un particolare di una delle celebri opere del Masaccio. Si tratta del particolare col Cristo crocifisso realizzata intorno al 1426 e che si trova a Capodimonte (Napoli), dove si può vedere una nuova costruzione delle pose delle figure, con quell’importante e drammatico gesto delle braccia della Maddalena, che rende perfettamente il dramma provato e che ci fa pensare per un momento ad alcuni particolari gesti ammirati nella pittura di Giotto.

Continua

Masaccio è il soprannome che venne dato a Tommaso, primogenito di Ser Giovanni di Mone Cassai. Non è certa la sua data di nascita, quasi sicuramente alla fine del 1401 mentre la precoce e misteriosa morte risale al 1428, cioè quando aveva appena 27 anni, ma in questo breve tempo l’artista riuscì ad entrare con la sua arte e le sue innovazioni tra i più grandi artisti della storia. Per quanto riguarda la storia dell’arte di questo importante e celebre artista toscano, vengono considerati come un punto di partenza per la nuova pittura rinascimentale, gli Affreschi che realizzò sulle pareti della Chiesa di Santa Maria del Carmine tra il 1427 e il 1428. in queste bellissime opere pittoriche si possono intravedere anche le influenze e ciò che imparò vedendo le opere di Giotto, il celebre artista che sul finire del Trecento iniziò a ricercare qualcosa di nuovo per la pittura italiana, dando vita a bellissimi capolavori e affreschi.

Masaccio di cui no si conosce con esattezza la data di nascita (forse 1401) a detta dell’artista e biografo dei maestri dell’arte del passato Giorgio Vasari, era una persona molto astratta e chiusa in se che non si curava di se e neanche delle persone che gli stavano accanto. Tutta la sua passione e i suoi pensieri erano rivolti verso l’arte e verso la pittura, della quale fin da giovanissimo si dedica con passione e grande gioia. Insieme a due suoi grandi amici che erano anche più grandi di lui come età (di circa 15-20 anni) e ognuno nel proprio campo artistico, Masaccio getta le prime fondamentali basi per il rinnovamento culturale nel Secolo Quattrocento divenendo una sorta di celebre terzetto nella storia dell’arte che anticiperà le nuove idee dell’arte fiorentina. I due grandi e celebri amici dell’artista Masaccio di cui sopra sono l’architetto Filippo Brunelleschi e lo scultore Donatello. Il primo studiando e osservando alcune antiche rovine architettoniche scopre e rielabora la bellezza e i canoni di proporzione degli elementi di costruzione e delle architetture, mentre Donatello partendo dallo studio dell’arte classica antica, rivede e realizza la sua nuova scultura in modo monumentale, eroico, animata da una forza espressiva e da un grande dinamismo. Nello stesso modo dei primi due artisti citati sopra, Masaccio applica dopo studi e varie ricerche alcuni nuovi principi alla pittura, distaccandosi nettamente da quella del recente passato e dando voce ad un vero e grande rinnovamento. Nelle sue nuove opere, Masaccio cercherà di rielaborare e unire con il suo talento artistico la sintesi dei volumi vista nelle opere del Giotto, la costruzione prospettica del Brunelleschi architetto e tutta la forza della plasticità delle bellissime e quasi animate statue del Donatello. Nasce in questo modo, attraverso alcune grandi passioni, il lavoro e soprattutto le idee innovative di alcuni artisti la nuova arte fiorentina, che contemporaneamente a quella che sta nascendo e sviluppando nelle lontane e fredde Fiandre, grazie ad artisti come Jan Van Eyck con i suoi colori ad olio ed il suo realismo, verrà conosciuta dagli storici come l’inizio del Rinascimento.

Masaccio imparerà molto e sarà influenzato da alcuni artisti vissuti nel suo tempo. Uno di questi che fu anche il suo primo maestro è Masolino da Panicale, soprannome dato a Tommaso di Cristofaro Fini, con il quale Masaccio lavorò e collaborò in alcune importanti opere.

 

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Tra i bellissimi e numerosi capolavori (anche se pur eseguiti nella sua breve carriera artistica) di questo grande maestro del Quattrocento, citiamo l’affresco della Trinità di cui vediamo un immagine sopra, eseguito tra il 1426 e il 1428 nella stupenda Chiesa di Santa Maria Novella di Firenze. In questa opera si intravede l’influenza dell’architettura del Brunelleschi, con questa illusione prospettica della Cappella dipinta con la sua maestosa volta a Botte.

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Altra opera importante di Masaccio che vogliamo citare perché documentata e datata con precisione è L’adorazione dei Magi eseguita nel 1426. Quest’opera che vediamo qui sopra faceva parte di un polittico composto da più parti, realizzato in origine per la Chiesa del Carmine di Pisa e che poi è stato diviso e le parti vendute separatamente. Ora questo pannello insieme ad un altro si trova presso i Musei di Stato della città di Berlino. È una tempera su tavola di dimensioni di circa 321 per 61 centimetri.

 

leonardo da vinci,arte del rinascimento,pittura,arte,storia dell'arteOrmai lo diamo quasi per scontato di sapere quando si parla del grande Leonardo da Vinci, di cui vediamo a lato una immagine del suo presunto autoritratto di cosa sia stato capace di fare questo grandissimo uomo italiano vissuto in un epoca abbastanza lontana rispetto ai nostri tempi moderni. A volte mi chiedo cosa egli avrebbe fatto o come avrebbe vissuto la sua vita nel nostro tempo. Sarebbe stato capace di convivere insieme alla fretta, alla frenesia e la moderna tecnologia che ci circonda e che quasi a volte ci opprime? Alcune teorie affermano che Leonardo è diventato il geniale Leonardo da Vinci che conosciamo perché è vissuto nel momento e nel contesto storico giusto, un contesto adatto. Cioè nel senso che un moderno Leonardo, che si prodiga in svariati e numerosi campi raggiungendo l’eccellenza in quasi tutti questi, oggi non lo potremmo più avere. Quello che sicuramente non può essere mai messo in discussione dalle numerose teorie è il grande valore e la mente di questo grande genio italiano che durante la seconda metà del Quattrocento e nei primissimi decenni del Cinquecento è riuscito a vedere oltre ogni immaginazione di ogni altra mente umana in più campi. E noi italiani dobbiamo solo esserne orgogliosi e fieri.

Origini di Leonardo da Vinci e cenni sulla sua straordinaria tecnica pittorica.

leonardo da vinci,arte del rinascimento,pittura,arte,storia dell'arteLeonardo nasce il 15 di Aprile del 1452 in un piccolo paesino o borgo (come venivano denominati al tempo) della Toscana chiamato Vinci, che si trova nell’area della Valle dell’Arno. Da qui come era tipico fare per indicare e poter riconoscere una persona in quel periodo, deriva l’appellativo di “Da Vinci” per Leonardo. Il padre naturale era Ser Piero, un notaio molto conosciuto mentre la madre si chiamava Caterina. Il piccolo Leonardo cresce in un ambiente sereno, tranquillo e tipicamente paesano, ricevendo una “normalissima” e volendo non molto adeguata educazione (come si pensa) per le sue capacità, che già fin da giovanissimo mette in evidenza, appassionandosi e incuriosendosi di tutto quello che lo circondava, compreso l’affascinante e meraviglioso mondo dell’arte della pittura. Per questa sua propensione verso l’arte, nel 1469 quando aveva circa 17 anni, Leonardo viene mandato come apprendista-allievo nella famosa bottega dell’arte fiorentina (come venivano chiamate le scuole artistiche del tempo) del bravo maestro-artista Andrea del Verrocchio, dove tra gli altri allievi il giovane incontrerà, avendo anche scambi molto accesi di opinioni il Perugino, Lorenzo Credi e sembra anche il Botticelli, che diventeranno come sappiamo celebri artisti.

 

Nel campo della pittura, anche se la sua straordinaria e lunga vita lo porta a lavorare e a produrre opere sino alla sua morte avvenuta nel 1519, Leonardo viene considerato dagli storici e dagli esperti di arte come un artista che fa parte della storia dell’arte del Quattrocento. Egli è il simbolo, la figura emblematica dell’uomo del primo Rinascimento, soprattutto per la grande vastità dei suoi interessi e delle sue passioni, in cui trovano posto anche l’arte e la scienza. Egli è stato un grandissimo artista e pittore, divenendo ben presto maestro e caposcuola di una schiera di giovani artisti che sono denominati i “Leonardeschi”. Fu anche uno dei più grandi inventori di tutti i tempi, un ottimo musicista, un attento conoscitore del corpo umano, un architetto, un divertente caricaturista e comico, ma soprattutto Leonardo fu un insaziabile curioso e un indagatore della Natura con i suoi fenomeni e le sue cause, oltre che un conoscitore della psiche umana. Insomma non so trovare molte parole per descrivere il genio di Leonardo da Vinci, egli era davvero un uomo unico che riusciva a vedere nel futuro. Durante la sua vita Leonardo fece molti viaggi che lo portarono tra le Corti più ricche e potenti di quell’epoca, come quelle di Firenze, Milano, Venezia o addirittura della Francia. Tra queste meravigliose Corti, tra grandi banchetti, fasti e guerre sanguinose, il genio toscano si fece strada attraverso lunghi e faticosi studi e esperimenti, oltre che lavorando ad alcuni celebri capolavori artistici, divenendo un Maestro d’avanguardia riverito e celebrato da tutti. Tra i suoi studi per l’arte e la pittura non possiamo non citare l’invenzione di alcune importanti tecniche che lo renderanno immortale nel campo della pittura e che saranno nel tempo prese come modello da tanti grandi artisti. Una di queste invenzioni pittoriche per esempio dopo mille e mille disegni e studi vari è il celebre “sfumato”.

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All’origine di tutta la sua grande attività e in qualunque campo egli si prodigasse, Leonardo aveva sempre chiara in mente una sua convinzione, che possiamo fare nostra e che è sempre molto attuale anche ai giorni nostri. Questa era che solo attraverso una attenta osservazione diretta, di tutti i vari fenomeni naturali che ci circondano e quindi studiandoli e osservandoli bene, possiamo arrivare a comprendere meglio e quindi a riprodurre la realtà. Nel campo della pittura artistica Leonardo da Vinci, proprio per queste sue convinzioni riesce ad elaborare delle soluzioni tecniche pittoriche, che ancora oggi hanno dello sbalorditivo. Infatti elabora un metodo nuovo di sfumare i colori sulle superfici. Questi morbidi passaggi chiaroscurali fanno svanire le linee che servono a contornare le forme, in modo tale che ogni figura o forma, si fonda in modo naturale con il resto dell’ambiente e del paesaggio circostante. Grazie alla tecnica dello sfumato l’artista riesce anche a togliere dai personaggi raffigurati nelle opere pittoriche sino a quel momento quella strana sensazione di rigidità, di quasi “legnosità” dei corpi e dei visi che li faceva sembrare a delle statue anziché a delle persone vive e vegete.

Un’altra grande intuizione, sempre arrivata grazie a un attenta osservazione di Leonardo è quella dell’uso della “prospettiva aerea” in pittura. Infatti egli è il primo a capire che la nostra percezione visiva cambia in base alle diverse distanze. Cioè se noi guardiamo un normale paesaggio naturale, notiamo che più il nostro sguardo si porta verso elementi o forme lontane e più queste risultino meno nitide e sfocate. Questo è dovuto principalmente all’aria (atmosfera, rarefrazione etc.) che sta in mezzo, cioè tra i nostri occhi e le cose che guardiamo, la cui densità o “spessore” aumenta con l’aumentare delle distanze, rendendo i colori delle forme lontane, meno nitide e definite, avvolte come da una nebbiolina di colore grigio-azzurro. Anche in questo caso ci sono arrivati Capolavori che attestano l’uso sapiente dei colori, che sfumati nel giusto modo ci rendono nelle giuste proporzioni le varie visioni degli oggetti e delle forme distanti, come se ci trovassimo davanti ad una “giusta” realtà.

Queste particolari tecniche per la pittura inventate da Leonardo, li possiamo vedere quando andiamo ad ammirare alcuni suoi celebri capolavori, divenuti oggi per l’arte un meraviglioso simbolo di bellezza. Capolavori come per esempio La Gioconda oppure La Vergine delle rocce tanto per citarne solo due. Comunque se lo desiderate, cercando nelle liste delle colonne a lato di questo sito potrete andare a leggere altri interessanti articoli su Leonardo da Vinci e le sue meravigliose opere.