caravaggio,michelangelo merisi,scoperti 100 nuovi disegni,pittura,arte del seicento,news d'arteIeri 5 Luglio 2012 ha fatto il giro del mondo la sensazionale notizia data in esclusiva dall’Ansa (cliccate per avere più informazioni sulla notizia), riguardo la scoperta da parte di un gruppo di esperti di arte capeggiati da Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli di circa 100 tra disegni e altre opere d’arte mai viste prima, realizzati dal grande pittore del Seicento conosciuto come il Caravaggio.

La bellissima e “rivoluzionaria” (per i contenuti inediti ritrovati ma soprattutto per capire meglio gli anni giovanili e di esordio dell’artista) scoperta è avvenuta dopo anni di intense ricerche e di studi presso il bellissimo Castello Sforzesco di Milano e, le opere e i disegni riguarderebbero il lavoro che un giovanissimo Caravaggio avrebbe eseguito quando frequentava la bottega d’arte del maestro Simone Peterzano, quindi nei suoi primi anni di passione e di creazione per l’arte. Tra il materiale e i disegni ritrovati sembra che vi sia anche una lettera scritta per una qualche protesta e dalle analisi fatte dagli esperti alla grafia, si ha la certezza che questa sia stata scritta proprio dal Caravaggio in persona. Pensate che se tutte queste opere trovate sono davvero stati eseguiti da quello che si conosce come uno dei più grandi pittori di tutta la storia dell’arte, quante importanti notizie e interessanti dati tecnici potranno darci in più per l’arte in generale e per gli inizi di una grandissima carriera artistica. Se vengono confermati dagli studiosi come lavori del Caravaggio, queste 100 opere potranno avere come valore economico la fantastica cifra di oltre 700 milioni di euro. Il risultato della indagine e della scoperta da parte degli autori verrà reso pubblico da oggi 6 Luglio 2012 attraverso l’uscita di due e-book.

 

Quando si parla o si pensa al grande artista italiano del Seicento Michelangelo Merisi, conosciuto in tutto il mondo ed entrato nell’Olimpo dell’arte come il Caravaggio, la prima cosa che viene in mente e la sua straordinaria abilità nel rappresentare e raffigurare la luce in modo molto naturale e realistico nelle sue opere.

 

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Uno dei tanti capolavori arrivati sino a noi è quello conosciuto col nome Incredulità di San Tommaso di cui vediamo una immagine sopra, realizzato dal Caravaggio in un periodo che va dal 1599 al 1601, con la tecnica dei colori ad olio su una tela di medie dimensioni circa 107 per 146 centimetri. Questo dipinto può essere ammirato visitando la Stftung Schlosser und Garten Potsdam-Sanssouci a Potsdam. Osservando l’opera, notiamo che i personaggi raffigurati fanno parte di una scena religiosa, raccontata nella Sacra Bibbia. Gesù Cristo dopo essere risorto, si presenta ad alcuni dei suoi Apostoli vestiti di laceri tuniche tra la sorpresa e la meraviglia di questi ultimi. San Tommaso, che come sappiamo dalle sacre scritture è diffidente e che non crede se non tocca con le proprie mani, è quello più restio ad riconoscere la persona che le sta davanti. Il Cristo allora prende una mano di San Tommaso e l’accompagna con grande calma sulle proprie ferite e le piaghe, che sono le testimonianze certe e reali della sua Divina persona risorta per salvare l’umanità dopo la crocifissione come aveva predetto. Caravaggio riesce a fissare questo preciso e intenso momento sulla tela con la sua abilità artistica e il suo grande genio, creando il punto più importante al centro della composizione con le teste del Cristo e dei tre Apostoli chine a formare quasi una sorta di cerchio mentre guardano le ferite aperte sul costato di Gesù. Notiamo anche che i visi sono molto naturali e realistici nei lineamenti, non sono visi idealizzati ma presi dal popolo come modello, magari visi di contadini o visi di poveri del posto, come era solito lavorare l’artista che spesso per questo era criticato. Il dito di San Tommaso che ancora non crede a ciò che gli sta davanti quasi con fare beffardo (testimoniato dalle rughe che segnano la fronte e gli occhi sul vuoto) affonda nella bianca carne del Cristo illuminata da una luce intensa, quasi divina, mentre gli altri Apostoli seguono il gesto con emozione e grande attesa. La drammaticità di questo gesto così realistico viene accentuata dal forte contrasto creato dal chiaroscuro, che serve a evidenziare l’azione annullando il resto e lo sfondo. Già mi sembra di immaginare guardando questo capolavoro l’attimo dopo della scena rappresentata come una perfetta fotografia storica e cioè, la magica tensione di quando tutti gli Apostoli alzano gli occhi in lacrime, pieni di emozione verso quelli del Cristo risorto.

Caravaggio è straordinario come sempre.

 

Michelangelo Merisi l’artista detto il Caravaggio e la sua tragica fine.

 

Caravaggio La vocazione di San Matteo.JPGSulla sabbia arsa dal sole cocente del mezzogiorno un uomo avanza correndo, ma con passo traballante e incerto.

È un uomo disfatto, nel viso livido di febbre risaltano le cicatrici di uno sfregio recente, il segno di una vendetta; gli occhi allucinati frugano tutto il litorale disperatamente… la barca, dov’è la barca? Non ha tempo da perdere, deve giungere in fretta a Roma, dove lo aspetta la concessione della Grazia.

Chiude gli occhi un attimo. Dopo essere stato due giorni nella cella oscura di un carcere non è ancora abituato alla luce violenta del sole. Ironia del destino! Per un equivoco, uno scambio di persona, ha dovuto scontare due giorni di carcere, ed ora viene perseguitato dai gendarmi di due Stati.

Ma la barca, dov’ è la barca? La spiaggia è deserta…

Un ombra gli vela lo sguardo, l’ombra fredda della morte. Il sole continua a martellare, ma per l’uomo è ormai sera, per sempre.

Così moriva, solo e disperato a trentasei anni, Michelangelo Merisi da Caravaggio, riconosciuto da tutta l’ umanità, come uno dei più grandi geni della pittura di tutti i tempi (la sua morte è certificata nel giorno 18 Luglio 1610).

Chissà se è andata proprio così (la descrizione dovrebbe rasentare di molto la realtà) l’ultima scena del grande Maestro, ma una cosa è certa e cioè che Caravaggio ebbe una vita piena di tragedie, di spacconate e di meraviglie.

 

Caravaggio dipingeva teste a un soldo l’una.

Dopo essere stato per 4 anni a Milano come apprendista del pittore Simone Petarzano e ricco solo di talento e di speranze, sul finire del 1589 giunge presso la Roma fastosa che Papi, Cardinali e nobili fanno a gara per poter arricchire e adornare. Sembra proprio una terra promessa per tutti quei pittori che possono vantare la protezione dei quartieri alti, infatti una “raccomandazione” significa spesso la notorietà e la ricchezza.

Il Caravaggio invece che viene chiamato ben presto col nome del suo paese natale, per non confonderlo con il grande Michelangelo Buonarroti possiede i soli abiti che ha indosso, non certo eleganti, e non conosce nessuno all’infuori dei popolani di Ripetta e degli altri squattrinati come lui, che alla sera si ritrovano all’Osteria del Moro. Il primo dono di Roma è la malaria, infatti al primo attacco grave di questa malattia viene ricoverato in ospedale solo per carità. La convalescenza è lunga e il pittore ne viene fuori smagrito, emaciato. Possiamo vederlo nell’opera del Bacchino malato in cui il pittore sembra si ritrae. Sono tempi duri per Caravaggio per guadagnarsi la cena. Si adatta a dipingere le teste dei personaggi dei quadri di un certo Lorenzo, un oscuro pittore siciliano. Costui ritrae in qualche modo un gran numero di persone, ma non è capace di dipingere le teste. Allora Caravaggio, le aggiunge lui e il tutto per un soldo ciascuna.

Una meravigliosa bellezza nella sua arte.

Caravaggio arte 600 canestro.jpgNel tempo libero Caravaggio si sbizzarriva a dipingere per conto suo dei canestri con fiori e frutta lucide che sembravano sprizzare vita.

Proprio per cercare la scintilla di vita, il Caravaggio osserva attentamente l’ambiente che lo circonda, ma la scelta dei modelli rivela una sua meravigliosa spregiudicatezza. Egli infatti non sa che farsene di quelle figure dignitose e retoriche, i cosiddetti soggetti nobili che popolano i quadri dei grandi pittoroni in voga a quei tempi.

Il Caravaggio per le sue opere ha bisogno di personaggi di vita reale e così una fanciulla che si asciuga i capelli davanti alla porta di casa gli dà lo spunto per una Maddalena, i bambini vocianti del suo quartiere vengono ritratti chi con una pera in mano, chi nell’atto di spaventarsi per un ramarro. Quando non ha soggetti ritrae se stesso, magari nei panni di un gentiluomo che si fa predire la ventura da una zingara.

I pittori in voga scuotono il capo e dicono di lui che è uno stravagante, ma devono ammirare la sicurezza delle sue composizioni e la forza vitale che si sprigiona dai suoi quadri.

 

I piedi di San Matteo e la Lena morta.

Caravaggio 600 I piedi di San Matteo.jpgFinalmente arriva la grande occasione, infatti il Cardinale Del Monte gli fa ottenere una commissione per dipingere delle tavole con la vita di San Matteo per la Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Ma il primo quadro suscita subito un vespaio di polemiche e di proteste, infatti San Matteo è raffigurato come un robusto popolano seduto a gambe accavallate e mostra in primo piano i suoi grossi piedi “plebei” (a lato particolare dei piedi molto reali del Martirio di San Pietro Roma). Il quadro viene giudicato indecoroso, e Caravaggio è costretto a rifarlo. Anche la Vocazione e il martirio di San Matteo scandalizzano i ben pensanti, che addirittura riconoscono nei personaggi i compagni di taverna del grande pittore. Comunque le polemiche accrescono la sua fama, insieme a quella dell’ Artista cresce anche quella dell’ uomo, che non è affatto buona. Caravaggio infatti è un impulsivo, quando si esaspera sfodera sempre la sua spada, e così fioccano le denunce. Poi magari il pittore fa ammenda, ma ricomincia di nuovo, insomma è una vita violenta.

Anche l’amore è violento, il pittore è avvelenato dal sospetto di gelosia. Il nome dell’amata è una certa Lena Star e per gelosia userà spesso la spada, venendo ferito e uccidendo anche.

Se andiamo a guardare uno dei suoi capolavori che si trova al Museo del Louvre di Parigi, intitolato La morte della Vergine possiamo immaginarci lo sgomento che provarono i ben pensanti dell’epoca nel guardare il volto della Vergine e sobbalzando in aria, gridare indignati che quelle erano le fattezze della Lena, una cortigiana.

Caravaggio 600 Morte della Vergine.jpg

 

 

Ma nel dipinto il dolore degli Apostoli è quello stesso del pittore. La Lena in realtà era morta. Lavorando attorno a questo quadro in cui raffigura il corpo senza vita della donna, Caravaggio è portato a riflettere sul mistero della morte. Al di là di ogni accostamento profano, la morte accomuna la cortigiana e la Madre di Dio, la Vergine e la Lena, ed egli è uno di quegli Apostoli a capo chino, muto di fronte a quel mistero (meraviglioso, un quadro che ti emoziona e che ti prende “particolarmente”).

Trovate tanti altri articoli interessanti sulle opere del Caravaggio in questo sito nelle colonne a lato.

Oggi chi ha la possibilità di visitare il Kimbell Art Museum di Fort Worth, una località del Texas (Stati Uniti), può ammirare tra le altre numerose opere pittoriche e non, un bellissimo capolavoro di pittura di Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come il Caravaggio, uno dei più grandi maestri di pittura di sempre, e vanto di tutti noi italiani. Sto parlando del dipinto conosciuto col nome di I bari (cliccate sotto per zoomare).

 

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Breve descrizione dell’opera I Bari del Caravaggio.

Questo dipinto, è stato realizzato dal Caravaggio intorno al 1594-1595, con la tecnica dei colori ad olio su una tela di circa 94 per 131 centimetri. In esso, possiamo vedere come con grande maestria tecnica e grande genio, il Caravaggio riesce a raffigurare la scena di una truffa durante un gioco di carte, che magari l’artista, attento osservatore della vita e della realtà che lo circondava, aveva notato chissà quante volte per le strade o nei locali malfamati che spesso frequentava. Sembra quasi una fotografia che blocca il momento culmine del fatto. Vediamo in questo dipinto, un tranquillo giovanetto, dall’aria molto ingenua, che sta giocando a carte con un altro personaggio, mentre vi è la presenza di una terza persona sulla scena. Questa terza persona, è in combutta con l’avversario del giovanetto, ed insieme cercheranno di “fregare” l’ignara vittima. Il Caravaggio, con precisione descrittiva, riesce a renderci tutto molto più facile e comprensivo. I tre personaggi, si trovano in piedi intorno ad una tavola coperta da un tessuto tipo damascato, e stanno giocando di un qualche gioco di carte. Di spalle si vede uno dei due bari, con un copricapo piumato, che attende con ansia di estrarre da dietro una delle carte nascoste, che gli permetteranno di vincere la partita, dopo che il suo complice spiando il gioco della vittima, gli faccia il segnale dovuto.

Il dipinto ci fa intuire la drammaticità della scena, con la calma della vittima vestita di nero che sembra in una eterna riflessione sulla carta da giocare, senza sapere cosa lo aspetta e l’impazienza dei due bari che fremono nell’attesa degli esiti. Tra stupendi giochi di luce e ombre, ed i colori che modellano i personaggi e gli atteggiamenti molto realistici e naturali. Da notare i piccoli ma grandi dettagli dell’artista, come i guanti del baro di fronte che sono strappati in alcuni diti. Questo per farci capire che non stiamo davanti a due geni della truffa, ma magari davanti a due “rubagalline”, spesso sfortunati, ma che non oserebbero puntarti il pugnale alla gola (come quello che porta uno dei bari alla cinta).

Mi farebbe piacere che Voi aggiungereste le vostre impressioni e le Vostre idee personali sulle opere d’arte degli articoli del blog, tramite i commenti riportati sotto ogni articolo.

Un saluto.

 

La celebre opera conosciuta come il Bacchino malato è un dipinto realizzato dal grande artista italiano del Seicento Michelangelo Merisi che tutti noi conosciamo e celebriamo come il Caravaggio, dal nomignolo preso dalla località di nascita dell’artista, uno dei più grandi e celebri pittori di tutti i tempi.

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Il Bacchino malato che potete vedere su in un immagine è stato realizzato con la tecnica dei colori ad olio su una tela di dimensioni non grandi di circa 67 per 53 centimetri. Non si hanno certezze sulla data esatta ma sembra che sia stato realizzato dal Caravaggio nel periodo subito dopo essere uscito dall’Ospedale Santa Maria della Consolazione, dove era stato ricoverato per una incerta malattia (sono stati trovati alcuni documenti che testimoniano il fatto). Il periodo in questione è tra il 1593 e il 1594.

Come anche un altro famoso dipinto dell’artista intitolato Fanciullo con canestra di frutta (vedi) anche il Bacchino malato è oggi conservato e può essere ammirato presso l’importante Galleria Borghese che troviamo presso Roma. Questi due dipinti tra gli altri sono stati realizzati mentre l’artista era ospite e lavorava come pittore “generico” presso uno degli studi artistici più importanti in quegli anni a Roma. Questo studio, molto frequentato dalla crema della società e da appassionati perché molto alla moda era gestito dal pittore Giuseppe Cesari, un famoso artista dell’epoca meglio conosciuto nella storia con lo pseudonimo di Cavalier d’Arpino. Sembra che per piccoli problemi legali nel 1607 furono sequestrate molte opere nello studio di arte del Cavalier D’Arpino, opere date in cambio per non essere arrestato. Sembra che tutto questo piano sia stato architettato da un mercante d’arte ed esperto collezionista, tale Scipione Caffarelli-Borghese che era il nipote del Papa dell’epoca Paolo V, per entrare in possesso di tali capolavori artistici tra cui anche quelli del Caravaggio. E da lì sino alla famosa Galleria che ha lo stesso nome di Scipione, suo antico discendente.

guardando questo capolavoro si può intravedere una certa rassomiglianza del Caravaggio. Infatti alcuni esperti d’arte indicano che il personaggio raffigurato non sia altro che il pittore appena uscito dall’Ospedale della Consolazione dove fu ricoverato, che con una sua tecnica fatta di specchi cercava di riprodurre la naturale realtà di un uomo convalescente. Quindi un pezzo di autobiografia, un pezzo della sua vita come noi faremmo oggi con i diari personali. L’uomo raffigurato certo non è molto bello nei lineamenti, quindi non si vuole esaltare sicuramente la bellezza esteriore, ma forse il male, quello più profondo e interiore. Proprio da questo deriverebbe il colorito pallido e il titolo del dipinto. Il nome Bacchino deriva dal fatto che è raffigurato con le caratteristiche iconografiche proprie del famoso dio romano Bacco, cioè la posa, l’uva in mano o la corona di alloro. Il pittore tende ad evidenziare il non buon stato di salute del personaggio, col pallore del viso e del corpo nudo sulla schiena. Le labbra sembrano quasi sul color blu per accentuare la malattia fisica. Un altro studioso d’arte, Maurizio Marini indica che i toni spenti dei colori del dipinto che ci fanno pensare in modo erroneo ad un uomo malato, non sono altro che il risultato di una sbagliata procedura di restauro che è stato fatto in passato. Comunque vi sono altre interessanti teorie sul Bacchino malato del Caravaggio che potete trovare e leggere su Wikipedia, il sito da dove ho tratto alcuni spunti per questo post.