2904_leonardo_da_vinci.jpgPer tutti gli appassionati (e siamo milioni e milioni) di due grandissimi Geni e Artisti come sono, Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, ma anche “solo” per chi ama il disegno in genere, con tutta la sua forza espressiva che riesce a trasmettere, faccio presente, che è stata aperta una bellissima Mostra intitolata:

La Scuola del mondo Disegni di Leonardo e Michelangelo a confronto.

La Mostra, che ha luogo a Firenze presso Casa Buonarroti, dal 20 Aprile al 1 Agosto 2011, nasce dalla collaborazione tra La veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano e la Fondazione Casa Buonarroti di Firenze, e viene considerata come una sorta di prezioso preludio al grande Evento-Esposizione di disegni di Leonardo e Michelangelo che si aprirà a Roma nel prossimo Ottobre, presso i Musei Capitolini. (Sopra il celebre disegno-ritratto di Leonardo, mentre sotto un nudo di schiena di Michelangelo).

nudo-di-schiena-michelangelo.jpg

In questa Mostra, si possono ammirare e “confrontare”, molti dei disegni e degli schizzi dei due grandi Artisti.

Per avere più informazioni (prezzi, orari etc.), andate sul sito:

http://www.mostraleonardo.com/scuoladelmondo/

 

 

Gli artisti nei vari periodi storici.

Salvator Dalì.jpgQuando parliamo o pensiamo ad un Artista in generale pensiamo subito che questi abbia un carattere piuttosto “particolare”. Infatti siamo tenuti ad associare avendo spesso torto gli artisti a dei caratteri ribelli, egocentrici, lunatici, molto ma molto “strambi”, insomma diversi dal normale carattere di una persona della media. Sicuramente gli artisti più bravi o i grandi maestri devono avere un qualcosa in più della norma, capace di far uscire tutto il genio e il talento nascosto. Tantissimi capolavori d’arte sono scaturiti attraverso una forza interiore straordinaria, unica.

Oggi un grande artista è tenuto in grande considerazione ed è una grande personalità nella società, come un vero V.I.P. Ma è stato sempre così il altri periodi?

Nell’antichità e per un tempo anche abbastanza lungo gli artisti come per esempio i pittori, gli scultori o gli architetti venivano considerati come dei semplici artigiani, e spesso addirittura trattati male come se fossero delle persone da evitare, quasi degli emarginati. Nell’antica Grecia cosi come anche durante l’Impero Romano l’artista era molto disprezzato e veniva trattato allo stesso modo di uno schiavo, proprio perché lavorava usando le proprie mani.

Nell’antica Grecia però si incominciano ad intravedere dei piccoli segnali di un grande cambiamento. Già nel corso del IV Secolo a.C. Alcuni degli artisti iniziano ad apporre le proprie firme su dei lavori che realizzano. In questo modo attraverso una “semplice” ma importante firma apposta su un opera gli artisti cercavano di dimostrare la volontà di considerarle uniche e irripetibili. Insomma si iniziava a prendere coscienza del proprio lavoro e del proprio talento, e con la firma rivendicavano un certo riconoscimento per tutto il proprio lavoro svolto a realizzare le varie opere. Non vogliono essere più visti come semplici operai o artigiani che usano le mani e basta.

Si dovrà però aspettare ancora diversi secoli prima che pittori, scultori o architetti riescono a conquistare una vera e propria considerazione sociale.

Anche l’artista nel Medioevo è ancora considerato una persona che esercita un “mestiere”, anche se è considerato rispetto ad altri lavoratori un “abile esecutore”. Egli quasi sempre è obbligato a iscriversi a una corporazione che ha delle regole ben precise e a volte rigide. Nel Medioevo ogni artista doveva sottostare al committente. Era quest’ultimo a decidere quasi anche nei dettagli cosa dipingere o scolpire. Al committente spettava anche la scelta dei vari materiali da usare per l’opera, oltre i colori. Dell’opera finita si apprezzava quasi sempre per primo i vari materiali o i tessuti, oltre che i colori e dopo ma non sempre anche la bravura e il talento dell’artista.

L’artista inizia a diventare importante per la Società.

Caravaggio Ottavio Leoni ritratto del Caravaggio.jpgNel corso del XV Secolo iniziano a cambiare diverse cose anche nel campo artistico. Gli artisti, prendono sempre più coscienza del loro talento e della loro bravura. Lo stesso Leonardo da Vinci, risponde molto spesso anche in tono provocatorio, alle varie concezioni tradizionali, che vedono la pittura, come una attività manuale e l’artista come un semplice artigiano. Il grande Maestro che ci ha lasciato alcuni celebri capolavori di pittura come per esempio, La Gioconda o La Vergine delle Rocce, tra gli altri, afferma rispondendo provocatoriamente che anche i poeti, scrivendo, usano le mani, e quindi compiono un gesto manuale da “artigiano”. Leonardo aggiunge anche che, sia la scrittura che la pittura, si serve si delle mani, ma per mostrare quello che la “fantasia” ha elaborato, ha ideato. Quindi non è un lavoro “solo” manuale. Propri al tempo di Leonardo, gli artisti, cominciano ad avere una maggiore autonomia. Discutono con i committenti sui progetti da elaborare e studiare, pensando anche ai personaggi che devono essere raffigurati più liberamente. In questo periodo, che è il bellissimo periodo del Rinascimento, che sta a indicare appunto, la rinascita di una nuova società, la rinascita delle Arti e della cultura in genere, gli artisti, assumono un ruolo di primo piano. Vengono ormai considerati come dei “creativi” e degli intellettuali. Anzi, utilizzano la propria abilità ed il proprio talento, per farsi richiedere dai committenti più importanti. Questi ultimi infatti, non vanno più alla ricerca di una “Madonna” in generale, ma si inizia a cercare un “Leonardo”, un “Raffaello” e così via. La firma ora è la cosa più importante in un opera. Finalmente il genio artistico è stato riconosciuto da tutti. Ci saranno molte storie anche simpatiche, sul “riscatto” sociale di alcuni artisti, che ormai consapevoli del loro grande valore, fanno attendere anche invano, molti grandi personaggi, come re, principi o addirittura Papi. Per esempio, si racconta che la Marchesa di Ferrara, Isabella D’Este, cerca in tutti i modi di ottenere un dipinto da Leonardo da Vinci. L’artista, che era stato lasciato libero di decidere dalla Marchesa, per quanto riguardava il soggetto da raffigurare, non lo realizzerà mai, pur avendo tutto il tempo ed il denaro possibile. Diciamo che Leonardo era unico anche in questo. Comunque, la storia continua, e dopo lunghe trattative, la Marchesa riesce a convincere un altro grandissimo artista, il veneziano Giovanni Bellini. Ebbene, la Marchesa Isabella, dovrà aspettare ben otto anni, prima di poter ricevere il quadro tanto sperato. Sarei curioso di sapere qualcosa di più sul motivo vero per queste “contrarietà” verso la Marchesa Isabella D’Este, da parte dei due grandi artisti.

Col trascorrere del tempo, cioè nel Seicento e nel Settecento il riconoscimento e il lavoro degli artisti migliorano sempre più. Ormai sono ben consolidati nella società e le abilità manuali vengono sempre più unite al lavoro di intelletto, per progettare e realizzare un opera. Quindi vengono ad adattarsi, le idee espresse prima da Leonardo. In questo periodo, i grandi sovrani europei, amano circondarsi di artisti di corte, che celebrano nelle loro opere soprattutto, il grande e ricco sfarzo ed il potere di questi sovrani.

dadaismo 1.jpgTra la fine dell’ Ottocento e la prima metà del Novecento, vedremo ancora dei cambiamenti tra gli artisti. Si considererà adesso molto più importante il concetto o l’idea che da vita ad un opera (arte Concettuale). Quindi l’abilità manuale, verrà di nuovo considerata come prerogativa degli artigiani, e passerà in secondo piano. Nel Novecento, con l’arrivo delle Avanguardie, saranno gli artisti a decidere e stabilire cosa sia arte e cosa no. Anche se per esempio, parliamo di oggetti di uso comune, come faceva l’artista francese Marcel Duchamp. Questo artista, per esempio prendeva oggetti comuni, come una ruota di bicicletta, che diventava una “scultura” se messa su uno sgabello che le fa da piedistallo (vedi immagine). 

Altre volte l’artista (Christo), decide di “impacchettare” un isola o un Palazzo, e questa diventa subito un opera d’arte.

 

 

Leonardo ritratto di Salai.jpgL’artista Gian Giacomo Caprotti (1480 – 1524) meglio conosciuto all’epoca col soprannome di Salaì che significa il “diavolo” (da Salaino in dialetto dell’epoca, senza la d) è stato uno dei pochi “fortunati” Allievi del grande Genio e Maestro del Rinascimento Leonardo da Vinci. Il Caprotti nasce a Oreno, una piccola frazione di Vimercate in Lombardia. (sopra vedete un disegno che riguarda il ritratto di giovane realizzato da Leonardo. Si ritiene che sia il ritratto di Salaì).

Questi Allievi sono conosciuti anche dagli esperti di arte, col nome di “Leonardeschi”. Questo termine raggruppa un certo numero di artisti per la maggior parte pittori milanesi, che sono stati allievi di Leonardo e che dopo la morte del Maestro, hanno cercato di continuare, tramandare e fare arte con le tecniche, gli studi e lo stile che Leonardo aveva insegnato Loro. Ogni tanto io mi chiedo se tutti questi allievi-artisti, che poi chi più o chi meno, hanno avuto un certo successo con l’arte, erano coscienti o meno della loro grande “fortuna”, di essere stati allievi, diciamo prediletti e presi in grande considerazione, dal più grande Genio che l’umanità abbia mai avuto? Mah…chissà?

Chi erano gli Artisti chiamati Leonardeschi?

Comunque tra gli artisti intesi come Leonardeschi figurano insieme al Salaì anche Giovanni Antonio Boltraffio, Cesare da Sesto, Ambrogio de Pedris, il Giampietrino, Giovanni Agostino da Lodi, Bernardino Luini, Francesco Napoletano, Marco D’Oggiono, Andrea Solario e Francesco Melzi. Quest’ultimo, oltre che allievo prediletto, è stato uno degli uomini che volle rimanere vicino a Leonardo sino alla sua morte, servendolo e seguendolo nei suoi ultimi viaggi come se fosse stato un padre per Lui con tanto amore, cosciente di essere di fronte ad un grande uomo e a un grandissimo genio. Per questa sua grande devozione e per un carattere molto semplice e sincero, Leonardo indico il Melzi, oltre che il Salai ed altri collaboratori, come uno degli eredi per conservare e tramandare, tutto il lavoro e gli studi fatti dal Maestro, lasciando vigne, immobili, opere e tutti i vari importanti Codici e scritti che sono arrivati fortunatamente sino a Noi. (anche se molto materiale è stato sparso in varie collezioni).

Continuate con la lettura…

 

Il Salaì entra nella bottega di Leonardo.

Salai Giovanni Battista.jpgGiacomo Caprotti detto il Salaì nasce a Oreno (Vimercate in Lombardia) nel 1480 circa. Era il terzogenito (aveva due sorelle, Angelina e Lorenziola) di Pietro “de Oreno” e di Caterina Scotti. Quando aveva soli dieci anni, esattamente il 22 Luglio del 1490, fu mandato alla bottega di Leonardo da Vinci, che si trovava in via Corte Vecchia a Milano. Dobbiamo ringraziare il grande Genio, se conosciamo la data esatta di questo fatto. Infatti, oltre ad annotare con ricchezza di particolari i suoi importanti studi e le ricerche dei lavori, (i vari Codici su arte, anatomia, invenzioni, etc.), su dei fogli e manoscritti, arrivati sino a Noi, Leonardo usava anche annotare fatti semplici, osservazioni sulla vita quotidiana, ed altri semplici spunti che colpivano il Maestro. Nel primo foglio del Manoscritto C, che oggi è conservato a Parigi presso l’ Istitut de France, troviamo scritto: “Iacomo venne a stare con meco il dì della Madonna del 1490, d’età d’anni 10”.

quella pagina, quel foglio, continuò a ricevere riflessioni dalla penna di Leonardo, in particolare sul comportamento di Salaì. Il piccolo Salaì, sin da subito mostrò il suo carattere ribelle, sfrontato e testardo. Leonardo ebbe molti problemi all’ inizio con il piccolo. Annotò in un foglio che aveva rubato i soldi, messi sul tavolo che servivano a pagargli degli abiti più decenti di quei stracci sporchi che portava. Leonardo scrive ancora che Salaì è un bugiardo, ladro, testardo e un gran ghiottone.

Chissà quali pensieri passavano nella mente di Leonardo, mentre guardava quella piccola peste, che saltava e correva da un punto all’altro, facendo un fracasso infernale. Appunto “infernale”, come un piccolo “diavoletto”, sarà apparso agli occhi di Leonardo. Ma forse, proprio per quel suo modo di fare diverso dagli altri bambini, quasi “fiero” delle sue malefatte, che Leonardo si innamorò di quel bambino. Forse gli ricordava un poco Lui da piccolo, chissà?

Comunque Salaì col tempo, iniziò ad affezionarsi al suo Maestro, divenendo anche uno dei suoi allievi “prediletti”. Le malefatte verso Leonardo e gli altri, diminuirono, lasciando il posto ad una grande curiosità e voglia di imparare qualcosa. Iniziò a studiare l’ arte, imparando da Leonardo. Man mano che il tempo passava, Salaì si trasformava da “piccola peste”, in un giovane che conquistò la fiducia e il bene del Maestro. Salaì non era più un semplice garzone, mandato per sbrigare piccole incombenze quotidiane, e di cui non potersi fidare, ma stava diventando un uomo di fiducia di Leonardo, un amico. E il Maestro lo volle con se nei tanti viaggi che fece. Troviamo Salaì con Leonardo, a Milano, a Venezia, a Firenze, a Roma. Salaì rimase sempre un uomo ribelle, dal carattere sempre forte e a volte sgradevole. Amava divertirsi molto e spendeva anche. Purtroppo, nei giorni più importanti di Leonardo, non fù al suo fianco.

Infatti non lo troviamo, nell’ultimo viaggio di Leonardo a Cloux in Francia, presso la Corte Francese dove poi morì nel 1519, assistito dal giovane Francesco Melzi e dal fedelissimo domestico Batista. Salaì non era presente, neanche quando Leonardo fece il proprio testamento, dove lo nominò erede insieme ad altri. Da alcuni documenti trovati recentemente, si è scoperto che Leonardo aveva dato in eredità al Salaì, oltre ad altri beni, opere dal titolo, La Gioconda, la Sant’Anna, il San Giovanni Battista etc. Non si sa ancora, se queste sono le opere originali e preziose del Leonardo, che tutti Noi conosciamo, o magari delle copie fedeli realizzate dal Salaì. Gli esperti stanno ancora studiando la vita del Caprotti e questi nuovi documenti, per togliere i vari dubbi.

Salaì morì cinque anni dopo il suo Maestro, il 19 Gennaio del 1524, quando aveva 44 anni, a seguito di una fucilata che rimase un mistero, infatti, si disse che il colpo partì accidentalmente, per mano sua mentre puliva l’arma. Altri dissero che fu durante una rissa.

Le opere d’arte del Salaì.

L’artista Caprotti o Salaì, lavorò molto nella sua breve vita. Ma ad oggi, non si è a conoscenza di opere firmate da lui. Molti studiosi attribuiscono a Lui alcuni dipinti, ma restano sempre molti dubbi e incertezze. Delle opere quasi certe che realizzò, vi è una Madonna col Bambino e Sant’Anna, sullo stile di quella del Maestro Leonardo, che è collocata presso il Museo dell’ Università della California a Los Angeles, mentre una copia e agli Uffizi di Firenze. Esiste poi un opera del Salaì, dove vi è raffigurato San Giovanni Battista (vedi sopra), oggi tenuta nelle Sale dell’ Ambrisiana di Milano. In questa opera, si può notare il Santo, in posa e in atteggiamento uguale a quello del più famoso dipinto omonimo di Leonardo. Salaì, nella sua opera aggiunge un paesaggio che sembra alpino.

Il dipinto forse più conosciuto e soprattutto più “chiacchierato” dell’ artista Salaì è sicuramente quello conosciuto come La Monna Vanna o Gioconda nuda. Gli esperti d’arte, ritengono con una certa sicurezza, che in questa opera, Leonardo abbia consigliato e partecipato personalmente ad eseguire il motivo della spalliera vegetale contro la quale si pone il personaggio senza veli.

Salai Monna vanna.jpg

 

Guardando con attenzione questa opera abbastanza “ambigua”, possiamo intravedere il celebre sorriso che troveremo nella Famosa Gioconda del Museo Louvre (troverete in quell’articolo anche la notizia riguardante la copia della Gioconda). Il personaggio raffigurato, sembra prendersi gioco dello spettatore, lasciandolo nel dubbio per la sua natura. Infatti il corpo che sembra femminile per il seno, sembra perdere tutto ciò quando si guarda la parte del braccio ed alcuni lineamenti del viso. Qualcuno ha affermato che è il ritratto del Salaì stesso, che spesso faceva da modello per Leonardo, infatti per un periodo, l’ opera fu addirittura attribuita alla mano del grande Maestro.

Una ipotesi per l’ opera del Salaì La Monna Vanna – tratta da Wikipedia.

È il modello maschio della famosa Gioconda?

Un’ ipotesi certo dirompente è riportata dallo scrittore Gianni Clerici in “Una notte con la Gioconda” (Rizzoli editore, 2008): la donna raffigurata nel noto capolavoro di Leonardo sarebbe in realtà un uomo, Gian Giacomo Caprotti, che sarebbe stato non solo allievo prediletto, ma anche amante di Leonardo. Quindi non la monna Lisa Gherardini come fino ad oggi sostenuto. Anche Silvano Vinceti, Presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali, che, tra i propri recenti “successi”, vanta l’individuazione del luogo di sepoltura dei resti di Caravaggio, lo sostiene vivacemente. Le analisi digitali hanno fatto scoprire due lettere negli occhi della Monna Lisa: una S, perfettamente coincidente con la grafia del pittore, nell’occhio sinistro del celebre dipinto (destro per chi guarda) e una L nel destro: S per Salai e L per Leonardo (la stampa.it). A sostegno di questa tesi c’è senz’altro la forte somiglianza della persona ritratta nella Gioconda con il San Giovanni Battista, una tra le ultime opere fatte dal Leonardo (oggi al Louvre), dove è ritratto senza alcun dubbio, il giovane Gian Giacomo Caprotti e l’Angelo Incarnato entrambi dipinti dal Leonardo stesso. Inoltre come detto sopra lo stesso Caprotti giocò con il tema della Gioconda dipingendone, o contribuendo a dipingere, una versione dichiaratamente androgina, la cosiddetta Monna Vanna (Joconde nue).

 

Comunque, sicuramente c’è ancora molto da scoprire sul conto dell’uomo e dell’artista conosciuto come il Salaì. Quello che può essere quasi certo, almeno per il mio modesto parere di vedere le cose, è che un uomo che ha auto la “fortuna” di crescere e vivere per circa 20 anni a fianco di Leonardo da Vinci, abbia ancora molto da trasmetterci e da dirci, quindi…

 

 

Nelle opere artistiche, c’è San Giovanni o Maria Maddalena?

Leonardo il Cenacolo.jpgLo so che non sono il primo, e non sarò neanche l’ ultimo a parlare di questo grande dubbio che assilla molti appassionati e storici di Arte, ma anche molti fedeli Cristiani, sulla “presunta” presenza o meno di una donna al fianco di Gesù Cristo nell’ Ultima cena. E quella era davvero l’ Ultima cena o era invece una cena di nozze, come hanno azzardato in tanti?

Questa “donna”, seduta alla tavola insieme a Gesù e agli altri Apostoli, dovrebbe essere secondo molti Maria Maddalena (compagna o sposa di Gesù Cristo). Queste ipotesi e teorie, si sono rafforzate anche con l’ uscita del Best Seller Il Codice Da Vinci di Dan Brown, che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Nel libro, si teorizza che Maria Maddalena, era la sposa di Gesù, e da loro nacque una discendenza “Reale e Sacra”.

Ultima cena Perugino 1495.jpg

 

Nella Bibbia si narra che, Maria Maddalena, che era una grande peccatrice, incontrando Gesù, rimase talmente colpita e affascinata dalle Sue Ultima cena Gaudenzio Ferrari duomo Cremona.jpgparole, che si pentì profondamente dei propri peccati. Dopo lavò i piedi al Cristo, asciugandoli con i suoi lunghi capelli con grande amore. Da allora segui sempre la Parola di Dio, e segui Gesù sino alla Sua Crocifissione e Resurrezione.

Io sinceramente ho molti dubbi su ciò e non sono riuscito a farmi una idea certa sulla questione. Non escludo però che ci sia qualcosa di “misterioso” e affascinate in tutto, un qualcosa di molto importante che attraverso studi e ricerche, possa portare ad un altra verità.

Ci sono molte domande a cui non si riesce ancora a rispondere del tutto. Per esempio, ritornando all’ Arte, mi piacerebbe capire come mai, alcuni dei più grandi Artisti di tutti i tempi (vedi per esempio Leonardo da Vinci, Il Perugino, Federico Barrocci etc), hanno voluto raffigurare nelle loro opere, raffiguranti Ultime cene, un San Giovanni dai lineamenti “molto particolari”. Cosa volevano trasmetterci questi artisti? Erano custodi di un qualche segreto importante, che non poteva essere svelato? Hanno cercato in qualche modo di far sapere, di svelare ai più “illuminati”, ai più attenti un qualcosa di particolare? MAAAHH!!!

Ultima cena Federico Barocci 1590 99.jpg

Comunque, in questo articolo trovate alcune famose Ultime cene o un particolare di esse, realizzate da grandi Maestri dell’ Arte citati sopra. Voi dateci una occhiatina (cliccate sopra per zoomare), e poi magari lasciate un commento sotto, con la Vostra impressione o ciò che ne pensate di questa curiosità.

Arrivederci

 

 

Leonardo La Gioconda dritta.jpgA volte mi piace perdermi nei miei pensieri e inizio a farmi delle domande spesso stupide ma altre molto più serie e misteriose alle quali non riesco assolutamente a darmi una risposta. Per esempio una di queste mie domande è ma l’arte che cosa è? Che definizione possiamo dare a questa bella parola così piccola e astratta ma così importante per l’uomo?

Poi penso a quanti importanti uomini tra i filosofi, gli stessi artisti o grandi intelettuali nella nostra società hanno cercato di dare risposta a ciò, sin dall’antichità sino ai nostri giorni. Risposte che però non sono state sempre così efficaci e precise anzi hanno trovato spesso dei disaccordi tra di loro esperti e causato magari ulteriori dubbi.

Spesso si sente dire magari per semplificare il tutto che l’arte è tutto ciò che è bello. Beh diciamo che questo potrebbe andare bene in linea generale ma noi ci chiediamo a questo punto chi può decidere cosa è bello e cosa non lo è? Il grande poeta Giacomo Leopardi parlando del rapporto tra arte e bellezza amava affermare che “il bello fa stomaco (cioè ripugna) alle arti”.

In passato alcune persone hanno definito che l’Arte è una riproduzione fedele della Natura proposta dagli artisti nelle loro opere. Queste persone però oggi non parlerebbero più così, visto che con la nuova tecnologia e con videocamere e macchine fotografiche sempre più moderne e “perfette” riusciamo, chiunque di noi a “riprodurre” la realtà e la natura “quasi” perfettamente e quindi rientreremmo anche noi gente “normale” nella definizione di artisti come affermato da quelle persone del passato. Ma per questo noi semplici fotografi sicuramente non ci riteniamo certo degli “artisti” o che facciamo “Arte”.

Penso anche a chi ha detto che la vera Arte è quella capace di coinvolgere emotivamente chi la osserva. Anche questo sembra molto giusto ma se pensiamo che le emozioni sono spesso soggettive e diverse da persona a persona notiamo che anche questa risposta non può essere assoluta e molto precisa.

Insomma è davvero molto difficile trovare qualcosa che sia comune e che calzi perfettamente nel definire la parola arte. E mi chiedo se forse è proprio questa la giusta risposta e cioè che l’arte non può essere definita, ristretta o ingabbiata con semplici parole. L’arte è un mistero meraviglioso, può essere il tutto e il niente, il sogno e la realtà, il male ed il bene, il brutto e il bello.

arte informale 9.jpgl’arte siamo noi stessi, esseri umani con la nostra storia, le nostre emozioni e i nostri desideri. Noi se vogliamo facciamo diventare arte un semplice e inutile oggetto, trovando sempre una parola giusta per descriverlo, per lanciarlo nell’Olimpo e nella gloria. Usando magari parole grosse come concetto, comunicazione, bellezza ideale, linguaggio artistico, allegoria e tanto altro.

Se pensiamo che vengono considerate Arte (e spesso con valori economici assurdi) anche opere come quelle di Lucio Fontana (vedi a lato Concetto spaziale) che magari alcuni di noi trovano incomprensibili, inspiegabili se non addirittura brutte, con quei “semplici tagli” fatti nelle tele, eppure. Arte è anche il mettere una ruota di bicicletta su di uno sgabello (vediamo sotto l’opera di Marcel Duchamp del 1913) o magari esporre al pubblico un WC in un grande Museo e renderlo immortale.

dadaismo 1.jpg

 

Molti si chiedono per esempio cosa possono avere in comune artisticamente queste opere nominate sopra e La Gioconda quel meraviglioso capolavoro di Leonardo da Vinci (vediamo in alto) o ancora lo straordinario capolavoro di scultura il David di Michelangelo (vediamo sotto). La risposta forse è il termine “indefinibile” di Arte.

Il David di Michelangelo.JPG

 

 

Io penso quindi che non si potrà mai dare una definizione generale e assoluta per il termine “arte”, ma che ognuno di noi con i nostri difetti ed i nostri pregi, attraverso la realtà e la fantasia e soprattutto con i nostri personali sentimenti, può fare propria e far diventare un tesoro unico. Tesoro unico e raro che noi italiani con grande orgoglio custodiamo nel nostro meraviglioso e prezioso scrigno che si chiama Italia.

Come sempre vi ringrazio di cuore per la vostra partecipazione agli articoli del sito e spero di poter leggere anche una vostra personale opinione o un vostro semplice commento in merito a quello detto in questo breve articolo, oltre che invitare tutti a leggere quelli lasciati da altri appassionati che sono spesso molto interessanti. 

 

 

Il grande genio e artista Leonardo da Vinci, tra le tante sue opere e capolavori ultimati o incompiuti, realizzò anche due versioni dell’opera pittorica che gli esperti di arte conoscono come La Vergine delle rocce, anche se sulla seconda versione (cioè l’opera che si trova collocata a Londra), vi sono stati dei dubbi sul fatto che era stata realizzata interamente da Leonardo.

La prima Vergine delle rocce è collocata a Parigi presso il famoso Museo del Louvre (vediamo un immagine sotto) mentre la seconda versione è collocata presso la National Gallery di Londra (vediamo ancora più in basso). 

Leonardo da Vinci La Vergine delle rocce 1 Parigi.jpg

Cenni sulla commissione della Vergine delle rocce.

Da antichi documenti e testimonianze ritrovate gli esperti hanno scoperto che durante il soggiorno di Leonardo presso Milano, gli venne proposta la realizzazione di un importante opera pittorica. Era il 25 Aprile del 1483, quando Leonardo alla presenza degli amici che lo ospitavano presso la loro casa, i fratelli e pittori Evangelista e Giovanni Ambrogio De Predis, stipulò un vero e proprio contratto con il Priore della Confraternita milanese dell’Immacolata Concezione, tale Bartolomeo Scorione.

Leonardo doveva realizzare una “pala”, da collocare sull’altare della Cappella dedicata alla Confraternita, presso la Chiesa di San Francesco Grande, Chiesa che non esiste più perché andata distrutta. Nel dettagliato contratto trovato, vi erano elencate tutte le richieste di come doveva essere realizzata l’opera, infatti la pala centrale, doveva far parte di un trittico e doveva raffigurare La Madonna Vergine, il Dio Padre in alto, un gruppo di Angeli e due profeti. Il tutto con i colori elencati nel contratto dai confratelli. Per quanto riguarda le tavole laterali, che furono affidate ai fratelli De Predis, dovevano mostrare Angeli in gloria che cantavano e suonavano. Nel contratto vi era indicato anche il tempo di realizzazione (circa due anni) e i soldi pattuiti da versare a rate (800 lire imperiali).

Non è chiaro perché Leonardo cambiò il soggetto della tavola, optando piuttosto per il leggendario incontro tra i piccoli Gesù e Giovanni narrato nella Vita di Giovanni secondo Serapione e in altri testi sull’infanzia di Cristo. Potrebbe essere stato Leonardo a decidere arbitrariamente le modifiche, ma è possibile che, viste le consuetudini dell’epoca, siano state le richieste dei committenti a cambiare anche in considerazione dello stile un po’ “arcaico” della prima richiesta. Giovanni Battista infatti era il protettore, assieme a san Francesco, della Confraternita dell’Immacolata, che quindi si riconosceva nella figura del Battista inginocchiata davanti a Gesù e da lui benedetta, nonché, allo stesso tempo, protetta dalla Vergine Maria.

Non vennero dipinti né Dio padre, né i profeti e gli angeli “alla foggia greca”. Due soli angeli musicanti vennero dipinti da Ambrogio de Predis nelle ali laterali (oggi conservate alla National Gallery di Londra).

I personaggi che riconosciamo nelle due opere, sono la Madonna al centro, che con il braccio destro abbraccia il piccolo San Giovanni Battista. Sulla destra dell’ opera, si possono vedere un Angelo e Gesù Bambino. L’ ambiente sembra quello di un paesaggio roccioso, con piante e fiori che sembrano tipicamente acquatiche, come se fossero state descritte da un “botanico”.

Continua…

 

Nascono i problemi e la seconda versione

Spesso si è letto che, a causa dell’inadempienza contrattuale legata al soggetto, la Confraternita contestò il dipinto considerandolo incompiuto, o addirittura inadatto poiché eretico. Studi più precisi, basati sui documenti d’archivio relativi alla controversia legale che oppose gli artisti ai committenti, hanno permesso di delineare una vicenda diversa.

Leonardo da Vinci La Vergine delle rocce 2 a Londra.jpg

In una supplica al Duca di Milano, databile tra il 1493 e il 1494, Leonardo da Vinci e Ambrogio de Predis (Evangelista era nel frattempo morto alla fine del 1490 o all’inizio del 1491) richiedevano che l’opera dovesse essere pagata più della cifra pattuita inizialmente (200 ducati) in quanto la realizzazione, soprattutto a causa della complessa ancona dorata e intagliata, sarebbe stata molto più laboriosa e dispendiosa. Gli artisti dunque chiedevano un conguaglio di 100 ducati per il dipinto centrale, ma se ne videro offrire solo 25. Proposero allora che venissero nominati degli “esperti dell’Arte” che giudicassero il lavoro oppure che i committenti «lasano ali dicti exponenti dicta nostra dona fata a olio» per la quale hanno già ricevuto diverse offerte di cento ducati «da persone quale hano voluto comprare dicta Nostra Dona». Questo ha fatto supporre ad alcuni che la prima versione della Vergine delle Rocce fosse già stata posta in opera ma che gli autori ne stessero chiedendo la restituzione, mentre altri hanno sostenuto che l’opera non sia mai arrivata alla cappella dell’Immacolata, ma si trovasse ancora nello studio degli artisti. In particolare Marani sostiene senza mezzi termini che «i pittori stanno tentando di ricattare i confratelli, chiedendo una maggiorazione del compenso, salvo appunto trattenere presso lo studio il dipinto». La diatriba tra Leonardo e la Confraternita si trascinò così per molti anni e fu chiusa nel 1506 da una sentenza con cui l’opera venne dichiarata ufficialmente “incompiuta”. Leonardo era tenuto a portarla a termine entro due anni, ma gli venne riconosciuto un conguaglio di 200 lire (corrispondenti a 50 ducati, la metà di quanto aveva inizialmente richiesto).

Nel frattempo Leonardo aveva abbandonato Milano, era tornato a Firenze ed aveva visitato numerose città. La seconda versione della pala, che mitiga alcuni aspetti più rivoluzionari dell’opera, doveva essere già avviata prima della partenza di Leonardo (1499), venendo poi completata in occasione del suo secondo soggiorno milanese, nel 1506. Nella seconda versione la Madonna appare più grande e maestosa, i due bambini sono più riconoscibili e soprattutto è sparito l’inconsueto gesto della mano dell’angelo, che nella prima versione indicava Giovanni, e il suo sguardo diretto allo spettatore. I classici attributi della iconografia tradizionale, come le aureole e il bastone con la croce del Battista, sarebbero stati aggiunti molti anni più tardi, probabilmente nei primi decenni del XVII secolo.

Ancora vi sono alcuni dubbi che sembrano avere gli esperti di arte, ma concludendo, vorrei dire che quando si parla di Leonardo da Vinci, deve esserci sempre un qualcosa di misterioso, di criptico che ci lasci un po’ di dubbi, e le due Vergini delle rocce, non fanno eccezione.

Voglio ringraziare pubblicamente il sito Wikipedia, da dove ho attinto alcune preziose notizie per questo articolo. Cliccate sui link sotto per andare sugli approfondimenti delle due opere di Leonardo (presso Museo di Parigi e di Londra).

Arrivederci a presto