Chi è che non ha mai sentito parlare delle piramidi e in particolar modo di quelle meravigliose costruite dagli antichi architetti egizi? Pensate che stiamo parlando anche di qualcosa che era considerata una delle leggendarie sette meraviglie del mondo antico, la Piramide di Cheope e io con molto modestia voglio aggiungere che lo è anche ai giorni nostri, visto il grande fascino, la bellezza e la perfezione della costruzione e tutti i vari misteri che ancora oggi si porta dietro.

Arte egizia Piramide di Cheope.JPG

 

 

Facciamo una piccola descrizione della piramide.

Il periodo in cui la piramide è stata costruita viene chiamato dagli esperti il periodo dell’Antico Regno egizio valutato all’incirca intorno al 2500 a.C. La collocazione di questo splendido monumento funerario è presso una valle molto famosa e celebrata in tanti film, chiamata la Valle di Giza che si trova ai confini nord-orientali del Deserto Libico. In questa valle oltre ai tantissimi ritrovamenti importanti e meno importanti eseguiti nel corso del tempo da esperti archeologi e semplici avventurieri a caccia di antichi tesori, si trovano anche le ultime dimore terrene di tre Faraoni diventati molto celebri e ampiamente studiati da tutti gli egittologi del mondo. I nomi di questi tre Faraoni sono Chefren, Micerino e Cheope con le loro tre piramidi che hanno come prima caratteristica visiva quella di avere dimensioni diverse tra di loro.

La piramide di Cheope per esempio è quella più grande tra le tre ed è l’unica anche che nell’antichità veniva considerata come una delle sette meraviglie che si potevano trovare viaggiando nell’antichità. Dopo di questa per dimensioni maggiori abbiamo quella dei Faraoni Chefren e poi la più piccola quella di Micerino. La piramide di Cheope ha la forma di un solido geometrico perfetto, con la base quadrata e gli studi affermano che sia composta da circa 2.500.000 di grandi blocchi in pietra tagliati e squadrati in modo quasi millimetricamente perfetto da migliaia di lavoratori che hanno lavorato incessantemente per moltissimi anni. Le facce della piramide dalla forma di triangolo isoscele, sono rivolte verso i quattro punti cardinali.

La costruzione della piramide egizia di Cheope è considerata un monumento architettonico che aveva anche un importante significato simbolico, visto che con la sua forma geometrica si eleva e punta verso l’alto, cioè in direzione del cielo. Questo perché la piramide doveva simboleggiare il grande legame che esisteva tra il cielo e la terra, cioè tra la fede e il divino  e le cose umane, terrene. Una volta terminato il sentito da parte della popolazione rito sacro del funerale del loro Faraone e messo all’interno della piramide, nella cosiddetta camera mortuaria che si trovava quasi sempre al centro della costruzione, le entrate venivano sigillate con particolari sistemi e congegni molto avanzati per quell’epoca. Questi sistemi di protezione della piramide in genere erano segreti e a conoscenza di pochissime e fidete persone. Dopo la chiusura che doveva essere eterna, la costruzione poteva essere contemplata e ammirata solo dall’esterno. Infatti nessuno, nemmeno i potenti sacerdoti della dinastia egizia del momento potevano più entrare al suo interno, perché non si doveva disturbare il lungo viaggio ultraterreno del faraone defunto. E per essere sicuri che nessuno disturbasse (il sonno) del defunto o magari trafugasse gli enormi tesori che venivano nascosti insieme al Faraone, gli antichi architetti egizi costruivano all’interno un dedalo di cunicoli e gallerie finte a volte che finivano in nulla e piene di ogni sorta di trabocchetti anche mortali.

Il linguaggio visivo della piramide di Cheope.

Sezione di piramide.jpgLa struttura e i materiali della piramide. Se osserviamo lo schema a lato vediamo che il nucleo ha la forma di piramide tronca con le pareti fortemente inclinate verso l’interno. Tutt’intorno sono stati innalzati muri di sostegno (contrafforti) dall’altezza progressivamente decrescente. Se guardiamo con attenzione il profilo di questa, notiamo che è simile a quello della piramide a gradoni del Faraone Gioser. La parte più esterna della piramide di Cheope, era rivestita da pietre, come dicevo prima, perfettamente levigate, accostate l’ una all’ altra con estrema precisione.

La stanza che ospitava il defunto, è rivestita di granito, ed è esattamente al centro del monumento (11 metri per 5). Per sostenere l’ enorme peso sovrastante senza crollare, il soffitto è costituito da lastre inclinate, che deviano il peso sulle parti laterali. Oltre alla camera del re, ove viene messo il faraone, vi è anche la camera della regina, e come ho detto sopra, molte altre gallerie e cunicoli.

Dicevo prima che la piramide di Cheope come anche le altre, furono costruite con questa precisione geometrica e solidità perché dovevano durare in eterno e poi dovevano come alcuni esperti dicono, accompagnare il faraone-dio al suo viaggio verso il cielo e la forma sembra come una grande scala, in cui l’apice (la punta) della piramide corrisponde al primo scalino di una simbolica scala per il regno dell’aldilà.

Comunque ciò che affascina molto gli esperti, oltre alla costruzione in se è il mistero della tecnica usata per realizzarla. Infatti la leggenda narra che è stata realizzata in circa una ventina d’ anni. Ebbene, la mia domanda è, come hanno fatto nel 2500 a.C. senza avere camion o gru e ancora altro materiale moderno, a tagliare, sagomare perfettamente 2.500.000 blocchi di pietra e a portarli sul posto dalle cave e a posizionarli in modo perfetto?

Ebbene gli esperti facendo alcuni conti insieme a delle prove particolari, asseriscono che neanche ai giorni nostri si potrebbe costruire un monumento così perfetto in quel lasso di tempo (venti anni circa)! Mah? Non so proprio cosa dire in proposito e quindi non aggiungo nulla a questa affascinante meraviglia che i nostri occhi hanno la fortuna di vedere e di racontare.

 

Arrivederci a presto

 

Le dimore dei morti degli antichi Egizi.

Arte egizia Ramesse I accolto dagli dei Horus e Anubi.JPGL’architettura nell’antico Egitto era un campo molto fiorente e sviluppato. con idee e progetti imponenti uniti a tanti misteri di costruzione che ancora oggi ne rimaniamo sbalorditi. Come tutti noi sappiamo le grandi opere architettoniche degli egizi erano quasi sempre realizzati per fini religiosi o per celebrare dei particolari riti. Gli abitanti infatti credevano nella vita dopo la morte e questo importante passaggio doveva essere fatto con tutti i criteri possibili e nel miglior modo. Le scoperte e gli studi condotti dagli esperti fanno credere che le costruzioni tombali erano un importante aiuto per percorrere questo cammino ultraterreno con le loro pitture e le loro forme. E quindi i Faraoni come gli altri potenti signori dei vari periodi egizi fecero di tutto per cercare di accontentare gli dei e loro stessi, facendosi costruire a volte imponenti e colossali tombe.

La più antica costruzione di sepoltura egizia è quella conosciuta come la mastaba. Questa era un edificio in mattoni con la base rettangolare a forma di una piramide tronca. Vi era una camera all’interno dove veniva messo il corpo del defunto, che si chiama la camera mortuaria.

nel 2780 a.C. all’incirca un famoso architetto dell’epoca di nome Imhotep volle realizzare una tomba particolare per il suo Faraone Gioser (vediamo sotto).

Arte egizia Piramide a gradoni di Gioser.JPG

 

 

Questa grande costruzione era una tomba di dimensioni colossali, formata da sei mastabe sovrapposte una sull’altra e man mano una più piccola dell’altra. Questa piramide chiamata a “gradoni” è molto importante per due motivi. Infatti per la prima volta viene usata la pietra al posto dei mattoni che gli architetti scoprono essere molto più resistente dei mattoni, visto che queste tombe dovevano essere costruite per durare eternamente. Infatti gli egizi credevano che l’anima e il corpo del defunto continuava a vivere nell’aldilà anche con l’aiuto di queste tombe eterne, insieme a tutte le immagini bellissime che raffiguravano il defunto stesso, ma non dovevano deteriorarsi. Il Arte egizia Piramide di Cheope.JPGsecondo motivo è che questa piramide a gradoni diventerà un modello per tutte quelle piramidi lisce che verranno costruite in seguito tra il 2700 e il 2000 a.C. e che diventeranno molto famose nel mondo.

La classica forma a piramide simboleggia l’unione tra il cielo e la terra (vediamo a lato).

Durante il Nuovo Regno le piramidi vengono sostituite con delle tombe scavate nella roccia di una montagna, e sono chiamate tombe a camera.

 

Le forme immutabili e le figure immobili.

Abbiamo detto che all’interno delle tombe egiziane si trova la camera mortuaria del defunto che di solito veniva decorata con bellissimi geroglifici, sculture e immagini pittoriche in modo da conservare in eterno lo spirito. Il Faraone veniva raffigurato o in piedi o seduto. Lo scultore di turno per comunicare ai posteri la sacralità e la divinità del faraone lo raffigurava rigido e immobile, non soggetto al trascorrere del tempo, eternamente bello, giovane e forte. Un vero dio in terra come del resto era credenza del popolo egizio.

Nell’immagine sotto vediamo la statua (Antico Regno, 2550 a.C. circa) del faraone Chefren che siede sul trono ornato ai lati da due leoni, simbolo del suo potere e della sua forza. Il corpo rigido e impassibile esprime il suo essere eterno e divino, come se fosse estraneo a qualunque evento terreno.

Arte egizia Statua del Faraone Chefren.JPG

 

 

Continua…

Arte al servizio del defunto.

Nelle tombe scoperte si sono trovate anche numerose statuette in calcare o in legno dipinte che raffiguravano birrai, panettieri, lavandaie, macellai e suonatori. Sono tutte persone che in vita avevano servito il proprio signore coi loro mestieri. Questi servitori dovevano accudire il potente defunto nel suo viaggio ultraterreno. Questi servitori però vengono raffigurati dagli artisti egizi con vivacità e movimento realistico, in quanto per gli uomini comuni dell’antico Egitto non venivano applicate le regole di cui abbiamo parlato sopra per i faraoni (rigidità e immobilità), nel senso che loro erano semplici umani e non avevano nulla di divino o di sacro. Un esempio lo possiamo vedere nell’immagine sotto che raffigura un panettiere al lavoro mentre impasta della farina (Antico Regno 2465 – 2323 a.C. circa).

Arte egizia panettiere al lavoro.JPG

 

 

Le proporzioni nella pittura dell’antico Egitto.

Come già detto le pareti delle antiche tombe egizie sono ricche di immagini pittoriche e decori. In genere si tratta di scene relative alla vita dell’aldilà. Per esempio il defunto è raffigurato mentre caccia, pesca o magari mangia davanti ad una tavola riccamente imbandita.

In pittura come in scultura l’artista deve applicare delle precise regole specie nelle proporzioni. Gli artisti egizi imparano sin da piccoli a raffigurare una figura umana entro un rettangolo diviso in quadretti, perché ogni parte del corpo deve occupare un determinato numero di riquadri. Si impara così che il corpo umano in piedi misura diciotto quadrati. L’artista deve sapere che dalla fronte al collo la misura deve essere di due quadrati, mentre saranno dieci i quadrati in cui si rappresentano le figure umane dal collo alle ginocchia. Dalle ginocchia alla pianta dei piedi deve essere raffigurata in sei quadrati. Si può vedere l’immagine sotto per capire meglio quanto detto sugli studi compiuti sulle proporzioni.

Arte egizia pitture e proporzioni.jpg

 

 

La casa delle Divinità e tra cielo e terra.

Oltre alle piramidi gli antichi architetti egizi progettavano anche imponenti e solidi templi. Essi erano intesi come le case delle divinità e per questo motivo dovevano essere costruite con criteri simili alle tombe, cioè dovevano resistere al tempo.

Il nucleo del Tempio è costituito da una cella in cui veniva conservata l’immagine della divinità a cui era intitolato. In questi luoghi potevano entrare soltanto i faraoni e i sommi sacerdoti che propiziavano dei riti particolari per ingraziarsi le divinità.

Un grande tempio famoso che resiste ancora ai nostri giorni è il Grande tempio di Amon, del Nuovo Regno a Tebe.

Vicino ai templi venivano spesso costruiti degli obelischi. Gli obelischi erano dei monumenti che celebravano il sovrano e alludono, come le piramidi al rapporto tra terra e cielo cioè a ciò che è umano con ciò che è divino. L’obelisco ha la forma tronco-piramidale con una base quadrata ed è ricavato da un unico blocco di pietra. Veniva lavorato ed inciso, probabilmente nella cava stessa e dopo che era finito veniva trasportato con dei sistemi, che ancora non sembrano del tutto compresi. Dico questo per allacciarmi ai misteri di cui parlavo all’inizio. Misteri come per esempio la costruzione della piramide di Cheope, una vera e propria meraviglia architettonica che molti indicano quasi impossibile da replicare oggi.


 

In questo breve articolo vorrei parlarvi con poche e semplici parole del famosissimo e misterioso monumento dell’antichità conosciuto col nome di Stonehenge che i nostri abili antenati preistorici ci hanno lasciato insieme a numerosi dubbi e curiosità.

Arte preistoica Stoonehenge.JPG

 

 

Il periodo risalente del monumento di Stonehenge è stata stimata al secondo millennio a. C. e la tecnica usata a realizzarlo è quella del sistema architettonico Architettura cose sistema trilitico.JPGmegalitico chiamato trilitico, cioè una architettura formata da tre pietre. Due pietre venivano conficcate nel terreno verticalmente, mentre la terza dopo essere sta alzata viene appoggiata su queste due in orizzontalmente, come una lastra (vediamo la figura a lato). Queste pietre messe così vengono chiamate dagli esperti cromlech. Ora un insieme di tanti cromlech messi in forma circolare, formano la celebre Stonehenge. Il nome di Stonehenge significa appunto “cerchio di pietre” ed è considerato vista la grandezza dei blocchi di pietra che lo compongono un monumento “megalitico” (cioè fatto di pietre enormi). All’interno del cerchio vi sono altre pietre disposte a ferro di cavallo.

L’andamento della costruzione è di tipo circolare mentre la superficie di ogni blocco è liscia come se fosse stata lavorata prima della posa. I blocchi orizzontali venivano posati sui blocchi conficcati verticalmente nel terreno attraverso una serie di incastri realizzati sui blocchi stessi. Infatti si possono vedere in essi dei perni arrotondati, scolpiti nei blocchi verticali che incastrando perfettamente negli incavi scavati nei lastroni orizzontali facevano diventare solidissima tutta la costruzione.

Il complesso megalitico di Stonehenge è immerso in uno spazio naturale e i volumi che lo compongono appaiono disposti e collocati secondo schemi precisi.

Quali sono i valori espressivi

È molto difficile da parte degli esperti avere certezze o fare delle ipotesi sul valore sociale e sul significato profondo di questa imponente costruzione poiché non vi sono testimonianze che sono arrivate sino ai nostri giorni. Tuttavia gli studiosi e gli esperti di questa meraviglia antica ci hanno fornito alcune informazioni che possono guidarci in un tentativo di interpretazione.

Il complesso sembra sorgere al centro di una vasta necropoli con centinaia di tombe a forma di tumulo. Quindi è quasi sicuro che doveva trattarsi di un luogo molto importante, sacro e di culto. Un’altra curiosità è che nel giorno del solstizio d’estate che viene il 21 Giugno il sole sorge al di sopra della pietra collocata al centro del complesso monumentale di Stonehenge. Questo potrebbe far ipotizzare una sua funzione religiosa legata al culto del sole, se non addirittura quella di un vero e proprio osservatorio astronomico antico.

Comunque i dubbi e i misteri su Stonehenge sono più delle cose che si sono scoperte con certezza. Si teorizza anche che il monumento fu costruito dai famosi Druidi. Che erano una sorta di antico e saggio popolo molto “illuminato”, che deteneva il segreto di grandi poteri.

Altre ipotesi affascinanti affermano che sono stati i Celti i veri costruttori del monumento.

Per il momento comunque io vi porgo i miei saluti e faccio un appello a chi volesse magari aggiungere qualche altra testimonianza (tramite i commenti) a questo meraviglioso ma allo stesso tempo misterioso monumento megalitico.

 

 

Come definire l’architettura? Per iniziare possiamo dire che con il termine “architettura” noi intendiamo l’arte di progettare e quindi di costruire edifici. Questi ultimi possono essere costruite come abitazioni private, pubbliche oppure per altri scopi come ponti, Chiese, autostrade, paesi e addirittura come città intere. Il tutto però facendo convivere l’armonia delle forme con la funzionalità nell’organizzazione degli spazi.

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L’urbanistica e l’ architettura nell’Ottocento

Nel corso del secolo Ottocento molte delle città europee verranno sconvolte e trasformate grazie anche a nuove scoperte sia nel campo dell’edilizia che in quello dell’architettura, che diventeranno da “semplici cittadine” quali erano a vere e proprie Metropoli spesso gigantesche grazie ai molti ampliamenti.

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L’architettura della prima metà del secolo (Rococò).

Nella prima metà del Settecento nasce in Francia e poi si diffonde in tutta Europa lo stile artistico definito Rococò.

In architettura questo stile faceva notare come alla semplicità degli edifici esterni si poteva contrastare con la ricchezza molto sfarzosa degli interni, con decorazioni e ornamenti molto ricche e un gusto a volte teatrale e molto scenografico e con la luce che inondava in questi edifici (Palazzi Reali) da numerosi e ampie aperture.

 

Soluzioni scenografiche – Filippo Juvarra.

Come abbiamo appena detto, gli edifici settecenteschi si caratterizzano per uno spiccato gusto scenografico.

Infatti non è un caso che Filippo Juvarra (1678-1736) che è considerato oggi come uno dei più importanti architetti del secolo in questione abbia esordito come scenografo. Alcuni edifici che lui ha realizzato a Torino e nello Stato Sabaudo portano le tracce evidenti di questa sua formazione iniziale.

La Chiesa del Carmine a Torino per esempio presenta una ricca decorazione interna che prevale sulla struttura architettonica e il tutto conferisce una leggerezza all’ambiente, generando anche una atmosfera raffinata e teatrale (vedi sotto un particolare dell’interno della Chiesa del Carmine a Torino 1732-1735 di Filippo Juvarra).

La chiesa del Carmine Juvarra.JPG

 

 

Le grandiosità dei Palazzi settecenteschi – Luigi Vanvitelli.

Come abbiamo sopra accennato nell’architettura del Settecento un altro aspetto tipico era quello della totale indipendenza tra le forme esterne (semplici e sobrie), da quelle interne (riccamente ornate). Esempi importanti di questo modo di realizzare da parte degli architetti del periodo sono gli splendidi Palazzi Reali che venivano costruiti lontano dal centro delle città e immersi in parchi immensi.

Allievo del Juvarra fu Luigi Vanvitelli (1700-1773) al quale il Re di Napoli e di Sicilia Carlo VII di Borbone affida la realizzazione di quella che diverrà in Italia un grande simbolo di sfarzosità e cioè la famosa Reggia di caserta.

La facciata è semplice e rigorosa, appena movimentata dalla lieve sporgenza del corpo centrale e di quelle laterali. La parete della facciata è scandita dalle numerose e ampie aperture che andranno ad illuminare i vari spazi interni, i quali saranno movimentati e molto ricchi di ornamenti.

Il gusto scenografico è evidente nell’impostazione di tutto il complesso. La vista dall’alto corre lungo un asse che parte dal viale d’accesso e proseguendo nel piazzale e nel portico centrale, attraversa tutto il bellissimo e immenso parco dove vi sono delle fontane, delle cascate e dei giochi d’acqua straordinari (vedi sotto la Reggia di Caserta di Vanvitelli 1752 vista dall’ alto).

Reggia di Caserta di Vanvitelli.JPG

 

 

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Interventi urbanistici – Francesco de Sanctis.

Progetto della Scalinata Trnità dei Monti di de Sanctis.JPGNel corso del Settecento nelle più importanti città europee come per esempio Parigi, Vienna, Pietroburgo, Mosca, Copenaghen vengono realizzati importanti interventi urbanistici.

In questo campo il gusto scenografico e l’estrosità tipici del secolo trovano facile attuazione.

A Roma l’architetto Francesco de Sanctis (1693-1740) realizza la famosa scalinata di Trinità dei Monti, che serve per collegare l’omonima Chiesa del Cinquecento con la Piazza di Spagna che si trova sottostante, dove al centro di questa ultima si trova la fontana della Barcaccia che è un opera del Celebre artista Gian Lorenzo Bernini e di cui abbiamoparlato in altri articoli.A lato il progetto della Scalinata di Trinità dei Monti.

Se guardiamo tutta l’ opera della scalinata, insieme all’ ambiente circostante, notiamo come de Sanctis realizza un complesso scenografico che è privo di forzature ed esagerazioni. La scalinata sembra adeguarsi con dolcezza al pendio della collinetta, le morbide linee curve delle scale, le rientranze e le sporgenze la rendono parte integrante con il resto della città.

Si può anche notare, l’ effetto prospettico di convergenza creato dall’ obelisco, collocato in posizione centrale (punto di fuga).

(vedi sotto la veduta della scalinata di Trinità dei Monti 1723-1726 Roma).

Trinità dei Monti Roma de Sanctis.JPG

 

 

Il rigore neoclassico – Giuseppe Piermarini.

I caratteri dell’architettura neoclassica sono tutti riconducibili a un principio fondamentale e cioè la purezza delle forme ispirata ai modelli classici. L’aspetto degli edifici è molto sobrio e lineare, la decorazione deve essere molto misurata, l’ordine e le simmetrie regnano in qualunque progetto di architettura neoclassica.

Un’altra caratteristica tipica del neoclassicismo è inoltre la preoccupazione di soddisfare non soltanto le esigenze estetiche ma anche quelle di comodità e di funzionalità come avviene per esempio nel Teatro alla Scala di Milano, progettata dall’architetto umbro Giuseppe Piermarini (1734-1808). La facciata del Teatro alla Scala semplice ed equilibrata è coronata da un timpano di gusto classicheggiante. Il portico accessibile anche alle carrozze consentiva agli spettatori di passare direttamente da queste al Teatro e quindi era stato progettato anche con un pensiero alla funzionalità semplice per l’uomo.

(vedi sotto il Teatro alla Scala di Milano 1776-1778 di Giuseppe Piermarini).

Teatro la Scala Milano Piermarini.JPG