Descrizione dell’opera Impressione il levar del sole di Monet

Il celebre dipinto intitolato Impressione il levar del sole del grande maestro francese Claude Monet è stato realizzato en-plein-air come amavano fare gli impressionisti (ossia al momento e all’aria aperta) nell’anno 1872. Si tratta di un opera realizzata con la tecnica dei colori ad olio su una tela di piccole dimensioni, circa 48 per 63 cm e si trova a Parigi presso il Musée Marmottan Monet. Leggete in quel sito anche l’Impressionismo un viaggio tra i pittori dell’Ottocento.

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Leonardo ritratto di Salai.jpgL’artista Gian Giacomo Caprotti (1480 – 1524) meglio conosciuto all’epoca col soprannome di Salaì che significa il “diavolo” (da Salaino in dialetto dell’epoca, senza la d) è stato uno dei pochi “fortunati” Allievi del grande Genio e Maestro del Rinascimento Leonardo da Vinci. Il Caprotti nasce a Oreno, una piccola frazione di Vimercate in Lombardia. (sopra vedete un disegno che riguarda il ritratto di giovane realizzato da Leonardo. Si ritiene che sia il ritratto di Salaì).

Questi Allievi sono conosciuti anche dagli esperti di arte, col nome di “Leonardeschi”. Questo termine raggruppa un certo numero di artisti per la maggior parte pittori milanesi, che sono stati allievi di Leonardo e che dopo la morte del Maestro, hanno cercato di continuare, tramandare e fare arte con le tecniche, gli studi e lo stile che Leonardo aveva insegnato Loro. Ogni tanto io mi chiedo se tutti questi allievi-artisti, che poi chi più o chi meno, hanno avuto un certo successo con l’arte, erano coscienti o meno della loro grande “fortuna”, di essere stati allievi, diciamo prediletti e presi in grande considerazione, dal più grande Genio che l’umanità abbia mai avuto? Mah…chissà?

Chi erano gli Artisti chiamati Leonardeschi?

Comunque tra gli artisti intesi come Leonardeschi figurano insieme al Salaì anche Giovanni Antonio Boltraffio, Cesare da Sesto, Ambrogio de Pedris, il Giampietrino, Giovanni Agostino da Lodi, Bernardino Luini, Francesco Napoletano, Marco D’Oggiono, Andrea Solario e Francesco Melzi. Quest’ultimo, oltre che allievo prediletto, è stato uno degli uomini che volle rimanere vicino a Leonardo sino alla sua morte, servendolo e seguendolo nei suoi ultimi viaggi come se fosse stato un padre per Lui con tanto amore, cosciente di essere di fronte ad un grande uomo e a un grandissimo genio. Per questa sua grande devozione e per un carattere molto semplice e sincero, Leonardo indico il Melzi, oltre che il Salai ed altri collaboratori, come uno degli eredi per conservare e tramandare, tutto il lavoro e gli studi fatti dal Maestro, lasciando vigne, immobili, opere e tutti i vari importanti Codici e scritti che sono arrivati fortunatamente sino a Noi. (anche se molto materiale è stato sparso in varie collezioni).

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Il Salaì entra nella bottega di Leonardo.

Salai Giovanni Battista.jpgGiacomo Caprotti detto il Salaì nasce a Oreno (Vimercate in Lombardia) nel 1480 circa. Era il terzogenito (aveva due sorelle, Angelina e Lorenziola) di Pietro “de Oreno” e di Caterina Scotti. Quando aveva soli dieci anni, esattamente il 22 Luglio del 1490, fu mandato alla bottega di Leonardo da Vinci, che si trovava in via Corte Vecchia a Milano. Dobbiamo ringraziare il grande Genio, se conosciamo la data esatta di questo fatto. Infatti, oltre ad annotare con ricchezza di particolari i suoi importanti studi e le ricerche dei lavori, (i vari Codici su arte, anatomia, invenzioni, etc.), su dei fogli e manoscritti, arrivati sino a Noi, Leonardo usava anche annotare fatti semplici, osservazioni sulla vita quotidiana, ed altri semplici spunti che colpivano il Maestro. Nel primo foglio del Manoscritto C, che oggi è conservato a Parigi presso l’ Istitut de France, troviamo scritto: “Iacomo venne a stare con meco il dì della Madonna del 1490, d’età d’anni 10”.

quella pagina, quel foglio, continuò a ricevere riflessioni dalla penna di Leonardo, in particolare sul comportamento di Salaì. Il piccolo Salaì, sin da subito mostrò il suo carattere ribelle, sfrontato e testardo. Leonardo ebbe molti problemi all’ inizio con il piccolo. Annotò in un foglio che aveva rubato i soldi, messi sul tavolo che servivano a pagargli degli abiti più decenti di quei stracci sporchi che portava. Leonardo scrive ancora che Salaì è un bugiardo, ladro, testardo e un gran ghiottone.

Chissà quali pensieri passavano nella mente di Leonardo, mentre guardava quella piccola peste, che saltava e correva da un punto all’altro, facendo un fracasso infernale. Appunto “infernale”, come un piccolo “diavoletto”, sarà apparso agli occhi di Leonardo. Ma forse, proprio per quel suo modo di fare diverso dagli altri bambini, quasi “fiero” delle sue malefatte, che Leonardo si innamorò di quel bambino. Forse gli ricordava un poco Lui da piccolo, chissà?

Comunque Salaì col tempo, iniziò ad affezionarsi al suo Maestro, divenendo anche uno dei suoi allievi “prediletti”. Le malefatte verso Leonardo e gli altri, diminuirono, lasciando il posto ad una grande curiosità e voglia di imparare qualcosa. Iniziò a studiare l’ arte, imparando da Leonardo. Man mano che il tempo passava, Salaì si trasformava da “piccola peste”, in un giovane che conquistò la fiducia e il bene del Maestro. Salaì non era più un semplice garzone, mandato per sbrigare piccole incombenze quotidiane, e di cui non potersi fidare, ma stava diventando un uomo di fiducia di Leonardo, un amico. E il Maestro lo volle con se nei tanti viaggi che fece. Troviamo Salaì con Leonardo, a Milano, a Venezia, a Firenze, a Roma. Salaì rimase sempre un uomo ribelle, dal carattere sempre forte e a volte sgradevole. Amava divertirsi molto e spendeva anche. Purtroppo, nei giorni più importanti di Leonardo, non fù al suo fianco.

Infatti non lo troviamo, nell’ultimo viaggio di Leonardo a Cloux in Francia, presso la Corte Francese dove poi morì nel 1519, assistito dal giovane Francesco Melzi e dal fedelissimo domestico Batista. Salaì non era presente, neanche quando Leonardo fece il proprio testamento, dove lo nominò erede insieme ad altri. Da alcuni documenti trovati recentemente, si è scoperto che Leonardo aveva dato in eredità al Salaì, oltre ad altri beni, opere dal titolo, La Gioconda, la Sant’Anna, il San Giovanni Battista etc. Non si sa ancora, se queste sono le opere originali e preziose del Leonardo, che tutti Noi conosciamo, o magari delle copie fedeli realizzate dal Salaì. Gli esperti stanno ancora studiando la vita del Caprotti e questi nuovi documenti, per togliere i vari dubbi.

Salaì morì cinque anni dopo il suo Maestro, il 19 Gennaio del 1524, quando aveva 44 anni, a seguito di una fucilata che rimase un mistero, infatti, si disse che il colpo partì accidentalmente, per mano sua mentre puliva l’arma. Altri dissero che fu durante una rissa.

Le opere d’arte del Salaì.

L’artista Caprotti o Salaì, lavorò molto nella sua breve vita. Ma ad oggi, non si è a conoscenza di opere firmate da lui. Molti studiosi attribuiscono a Lui alcuni dipinti, ma restano sempre molti dubbi e incertezze. Delle opere quasi certe che realizzò, vi è una Madonna col Bambino e Sant’Anna, sullo stile di quella del Maestro Leonardo, che è collocata presso il Museo dell’ Università della California a Los Angeles, mentre una copia e agli Uffizi di Firenze. Esiste poi un opera del Salaì, dove vi è raffigurato San Giovanni Battista (vedi sopra), oggi tenuta nelle Sale dell’ Ambrisiana di Milano. In questa opera, si può notare il Santo, in posa e in atteggiamento uguale a quello del più famoso dipinto omonimo di Leonardo. Salaì, nella sua opera aggiunge un paesaggio che sembra alpino.

Il dipinto forse più conosciuto e soprattutto più “chiacchierato” dell’ artista Salaì è sicuramente quello conosciuto come La Monna Vanna o Gioconda nuda. Gli esperti d’arte, ritengono con una certa sicurezza, che in questa opera, Leonardo abbia consigliato e partecipato personalmente ad eseguire il motivo della spalliera vegetale contro la quale si pone il personaggio senza veli.

Salai Monna vanna.jpg

 

Guardando con attenzione questa opera abbastanza “ambigua”, possiamo intravedere il celebre sorriso che troveremo nella Famosa Gioconda del Museo Louvre (troverete in quell’articolo anche la notizia riguardante la copia della Gioconda). Il personaggio raffigurato, sembra prendersi gioco dello spettatore, lasciandolo nel dubbio per la sua natura. Infatti il corpo che sembra femminile per il seno, sembra perdere tutto ciò quando si guarda la parte del braccio ed alcuni lineamenti del viso. Qualcuno ha affermato che è il ritratto del Salaì stesso, che spesso faceva da modello per Leonardo, infatti per un periodo, l’ opera fu addirittura attribuita alla mano del grande Maestro.

Una ipotesi per l’ opera del Salaì La Monna Vanna – tratta da Wikipedia.

È il modello maschio della famosa Gioconda?

Un’ ipotesi certo dirompente è riportata dallo scrittore Gianni Clerici in “Una notte con la Gioconda” (Rizzoli editore, 2008): la donna raffigurata nel noto capolavoro di Leonardo sarebbe in realtà un uomo, Gian Giacomo Caprotti, che sarebbe stato non solo allievo prediletto, ma anche amante di Leonardo. Quindi non la monna Lisa Gherardini come fino ad oggi sostenuto. Anche Silvano Vinceti, Presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali, che, tra i propri recenti “successi”, vanta l’individuazione del luogo di sepoltura dei resti di Caravaggio, lo sostiene vivacemente. Le analisi digitali hanno fatto scoprire due lettere negli occhi della Monna Lisa: una S, perfettamente coincidente con la grafia del pittore, nell’occhio sinistro del celebre dipinto (destro per chi guarda) e una L nel destro: S per Salai e L per Leonardo (la stampa.it). A sostegno di questa tesi c’è senz’altro la forte somiglianza della persona ritratta nella Gioconda con il San Giovanni Battista, una tra le ultime opere fatte dal Leonardo (oggi al Louvre), dove è ritratto senza alcun dubbio, il giovane Gian Giacomo Caprotti e l’Angelo Incarnato entrambi dipinti dal Leonardo stesso. Inoltre come detto sopra lo stesso Caprotti giocò con il tema della Gioconda dipingendone, o contribuendo a dipingere, una versione dichiaratamente androgina, la cosiddetta Monna Vanna (Joconde nue).

 

Comunque, sicuramente c’è ancora molto da scoprire sul conto dell’uomo e dell’artista conosciuto come il Salaì. Quello che può essere quasi certo, almeno per il mio modesto parere di vedere le cose, è che un uomo che ha auto la “fortuna” di crescere e vivere per circa 20 anni a fianco di Leonardo da Vinci, abbia ancora molto da trasmetterci e da dirci, quindi…

 

 

Salvador Dalì Un uomo dall’eccentrica vita e un grande artista Surrealista del Novecento.

Spesso quando pensiamo a un artista in generale uno dei primi pensieri che ci viene in mente è sicuramente quello di associarlo a un carattere ribelle, egocentrico, lunatico, con la testa tra le nuvole, eccentrico, insomma molto strano e con tanti altri aggettivi simili.

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salvador dalì artista del surrealismo

Grazie a tutti gli appassionati di arte

 

La celebre opera conosciuta col nome di La persistenza della memoria è sicuramente uno dei più famosi dipinti che il grande artista spagnolo Salvador Dalì ci abbia lasciato. L’artista è conosciuto dagli esperti di arte come uno dei più importanti esponenti del Movimento chiamato Surrealismo, nato nei primi decenni del Novecento. Vedere nella colonna a destra per l’articolo sul Surrealismo.

Dali La persistenza della memoria.jpg

 

Il dipinto La persistenza della memoria è stato realizzato dall’artista Salvador Dalì nell’anno 1931 con la tecnica dei colori a olio su una piccola tela con dimensioni di circa 24 per 33 centimetri. Nel Gennaio del 1932 l’opera venne esposta nella Galleria Julien Levy a New York per una Mostra retrospettiva dedicata ai Surrealisti. Dopo il grande successo che ebbe venne acquistata dal Museum of Modern Art di New York, dove possiamo ammirarlo anche ai nostri giorni.

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Breve descrizione dell’opera.

Il dipinto raffigura una serie di orologi del tipo da taschino o a cipolla dall’aspetto molle, floscio come se si stanno sciogliendo al sole in un paesaggio quasi surreale ripreso dall’alto. Questo paesaggio raffigura una zona della località di Port Lligat. Si nota anche un vecchio tronco con un ramo piantato su una sorta di piedistallo e sulla destra delle alture che finiscono sull’acqua.

Si possono notare sia i colori caldi che quelli freddi oltre che dei toni scuri utilizzati per evidenziare le ombre molto profonde che la luce che viene frontalmente genera.

La composizione è del tipo asimmetrica, infatti gli elementi del quadro sono distribuiti in maniera molto disordinata e disorganizzata in uno spazio aperto.

Lo spezzone sotto riportato è tratto dalla famosa Enciclopedia online Wikipedia.

“Invece di rendermi duro, come la vita in realtà aveva progettato, Gala riuscì… a costruirmi un guscio che proteggeva la sensibile nudità del paguro Bernardo che vi era insediato, cioè io stesso, sicché, mentre io esternamente acquistavo sempre più l’aspetto di una fortezza, internamente potevo continuare a invecchiare molle, ipermolle. E il giorno in cui decisi di dipingere orologi li dipinsi molli. Accadde una sera in cui mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all’ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala però uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un Camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi ancora a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico della ipermollezza di quel formaggio. Mi alzai, andai nel mio atelier e, com’è mia abitudine, accesi la luce per gettare un ultimo sguardo sul dipinto su cui stavo lavorando. Il quadro rappresentava una vista del paesaggio di Port Lligat. Sapevo che l’atmosfera che mi era riuscito di creare in quel quadro doveva servirmi come sfondo ad un’idea ma non sapevo ancora minimamente quale sarebbe stata. Stavo già per spegnere la luce quando, d’un tratto, ‘vidi’ la soluzione. Vidi due orologi molli uno dei quali pendeva miserevolmente dal ramo dell’ulivo. Nonostante il mal di testa fosse ora tanto intenso da tormentarmi, preparai febbrilmente la tavolozza e mi misi al lavoro. Quando, due ore dopo, Gala tornò dal cinema, il quadro, che sarebbe diventato uno dei miei più famosi, era terminato.”

spunti e opinioni…

L’artista Salvador Dalì, in questa opera vuole comunicarci il suo forte rifiuto del concetto sul tempo, in cui lo stesso è sempre preciso, rigido e deterministico. Gli orologi (che simboleggiano il tempo), con il proprio afflosciarsi, liquefarsi, rappresentano proprio questo rifiuto, insieme ad altri elementi, come per esempio un altro orologio che viene divorato da dagli insetti. L’idea sul tempo, può essere nata a Dalì, anche dallo studio e la lettura della famosa Teoria della relatività di Albert Einstein, il quale afferma che tutto è relativo, anche il tempo, che può aumentare o diminuire in base alla velocità. Gli elementi degli orologi del quadro, così che sembrano sciogliersi, vennero in mente quando Dalì vide un giorno un pezzo di formaggio su una tavola che si stava sciogliendo al calore, cambiando man mano forma e consistenza.

I Surrealisti e Dalì esprimono nelle loro opere l’idea di cancellare tutto quello che si basa su regole fisse, precise che condizionano la vita di ognuno come può essere il tempo con il suo concetto e il suo scandire instancabile dei minuti, delle ore, sempre nello stesso modo.

Nella persistenza della memoria di Dalì gli elementi come gli orologi flosci, rappresentano il tempo della nostra memoria, la quale a differenza delle ferree e precise regole dell’altro “tempo”, è indefinita, quasi elastica. Infatti quante volte la nostra memoria umana, riesce a farci ricordare qualcosa avvenuta 20/30 anni prima, e magari non riusciamo a ricordare cosa abbiamo mangiato a pranzo. Nel dipinto di Dalì, da artista surrealista e da perfetto personaggio controcorrente ed eccentrico, l’ idea è proprio questa, cioè di mettere in crisi le conoscenze e le certezze. Il tempo, quello che conosciamo noi, cioè quello “meccanico”, quello misurato con gli orologi, viene messo in crisi, “diffamato” dallo “scorrere” della memoria umana.

Ammirando questo stupendo capolavoro di Salvador Dalì riflettiamoci un poco su, così per gioco. Per esempio quante volte ci è capitato di pensare “ci stavamo divertendo tanto e il tempo è volato” o magari al contrario mi annoio tanto e sono infelice che il tempo non passa mai.

Tutto questo significa che il tempo è qualcosa di personale, che ognuno può sentire o percepire in modo diverso? Può darsi.

Arte Greca Venere di Milo Louvre.jpgDurante il periodo del XII secolo a.C. i soldati dei Dori che erano un popolo Indoeuropeo, invasero gran parte del territorio greco portando ovunque rovina e distruzione e riuscendo alla fine di sanguinose battaglie a sottomettere i piccoli Regni che si erano formati e che noi grazie alla storia conosciamo come i Regni Miceni.

Questa situazione porterà intorno ai secoli che vanno dal IX al VIII a.C. a una sorta di mescolanza, tra le tradizioni e le culture del popolo invasore e tutte quelle delle varie popolazioni locali, che daranno alla fine un importante imput allo sviluppo ed al risveglio sia della cultura, ma anche alla economia del paese, facendo nascere in questo modo una nuova civiltà. Questa sarà la civiltà Greca o Ellenistica che poi gradatamente si espanderà grazie alla fondazione di numerose Colonie in Oriente e soprattutto nella nostra Italia Meridionale, storicamente conosciuta anche come la Magna Grecia. A lato vediamo un particolare della celebre statua greca la Venere di Milo.

Insieme a questo sviluppo iniziano a nascere anche le prime “Poleis”, cioè una sorta di città-Stato in tutto il territorio ed in alcune di esse il potere non sarà più solo nelle mani di un potente Monarca, ma si inizierà anche se molto gradatamente a passare da un Governo di pochi nobili (Aristocrazia), ad un Governo ove partecipano in molti alla vita politica e alla gestione degli abitanti (Democrazia). Tra le città-Stato più famose, citiamo le più celebri Sparta ed Atene, quest’ultima alla fine del VI secolo a.C., si trasformerà in una democrazia e negli anni che vanno dal 460 al 429 a.C., con un famoso personaggio storico di nome Pericle, raggiungerà il suo massimo splendore.

Purtroppo i vari contrasti che ci saranno tra le potenti città-Stato, un esempio per tutti quello celebre tra Sparta ed Atene (di cui sentiamo spesso parlare anche i famosi films), porteranno ad una devastante guerra, la quale verrà chiamata dagli storici guerra del Peloponneso (dal 431 al 404 a.C.). Sappiamo benissimo che in qualunque guerra, non ci sono mai vinti o vincitori e che tutto quello che si guadagna, da una guerra così lunga e cruenta, è soltanto un grosso indebolimento da parte delle due città che poi, cadranno facilmente sotto il dominio dei Macedoni nell’anno 336 a.C.

I Macedoni erano un popolo, che provenivano da una regione del Nord della penisola Greca ed avevano come Sovrano assoluto, l’Imperatore Alessandro Magno, un personaggio di cui Voi sicuramente avrete già sentito parlare nelle scuole e dai libri storici. Sotto questo dominio, la civiltà greca entra in contatto con la tradizione orientale, ed in questo modo si avrà la nascita di un’unica Cultura, che verrà riconosciuta da tutti come la Civiltà Ellenistica, che avrà uno splendido sviluppo culturale, economico ed soprattutto artistico e che finirà poi con la conquista romana dell’Egitto (la battaglia di Anzio nel 31 a.C.).

Dopo questa breve ma doverosa crono-storia, diremo che fin dalle origini, ogni aspetto del pensiero greco è volto ad indagare con precisa lucidità la natura umana. I Greci esplorano le leggi che governano tutto il mondo naturale, perché da esse derivano tutte le norme religiose, morali ed estetiche, che sono il fondamento del loro vivere.

Da questa precisa osservazione gli Artisti greci, ricavano le regole ed i principi, che diventeranno dei veri e propri punti fermi per tutta l’Arte Greca in genere, e cioè l’armonia, l’equilibrio e la proporzionalità. Continua…

Si realizzeranno città ed edifici greci a misura d’uomo, opere d’Arte dove la perfezione diventa un simbolo della grandezza e della dignità morale dell’uomo stesso.

Gli storici dell’Arte, usano dividere l’Arte greca in alcuni periodi: dal crollo della civiltà Micenea e quindi come abbiamo detto, nel secolo XII a.C. circa, fino all’inizio della dominazione Romana e cioè il I secolo a.C. circa.

Del primo periodo (XII – VIII secolo a.C.) purtroppo non abbiamo molte testimonianze. Esso ci è noto soprattutto attraverso la produzione di bellissimi vasi in ceramica, decorati con dei motivi geometrici o con figure umane molto stilizzate e schematizzate. Di questo primo periodo troviamo due fasi temporali che sono il periodo detto geometrico (dal IX al VIII secolo a.C.) e il periodo orientalizzante (VII secolo a.C.).

Nel VII secolo a.C., invece ha inizio il periodo arcaico, che terminerà poi nel V secolo a.C. In questo periodo si assiste alla nascita della statuaria monumentale e alla graduale definizione delle prime strutture dei grandi Templi che diverranno uno dei simboli dell’arte Greca e che noi possiamo ancora ammirare oggi. Per quanto riguarda l’arte della ceramica, si sviluppa lo stile dove le figure sono colorate di nero, su uno sfondo rosso, che poi verrà affiancato e sostituito dallo stile delle figure rosse su di uno sfondo nero.

Dalla metà del V alla metà del IV secolo a.C., si sviluppa il periodo greco classico. In questo periodo, l’arte greca raggiungerà il suo massimo splendore in assoluto, ottenendo risultati enormi con opere piene di grande equilibrio ed armonia. In architettura la bellezza è data dalla misura, cioè dall’armonica corrispondenza delle parti tra di loro e con il resto degli elementi e dell’ambiente. Nella scultura e nella pittura la bellezza è data dall’imitazione della natura e delle perfette proporzioni del corpo umano raffigurato.

Dalla meta del IV al I secolo a.C., quindi come abbiamo già accennato, durante l’età Ellenistica, l’architettura raggiunge risultati di grande monumentalità. In scultura l’equilibrio e l’armonia lasciano il posto alla concitata rappresentazione dei vari sentimenti umani ed agli effetti spettacolari e si sviluppano nuovi generi artistici come per esempio, il ritratto.

vediamo anche anche (La bellezza secondo l’Arte Greca)

 

Arrivederci alla prossima

 

Le emozioni guardando un Opera d’ Arte.

Canova Paolina Borghese retro.jpgCarissimi Amici lettori, l’ Arte come tutti sappiamo, è un concentrato di emozioni e sensazioni pure, che ognuno di Noi, riesce a percepire magari in maniera diversa quando ammiriamo un opera d’ arte. Io non scorderò mai, le emozioni che ho provato in alcuni Musei, mentre scrutavo attentamente alcune opere, ma il tutto è soggettivo, personale, e le sensazioni provate possono essere diverse da individuo a individuo. (A lato un particolare del retro della scultura di Paolina Borghese di Antonio Canova).

Alcuni ammiratori dell’ arte, addirittura sostengono di essere entrati in una sorta di “dimensione” diversa dalla nostra. Altri ancora sono svenuti, o hanno avuto strane reazioni, per la bellezza o la perfezione di un opera (si parla di persone svenute o che hanno avuto una specie di “particolare orgasmo” davanti al David di Michelangelo per esempio). altre che hanno provato una esperienza “mistica”. Insomma, come detto sopra, le reazioni della mente e del corpo umano, possono essere davvero tante davanti ad un capolavoro sublime.  

Ebbene mi piacerebbe sapere da Voi se è possibile, quali sensazioni, emozioni o pensieri provate o avete provato nei Musei che avete visitato.

Oppure per esempio, nel guardare queste immagini di opere famose sotto riportate, anche se non siete stati veramente dove sono esposte. Vi chiedo questo, per un mio studio personale che parla proprio delle emozioni umane dovute alla visione di una opera d’ arte. Se vi va, potete farlo lasciando un Vostro commento alla fine dell’ articolo.

 

Quali emozioni proveresti guardando La Gioconda di Leonardo da Vinci?

La Gioconda di Leonardo dritta.jpg

 

 

Oppure La musa metafisica di Carlo Carrà?

la musa metafisica di Carlo Carra.jpg

 

 

Oppure Vega pal di Victor Vasarely?

vega pal per le opere emozioni.jpg

 

 

Ringrazio tutti gli Amici lettori.