Lo straordinario Affresco conosciuto col nome La Scuola di Atene è uno dei capolavori artistici che il giovane maestro italiano Raffaello Sanzio da Urbino realizzò agli inizi del secolo Cinquecento grazie a un grande e precoce talento, unito ad una sublime tecnica pittorica. L’opera che tutti noi abbiamo la fortuna di poter ammirare anche oggi, si trova collocata presso una delle bellissime Sale dei Palazzi all’interno della città del Vaticano a Roma. (Cliccate per ingrandire l’immagine).

Raffaello Scuola d Atene opera.jpg

 

Breve descrizione e storia di quest’opera.

La Scuola di Atene è un grande lavoro realizzato all’incirca tra gli anni 1509 e il 1510 su commissione della Chiesa Cattolica presso la città del Vaticano a Roma. In quel periodo dopo essere stato eletto Papa Giulio II, un grande Mecenate appassionato e ottimo conoscitore dell’arte con la A maiuscola, non volle le solite Stanze usate dai suoi predecessori per la Sua residenza papale. Il Papa scelse alcune Stanze non usate del piano superiore del Palazzo del Vaticano e in queste, espresse il desiderio di farle sistemare e decorare da un gruppo di Artisti dell’epoca che convocò per commissionargli il lavoro. Quando il Papa vide tra gli altri i primi bozzetti e le prove del giovane pittore di Urbino Raffaello, il quale si era unito al gruppo di artisti in un secondo tempo rimase assolutamente meravigliato dello stile e della pittura dell’artista (Raffaello studiò e perfezionò, portandola ai massimi livelli la tecnica della pittura su uno strato di intonaco fresco, appunto l’affresco) decidendo che doveva essere l’unico artista a decorare le stanze del Palazzo.

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Nella Stanza del Palazzo chiamata della Segnatura (dal Tribunale della “Segnatura Gratiae et Iustiae”) l’artista esegue quattro affreschi, uno per ogni parete dedicati al tema legato all’ordinamento ideale della Cultura umanistica. I quattro affreschi rappresentano la Teologia, la Filosofia, la Poesia e la Giurisprudenza. La Scuola di Atene è dedicato alla Filosofia e raffigura grandi filosofi, matematici e altri grandi personaggi dell’antichità che riflettono o dialogano con personaggi dalle sembianze di uomini contemporanei a Raffaello immersi in una grande e spettacolare architettura di gusto classicheggiante. Si contato circa 58 personaggi raffigurati di cui gli esperti e studiosi cercano ancora di scoprire identità e atteggiamenti di alcuni. Infatti per alcuni di loro rimane ancora il mistero.

Oltre all’impressionante architettura notiamo che alcuni personaggi sono disposti su una linea ipotetica orizzontale alla fine di una scala, mentre altri sono disposti in piccoli gruppi in primo piano. molti parlano, discutono, scrivono o disegnano. Altri invece meditano da soli pensando a una qualche teoria o a una nuova ricerca da fare. Raffaello vuole rappresentare ognuno di loro che si dedica a una qualche attività mentale, cioè a quello che sanno fare meglio e che li ha resi famosi. L’artista da anche ad alcuni personaggi dell’antichità le sembianze di artisti importanti suoi contemporanei, come una sorta di continuità del pensiero e per ribadire la nuova e orgogliosa autoaffermazione di dignità intellettuale che hanno ottenuto gli artisti moderni, di Raffaello contemporanei.

Per esempio, possiamo vedere al centro, il filosofo greco Platone rappresentato con le sembianze di Leonardo da Vinci che parla con un altro grande filosofo dell’antichità, Aristotele. In basso da solo seduto sui gradini e intento a scrivere appoggiato ad un blocco di marmo vediamo un altro grande dell’antichità, Eraclito con il viso però di Michelangelo Buonarroti. Alcuni studiosi d’arte affermano che questo personaggio sia stato inserito da Raffaello dopo nell’opera, verso il 1511-12 come una sorta di riconoscimento e lode da parte dell’artista verso quel grandissimo capolavoro unico al mondo, finito appunto in quel periodo della volta della Cappella Sistina da parte di Michelangelo che poi eseguirà anche il Giudizio Universale nella parete centrale dell’altare. Sulla destra e quasi nascosto come se avesse imbarazzo di fronte a tutti questi grandi intellettuali, filosofi e Geni antichi e contemporanei notiamo l’autoritratto di Raffaello stesso che si è aggiunto tra gli altri. Come se volesse comunicarci che Lui un allievo, desidera stare per imparare e a trasmettere il pensiero e gli studi di questi grandi Maestri.

Davanti a Lui possiamo vedere un altro grande artista e architetto del Cinquecento. Si tratta del Bramante intento a tracciare un cerchio con un compasso mentre altri stanno a guardare con ammirazione.

Nell’opera saltano subito all’occhio anche le bellissime forme architettoniche che sono davvero grandiose, maestose e in alcuni punti attraveso delle aperture si intravedono sprazzi di un cielo sereno. In una successione prospettica, un enorme arco sembra incorniciare tre arcate a “tutto sesto” con le volte a botte che presentano delle decorazioni ad incavi con forme poligonali.

Vediamo delle nicchie che contengono alcune statue greche in stile classico. Tra le tante in primo piano, quelle dedicate al Dio Apollo con la lira e alla Dea Minerva con la lancia e l’elmo.

La Scuola di Atene è un opera di Raffaello che cerca di esaltare prima di tutto l’uomo e le sue doti e facoltà mentali. Gli scienziati e i filosofi del passato e del presente sono accomunati dalla ricerca razionale della “verità”. L’opera serve a celebrare l’importanza e la centralità che ha l’uomo nell’Universo.

Nell’opera si esalta anche la forza e il valore della Chiesa di Roma, dando il giusto merito per aver accolto nella sua Corte artisti e studiosi, in modo da promuovere e aiutare la rinascita della cultura classica che influenzava in quel periodo molti artisti, molti dei quali divenuti poi famosi.

 

 

Raffaello Sanzio presunto autoritratto.jpgSicuramente i tanti amanti dell’arte sapranno che all’interno del bellissimo Monumento del Pantheon che troviamo nella città di Roma vi è la tomba di Raffaello Sanzio e l’iscrizione incisa su di essa dice pressapoco queste parole:

Questi è quel Raffaello per cui la Natura temette di esser vinta mentre era vivo e di morire, una volta morto”.

Queste sono delle parole davvero belle e toccanti per tutti che vengono rivolte a un grandissimo artista italiano. Parole che ci servono a capire la grandezza di Raffaello che simbolicamente anche la nostra meravigliosa natura, sempre così perfetta temette e soffrì per il suo grande genio, unito alla sua sublime arte riconosciuta all’unanimità a livello mondiale. Raffaello Sanzio di cui sopra potete vedere l’immagine di un suo presunto autoritratto nacque nella splendida città di Urbino nella Regione delle Marche il 6 Aprile del 1483. Dopo una purtroppo breve ma intensissima carriera artistica che lo portò attraverso i suoi lavori e le sue opere a essere uno dei massimi artisti in assoluto, l’artista mori a Roma giovanissimo quando aveva raggiunto appena i 37 anni nel 1520. Raffaello come già detto viene considerato con pieno merito, grazie ai suoi studi sull’arte e le sue grandi opere uno dei più grandi artisti che l’umanità abbia mai avuto. Egli fu come pochi altri grandi uomini dell’epoca un artista completo, infatti oltre che essere un eccellente pittore era anche un ottimo architetto e contribui a dar lustro a quel bellissimo periodo in cui le città, la società e la cultura rifiorì, periodo che fu definito nella storia dell’arte come il primo Rinascimento italiano. In quel tempo la città di Urbino era considerata come una delle più importanti città culturali e artistiche. Raffaello prendendo alcuni insegnamenti dal padre Giovanni, che era un pittore diciamo mediocre ebbe modo di conoscere e studiare alcune opere del Palazzo Ducale della città, che aumentarono la sua passione verso l’arte. Queste opere erano state realizzate da artisti già molto famosi come Piero della Francesca, Luciano Laureana e altri ancora. Imparò e studio anche le opere dell’artista conosciuto come il Melozzo e tutto questo ebbe una grande influenza per il futuro di Raffaello. L’artista continuò i suoi studi e il suo apprendistato anche in un altra città italiana, quella di Perugia presso la celebre bottega dell’arte di Pietro Vannucci, un maestro meglio conosciuto come il Perugino.

Nel 1504 Raffaello si trasferisce nella città di Firenze, un altra bellissima città molto importante soprattutto per essere un grande centro di cultura e di arte in quell’epoca. Qui infatti Raffaello ha modo di realazionarsi con l’arte di altri due grandissimi maestri che lavorano e realizzano opere artistiche. Questi sono Leonardo da Vinci e Michelangelo che Raffaello riuscirà a conoscere e a apprezzarne l’arte che nasce dal loro talento. Sotto potete vedere il capolavoro di Raffaello conosciuto come Madonna col cardellino del 1506.

 

Raffaello Madonna col cardellino.jpg

Raffaello appena venticinquenne fu anche chiamato per lavorare a Roma, grazie alla chiamata del Papa Giulio II che gli commissionò alcuni lavori importanti come quello di affrescare alcune stanze dei Palazzi Vaticani. Questi grandi affreschi che decorano le pareti di alcuni Palazzi del Vaticano sono oggi considerati dagli esperti come degli straordinari capolavori della pittura italiana.

L’arte vista dall’artista Raffaello Sanzio.

Raffaello nel riprodurre i suoi famosi quadri, spesso cerca l’armonia e la grazia che si troverebbero in un ipotetico mondo ideale. Le composizioni nelle opere di Raffaello vengono ordinate ed equilibrate all’apparenza con molta semplicità, perché è frutto dei delicati rapporti che si instaurano tra tutte le parti dei dipinti. Quasi tutti i Capolavori di Raffaello sono caratterizzati da forme perfette, mentre i volti delle figure umane riprodotte esprimono sentimenti semplici e spontanei. Il tutto per cercare un delicato equilibrio che sta tra il Divino e l’umano, cioè la perfezione delle forme e l’umanizzazione dei sentimenti.

Leggete se vi fa piacere anche l’articolo sull’opera La Scuola di Atene uno degli affreschi delle stanze del Vaticano realizzati da Raffaello Sanzio.

 

 

Vorrei iniziare questo breve viaggio, nella pittura del Cinquecento, parlandovi di un “Uomo”, che secondo il mio modesto parere, avallato però da quello di tanti esperti ed addetti ai lavori, che lavorano in vari campi artistici, e non solo, è conosciuto come il più grande Maestro e Genio di tutti i tempi.

 

Vedi anche (L’ arte del Cinquecento in generale breve cenno storico oppure la pittura del Cinquecento in genere)

  

L’ arte di osservare

Leonardo da Vinci (1452-1519), infatti ancora oggi, emana un fascino indescrivibile, un fascino che oltre alle stupende emozioni, che riceviamo ammirando le sue opere, sembra avvolto da un mistero insolubile ancora oggi, e che è dovuto forse, al carattere “particolare” e molto spesso criptico di questo grande Maestro.

All’ origine di tutta la sua grande attività, ed in qualunque campo egli si prodigasse, Leonardo aveva chiara in mente una sua convinzione, che possiamo fare nostra, e che è sempre attuale, anche ai giorni nostri, e cioè che solo attraverso una attenta osservazione diretta, di tutti i vari fenomeni naturali che ci circondano, e quindi studiandoli e osservandoli bene, possiamo arrivare a comprendere, e quindi a riprodurre tutta realtà. Nel campo della pittura artistica, Leonardo da Vinci, proprio per queste sue convinzioni, riesce ad elaborare delle soluzioni tecniche pittoriche, che ancora oggi hanno dello sbalorditivo. Infatti elabora, un metodo nuovo di sfumare i colori sulle superfici, i morbidi passaggi chiaroscurali, fanno svanire le linee che servono a contornare le forme, in modo tale, che ogni figura e forma, si fonda naturalmente con il resto dell’ ambiente e del paesaggio circostante. Un bellissimo esempio di questo che ho appena detto, si può notare in quel Capolavoro che è La Vergine delle Rocce (1483-1486 circa) esposto al Museo Louvre di Parigi (sotto un immagine).

La vergine delle rocce di Leonardo 2.jpg

 

 

Un’altra grande intuizione, sempre aiutata da un attenta osservazione di Leonardo, è quella dell’ uso della “prospettiva aerea”, infatti è il primo a capire, che la nostra percezione visiva cambia in base alle distanze. Infatti se noi guardiamo un paesaggio naturale, notiamo che più il nostro sguardo si porta verso elementi o forme lontane, e più queste risultino meno nitide e sfocate. Questo è dovuto all’ aria (atmosfera, rarefrazione) che sta in mezzo, cioè tra i nostri occhi e le cose che guardiamo, la cui densità o “spessore”, aumenta con l’ aumentare delle distanze, rendendo i colori delle forme lontane, meno nitide e definite, avvolte come da una nebbiolina di colore grigio-azzurro. Anche in questo caso, ci sono arrivati Capolavori che attestano l’ uso sapiente dei colori, che sfumati nel giusto modo, ci rendono nelle giuste proporzioni, le varie visioni degli oggetti e delle forme distanti, come se ci trovassimo davanti ad una “vera” realtà. (vedi La Gioconda di Leonardo).

 

 

La bellezza ideale

Raffaello Sanzio (1483-1520) cerca, nel riprodurre i suoi famosi quadri, l’ armonia e la grazia che si troverebbero in un mondo ideale. Le composizioni nelle opere di Raffaello, vengono ordinate ed equilibrate, all’ apparenza con molta semplicità, perché è frutto dei delicati rapporti che si instaurano tra tutte le parti dei dipinti. Quasi tutti i Capolavori di Raffaello, sono caratterizzati da forme perfette, mentre i volti delle figure umane riprodotte, esprimono sentimenti semplici e spontanei, il tutto per cercare un delicato equilibrio che sta tra il Divino e l’ umano, cioè la perfezione delle forme e l’ umanizzazione dei sentimenti. Un esempio di questo si può vedere, ammirando il quadro di Raffaello, intitolato Madonna Tempi (1508 circa), esposto a Monaco Alte Pinakotek.

(qui sotto un’ altra Madonna di Raffaello intitolata Madonna del Granduca (1504) Palazzo Pitti a Firenze, mi scuso per l’ immagine un pò storta)

Madonna del granduca di Raffaello 2.jpg

 

 

Continua

Il vigore plastico

Michelangelo Buonarroti (1475-1564), al contrario dei suoi illustri colleghi del tempo, concepisce l’ arte della pittura, come se fosse scultura, nel senso che, essendo Michelangelo uno dei più grandi scultori di tutti i tempi, ed essendo questa, l’ arte primaria dello stesso, con tutte le convinzioni che le porta, afferma che per poter riprodurre un opera pittorica, si devono tenere delle linee o (valori) molto precisi che si possono trovare nella scultura. Infatti il corpo umano riprodotto nella pittura di Michelangelo, è anatomicamente perfetto, e deve riuscire ad esprimere tutta la propria forza interiore, sia fisica che morale. Michelangelo, mediante l’ uso di linee di contorno ben definite, e di forti contrasti chiaroscurali, riesce ad ottenere l’ aspetto “scultoreo”, ed un volume naturale, delle figure umane riprodotte. Tutto questo, si può osservare in vari quadri realizzati da Michelangelo, ma se vogliamo ammirare la massima espressione artistica, in campo pittorico di questo grande Maestro, dobbiamo andare a Roma, nella Cappella Sistina presso il Vaticano, ove Michelangelo realizzò, a parer mio ma non solo, il più grande e  suggestivo Affresco che sia mai stato realizzato da un Artista, e cioè Il giudizio universale (1508-1512 circa), dove si possono ammirare le varie pose “scultoree” delle varie figure, in particolare la scena della Creazione di Adamo da parte di Dio, dove vediamo dei corpi, talmente perfetti, e pieni di “volume”, da sembrare scolpiti nella roccia. Il carattere un po’ burbero e strafottente di Michelangelo, gli valsero diverse denunce, e gli storici narrano di molte volte, in cui egli litigò con l’ altro suo grande “rivale” del tempo, e cioè Leonardo da Vinci. Michelangelo, infatti era convinto, che la “vera” Arte era soltanto la scultura, arte in cui si deve avere una grande forza sia interiore che fisica, per il semplice fatto che si ha a che fare con grossi blocchi di marmo, e che si deve scalpellare per interi mesi a volte. La scultura, infatti, a dire sempre di Michelangelo, è quella che meglio può rappresentare e simboleggiare le forze dell’ uomo, in quanto è provvista anche della terza dimensione, cosa che manca nella pittura, ove si può solo cercare di riprodurre in qualche modo. Ma tutto ciò, anche se viene rispettato e considerato da tutti noi, era il pensiero di Michelangelo, e non la sacrosanta verità. Infatti per il mio modesto parere, non esistono arti di serie A e Arti di serie B, ogni campo artistico è da considerarsi unico ed autonomo, e può rivelarci pregi e difetti, ma sempre tutti ci daranno emozioni, questo è sicuro.

(qua sotto una illustrazione del particolare di un quadro di Michelangelo intitolato Sacra Famiglia (1503-1504) agli Uffizi di Firenze, da notare le figure quasi scultoree dell’ Artista)

Pittori del 500 Sacra famiglia Michelangelo.jpg

  

 

Per il momento vi porgo un saluto, aspettando come sempre le vostre opinioni in merito.

 

L’arte e un pò di storia del Cinquecento.

La Gioconda di Leonardo dritta.jpgIl secolo Cinquecento è uno straordinario periodo in cui avvengono fatti storici molto importanti in tutta l’Europa. Infatti mentre le potenti Corti degli Spagnoli e dei Portoghesi erano alle prese con la conquista del nuovo territorio Americano, appena scoperto qualche anno addietro (Ottobre del 1492) dal navigatore Cristoforo Colombo, nel resto dell’Europa stavano avvenendo delle vere e proprie catastrofi sociali e delle rivoluzioni politiche e religiose. Ricordiamoci che il Cinquecento è il secolo in cui nasce la storica riforma protestante iniziata e portata avanti da Martin Lutero e tutto questo causa una forte reazione da parte dei potenti della Chiesa Cattolica, che cerca di rinnovarsi a sua volta e di opporsi con ogni forza al Protestantesimo. Nel 1545-1563, si arriva al famoso Concilio di Trento, attraverso il quale si favorisce la nascita e lo sviluppo di nuovi ordini religiosi. Nascono così alcuni ordini che diverranno famosi nel tempo, come per esempio quello dei Gesuiti. Purtroppo dobbiamo anche dire che la Chiesa Cattolica nel Cinquecento, arriverà ad usare anche degli strumenti di tortura e di morte per cercare di estorcere, fantomatiche verità a povera gente, ritenuta  in quel periodo addirittura streghe e stregoni. Questo è il periodo più buio per essa, nasce infatti il tristemente famoso Tribunale dell’Inquisizione come strumento di giustizia e di repressione verso gli oppositori della Chiesa Cattolica. Per mezzo di uomini religiosi, si arriverà a fare ogni violenza e le più crudeli torture, che mai uomo abbia visto e sentito e ,condannando al rogo moltissime persone innocenti, che avevano come unica colpa quella di essere o di pensarla in modo diverso dalle regole “ferree” imposte dall’Inquisizione. Persone che magari che erano malate di una qualche malattia mentale, di cui non si conoscevano bene le cause e che venivano tacciate come streghe o avversari della Chiesa.

Brevemente altri eventi storici importanti del Cinquecento furono il famoso Sacco di Roma, fatto dai “Lanzichenecchi” inviati dall’Imperatore Carlo V allora capo dell’Impero Asburgico, contro il Papa della Chiesa Cattolica e la partenza verso la metà del Cinquecento, del grande conquistatore Hernan Cortez alla volta del misterioso Messico.

 

Per quanto riguarda l’Arte del Cinquecento, si ha un rinnovamento radicale e tutto questo grazie all’opera di grandissimi Artisti i quali ognuno nel proprio campo artistico specifico, seppero per primi intuire e sviluppare alcune nuove idee e scoperte. Questi Artisti vengono ora con pieno merito riconosciuti e celebrati da tutta l’umanità. Tra i più famosi maestri dell’arte del Cinquecento possiamo citare Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Raffaello SanzioGiorgione da Castelfranco solo per fare alcuni dei nomi più illustri.

Gli storici e gli esperti dell’arte dividono il Cinquecento in due periodi distinti che sono conosciuti come: Il secondo Rinascimento ed il Manierismo o Tardo Rinascimento.

 

Leggiamo se vi fa piacere anche (viaggio verso alcuni dei più grandi Maestri di pittura del Cinquecento)

 

Il periodo del Secondo Rinascimento (chiamato anche dagli storici, periodo classico o periodo Maturo) è considerato una continuazione con un ulteriore sviluppo, delle idee artistiche iniziate nella seconda meta del Quattrocento ed arriva a svilupparsi fino a circa il 1520. In esso il linguaggio degli artisti si rinnova e si sviluppa prendendo però a modello spunto dalle antiche opere classiche e superando il rigido e severo razionalismo che esisteva nel secolo precedente. Gli artisti di questo periodo, vanno alla ricerca di principi e valori ben precisi, per poter realizzare le loro opere. Uno di questi principi è sicuramente l’ordine e l’equilibrio che deve avere una composizione artistica. Tutto deve essere perfettamente bilanciato ed armonico nello spazio circostante. Un altro importante principio per gli artisti del Secondo Rinascimento è quello di idealizzare le varie forme e le figure umane. Cioè anche se vengono prese dalla realtà esse devono essere riprodotte senza imperfezioni, perché devono andare oltre alla semplice e precisa (fotocopia) imitazione della realtà naturale, appunto vengono riprodotte come li vorrebbero vedere i nostri occhi e la nostra mente, ossia vedere la forma ideale.

Ilperiodo artistico chiamato Manierismo invece, si sviluppa all’incirca dal 1520 e arriva sino al 1590. Durante il Manierismo gli artisti vogliono riflettere la crisi di tutti quei valori intravisti nel Primo Rinascimento tra cui l’importanza e la centralità dell’uomo, la ragione che domina su tutto e sulla natura. Il termine “Manierismo”, deriva da una parola “alla maniera”, che spesso veniva utilizzata per indicare lo “stile” di un Artista. Per molti secoli questo termine fu però usato in modo dispregiativo, per definire magari un artista troppo artificioso, che era alla ricerca di un arte troppo ricca, pomposa, insomma “ricercata”. Gli artisti che facevano parte del Manierismo, dopo aver assimilato bene le varie lezioni di Michelangelo, di Raffaello e di altri grandi maestri, vanno alla ricerca di un nuovo stile, che possa superare anche l’equilibrio compositivo del classico. Iniziano così a studiare e a comporre opere molto particolari e complesse, articolate e a volte addirittura di difficile interpretazione. Nelle opere dei manieristi (così vengono chiamati gli artisti di questo genere), non vi è più un rapporto con la vera realtà naturale, le figure sono spesso sproporzionate e con atteggiamenti e posture innaturali, quasi contorte, (un esempio di tutto questo è descritto meravigliosamente nell’Affresco intitolato La caduta dei Giganti, dell’artista Giulio Romano, che possiamo vedere presso il Palazzo del Tè di Mantova).

vedi anche (Architettura del Cinquecento oppure La scultura del Cinquecento idee).

 

 

Un saluto a tutti i Lettori