Tra gli straordinari oggetti che sono stati ritrovati dagli studiosi e che fanno parte di quell’antica arte che realizzavano gli ottimi artisti Etruschi ve ne sono due davvero molto belli, preziosi e con un importante valore artistico e storico. Queste due opere sono la famosa Chimera d’Arezzo e il Sarcofago degli sposi e grazie anche al loro studio e osservazione, gli storici hanno potuto capire qualcosa in più sugli usi, la cultura artistica e tanto altro di questo importante popolo che sono appunto la civiltà Etrusca vissuta sul territorio della nostra bella Penisola Italiana in tempi passati. Sotto vediamo una immagine della statua della Chimera d’Arezzo.

La Chimera d’Arezzo.

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Una descrizione sull’opera la Chimera D’Arezzo può essere letta cliccando sul nome e andando sul sito Arte semplice e poi

Il Sarcofago degli sposi opera dell’arte Etrusca

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L’arte dei Popoli Italici e della civiltà Etrusca.

Come abbiamo appreso a scuola intorno al primo Millennio a.C. E quindi prima che ci fosse la venuta e la dominazione del grande Impero Romano, in quasi tutta l’area della nostra Italia potevano trovare stanziati vari popoli, spesso differenti tra di loro per il linguaggio, le usanze o magari per la loro arte. Gli storici per semplificare e farci comprendere meglio la storia e le tradizioni culturali, hanno individuato e suddiviso in due grandi aree geografiche e culturali queste antiche civiltà che vengono riconosciute anche col nome degli antichi Popoli Italici. Una di queste aree dell’Italia è quella che si trova nelle regioni più Settentrionali, quindi tra la Pianura Padana e le Alpi. Questi popoli stanziati in queste zone del Nord Italia, presentano delle affinità e delle caratteristiche culturali e artistiche simili a quelle che troviamo in popolazioni del tempo dell’Europa Centro-Occidentale. L’altra area invece è quella che si estende dall’Italia centrale sino a tutto il Meridione. In quest’area del Sud tra i vari popoli Italici che si sono fermati in alcune Regioni costruendo dei villaggi, delle città solide, basate anche su una economia florida citiamo i Lucani, i Campani e soprattutto gli Etruschi.

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La civiltà e l’arte Etrusca negli antichi territori dell’Italia.

arte etrusca,arte,popoli italici,scultura,storia dell'arteLa civiltà degli Etruschi tra tutti i Popoli Italici è quella che emerge e si sviluppa di più. Non si conoscono bene le origini di questo antichissimo popolo, alcuni studiosi pensano che venga dal Medio Oriente, altri ancora che provenga da qualche Territorio del Nord Europa. Comunque i primi insediamenti Etruschi nella nostra Penisola li troviamo addirittura già dal IX-VIII secolo. Col tempo questo popolo divenne sempre più florido e forte, grazie anche ai numerosi commerci con altri paesi del Mediterraneo e allo sviluppo culturale in un vasto territorio che arrivò a comprendere quasi tutta l’area tra i fiumi Arno e Tevere e sino alla regione della Campania al Sud. Tutto questo benessere e sviluppo per gli Etruschi durò per alcuni secoli, sino al V secolo circa, quando cioè con le prime affermazioni di Roma alcune città Etrusche iniziarono un tragico declino politico ed economico che portò la fine della civiltà e la sua conquista verso il II secolo a.C.

Per quanto riguarda l’arte Etrusca possiamo dire che questo popolo ha preso degli spunti ed è stato influenzato da alcune culture vicine. Per fare un esempio quella di alcune popolazioni Italiche, per l’uso di un linguaggio artistico spesso molto semplice ed essenziale che vediamo in qualche opera oppure quella delle popolazioni ioniche. Infatti alcune decorazioni Etrusche ritrovate in opere sono realizzate con delle figure geometriche così come si usava nella tradizione artistica di alcune città Greche dell’Asia Minore. Nelle numerose necropoli Etrusche ritrovate in Italia, vi sono presenti anche delle testimonianze di pitture murali o affreschi (in alto vediamo un esempio) dove sono raffigurati delle figure umane stilizzate e molto semplificate. Gli Etruschi furono anche dei bravissimi scultori. Conoscevano già i segreti della lavorazione della pietra e del marmo anche se sembra che i migliori artisti, di cui purtroppo non ci è arrivato nessun nome a parte quello di un artista etrusco di nome Vulca (l’unico scultore col nome certo) preferivano lavorare sia l’argilla che la tecnica della fusione del bronzo.

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Tra i bellissimi oggetti artistici etruschi che possiamo oggi ammirare in importanti Musei internazionali, realizzati dalle abili mani di sconosciuti artisti di questa antica civiltà vogliamo citare il Sarcofago degli sposi (sopra) risalente all’incirca al 520 a.C. e la celebre Chimera d’Arezzo del V secolo a.C. (immagine sopra a lato) cliccate sul link per leggere l’articolo.

Il dipinto conosciuto col nome di Les Demoiselles d’Avignon fu realizzato dal celebre pittore spagnolo Pablo Picasso nel 1907. L’artista è considerato uno dei Maestri che hanno rivoluzionato l’arte della pittura. L’opera è un olio su tela di 243,9 per 233,7 centimetri, collocato presso il Museo di Arte Moderna di New York ed è considerato da tutti gli esperti d’arte come il più importante dipinto di tutto il XX secolo (vedi sotto).

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La tecnica nella pittura artistica con i colori a olio nasce e ebbe in seguito un forte sviluppo principalmente a partire dal secolo Quattrocento nell’area delle Fiandre nei Paesi Bassi definita pittura fiamminga. Uno dei primi grandi pittori che la utilizzò e che addirittura a detta di alcuni storici d’arte la inventò fu il celebre artista fiammingo Jan Van Eyck (1390-1441) di cui vediamo qui a lato una sua straordinaria opera pittorica dal titolo I coniugi Arnolfini.

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Giada dea cinese con mattone 7.JPGIl mondo della Giada, questa meravigliosa arte tipicamente orientale e misteriosa ci affascina sempre di più. Uno dei più grandi saggi dell’antichità orientale e cioè Confucio, diede della giada una definizione squisitamente poetica e nello stesso tempo acutamente simbolica. Vediamo a lato la statuetta in giada nuova di una dea che offre con una mano un mattone a simboleggiare l’abbondanza (cliccate per ingrandire l’immagine).

 

Confucio dice della giada: “è l’immagine della bontà, perché è soave a toccarsi; della prudenza, perché le sue vene sono fini e compatte; della giustizia, perché essa ha degli angoli, ma non ferisce; dell’umiltà, perché percuotendola si producono dei suoni chiari, elevati, prolungati e netti; della sincerità, perché la sua chiarezza, non è offuscata dai difetti né i difetti dalla chiarezza; della buona fede, perché le sue belle qualità interiori si irradiano all’ esterno; del cielo, perché la sua atmosfera rassomiglia ad un arcobaleno; della terra, perché la sua essenza emana dalle montagne; della virtù, perché serve per fare le tavolette per il sacrificio solenne; della vera via, perché tutto il mondo la stima”.

Le bellissime parole di Confucio sono solamente una fantasia poetica ma servono a mettere in evidenza tutto lo splendore e la preziosità di questa bellissima pietra che già dai tempi antichi e sino ai nostri giorni serve a fabbricare oggetti ornamentali e per arredamento, che sono di un gusto raffinatissimo.

Origini e centri importanti per la giada

il nome giada deriva dal termine spagnolo “hijada” che significa fianco ed è dovuto al fatto che questo minerale era ritenuto molto efficace contro le malattie renali e contro la sciatica. Si sa che le pietre di giada erano conosciute e apprezzate fin dai tempi della preistoria. Con certezza si sa anche che i popoli antichi, li usavano per costruire gli oggetti più disparati fra cui armi da taglio e da punta, insegne di comando, simboli di culto, ornamenti personali, sigilli e amuleti.

Tra i più degni di nota citiamo gli scettri “Yu-i” (che in cinese significa come vi piace) che venivano offerti dall’Imperatore come dono per il fidanzamento. Gli spilloni da testa per le signore, gli orecchini, i braccialetti e anche delle scatolette da cipria molto belle e soprattutto preziose.

In alcune tombe cinesi molto antiche sono stati ritrovati oggetti scolpiti a cui si attribuiva il potere di impedire la decomposizione dei corpi, questi oggetti venivano messi nella bocca del cadavere. Nell’Oriente e soprattutto tra il popolo cinese, vi è un proprio culto della giada che continua sino ai nostri giorni. Essi riuniscono le giade sotto il nome generico di “Yu”, che significa “ciò che c’è di più prezioso al mondo”. I cinesi sono convinti che la giada oltre ad avere il potere di proteggere dal fulmine (questa credenza è suggerita dal fatto che anticamente veniva murato un pezzetto di giada nelle fondamenta delle case), racchiude in sé le cinque virtù della carità, della modestia, del coraggio, della giustizia e della saggezza.

Oltre che in Asia dove esistono giacimenti antichi e famosi questo minerale viene ora prodotto anche in altri paesi, per esempio in Alaska, in Messico, nella Nuova Zelanda e anche in Italia e in Svizzera.

Tutti i colori della giada

col nome di giada si indicano comunemente due minerali: la nefrite e la giadeite. I loro colori sono pressoché uguali, cambiano soltanto nelle sfumature. La giadeite ha il pregio nei confronti della nefrite, di avere delle tinte più belle, più vive e brillanti. Le giade più preziose e pregiate sono quelle a cui noi siamo abituati a pensare, cioè quelle di color verde puro, oppure color bianco latteo con trasparenze verdi. Alcuni oggetti di giada di queste ultimi colori citati, raggiungono cifre da capogiro, e sono considerati delle vere e proprie opere d’ arte, dei veri capolavori. Poi esistono degli oggetti molto più comuni, per esempio le giade colorate in azzuro e in verde giallastro. Con speciali trattamenti, si possono raggiungere, i colori del rosso vivo, il marrone, i nero, questo ultimo, è molto raro però.

Vediamo alcuni oggetti di giada molto preziosi

la lavorazione della giada, anticamente era molto difficile e richiedeva grande manualità ed ingegno artistico, infatti la giada che in apparenza è morbida e “grassa”, come una sostanza Giada Dea cinese 5.JPGorganica, in realtà è durissima e quindi molto difficile da plasmare.

 

Veramente bella è questa antichissima statuina raffigurante una dea cinese (vediamo a lato). I tratti del volto e il disegno della figura sono eseguiti con una delicatezza e un arte veramente eccezionali. È in giada smeralda color verde scuro e l’unico motivo ornamentale è costituito dal fiore che la dea tiene in mano.

 

Questo pozzetto di giada verde detta “imperiale” risale al 1300 ed è uno degli esemplari più belli e più difficili che siano mai stati eseguiti. Ammiriamo soprattutto la catena delicatissima, lunga ben 70 centimetri che è collegata al coperchio. Questo è tutto lavorato a rilievo con motivi di foglie e uccelli (vediamo sotto).

Giada pozzetto.JPG

Di solito la base degli oggetti in giada è in legno di tek, che viene lavorato e modellato, a seconda del soggetto raffigurato nell’opera.

 

Ai giorni nostri esistono degli oggetti in giada “nuova”, che sono molto più abbordabili per le nostre tasche e sicuramente fanno fare una bellissima figura nelle nostre vetrinette in salotto.

Ieri 21 Marzo del 2010, si è tenuta presso il Municipio di Messina, la Conferenza di presentazione e visione di una antica Lapide, donata dalla città di Messina in segno di riconoscimento e apprezzamento, a Costanza D’ Altavilla, figlia di Ruggiero “il Normanno” e sposa dell’ Imperatore Enrico VI, che aveva stipulato con la città di Messina il cosiddetto “porto franco”, che era una sorta di esenzione da tasse per i vari commerci della città nel potente porto cittadino.

Questa Lapide che risale circa al 1198 è una lastra di marmo di Paros (Grecia), delle dimensioni di circa un metro per due con incise alcune frasi. la sua antica ubicazione era insieme ad una altra lapide, donata sempre da Messina per Enrico VI nel Duomo della città. Un tremendo terremoto nel 1908 distrusse totalmente il Duomo e le lapidi furono trovate a pezzi.

Grazie ai buoni cittadini di allora si poterono recuperare quasi tutti i pezzi e finalmente oggi, con l’ aiuto dell’ Amministrazione cittadina messinese, insieme al Museo regionale di Messina e a tutta la cittadinanza, si può restituire una di queste belle lapidi, dopo un attento restauro. Questo a testimonianza di come la città di Messina, era anticamente una delle città più potenti d’ Europa, riconosciuta da Imperatori e Re. 

La lapide di Costanza D’ Altavilla, è esposta provvisoriamente, presso il municipio di Messina a Palazzo Zanca, alla conferenza sono intervenuti i giovani Daniele Espro, Daniele Rizzo, appassionati di storia dell’ Università di Messina, e la Signora Aurora Smeriglio, oltre che le cariche dell’ amministrazione cittadina di Messina.

Arrivederci a presto