Oggi 31 Ottobre 2012 si celebrano i 500 anni dalla prima presentazione avvenuta in data 31 Ottobre del 1512 della meravigliosa opera d’arte che è la volta della Cappella Sistina affrescata dal grande maestro italiano Michelangelo Buonarroti e che possiamo ammirare in tutta la sua maestosità e grandezza presso la città del Vaticano a Roma, sede del Santo Padre.

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Per questa importante occasione il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto celebrare il rito dei Vespri proprio nella Cappella Sistina, tra i numerosi affreschi che rappresentano varie scene sacre tratte dalla Bibbia realizzate dal maestro toscano, tra cui anche il celebre particolare della creazione di Adamo da parte di Dio, che vediamo in alto. Leggete anche Il giudizio universale nella Cappella Sistina.

 

Il meraviglioso capolavoro conosciuto in tutto il mondo col nome della Pietà di Michelangelo (vedi immagine sotto), è una scultura realizzata col marmo bianco di Carrara da colui che è considerato giustamente dagli esperti, come il più grande artista scultore di tutti i tempi, e cioè Michelangelo Buonarroti.

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Quest’opera è conservata presso la Basilica di San Pietro, nella città del Vaticano a Roma, il piccolo Stato ove risiede il nostro Santo Padre. La Pietà è stata realizzata all’incirca negli anni 1497-1499, quando Michelangelo aveva circa 22 anni, ed era ancora agli inizi della sua straordinaria carriera artistica. La scultura è di dimensioni medie, alta circa 174 centimetri, larga 195 ed ha una profondità di circa 69 centimetri. Viene considerata uno dei maggiori capolavori scultorei che l’arte occidentale ci abbia dato. Possiamo anche dire che sia uno dei primi capolavori assoluti di Michelangelo, se si pensa che quando la realizzò, aveva soltanto appena 22 anni circa, quindi molto giovane, ma già pieno di talento e genio. La Pietà, è stata anche firmata da Michelangelo, infatti, sulla fascia a tracolla che regge il manto della Vergine affranta, possiamo trovare il nome dell’artista. Sembra che la Pietà, sia la sola opera firmata dal grande artista, e c’è anche un piccolo episodio che ci fa capire il motivo della sua firma, in quanto non usava mai mettere il suo nome nelle opere che realizzava. Sembra che un giorno lo stesso Michelangelo, senti parlare due signori tra di loro, mentre rimanevano affascinati e meravigliati davanti questa stupenda scultura. Uno diceva all’altro che l’artefice di tale bellezza era uno scultore lombardo, tale Cristoforo Solari. Per questo Michelangelo, volle evitare qualunque confusione di paternità, e firmò la Pietà. La Pietà, raffigura il momento forse più drammatico dell’episodio della Crocifissione di Gesù. Nell’opera, riconosciamo subito infatti, la Vergine Maria (la Madonna), che tiene tra le braccia il proprio figlio Gesù Cristo, morto per tutta l’umanità sulla croce. Il Cristo, è stato appena deposto dalla croce, e i suoi aguzzini romani, lo consegnano nudo e pieno di piaghe, con un semplice straccio nelle mani della Madre, affranta dal dolore per la grave perdita.

Ammirando la Pietà di Michelangelo, una delle prime cose che possiamo notare, è la grande naturalezza dei corpi. A differenza di altre Pietà dell’arte antica, dove la tradizione voleva che i due corpi, fossero “composti” con uno schema ben preciso, posizionati cioè, la Madonna ritta in verticale e rigida, mentre il corpo del Cristo in orizzontale, dando una sensazione irreale, di rigidezza. Nell’opera di Michelangelo grande innovatore in scultura, invece troviamo la realtà, la naturalezza e la fisicità nei corpi. Quello di Gesù per esempio è perfettamente e naturalmente appoggiato, ci restituisce le giuste pieghe fisiche delle pelle e dei muscoli, che notiamo come se fossero molli, appunto “veri”. Viene quasi di andare a toccare con le nostre mani le vene perfette delle mani o le caviglie del Cristo, o magari le carni attorno al costato flagellate dalle fruste degli aguzzini, come se lo avessimo davanti a noi. L’artista, con questa sua opera, è riuscito a cogliere l’istante più intimo e più toccante che possa esserci tra una Madre ed il suo Figliolo morto. Mi chiedo, cosa possa esserci di più straziante e drammatico al mondo, di una immagine dove una madre, sia sopravvissuta al figlio, e quest’ultimo giace morto tra le braccia di Lei. Nessuna Madre vorrebbe vivere più di un figlio…

Nel viso della Madonna dopo tanto dolore, urla, lacrime sparse ed ore di strazianti immagini del povero Figlio ucciso dagli aguzzini, sembra che si intraveda, quasi rassegnata, la consapevolezza del grande progetto Divino, di resurrezione e salvezza dell’ umanità, per opera del figlio Gesù. Sembra che con il movimento della sua mano sinistra, la Madonna voglia invitarci a riflettere su quello che abbiamo davanti e sull’importanza del gesto divino. A mio parere la Pietà di Michelangelo è davvero una delle poche sculture che riescono a trasmetterci un importante messaggio. È un opera che riesce davvero a sensibilizzare le persone, a trasmettere un grande amore… straordinario capolavoro della nostra arte italiana. Nel 1972 l’opera venne sfregiata dalle martellate inferte da un folle, procurando diversi danni al volto e al braccio della Vergine, ma per fortuna fu prontamente restaurata e la stessa ritorno come prima. Grazie anche di questo Michelangelo Buonarroti.


 

2904_leonardo_da_vinci.jpgPer tutti gli appassionati (e siamo milioni e milioni) di due grandissimi Geni e Artisti come sono, Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, ma anche “solo” per chi ama il disegno in genere, con tutta la sua forza espressiva che riesce a trasmettere, faccio presente, che è stata aperta una bellissima Mostra intitolata:

La Scuola del mondo Disegni di Leonardo e Michelangelo a confronto.

La Mostra, che ha luogo a Firenze presso Casa Buonarroti, dal 20 Aprile al 1 Agosto 2011, nasce dalla collaborazione tra La veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano e la Fondazione Casa Buonarroti di Firenze, e viene considerata come una sorta di prezioso preludio al grande Evento-Esposizione di disegni di Leonardo e Michelangelo che si aprirà a Roma nel prossimo Ottobre, presso i Musei Capitolini. (Sopra il celebre disegno-ritratto di Leonardo, mentre sotto un nudo di schiena di Michelangelo).

nudo-di-schiena-michelangelo.jpg

In questa Mostra, si possono ammirare e “confrontare”, molti dei disegni e degli schizzi dei due grandi Artisti.

Per avere più informazioni (prezzi, orari etc.), andate sul sito:

http://www.mostraleonardo.com/scuoladelmondo/

 

 

Il Celebre David di Michelangelo Buonarroti (1475-1564) è sicuramente l’opera scultorea più conosciuta e ammirata al mondo che questo grande Artista italiano realizzò grazie al suo talento e a una straordinaria abilità tecnica tra gli anni 1501 e il 1504. Pensiamo che molti artisti stessi e grandi conoscitori e amatori dell’arte ritengono che questo David sia l’oggetto artistico più bello che mai sia stato creato da mente e da mani umane. E come dargli torto visto la grande meraviglia e lo straordinario fascino che emana quando si osserva con una certa attenzione.

L’opera scultorea del Buonarroti raffigura il personaggio biblico David nel momento in cui si appresta ad affrontare un temibile avversario, il gigante Golia un nemico del suo popolo e la cui uccisione mediante una semplice arma come la fionda farà si che David diventi il Re entrando così nella storia e nei cuori del suo popolo.

Il David di Michelangelo.JPG

 

 

Storia e curiosità sul capolavoro del David.

arte,arte - grandi maestri,il david,michelangelo buonarroti,scultura,opere d' arte,david di michelangelo,scultura del cinquecentoIl 16 agosto del 1501 l‘Opera del Duomo di Firenze commissionò al giovane artista Michelangelo la statua del David da collocare poi in uno dei contrafforti esterni posti nella zona absidale della cattedrale di Santa Maria del Fiore. Michelangelo per nascondersi da occhi indiscreti e lavorare con tranquillità costruì un recinto all’interno dell’Opera. A lato una immagine del David visto di lato, cliccate per ingrandire.

Il blocco di marmo era stato precedentemente sbozzato da Agostino di Duccio nel 1464 e da Antonio Rossellino nel 1476 ma entrambi gli artisti abbandonarono la scultura giudicando il marmo troppo fragile, non potendo sostenere il peso solo sulla zona delle gambe, la cui apertura era stata scavata con particolari perplessità per la parte del marmo situata sotto il braccio sinistro dell’attuale statua. In quella fase era già previsto che l’eroe fosse nudo e che la testa di Golia non venisse rappresentata. Il genio di Michelangelo fu anche di evitare di porre il peso della statua sulla gamba sinistra, ma appoggiando tutto il peso sulla gamba destra.

Il marmo infine presentava una grande quantità di piccole venature dette “taròli” che Michelangelo provvide a stuccare e ricoprire con malta di calce restituendo alla superficie la levigatezza tipica delle sue sculture giovanili.

A scultura già ultimata il Gonfaloniere di Giustizia Pier Soderini decise di collocarla in Piazza della Signoria trasferendo il valore simbolico del David da un contesto religioso ad uno civile.

 

Per quanto riguarda la scelta del luogo di esposizione, Michelangelo riuscì ad imporsi contro il parere di una speciale commissione di illustri artisti fiorentini, del calibro di Andrea della Robbia, Piero di Cosimo, Pietro Vannucci, Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli e Cosimo Rosselli che voleva collocare la statua nella Loggia dei Lanzi dove però avrebbe avuto problemi di visibilità.

 

Così il 25 gennaio 1504 fu deciso che il David venisse collocato sul sagrato di Palazzo Vecchio, esponendolo tuttavia al degrado causato dagli agenti atmosferici.

Il trasporto dell’enorme statua fu terminato dopo quattro giorni di viaggio il 18 maggio del 1504, all’interno di una gabbia lignea che scorreva su delle travi unte di grasso di sévo mentre il marmo era sollevato dal fondo per evitare che le vibrazioni del trasporto lo danneggiassero.

Durante il tragitto in una pausa notturna un gruppo di giovani fedeli alla fazione filo-medicea, estromessa dal potere aggredì la statua prendendola a sassate in quanto simbolo riconosciuto del governo repubblicano.

Michelangelo la rifinì sul posto dipingendo in oro il tronco d’albero dietro la gamba destra e aggiungendo delle ghirlande di ottone con foglie in rame dorato che cingevano la testa e la cinghia della fionda.

Nel 1512 una saetta colpì il basamento accentuando la fragilità del marmo che presentava delle “crettature” ovvero dei cedimenti all’altezza delle caviglie.

Il 26 aprile del 1527 durante la seconda cacciata dei Medici da Firenze ci furono dei tumulti in città, un gruppo di repubblicani asserragliati in Palazzo Vecchio per difendersi dagli oppositori lanciarono dalle finestre: pietre, tegole e mobili, che danneggiarono seriamente la statua causando la frantumazione del braccio sinistro in tre pezzi e la scheggiatura della fionda all’altezza della spalla. Il Vasari stesso e l’artista Francesco Salviati raccolsero i frammenti della statua e li nascosero in casa Salviati. Con il ritorno del Granduca Cosimo I si provvide al restauro. I segni dell’episodio sono ancora visibili.

Il mito di David.

Il David di Michelangelo.JPGIl successo della scultura del David di Michelangelo fu quasi immediato già all’epoca. L’umanista Pomponio Gaurico nel suo dialogo “De Sculptura” del 1504 lo porta come esempio di un arte eccelsa. Lo stesso fece Benedetto Varchi anni dopo mentre a testimonianza del mito che la statua incarnava nella cultura umanistica e rinascimentale valgono le parole di Giorgio Vasari, il biografo degli artisti nelle “Vite de’ più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani, da Cimabue insino a’ nostri giorni” nell’edizione del 1550 “E veramente che questa opera ha tolto il grido a tutte le statue moderne et antiche, o greche o latine che elle si fossero. Perché in essa sono contorni di gambe bellissime et appiccicature e sveltezza di fianchi divine, né grazia che tal cosa pareggi, né piedi né mani né testa che a ogni suo membro di bontà, d’artificio e di parità né di disegno s’accordi tanto. E certo chi vede questa non dee curarsi di vedere altra opera di scultura fatta nei nostri tempi o negli altri da qual si voglia artefice”

 

Sin dai tempi della sua prima apparizione la statua del David venne celebrata come l’opera capace di mutare il gusto estetico del suo tempo e di affermarsi quale espressione ideale del rinascimento, tutto questo grazie alla applicazione dello studio anatomico al fine di rendere con forme virili possenti e armoniche l’immagine del nudo eroico, la cui forma era la realizzazione fisica di un complesso insieme di valori filosofici ed estetici. I Fiorentini si immedesimarono con l’aspetto atletico e fiero del giovane eroe interpretandolo come espressione della forza e della potenza della città stessa nel momento del suo massimo splendore, per i sostenitori della Repubblica divenne il simbolo della vittoria della democrazia sulla tirannide esercitata in precedenza dalla famiglia Medici.

 

La forma e la fisicità bellissima del David.

Con il David si rinnova il canone della bellezza maschile rinascimentale. Esso ricorda la scultura classica greca del V secolo a.C. con un corpo atletico al culmine della forza giovanile espresso da forme nate da uno studio attento dei particolari anatomici, come la torsione del collo attraversato da una vena e dalla struttura dei tendini, come le vene sulle mani e sui piedi, la tensione muscolare delle gambe, contratta quella di destra su cui si appoggia il peso, distesa quella di sinistra che si allunga per il movimento e ancora la perfetta muscolatura del torso. Sono poche le inesattezze come un muscolo sul polso destro inesistente in realtà che Michelangelo si inventa per dare maggiore forza espressiva al suo movimento e una riduzione innaturale della spalla dovuta alla mancanza di materiale su cui lavorare. Inoltre per correggere la visione dal basso, essendo una statua alta 4.10 m Michelangelo ha realizzato la testa con una proporzione maggiore rispetto al corpo.

La posizione del David di contrapposizione tra tensione e rilassamento degli arti si chiama chiasmo ed è il risultato di uno studio fatto nell’Antica Grecia da Policleto, noto scultore nonché autore del Canone un trattato sulle proporzioni del corpo.

Il David dell’Accademia è ben diverso da altre interpretazioni che lo avevano preceduto come quello di Donatello dalle forme quasi effemminate riprese dalla statuaria ellenistica, interpretabili in senso religioso come l’eroe la cui forza viene da Dio. Qui invece si trasmette un’idea di forza fisica assolutamente autosufficiente.

Allo stesso sistema di valori va associato lo sguardo fiero e concentrato rivolto al nemico, le sopracciglia aggrottate, le narici dilatate e la leggera smorfia sulle labbra che forse tradiscono un sentimento di disprezzo verso Golia.

L’eroe biblico è rappresentato nel momento in cui si appresta ad affrontare Golia, il gigante filisteo, nella mano sinistra infatti, stringe ancora il sasso con il quale sconfiggerà il nemico da lì a poco.

Nel David di Michelangelo sono evidenziate anche le potenzialità espressive del disegno, che è la base dello studio e della conoscenza della forma maschile, praticato dal vero spesso studiando dei cadaveri trafugati.

In ossequio al criterio della visibilità Michelangelo ingrandì alcune parti, la testa e le mani, che paiono sproporzionate, anche se dal disegno perfetto; questo perché il progetto iniziale dell’opera prevedeva una visione dal basso ad una grande distanza che richiedeva accorgimenti ottici per una migliore resa espressiva del corpo.

Questo effetto parzialmente visibile anche durante la sua esposizione in Piazza della Signoria si è ulteriormente attenuato in seguito al suo trasferimento nel museo dove è stato collocato in un piedistallo più basso di 63 centimetri.

Nella realizzazione degli occhi del David, Michelangelo inventò una nuova tecnica: perforò le pupille affinché potessero catturare la luce e creare un gioco di ombre che rende gli occhi molto più penetranti.

Osservando attentamente il braccio destro del David di Michelangelo, si nota che ha preso ispirazione alla posizione del braccio realizzato da Donatello nell’Abacuc, chiamato anche lo Zuccone.

 

curiosità e notizie.

Si racconta che quando l’opera era quasi ultimata il gonfaloniere della Repubblica Fiorentina Piero Soderini si recò da Michelangelo ad ammirare la statua. Dopo averla a lungo osservata con interesse si rivolse al maestro dicendo che a parer suo il naso del David era troppo grande. Michelangelo afferrò allora un pugno di polvere di marmo e uno scalpello con cui fingere di correggere il presunto errore. Un po’ alla volta fece cadere la polvere dalla mano chiedendo poi il parere del gonfaloniere, il quale soddisfatto dichiarò finalmente la perfezione dell’opera!

La leggenda vuole che Michelangelo sia stato accusato dell’omicidio di un uomo per poterne sezionare il cadavere ai fini di comprendere al meglio l’anatomia del corpo umano e riportarla nella scultura. Ciò non corrisponde alla realtà in quanto Michelangelo usufruiva grazie alla disponibilità di un sacerdote della chiesa di Santo Spirito di cadaveri allo scopo di studiarne l’anatomia.

All’atto del collocamento della statua in Piazza della Signoria davanti alla porta d’entrata di Palazzo Vecchio, il David venne rivolto a sud in segno di sfida alle popolazioni nemiche pronte ad attaccare Firenze. Accanto a lui doveva essere posta anche un’altra statua, raffigurante Ercole a simboleggiare la forza sia fisica (Ercole) che intellettuale (David) dei fiorentini e della Signoria. Ma questa seconda statua non fu mai realizzata da Michelangelo e solo in seguito venne scolpita da Baccio Bandinelli.

 

Alcuni spunti sono stati tratti dall’ottima enciclopedia online di Wikipedia che consigliamo vivamente di visitare spesso. Inoltre tra le nostre colonne laterali trovate altri articoli interessanti sulla scultura e le sue opere più celebri.

Il David di Michelangelo.JPGMichelangelo Buonarroti fu un toscanaccio bizzoso e a volte prepotente che addirittura osava misurarsi faccia a faccia con Papi e imperatori perché era conscio della propria grandezza artistica. Ma nel proprio intimo era un uomo lacerato da passioni contrastanti che non gli davano tregua e alle quale egli non sapeva imporre un freno che è il dominio sovrano della nostra intelligenza.

Si dice che Michelangelo non possedeva né la “divina indifferenza” del grande Leonardo da Vinci e né la gioiosa febbre di vivere di Raffaello Sanzio. Il suo temperamento è di un uomo solitario, ombroso, vedeva nemici ovunque e perdeva tempo prezioso che poteva dedicare alla sua arte per delle dispute e sfide inutili e futili.

Eppure, nonostante questo “caratteraccio”, Michelangelo riuscì a imporsi ugualmente all’ammirazione dei potenti e degli umili, ed ebbe soddisfazioni che pochissimi artisti hanno ricevuto durante la propria esistenza.

Il genio che era in lui era come un alone che lo trasfigurava agli occhi di chi aveva la fortuna di incontrarlo e almeno una volta, di parlargli.

Era Michelangelo insomma! Uno di quegli uomini che possono bastare da soli ad “illuminare” un intero secolo con la sua straordinaria arte e che fanno per sempre la gloria di un popolo, quello Italiano.

Questi uomini, questi artisti non bisogna giudicarli con la solita misura ma devono essere accettati così come sono, come un “mistero” non risolto.

Le origini di Michelangelo.

Michelangelo nacque a Caprese in Toscana, il 6 Marzo del 1475 da una famiglia abbastanza di prestigio, infatti il padre, che era un uomo violento e irrequieto, era il podestà del paese. Era il secondo di cinque fratelli tutti maschi. Da bambino fu mandato presso una balia a Settignano presso la moglie di uno scalpellino e questa le fece praticamente da balia e da madre.

Qui forse nacque la sua passione per la scultura, vivendo anche il suo periodo migliore della sua infanzia. Lo ricorderà spesso con nostalgia, come di un angolo di Paradiso, insieme al ricordo della balia. Quando sarà grande, Michelangelo scherzando, dirà spesso che, la passione per la scultura, gli è venuta succhiando il latte della buona e brava balia, moglie dello scalpellino.

Nella propria famiglia non vi erano precedenti di artisti e il padre quando venne il momento di pensare al suo avvenire lo mandò agli studi umanistici, presso il Maestro Francesco di Urbino. Ma Michelangelo deluse subito il maestro, l’unica materia dove si applicava era il disegno e tutto il resto non gli interessava. Il padre usò spesso il bastone con lui ma senza ottenere ragione. All’età di tredici anni abbandonò il padre e andò a bottega come apprendista a Firenze, presso un noto artista pittore dell’epoca, Domenico Ghirlandaio (vedi articolo). Sembra proprio che Michelangelo lavorò poco nella bottega, in quanto era sempre in urto col Ghirlandaio proprio per la sua bravura che stava lentamente nascendo. Dopo appena un anno Michelangelo se ne andò per frequentare una libera scuola di scultura e di copia, istituita da Lorenzo dei Medici e in quel periodo diretta dal Bertoldo, un allievo di Donatello. Smanioso di distinguersi rispetto agli altri allievi e superbo al punto giusto, Michelangelo non tardò a farsi notare addirittura dallo stesso Lorenzo dei Medici che lo prese a simpatia e sotto la sua protezione, portandolo nel giro ristretto dei suoi amici, tra cui vi erano i noti umanisti Marsilio Ficino e Angelo Poliziano. Quest’ultimo soprattutto lo iniziò ai segreti del mondo “classico” e delle opere dei grandi artisti classici dell’antichità e della Grecia. Finalmente l’artista si trovava in mezzo a gente raffinata, desiderosa di portare a Firenze lo splendore dell’Atene di Platone e Aristotele.

Michelangelo non avrebbe potuto desiderare di più, e conscio della sua bravura nel disegno, non disdegnava con il suo carattere ribelle di prendere in giro i compagni meno bravi. Un giorno però narra la leggenda che un certo Torrigiano dei Torregiani, che era un ragazzone pieno di muscoli potenti, perse la pazienza e gli sferrò un pugno forte in faccia. Il Torregiano parecchi anni dopo, vantandosi con Benvenuto Cellini, disse di aver sentito il naso dell’ avversario fiaccarglisi sotto le dita, e concluse soddisfatto:<<così segnato da me ne resterà insin che vive>>.

Continua…

 

Un aspetto poco affascinante.

scultura 1 del 500.jpgMichelangelo come diciamo oggi per il suo aspetto non era un gran bell’uomo. Aveva statura media, delle spalle larghe, capelli neri e ricci e una barbetta che gli incorniciava il viso. Il famoso pugno subito per sfortuna sua aveva guastato irrimediabilmente l’armonia della faccia che anche in gioventù non fu mai diciamo “affascinante” e bello. L’infelicità e lo scontento che lo accompagnarono per tutta la vita però non fu dovuta al fatto della sua non bellezza fisica ma fu invece un male inguaribile dell’anima, che lo contaminò fino al punto di invocare tante volte la morte. Sembrava quasi che avesse una doppia personalità, un altro se stesso che non gli dava tregua né di giorno né di notte e che nessuna soddisfazione riusciva a placare. Questo genio lo spingeva continuamente ad osare l’inosabile, a far violenza alle leggi della natura, addirittura a non tenere in conto le pur legittime esigenze del corpo. A proposito di questo si conoscono alcuni episodi assurdi della incredibile vita di questo artista. Michelangelo si sa che si nutriva poco e male, che non riusciva mai a dormire a sufficienza, che si trascurava nel vestire e addirittura che si umiliava e si maltrattava fisicamente.

Era diventato ossessionato anche nel lavoro, anche quando ormai non aveva rivali, ed era conosciuto e stimato da tutti. Difficilmente affidava dei lavori “facili” al capomastro, andava a scegliere lui personalmente i materiali nelle cave. Si occupava del loro trasporto, a Firenze o a Roma, e ciò gli portava via molto tempo prezioso, che poteva usare per creare con il suo genio. Nessuno però poteva fargli notare queste sue manie, che iniziava a gridare che tutti lo tradivano, e che non si poteva fidare di nessuno.

Le immani fatiche lo portarono molte volte ad ammalarsi, ma lui non voleva mai sentire parlare di medici e dottori. Strillava che si poteva guarire da solo, senza l’ aiuto di nessuno.

Malato di solitudine.

Michelangelo durante la sua lunga vita, pensiamo che morì alla soglia dei novantanni, pur avendo molti guai fisici già a partire dagli anni quaranta, fu sempre un uomo solo, con le sue ossessioni e i suoi pensieri. Un testimone come il Vasari, narra come egli si alzasse spesso la notte, e si mettesse a lavorare al lume di una candela, che collocava su una specie di elmo di cartone sulla testa, in modo che la fiamma lo seguisse nei movimenti, e gli lasciasse le mani libere.

Nessuno dei suoi amici, poté mai vantarsi di essere entrato nel profondo di Michelangelo, infatti l’ artista gelava ogni tentativo di andare aldilà dei normali rapporti di reciproca cortesia. Ecco perché dai suoi contemporanei, ebbe stima, ammirazione, soldi, ma non ebbe mai affetto, anzi molti lo odiavano per il suo caratteraccio, e lo accusavano di essere avaro, pitocco e superbo. Apparentemente, Michelangelo aveva tutti questi difetti, insieme ad altri cento, ma se qualcuno avesse saputo (o potuto) leggere nel suo cuore, si sarebbe accorto che quello che egli mostrava alla gente, era il “guscio ringhioso” di un anima dolente che aveva paura a manifestarsi alla luce del sole. Michelangelo aveva iniziato a soffrire già a sei anni, quando la madre morì, lasciandolo in balia di un padre violento e che non lo capiva, e con una schiera di fratelli, che nel giorno in cui cessarono di disprezzarlo, iniziarono a chiedergli e spillargli soldi in quantità. È commovente pensare, che questo uomo, che a se stesso non concedeva niente, nemmeno un piccolo capriccio, farsi in quattro per cercare di accontentare le richieste della famiglia, che per lui era tutto, in senso biblico della parola.

Un unica luce in tutto questo squallore la concesse all’artista la poetessa Vittoria Colonna, anche se contribuì anche essa ai suoi dubbi e le sue angosce anche di carattere religioso.

L’artista incomparabile.

La pieta di Michelangelo.jpgMichelangelo è considerato universalmente come uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, ma lui non si inorgogliva di ciò. Desiderava essere stimato soprattutto come uomo. In una lettera indirizzata al nipote Lionardo, scrisse arrabbiato di non rivolgersi più a lui, come a Michelangelo lo scultore, perché egli era soltanto Michelangelo Buonarroti.

Aggiunse poi:<<io non fu’ mai né pittore né scultore, come chi ne fa bottega. Sempre me ne sono guardato per l’onore di mio padre e de’ mia frategli>>.

Comunque, se proprio una qualifica dovevano attribuirgli, lui accettava solo quella di scultore. La scultura infatti era per lui l’unica arte “nobile”, e lui era nato per fare questo. Ebbe molti fallimenti nella scultura, come per esempio il portare a termine, il progetto completo della tomba del papa Giulio II, o la Cappella dei Medici, la quale doveva essere il suo capolavoro indiscusso, quasi un testamento di artista. Mentre invece lo conosciamo per la Cappella Sistina, un capolavoro pittorico unico, che sembra avesse cercato di terminare controvoglia nel più breve tempo possibile.

Altri capolavori della sua scultura furono i lavori della statua del David o quello della Pietà (trovate gli articoli inerenti nelle colonne a lato) solo per citare i più conosciuti. Michelangelo, sembrava volesse fare concorrenza al cielo, con i suoi monumenti che attestassero una scintilla divina, ma si trovava sempre di fronte a delle “statue di marmo”. La leggenda infatti narra che urlo alla statua del Mosè:<<perché non parli?>>, contemplando l’ opera.

Il 18 Febbraio del 1564, la lotta per la vita di Michelangelo finì. Prima di chiudere gli occhi, volle dettare alle poche persone presenti il suo testamento. Disse semplicemente:<<lascio la mia anima a Dio, il mio corpo alla terra, la mia roba ai parenti più prossimi>>. Con queste parole, terminava la vita di un uomo, e iniziava la leggenda ed il mito del più grande scultore di tutti i tempi. Grazie Michelangelo Buonarroti per la tua arte. 

 

Leonardo La Gioconda dritta.jpgA volte mi piace perdermi nei miei pensieri e inizio a farmi delle domande spesso stupide ma altre molto più serie e misteriose alle quali non riesco assolutamente a darmi una risposta. Per esempio una di queste mie domande è ma l’arte che cosa è? Che definizione possiamo dare a questa bella parola così piccola e astratta ma così importante per l’uomo?

Poi penso a quanti importanti uomini tra i filosofi, gli stessi artisti o grandi intelettuali nella nostra società hanno cercato di dare risposta a ciò, sin dall’antichità sino ai nostri giorni. Risposte che però non sono state sempre così efficaci e precise anzi hanno trovato spesso dei disaccordi tra di loro esperti e causato magari ulteriori dubbi.

Spesso si sente dire magari per semplificare il tutto che l’arte è tutto ciò che è bello. Beh diciamo che questo potrebbe andare bene in linea generale ma noi ci chiediamo a questo punto chi può decidere cosa è bello e cosa non lo è? Il grande poeta Giacomo Leopardi parlando del rapporto tra arte e bellezza amava affermare che “il bello fa stomaco (cioè ripugna) alle arti”.

In passato alcune persone hanno definito che l’Arte è una riproduzione fedele della Natura proposta dagli artisti nelle loro opere. Queste persone però oggi non parlerebbero più così, visto che con la nuova tecnologia e con videocamere e macchine fotografiche sempre più moderne e “perfette” riusciamo, chiunque di noi a “riprodurre” la realtà e la natura “quasi” perfettamente e quindi rientreremmo anche noi gente “normale” nella definizione di artisti come affermato da quelle persone del passato. Ma per questo noi semplici fotografi sicuramente non ci riteniamo certo degli “artisti” o che facciamo “Arte”.

Penso anche a chi ha detto che la vera Arte è quella capace di coinvolgere emotivamente chi la osserva. Anche questo sembra molto giusto ma se pensiamo che le emozioni sono spesso soggettive e diverse da persona a persona notiamo che anche questa risposta non può essere assoluta e molto precisa.

Insomma è davvero molto difficile trovare qualcosa che sia comune e che calzi perfettamente nel definire la parola arte. E mi chiedo se forse è proprio questa la giusta risposta e cioè che l’arte non può essere definita, ristretta o ingabbiata con semplici parole. L’arte è un mistero meraviglioso, può essere il tutto e il niente, il sogno e la realtà, il male ed il bene, il brutto e il bello.

arte informale 9.jpgl’arte siamo noi stessi, esseri umani con la nostra storia, le nostre emozioni e i nostri desideri. Noi se vogliamo facciamo diventare arte un semplice e inutile oggetto, trovando sempre una parola giusta per descriverlo, per lanciarlo nell’Olimpo e nella gloria. Usando magari parole grosse come concetto, comunicazione, bellezza ideale, linguaggio artistico, allegoria e tanto altro.

Se pensiamo che vengono considerate Arte (e spesso con valori economici assurdi) anche opere come quelle di Lucio Fontana (vedi a lato Concetto spaziale) che magari alcuni di noi trovano incomprensibili, inspiegabili se non addirittura brutte, con quei “semplici tagli” fatti nelle tele, eppure. Arte è anche il mettere una ruota di bicicletta su di uno sgabello (vediamo sotto l’opera di Marcel Duchamp del 1913) o magari esporre al pubblico un WC in un grande Museo e renderlo immortale.

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Molti si chiedono per esempio cosa possono avere in comune artisticamente queste opere nominate sopra e La Gioconda quel meraviglioso capolavoro di Leonardo da Vinci (vediamo in alto) o ancora lo straordinario capolavoro di scultura il David di Michelangelo (vediamo sotto). La risposta forse è il termine “indefinibile” di Arte.

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Io penso quindi che non si potrà mai dare una definizione generale e assoluta per il termine “arte”, ma che ognuno di noi con i nostri difetti ed i nostri pregi, attraverso la realtà e la fantasia e soprattutto con i nostri personali sentimenti, può fare propria e far diventare un tesoro unico. Tesoro unico e raro che noi italiani con grande orgoglio custodiamo nel nostro meraviglioso e prezioso scrigno che si chiama Italia.

Come sempre vi ringrazio di cuore per la vostra partecipazione agli articoli del sito e spero di poter leggere anche una vostra personale opinione o un vostro semplice commento in merito a quello detto in questo breve articolo, oltre che invitare tutti a leggere quelli lasciati da altri appassionati che sono spesso molto interessanti.