Come tanti di noi ormai sapranno molte delle meravigliose opere del grande artista conosciuto col nomignolo di Caravaggio, uno dei più grandi pittori di sempre, sono legate da alcune precise e ricorrenti caratteristiche sia tecniche che dello stile spesso molto innovative…

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Caravaggio La deposizione del Cristo opera pittorica

Grazie a tutti gli appassionati di arte

un saluto

Morte della Vergine – opera pittorica del Caravaggio.

Quando si parla o si ammira una qualunque opera d’arte realizzata dal grande artista italiano del Seicento Michelangelo Merisi, meglio conosciuto da tutti come il Caravaggio, mi vengono sempre i brividi, talmente è l’emozione che riescono a suscitare in noi questi veri e propri gioielli artistici, frutto di tanto lavoro, abilità tecnica e quei lampi di grande genio artistico che non tutti hanno saputo esprimere nei loro lavori.

 

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La Morte della Vergine che possiamo ammirare nel più importante Museo del mondo, cioè il Louvre di Parigi è stato realizzato dal pittore italiano Caravaggio all’incirca nel 1604 ed è un dipinto a olio su una tela di generose per non dire grandi dimensioni, infatti misura ben 369 per 245 centimetri circa. Come spesso accadeva in quel periodo, agli artisti ormai famosi e conosciuti come il Caravaggio venivano commissionati dei lavori artistici anche per decorare palazzi, Cappelle private o grandi Chiese. L’opera Morte della Vergine è stata richiesta per decorare la Cappella privata di un importante famiglia romana dell’epoca, quella dei Lelmi che si trova all’interno della Chiesa di Santa Maria della Scala a Roma.

Ma come è successo anche per altre opere e altri artisti, il lavoro e l’ispirazione del Caravaggio non piacque proprio a molti e l’opera della Morte della Vergine venne rifiutata dai committenti. Tra i motivi principali del rifiuto, vi era che la Madonna raffigurata non rispettava la “tradizionale” iconografia del tempo del personaggio religioso, anzi non presentava nulla di Sacro e di mistico, con quel braccio abbandonato o il ventre gonfio come una qualunque e normale paesana di strada. Si racconta, che il Caravaggio assistette non molto tempo prima, al ritrovamento vicino al fiume Tevere di una prostituta morta, e quindi allo spostamento del suo corpo. Questo corpo che pietosamente veniva portato via da alcune persone su una barella e che suscitò nel Caravaggio una grande emozione. L’ artista probabilmente, prese spunto da tutto questo per ritrarre la sua Vergine nel dipinto. La Vergine dipinta sembra una persona umile, vera e con tutta la drammaticità che la sua morte ci trasmette. Addirittura notiamo i piedi di Lei che sono ritratti nudi fino alla caviglia. Il particolare dei piedi nudi fece un grande scandalo verso i tanti critici e amici dei committenti dell’opera, perché non era ammissibile che una Madonna potesse essere raffigurata in quel modo “osceno”. Guardando il dipinto, vediamo che la Vergine morta è posizionata al centro, e tutto intorno vi è un ambiente molto umile pieno di personaggi cari alla Vergine. La Maria Maddalena affranta dal dolore è in primo piano seduta su una piccola sedia di legno mentre piange. Intorno al corpo della Vergine troviamo alcuni Apostoli addolorati, che quasi non si danno pace per questa morte improvvisa, molto umili e con i piedi nudi, mostrano il loro vero e reale dolore, un dolore umano. L’illuminazione e la composizione del dipinto è stupenda, trasmettendoci tutta la forza drammatica del triste momento. Caravaggio con le sue bellissime luci, ci conduce sino al punto più importante dell’opera e cioè il viso disteso e rasserenato della Vergine morta, che al centro della scena sprigiona una grande forza espressiva.

Oggi chi ha la possibilità di visitare il Kimbell Art Museum di Fort Worth, una località del Texas (Stati Uniti), può ammirare tra le altre numerose opere pittoriche e non, un bellissimo capolavoro di pittura di Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come il Caravaggio, uno dei più grandi maestri di pittura di sempre, e vanto di tutti noi italiani. Sto parlando del dipinto conosciuto col nome di I bari (cliccate sotto per zoomare).

 

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Breve descrizione dell’opera I Bari del Caravaggio.

Questo dipinto, è stato realizzato dal Caravaggio intorno al 1594-1595, con la tecnica dei colori ad olio su una tela di circa 94 per 131 centimetri. In esso, possiamo vedere come con grande maestria tecnica e grande genio, il Caravaggio riesce a raffigurare la scena di una truffa durante un gioco di carte, che magari l’artista, attento osservatore della vita e della realtà che lo circondava, aveva notato chissà quante volte per le strade o nei locali malfamati che spesso frequentava. Sembra quasi una fotografia che blocca il momento culmine del fatto. Vediamo in questo dipinto, un tranquillo giovanetto, dall’aria molto ingenua, che sta giocando a carte con un altro personaggio, mentre vi è la presenza di una terza persona sulla scena. Questa terza persona, è in combutta con l’avversario del giovanetto, ed insieme cercheranno di “fregare” l’ignara vittima. Il Caravaggio, con precisione descrittiva, riesce a renderci tutto molto più facile e comprensivo. I tre personaggi, si trovano in piedi intorno ad una tavola coperta da un tessuto tipo damascato, e stanno giocando di un qualche gioco di carte. Di spalle si vede uno dei due bari, con un copricapo piumato, che attende con ansia di estrarre da dietro una delle carte nascoste, che gli permetteranno di vincere la partita, dopo che il suo complice spiando il gioco della vittima, gli faccia il segnale dovuto.

Il dipinto ci fa intuire la drammaticità della scena, con la calma della vittima vestita di nero che sembra in una eterna riflessione sulla carta da giocare, senza sapere cosa lo aspetta e l’impazienza dei due bari che fremono nell’attesa degli esiti. Tra stupendi giochi di luce e ombre, ed i colori che modellano i personaggi e gli atteggiamenti molto realistici e naturali. Da notare i piccoli ma grandi dettagli dell’artista, come i guanti del baro di fronte che sono strappati in alcuni diti. Questo per farci capire che non stiamo davanti a due geni della truffa, ma magari davanti a due “rubagalline”, spesso sfortunati, ma che non oserebbero puntarti il pugnale alla gola (come quello che porta uno dei bari alla cinta).

Mi farebbe piacere che Voi aggiungereste le vostre impressioni e le Vostre idee personali sulle opere d’arte degli articoli del blog, tramite i commenti riportati sotto ogni articolo.

Un saluto.

 

Nascita e studio dell’artista Rembrandt.

Rembrandt autoritratto 1655.JPGRembrandt Van Rijn nacque il 15 di Luglio del 1606 a Leyda una cittadina olandese, da una famiglia umile che non aveva tradizioni artistiche. Il padre Harmen Gerritz Van Rijn traeva i mezzi per vivere da un modesto mulino che possedeva mentre la madre, Neeltgen Van Zuytbrouck era figlia di un semplice fornaio. Il vero cognome di Harmen era Gerritz ma l’uomo aveva voluto chiamarsi Van Rijn in omaggio al fiume Reno sulle cui sponde trascorse la sua vita.

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Rembrandt Van Rijn artista olandese

Grazie

 

Elisabetta Sirani Autoritratto 1660.jpgTra le poche e rare donne che anticamente sono riuscite ad imporsi nell’arte in generale o nella pittura con le proprie forze o per mezzo di conoscenze, ma soprattutto per il loro grande talento e la loro bravura artistica, visto che in quei periodi si pensava che questo campo (l’arte) fosse appannaggio di soli uomini vi è anche l’italiana Elisabetta Sirani, di cui vedete un suo autoritratto a lato realizzato nel 1660.

Elisabetta Sirani (Bologna 8 Gennaio 1638–28 Agosto 1665) è stata una pittrice italiana famosa e capace di virtuosismi artistici davvero straordinari. Figlia di Giovanni Andrea un pittore ed un mercante d’arte dell’epoca che fu anche Allievo del grande Guido Reni, iniziò ad appassionarsi di arte subito realizzando piccoli dipinti che magari le venivano commissionati dai privati del posto, alcuni dei quali erano molto religiosi e devoti.

In un ambiente artistico considerato da sempre “maschile” in cui la Sirani quasi non veniva neanche vista, riuscì a farsi rispettare e a farsi notare soprattutto realizzando dipinti con rappresentazioni e temi sacri o allegorici. Si specializzò nel rappresentare le Madonne ma anche alcune eroine mitiche in cui forse Lei si poteva associare, si rifletteva come donna maltrattata in una forma di protesta verso tutti gli uomini, come capitava di fare alla maggior parte delle donne artiste di quei periodi (sotto vediamo l’opera della Sirani intitolata La Giustizia, la Carità e la Prudenza del 1664).

 

Elisabetta Sirani Le tre virtù.JPG

L’Artista Elisabetta Sirani viene ricordata anche per la sua tecnica inconsueta per quel tempo. Infatti realizzava i soggetti con degli schizzi veloci e dopo li perfezionava in tutti i dettagli usando la tecnica dell’acquerello. Purtroppo ebbe una vita molto breve, infatti morì a soli 27 anni per una brutta malattia che allora non era stata ben capita. Ma in questo breve periodo riuscì a lasciare circa 200 opere d’arte che stanno a testimoniare tutta la sua bravura e il grande amore che nutriva per la pittura (sotto potete vedere Madonna della Rosa del 1661).

 

Elisabetta Sirani Madonna della Rosa.JPG

Fu sepolta con grandi onori accanto al grande maestro, il pittore Guido Reni a Bologna e per la sua bellissima arte le venne anche intitolato ai giorni nostri un cratere di circa 28 Km di diametro scoperto sul Pianeta Venere.