Oggi 31 Ottobre 2012 si celebrano i 500 anni dalla prima presentazione avvenuta in data 31 Ottobre del 1512 della meravigliosa opera d’arte che è la volta della Cappella Sistina affrescata dal grande maestro italiano Michelangelo Buonarroti e che possiamo ammirare in tutta la sua maestosità e grandezza presso la città del Vaticano a Roma, sede del Santo Padre.

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Per questa importante occasione il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto celebrare il rito dei Vespri proprio nella Cappella Sistina, tra i numerosi affreschi che rappresentano varie scene sacre tratte dalla Bibbia realizzate dal maestro toscano, tra cui anche il celebre particolare della creazione di Adamo da parte di Dio, che vediamo in alto. Leggete anche Il giudizio universale nella Cappella Sistina.

 

 

Che cosa è l’affresco?

L’ affresco è un’antichissima tecnica pittorica molto usata soprattutto in passato dai grandi artisti che si realizza dipingendo con pigmenti stemperati in acqua su una superficie di intonaco fresco. In questo modo una volta che l’intonaco si sia consolidato il colore ne sarà completamente inglobato acquistando così particolare resistenza all’acqua e al tempo.

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Lo straordinario Affresco conosciuto col nome La Scuola di Atene è uno dei capolavori artistici che il giovane maestro italiano Raffaello Sanzio da Urbino realizzò agli inizi del secolo Cinquecento grazie a un grande e precoce talento, unito ad una sublime tecnica pittorica. L’opera che tutti noi abbiamo la fortuna di poter ammirare anche oggi, si trova collocata presso una delle bellissime Sale dei Palazzi all’interno della città del Vaticano a Roma. (Cliccate per ingrandire l’immagine).

Raffaello Scuola d Atene opera.jpg

 

Breve descrizione e storia di quest’opera.

La Scuola di Atene è un grande lavoro realizzato all’incirca tra gli anni 1509 e il 1510 su commissione della Chiesa Cattolica presso la città del Vaticano a Roma. In quel periodo dopo essere stato eletto Papa Giulio II, un grande Mecenate appassionato e ottimo conoscitore dell’arte con la A maiuscola, non volle le solite Stanze usate dai suoi predecessori per la Sua residenza papale. Il Papa scelse alcune Stanze non usate del piano superiore del Palazzo del Vaticano e in queste, espresse il desiderio di farle sistemare e decorare da un gruppo di Artisti dell’epoca che convocò per commissionargli il lavoro. Quando il Papa vide tra gli altri i primi bozzetti e le prove del giovane pittore di Urbino Raffaello, il quale si era unito al gruppo di artisti in un secondo tempo rimase assolutamente meravigliato dello stile e della pittura dell’artista (Raffaello studiò e perfezionò, portandola ai massimi livelli la tecnica della pittura su uno strato di intonaco fresco, appunto l’affresco) decidendo che doveva essere l’unico artista a decorare le stanze del Palazzo.

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Nella Stanza del Palazzo chiamata della Segnatura (dal Tribunale della “Segnatura Gratiae et Iustiae”) l’artista esegue quattro affreschi, uno per ogni parete dedicati al tema legato all’ordinamento ideale della Cultura umanistica. I quattro affreschi rappresentano la Teologia, la Filosofia, la Poesia e la Giurisprudenza. La Scuola di Atene è dedicato alla Filosofia e raffigura grandi filosofi, matematici e altri grandi personaggi dell’antichità che riflettono o dialogano con personaggi dalle sembianze di uomini contemporanei a Raffaello immersi in una grande e spettacolare architettura di gusto classicheggiante. Si contato circa 58 personaggi raffigurati di cui gli esperti e studiosi cercano ancora di scoprire identità e atteggiamenti di alcuni. Infatti per alcuni di loro rimane ancora il mistero.

Oltre all’impressionante architettura notiamo che alcuni personaggi sono disposti su una linea ipotetica orizzontale alla fine di una scala, mentre altri sono disposti in piccoli gruppi in primo piano. molti parlano, discutono, scrivono o disegnano. Altri invece meditano da soli pensando a una qualche teoria o a una nuova ricerca da fare. Raffaello vuole rappresentare ognuno di loro che si dedica a una qualche attività mentale, cioè a quello che sanno fare meglio e che li ha resi famosi. L’artista da anche ad alcuni personaggi dell’antichità le sembianze di artisti importanti suoi contemporanei, come una sorta di continuità del pensiero e per ribadire la nuova e orgogliosa autoaffermazione di dignità intellettuale che hanno ottenuto gli artisti moderni, di Raffaello contemporanei.

Per esempio, possiamo vedere al centro, il filosofo greco Platone rappresentato con le sembianze di Leonardo da Vinci che parla con un altro grande filosofo dell’antichità, Aristotele. In basso da solo seduto sui gradini e intento a scrivere appoggiato ad un blocco di marmo vediamo un altro grande dell’antichità, Eraclito con il viso però di Michelangelo Buonarroti. Alcuni studiosi d’arte affermano che questo personaggio sia stato inserito da Raffaello dopo nell’opera, verso il 1511-12 come una sorta di riconoscimento e lode da parte dell’artista verso quel grandissimo capolavoro unico al mondo, finito appunto in quel periodo della volta della Cappella Sistina da parte di Michelangelo che poi eseguirà anche il Giudizio Universale nella parete centrale dell’altare. Sulla destra e quasi nascosto come se avesse imbarazzo di fronte a tutti questi grandi intellettuali, filosofi e Geni antichi e contemporanei notiamo l’autoritratto di Raffaello stesso che si è aggiunto tra gli altri. Come se volesse comunicarci che Lui un allievo, desidera stare per imparare e a trasmettere il pensiero e gli studi di questi grandi Maestri.

Davanti a Lui possiamo vedere un altro grande artista e architetto del Cinquecento. Si tratta del Bramante intento a tracciare un cerchio con un compasso mentre altri stanno a guardare con ammirazione.

Nell’opera saltano subito all’occhio anche le bellissime forme architettoniche che sono davvero grandiose, maestose e in alcuni punti attraveso delle aperture si intravedono sprazzi di un cielo sereno. In una successione prospettica, un enorme arco sembra incorniciare tre arcate a “tutto sesto” con le volte a botte che presentano delle decorazioni ad incavi con forme poligonali.

Vediamo delle nicchie che contengono alcune statue greche in stile classico. Tra le tante in primo piano, quelle dedicate al Dio Apollo con la lira e alla Dea Minerva con la lancia e l’elmo.

La Scuola di Atene è un opera di Raffaello che cerca di esaltare prima di tutto l’uomo e le sue doti e facoltà mentali. Gli scienziati e i filosofi del passato e del presente sono accomunati dalla ricerca razionale della “verità”. L’opera serve a celebrare l’importanza e la centralità che ha l’uomo nell’Universo.

Nell’opera si esalta anche la forza e il valore della Chiesa di Roma, dando il giusto merito per aver accolto nella sua Corte artisti e studiosi, in modo da promuovere e aiutare la rinascita della cultura classica che influenzava in quel periodo molti artisti, molti dei quali divenuti poi famosi.

 

 

Il grande affresco conosciuto anche con il nome di Giudizio Universale è stato realizzato da uno dei più grandi artisti della storia dell’arte ovvero Michelangelo Buonarroti in un periodo che va dal 1536 al 1541 circa per decorare la parete che si trova esattamente dietro all’Altare della Cappella Sistina che si trova nello Stato del Vaticano a Roma, sede del Santo Padre (il Papa).

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Questa straordinaria Cappella come sappiamo un po’ tutti è una delle più famose e celebrate di tutto il mondo per gli straordinari lavori artistici (affreschi) presenti sulle pareti e sul soffitto. Essi sono considerati per il grande lavoro tecnico e artistico fatto, le numerose figure e le scene bibliche rappresentate con giusto merito uno dei più grandi capolavori pittorici della storia, scaturiti dal genio del grande maestro italiano.

Nell’affresco che riguarda il Giudizio Universale l’artista ha rappresentato la glorificazione della parusia (un termine greco), ovvero dell’evento dell’ultima venuta alla fine dei tempi del Cristo per inaugurare il Regno di Dio.

Breve descrizione di questa opera

Le dimensioni dell’opera nella parete frontale sono di circa 13,7 per 12,2 metri.

La grandiosa composizione si incentra intorno alla figura dominante del Cristo colto nell’attimo che precede quello in cui verrà emesso il verdetto del Giudizio Universale. Il suo gesto, imperioso e pacato sembra al tempo stesso richiamare l’attenzione e placare l’agitazione circostante. Esso dà l’avvio ad un ampio e lento movimento rotatorio in cui sono coinvolte tutte le altre figure. Ne rimangono escluse le due lunette in alto con gruppi di angeli recanti in volo i simboli della Passione (a sinistra la Croce, i dadi e la corona di spine; a destra la colonna della Flagellazione, la scala e l’asta con la spugna imbevuta di aceto). Accanto a Cristo c’è la Vergine, che volge il capo in un gesto di rassegnazione, ella infatti non può più intervenire nella decisione, ma solo attendere l’esito del Giudizio. È importante notare come lei guardi con dolcezza gli eletti al regno dei cieli, mentre il Cristo riservi uno sguardo duro e aspro a coloro che stanno scendendo negli inferi. Anche i Santi e i beati, disposti intorno alle due figure della Madre e del Figlio, attendono con ansia di conoscere il verdetto. Non c’è misericordia nel volto di Maria, la quale non si rivolge con sguardo pietoso ai dannati, né con giubilo agli eletti. La nuova venuta del Cristo si è compiuta, il tempo degli uomini e delle passioni è tramontato. Le dinamiche del mondo mortale lasciano spazio al trionfo dell’eternità divina.

Giudizio Universale affresco particolare San Bartolomeo cappella Sistina Michelangelo.jpgAlcuni predestinati alla gloria di Cristo sono facilmente riconoscibili, San Pietro con le due chiavi che ritornano al suo unico possessore (mentre nell’affresco del Perugino nella stessa cappella Sistina Cristo le aveva consegnate all’apostolo) perché non serviranno più ad aprire e chiudere le porte dei cieli, San Lorenzo con la graticola, San Bartolomeo (vedi particolare) con la pelle sulla quale sembra sarebbe impresso l’autorittatto anamorfico di Michelangelo, secondo quanto ricostruito nel 1925, dal medico e umanista calabrese Francesco La Cava – e il volto che è ritratto di Pietro Aretino (il quale nella sua attività di uomo di scandali, aveva detto male di Michelangelo per punirlo di non averlo accettato quale consulente nella realizzazione del Giudizio), Santa Caterina d’Alessandria con la ruota dentata e San Sebastiano inginocchiato con le frecce in mano.

Nella fascia sottostante al centro gli angeli dell’apocalisse risvegliano i morti al suono delle lunghe trombe; a sinistra i risorti in ascesa verso il cielo recuperano i corpi (resurrezione della carne), a destra angeli e demoni fanno a gara per precipitare i dannati nell’inferno. Infine, in basso Caronte a colpi di remo insieme ai demoni percuote e obbliga a scendere i dannati dalla sua imbarcazione per condurli davanti al giudice infernale Minosse, con il corpo avvolto dalle spire del serpente. È evidente in questa parte il riferimento all’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, che viene raffigurato tra le anime del cielo.

Michelangelo immagina la scena senza nessuna partizione architettonica, l’insieme è governato da un doppio vortice verticale, ascendente e discendente. Ancora una volta l’artista concentra la propria attenzione sul corpo umano, sulla sua perfezione celeste e sulla sua deformazione tragica. La figura prevalente è la figura ellittica, come la mandorla di luce in cui è inscritto il Cristo o il risultato complessivo delle spinte di salita e di discesa, salvo alcune eccezioni, come la sfericità della banda centrale degli angeli con le tube o la triangolarità dei santi ai piedi di Cristo Giudice. Il tema, metaforizzato nella tempesta e nel caos del dipinto, si presta bene alla tormentata religiosità di quegli anni, caratterizzati da contrasti, sia di natura teologica che politica, fra Cattolici e Protestanti e la soluzione di Michelangelo non nasconde il senso di una profonda angoscia nei confronti dell’ultima sentenza. Il Buonarroti si pone in modo personalissimo nei confronti del dibattito religioso, sposando le teorie di un circolo ristretto di intellettuali che auspicava una riconciliazione fra cristiani dopo una riforma interna della Chiesa stessa. La pelle di Michelangelo nelle mani del San Bartolomeo assiso, potente e nerboruto, su di una nuvola soave e con il capo rivolto verso Dio è simbolo del peccato del quale ora è privato.

L’affresco fu poi modificato nel 1565. Paolo IV fece pudicamente coprire alcuni personaggi dall’artista Daniele da Volterra, il quale passò pertanto alla posterità con il nome di “il Braghettone”. Di nuovo nel 17simo secolo Clemente XII farà ricoprire ancora altri personaggi.

Fonte di alcuni brani: Wikipedia