Oggi 31 Ottobre 2012 si celebrano i 500 anni dalla prima presentazione avvenuta in data 31 Ottobre del 1512 della meravigliosa opera d’arte che è la volta della Cappella Sistina affrescata dal grande maestro italiano Michelangelo Buonarroti e che possiamo ammirare in tutta la sua maestosità e grandezza presso la città del Vaticano a Roma, sede del Santo Padre.

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Per questa importante occasione il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto celebrare il rito dei Vespri proprio nella Cappella Sistina, tra i numerosi affreschi che rappresentano varie scene sacre tratte dalla Bibbia realizzate dal maestro toscano, tra cui anche il celebre particolare della creazione di Adamo da parte di Dio, che vediamo in alto. Leggete anche Il giudizio universale nella Cappella Sistina.

 

 

A tutti gli Amici della rete che ci seguono sempre con tanta passione e curiosità, condividendo e dandoci spesso nuovi spunti per fare sempre meglio:

AUGURIAMO DI VERO CUORE

UN FELICE E SERENO PERIODO DI FESTA

IN OCCASIONE DELLA SANTA PASQUA.

Bruegel La salita al Calvario 800per.jpg

 

 

In questo periodo di crisi, pieno di drammi e di gioia e che ci fa riflettere soprattutto per la Passione di Gesù Cristo, Vi invitiamo ad andare al Cinema per vedere un nuovo film che è uscito nelle sale il 30 Marzo 2012.

Nel Film I colori della passione del bravo e ispirato regista Lech Majewsky ambientato nelle Fiandre del XVI secolo occupate dagli spagnoli, vivremo anche la ricostruzione attraverso i meravigliosi colori e i numerosi personaggi di un celebre dipinto del Cinquecento intitolato La salita al Calvario (del 1564 sopra) realizzato da uno dei più grandi artisti di quel periodo, Pieter Bruegel detto il Vecchio. In questo capolavoro dell’arte e in sintonia con la festa della Pasqua troviamo centinaia di figure e personaggi che assistono alla drammatica passione del Cristo. Qui trovate il link per vedere il Trailer del film su You Tube!

 

La bellissima e celebrata opera pittorica che conosciamo col nome di la Venere dormiente è un dipinto progettato e in gran parte realizzato agli inizi del Cinquecento (all’incirca tra il 1507 e il 1510) dal grande maestro di Castelfranco Veneto Giorgio Gasparini, meglio conosciuto in arte col sopranome di Giorgione da Castelfranco. Quest’opera viene anche chiamata La Venere di Dresda, probabilmente dal nome della località tedesca (Dresda) ove essa è collocata presso la Galleria d’arte Gemaldegalerie, dove si può andare ad ammirarla in tutto il suo splendore. (Per una visione migliore potete cliccare sulle immagini per ingrandirle un pochino).

 

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Gli storici e gli esperti d’arte, ritengono che la Venere dormiente che è stata realizzata con la tecnica dei colori a olio su una tela avente dimensioni di 108,5 per 175 centimetri circa, non sia stata finita dal Giorgione a causa purtroppo della sua prematura morte, sopraggiunta quando l’artista aveva soltanto 32 anni. Da alcune ricerche e studi effettuati, si sa anche che venne in seguito completata e in parte modificata negli anni successivi, dal suo grande amico e grande allievo, Tiziano Vecellio, che come il suo maestro aveva seguito e sviluppato la nuova tecnica chiamata “tonalismo veneto”, utilizzata attraverso un attento uso dei toni e dei valori luminosi che ogni colore porta. Del Tiziano pare che siano alcune modifiche fatte per riparare alcuni importanti danni subiti dall’opera, nel paesaggio e nel cielo, oltre che l’inserimento del drappo rosso o quel cespuglio che vediamo dietro la testa della Venere che va a confondersi col colore dei capelli. Comunque la certezza è che l’opera come idea e invenzione compositiva è attribuita interamente al Giorgione.

La Venere dormiente, sembra che fu commissionata per celebrare un certo matrimonio dell’epoca e la giorgione,arte,la venere dormiente,pittura del cinquecento,opere d'arte,arte del cinquecento,giorgio da castelfranco,pittura veneta,tonalismo venetoprima volta che fu notata nella casa del suo committente ed è anche testimoniato da documenti, fu all’incirca nel 1525 da un famoso collezionista di quel periodo, Marcantonio Michiel che cita tra l’altro anche la presenza di un Dio dell’amore, un Cupido in un angolo a destra del dipinto, forse come simbolo del grande amore tra i coniugi e che fu coperto dopo un restauro avvenuto nell’Ottocento. La Venere del Giorgione, come interpretazione artistica e la sua composizione, con questa particolare posa distesa del personaggio femminile raffigurato è la prima del suo genere e, in quel periodo ebbe un grandissimo risalto e tutti ne parlavano in bene e in male. La Venere del Giorgione infatti creò un grande seguito e molti artisti anche già quotati, si ispirarono ad essa prendendola a modello, imitandone soprattutto la posa come per esempio lo stesso Tiziano con il suo capolavoro La Venere di Urbino (di cui vediamo una immagine a lato) o il Lorenzo Lotto con la sua Venere e Cupido. Ma anche in seguito il dipinto ispirò altri grandi artisti nei vari periodi che vennero come il Rubens, Ingres o anche nell’Ottocento con l’impressionista Manet, che realizzò il quadro di Olympia (lo vediamo sotto).

 

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Continuate a leggere…

Breve descrizione del dipinto la Venere dormiente del Giorgione.

L’opera pittorica del Giorgione fu quasi una piccola rivoluzione per l’arte italiana e veneziana del Cinqucento in quanto immagini e ritratti di donne qualsiasi semi-vestite o interamente nude, erano davvero molto rare in quell’epoca. Giorgione raffigura Venere, che era nella mitologia la Dea dell’amore attraverso una bellissima figura femminile interamente nuda, distesa in primo piano all’aperto con alle spalle lo sfondo di un paesaggio di campagna. La donna che sembra dormire giace su una sorta di lenzuolo bianco e su un cuscino coperto da un pesante drappo di un colore rosso acceso. Sullo sfondo collinare realizzato attraverso l’abile uso della tecnica artistica conosciuta come il Tonalismo veneto, si notano alcune case di un Paese che si stagliano sullo sfondo di un cielo nuvoloso mentre in lontananza viene sfocata una montagna, che prende il tipico colore azzurino che possiamo ritrovare in altre sue opere. Questa bellissima donna nuda dal meraviglioso, sensuale e perfetto corpo, con le sue bellissime ed invitanti forme piene di rotondità rosee, dorme distesa e forse sognante in un paesaggio che sembra ritrarre le sue forme. La testa poggia delicatamente sul braccio destro aperto ad angolo in modo naturale e invitante, mentre l’altro braccio è disteso lungo il fianco per finire con la mano a coprire le parti più intime e delicate di questo corpo. Al centro della scena, notiamo una sorta di ceppo di albero tagliato.

giorgione,arte,la venere dormiente,pittura del cinquecento,opere d'arte,arte del cinquecento,giorgio da castelfranco,pittura veneta,tonalismo venetoSappiamo che molte delle opere del grande artista veneto Giorgione, hanno un significato ancora incerto e spesso molto enigmatico. Chissà quale è il vero messaggio o l’emozione che voleva trasmetterci attraverso questa sua straordinaria opera, tanto osannata, studiata e imitata da tanti artisti. Le teorie sull’opera sono numerose e a volte fantasiose. Alcune parlano di una Allegoria dell’amore, altri della rappresentazione della fedeltà matrimoniale tra due coniugi, che riesce a ardere per sempre. Forse Giorgione voleva trasmettere con quei gesti raffigurati delle braccia di Venere quasi invitanti (il braccio aperto sotto la testa), il messaggio per gli uomini di cogliere il frutto più bello che esiste in natura e cioè la pura bellezza femminile? E quel gesto della mano sinistra, che sembra all’apparenza il gesto naturale e pudico di una donna che cerca di coprire e proteggere le sue parti più intime dal violento mondo esterno? Ma perché è nuda e cosa sogna la donna del Cinquecento?! Che significato ha quell’albero tagliato al centro della scena?

Esistono tante altre teorie e idee sul dipinto della Venere e sulla sua posa che sono più o meno realistiche o fantasiose. Per esempio qualcuno parla di una raffigurazione oltre che della bellezza femminile anche di una sorta di autoerotismo che nel Cinquecento era un vero tabù anche solo a parlarne, con quel suo delicato gesto della mano che non copre solamente ma che forse inizia ad muoversi piano sull’inguine, facendo dell’autoerotismo e mandando la donna, (che simboleggia anche l’arte stessa) in un estasi totale come messaggio della rivoluzione tecnica e artistica che stava avvenendo in quel periodo.

Beh mi piacerebbe che qualcuno di voi, scrivesse le proprie personali idee su questo che a parte i misteri e i dubbi che suscita è indubbiamente uno dei più grandi capolavori di Giorgione e della storia dell’arte in genere. Così come per La Gioconda di Leonardo anche il Giorgione ci affascina con i suoi misteri straordinari.

Leggete se vi fa piacere anche La tempesta dell’artista Giorgione.

Un saluto a tutti gli appassionati.

 

Uno dei tanti artisti del passato che mi ha affascinato molto, soprattutto non per la sua tecnica artistica usata, ma per i temi trattati ed i soggetti di alcune opere, fu il pittore fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio, di cui non si conosce con certezza ne la data ne il luogo di nascita, (forse Breda tra il 1525-1530 circa, morto nel 1569).

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In questa sua breve vita, oltre ad avere dei figli e dei nipoti anch’essi ottimi artisti, Pieter riuscì a realizzare molte opere d’arte, tra cui alcuni celebri capolavori conosciuti ovunque.

L’opera Il trionfo della morte di Bruegel il Vecchio.

Il dipinto intitolato Il trionfo della morte, lo potete vedere sopra (cliccate per ingrandire l’immagine) che è conservato oggi presso il Museo del Prado di Madrid, è realizzato con i colori ad olio su una tavola di legno che misura circa 117 per 162 centimetri di dimensione, e la sua datazione risale intorno al 1562. in questo dipinto molto tragico e drammatico da vedere, Bruegel rappresenta alcune manifestazioni della morte, che viene a prendere e decimare intere popolazioni a causa delle epidemie di peste. L’artista nel dipinto, raffigura la morte come uno scheletro a bordo di un cavallo emaciato, che con la sua falce, uccide (falcia) chiunque si trova sul suo cammino. A causa della peste, infatti intere popolazioni europee furono decimate. Nel dipinto, l’artista rappresenta la paura della gente verso la peste, che è qualcosa di nuovo, che ancora non si conosce bene e che quindi si combatte in modo anche errato. Si vedono degli uomini impiccati ingiustamente in alto. Sono degli ebrei che pagarono con la morte, l’accusa risultata ingiusta di aver causato loro la grave epidemia di peste. Vediamo anche un re morto in basso a sinistra, che viene depredato da tutti i suoi averi. L’artista ci fa comprendere, che quando succedono queste grandi tragedie, queste grandi epidemie o catastrofi, e la morte cammina accanto ad ognuno di noi, può succedere di tutto. L’uomo cambia, gli istinti cambiano, e si diventa assassini, sciacalli, insomma dei veri animali pronti a vendicarci dei torti subiti in passato.

Nel dipinto, si possono notare tanti piccoli episodi, in cui la morte la fa da padrona, cioè in una parola sola trionfa sull’uomo.

Un saluto.

 

Il meraviglioso capolavoro conosciuto in tutto il mondo col nome della Pietà di Michelangelo (vedi immagine sotto), è una scultura realizzata col marmo bianco di Carrara da colui che è considerato giustamente dagli esperti, come il più grande artista scultore di tutti i tempi, e cioè Michelangelo Buonarroti.

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Quest’opera è conservata presso la Basilica di San Pietro, nella città del Vaticano a Roma, il piccolo Stato ove risiede il nostro Santo Padre. La Pietà è stata realizzata all’incirca negli anni 1497-1499, quando Michelangelo aveva circa 22 anni, ed era ancora agli inizi della sua straordinaria carriera artistica. La scultura è di dimensioni medie, alta circa 174 centimetri, larga 195 ed ha una profondità di circa 69 centimetri. Viene considerata uno dei maggiori capolavori scultorei che l’arte occidentale ci abbia dato. Possiamo anche dire che sia uno dei primi capolavori assoluti di Michelangelo, se si pensa che quando la realizzò, aveva soltanto appena 22 anni circa, quindi molto giovane, ma già pieno di talento e genio. La Pietà, è stata anche firmata da Michelangelo, infatti, sulla fascia a tracolla che regge il manto della Vergine affranta, possiamo trovare il nome dell’artista. Sembra che la Pietà, sia la sola opera firmata dal grande artista, e c’è anche un piccolo episodio che ci fa capire il motivo della sua firma, in quanto non usava mai mettere il suo nome nelle opere che realizzava. Sembra che un giorno lo stesso Michelangelo, senti parlare due signori tra di loro, mentre rimanevano affascinati e meravigliati davanti questa stupenda scultura. Uno diceva all’altro che l’artefice di tale bellezza era uno scultore lombardo, tale Cristoforo Solari. Per questo Michelangelo, volle evitare qualunque confusione di paternità, e firmò la Pietà. La Pietà, raffigura il momento forse più drammatico dell’episodio della Crocifissione di Gesù. Nell’opera, riconosciamo subito infatti, la Vergine Maria (la Madonna), che tiene tra le braccia il proprio figlio Gesù Cristo, morto per tutta l’umanità sulla croce. Il Cristo, è stato appena deposto dalla croce, e i suoi aguzzini romani, lo consegnano nudo e pieno di piaghe, con un semplice straccio nelle mani della Madre, affranta dal dolore per la grave perdita.

Ammirando la Pietà di Michelangelo, una delle prime cose che possiamo notare, è la grande naturalezza dei corpi. A differenza di altre Pietà dell’arte antica, dove la tradizione voleva che i due corpi, fossero “composti” con uno schema ben preciso, posizionati cioè, la Madonna ritta in verticale e rigida, mentre il corpo del Cristo in orizzontale, dando una sensazione irreale, di rigidezza. Nell’opera di Michelangelo grande innovatore in scultura, invece troviamo la realtà, la naturalezza e la fisicità nei corpi. Quello di Gesù per esempio è perfettamente e naturalmente appoggiato, ci restituisce le giuste pieghe fisiche delle pelle e dei muscoli, che notiamo come se fossero molli, appunto “veri”. Viene quasi di andare a toccare con le nostre mani le vene perfette delle mani o le caviglie del Cristo, o magari le carni attorno al costato flagellate dalle fruste degli aguzzini, come se lo avessimo davanti a noi. L’artista, con questa sua opera, è riuscito a cogliere l’istante più intimo e più toccante che possa esserci tra una Madre ed il suo Figliolo morto. Mi chiedo, cosa possa esserci di più straziante e drammatico al mondo, di una immagine dove una madre, sia sopravvissuta al figlio, e quest’ultimo giace morto tra le braccia di Lei. Nessuna Madre vorrebbe vivere più di un figlio…

Nel viso della Madonna dopo tanto dolore, urla, lacrime sparse ed ore di strazianti immagini del povero Figlio ucciso dagli aguzzini, sembra che si intraveda, quasi rassegnata, la consapevolezza del grande progetto Divino, di resurrezione e salvezza dell’ umanità, per opera del figlio Gesù. Sembra che con il movimento della sua mano sinistra, la Madonna voglia invitarci a riflettere su quello che abbiamo davanti e sull’importanza del gesto divino. A mio parere la Pietà di Michelangelo è davvero una delle poche sculture che riescono a trasmetterci un importante messaggio. È un opera che riesce davvero a sensibilizzare le persone, a trasmettere un grande amore… straordinario capolavoro della nostra arte italiana. Nel 1972 l’opera venne sfregiata dalle martellate inferte da un folle, procurando diversi danni al volto e al braccio della Vergine, ma per fortuna fu prontamente restaurata e la stessa ritorno come prima. Grazie anche di questo Michelangelo Buonarroti.


 

Raffaello Sanzio presunto autoritratto.jpgSicuramente i tanti amanti dell’arte sapranno che all’interno del bellissimo Monumento del Pantheon che troviamo nella città di Roma vi è la tomba di Raffaello Sanzio e l’iscrizione incisa su di essa dice pressapoco queste parole:

Questi è quel Raffaello per cui la Natura temette di esser vinta mentre era vivo e di morire, una volta morto”.

Queste sono delle parole davvero belle e toccanti per tutti che vengono rivolte a un grandissimo artista italiano. Parole che ci servono a capire la grandezza di Raffaello che simbolicamente anche la nostra meravigliosa natura, sempre così perfetta temette e soffrì per il suo grande genio, unito alla sua sublime arte riconosciuta all’unanimità a livello mondiale. Raffaello Sanzio di cui sopra potete vedere l’immagine di un suo presunto autoritratto nacque nella splendida città di Urbino nella Regione delle Marche il 6 Aprile del 1483. Dopo una purtroppo breve ma intensissima carriera artistica che lo portò attraverso i suoi lavori e le sue opere a essere uno dei massimi artisti in assoluto, l’artista mori a Roma giovanissimo quando aveva raggiunto appena i 37 anni nel 1520. Raffaello come già detto viene considerato con pieno merito, grazie ai suoi studi sull’arte e le sue grandi opere uno dei più grandi artisti che l’umanità abbia mai avuto. Egli fu come pochi altri grandi uomini dell’epoca un artista completo, infatti oltre che essere un eccellente pittore era anche un ottimo architetto e contribui a dar lustro a quel bellissimo periodo in cui le città, la società e la cultura rifiorì, periodo che fu definito nella storia dell’arte come il primo Rinascimento italiano. In quel tempo la città di Urbino era considerata come una delle più importanti città culturali e artistiche. Raffaello prendendo alcuni insegnamenti dal padre Giovanni, che era un pittore diciamo mediocre ebbe modo di conoscere e studiare alcune opere del Palazzo Ducale della città, che aumentarono la sua passione verso l’arte. Queste opere erano state realizzate da artisti già molto famosi come Piero della Francesca, Luciano Laureana e altri ancora. Imparò e studio anche le opere dell’artista conosciuto come il Melozzo e tutto questo ebbe una grande influenza per il futuro di Raffaello. L’artista continuò i suoi studi e il suo apprendistato anche in un altra città italiana, quella di Perugia presso la celebre bottega dell’arte di Pietro Vannucci, un maestro meglio conosciuto come il Perugino.

Nel 1504 Raffaello si trasferisce nella città di Firenze, un altra bellissima città molto importante soprattutto per essere un grande centro di cultura e di arte in quell’epoca. Qui infatti Raffaello ha modo di realazionarsi con l’arte di altri due grandissimi maestri che lavorano e realizzano opere artistiche. Questi sono Leonardo da Vinci e Michelangelo che Raffaello riuscirà a conoscere e a apprezzarne l’arte che nasce dal loro talento. Sotto potete vedere il capolavoro di Raffaello conosciuto come Madonna col cardellino del 1506.

 

Raffaello Madonna col cardellino.jpg

Raffaello appena venticinquenne fu anche chiamato per lavorare a Roma, grazie alla chiamata del Papa Giulio II che gli commissionò alcuni lavori importanti come quello di affrescare alcune stanze dei Palazzi Vaticani. Questi grandi affreschi che decorano le pareti di alcuni Palazzi del Vaticano sono oggi considerati dagli esperti come degli straordinari capolavori della pittura italiana.

L’arte vista dall’artista Raffaello Sanzio.

Raffaello nel riprodurre i suoi famosi quadri, spesso cerca l’armonia e la grazia che si troverebbero in un ipotetico mondo ideale. Le composizioni nelle opere di Raffaello vengono ordinate ed equilibrate all’apparenza con molta semplicità, perché è frutto dei delicati rapporti che si instaurano tra tutte le parti dei dipinti. Quasi tutti i Capolavori di Raffaello sono caratterizzati da forme perfette, mentre i volti delle figure umane riprodotte esprimono sentimenti semplici e spontanei. Il tutto per cercare un delicato equilibrio che sta tra il Divino e l’umano, cioè la perfezione delle forme e l’umanizzazione dei sentimenti.

Leggete se vi fa piacere anche l’articolo sull’opera La Scuola di Atene uno degli affreschi delle stanze del Vaticano realizzati da Raffaello Sanzio.