I vari momenti della scultura nel secolo Cinquecento. 

In questo articolo parleremo della straordinaria scultura che fiorì durante il secolo del Cinquecento e di alcuni artisti che ne furono i principali artefici con le loro nuove idee e le stupende opere scaturite dal loro grande genio che sempre emozionano e meravigliano il mondo intero.

 

Come la pensavano gli Artisti della scultura nel primo Cinquecento.

La scultura di inizio Cinquecento prende soprattutto spunto di riflessione e idee dallo Stile e da quei canoni visti nelle opere realizzate nell’antichità dalle grandi civiltà dei Greci e dei Romani. Quest’opera di ricerca, di studio e di nuova elaborazione di questo stile definito “Classico” da parte di alcuni artisti era già iniziato alla fine del Quattrocento. in seguito la storia e alcuni documenti ci narrano che questo entusiasmo artistico da parte degli scultori del Cinquecento si consolida e prosegue quando a Roma nel 1506 venne scoperta e riportata alla luce dopo alcuni scavi archeologici una antica e importante scultura dell’arte Ellenica, intitolata Laocoonte e i figli (andando su Arte Greca trovate una descrizione di questa e di altre opere) che affascinerà molti artisti tra cui anche il grande e geniale Michelangelo Buonarroti e diventerà uno dei simboli della meravigliosa scultura Greca nel periodo chiamato Ellenico di cui oggi si può ammirare una copia presso i Musei Vaticani della Capitale.

Questo indirizzo classicheggiante degli Artisti del primo Cinquecento presenta alcune caratteristiche principali simili a quelle delle antiche civiltà che sono:

Le forme riprodotte perfettamente non devono soltanto riprodurre la realtà nelle forme, ma queste forme devono essere anche “idealizzate” cioè non si riprodurrà per esempio un corpo umano con anche i suoi difetti fisici e psichici che come sappiamo noi, vi sono sempre perché non esiste la perfezione assoluta nella reale natura. Quindi questi scultori riproducevano si delle forme e dei corpi reali da dei modelli veri in carne e ossa, ma dando loro dopo le sembianze e le espressioni di ciò che erano i loro pensieri e gli ideali della bellezza classica, assolutamente perfetta che avevano in mente.

 

Le composizioni nella scultura del Cinquecento sono molto armoniche ed equilibrate.

Il marmo come nell’antica Grecia viene lavorato dagli artisti finemente con molta cura, viene levigato e lisciato in modo che si ha una superficie perfettamente liscia e bella.

Queste caratteristiche nella nuova tecnica li possiamo ammirare per esempio in una stupenda opera d’arte che è la scultura della Pietà, realizzata dal nostro Michelangelo Buonarroti (1475-1564) uno dei più grandi scultori in assoluto che l’umanità abbia mai avuto. Questa straordinaria Pietà si può ammirare presso la Basilica di San Pietro nella città del Vaticano a Roma, la residenza dei Papi. Le sue dimensioni sono di circa 174 cm per l’altezza e di 195 cm per la larghezza e fu realizzata da Michelangelo negli anni che vanno dal 1498 al 1499 circa e rappresenta una scena religiosa molto drammatica e struggente per la vista di chiunque la osservi. La Madonna, simbolo di Madre di tutte le Madri che regge il corpo del proprio Figlio Gesù Cristo, morto in croce. In essa possiamo ammirare la grande potenza espressiva del dramma e del dolore e tutti i vari dettagli come le vene delle mani di Cristo o il magro costato laterale per esempio che hanno reso così celebre l’opera. L’emozione che più affascina nel guardare questa scultura è l’espressione della Madonna con il suo immenso dolore per la morte del figlio, un dolore così umano e terreno che però attraverso il genio di Michelangelo, sembra diventare di un altra dimensione, quella Divina che fa parte proprio della grandezza di Dio e che pochi Artisti e maestri sono riusciti ad trasmettere nelle loro opere (sotto possiamo vedere una piccola immagine della Pietà di Michelangelo e se vi fa piacere potrete leggere l’articolo su di essa con la descrizione nella lista scultura).

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Il non finito come nuovo concetto per la scultura di Michelangelo Buonarroti.

Questo tipo di nuova scultura nel Cinquecento chiamata diciamo classicheggiante dove si nota l’armonia e l’equilibrio nelle varie opere come abbiamo accennato sopra, durò fino ai primi anni del Cinquecento lasciando ben presto il posto a un altro tipo di scultura, quella più tormentata e impetuosa come possiamo vedere in alcune nuove opere di Michelangelo. Il grande Maestro nella sua età più matura inizia a riflettere sui drammi dell’uomo e del suo rapporto con Dio, passando così dalle prime opere ben levigate e perfettamente armoniche a opere quasi incompiute che ci trasmettono una sorta di tormento che sicuramente Michelangelo ha vissuto anche sulla propria pelle, vista la sua lunga carriera e vita sempre piena di luci e ombre. In questo periodo lo scultore Michelangelo elabora la convinzione che il compito degli Artisti come lui (scultori) sia quello di liberare la forma che è già contenuta nel blocco di marmo, come se volesse sottolineare un conflitto tra la forma e la materia, tra l’anima ed il corpo e con questa convinzione, Michelangelo eseguirà con una sorta di stile definito dagli esperti del “non finito” molte opere d’arte che oggi sono considerate dagli storici e gli amanti dell’arte come un vero e proprio trattato da studiare e da imparare come fosse la Bibbia. Nelle opere di questo periodo, stiamo parlando negli anni che vanno dal 1530 fino al 1540 circa, Michelangelo li realizza in modo da far risaltare dei sapienti contrasti chiaroscurali. La luce si riflette sulle parti finite e levigate mentre l’ombra si concentra dove il marmo è lasciato grezzo e non lavorato. Possiamo vedere un bellissimo esempio ammirando l’opera che si trova presso La Galleria dell’Accademia a Firenze, intitolata Lo schiavo Atlante (1530-1535) dove lo schiavo Atlante sembra lottare con la materia cioè il marmo per cercare di liberarsi da questa sorta di trappola. A simboleggiare proprio il conflitto di cui parlavo sopra, quest’opera a mio modesto parere esprime una potenza espressiva unica e meravigliosa che fa sempre riflettere e emozionare chi la ammira. Continua

Nell’ultimo periodo lavorativo nella scultura di Michelangelo, assistiamo alla realizzazione di opere in cui le parti non finite ormai prevalgono su quelle finite. La lotta tra anima e corpo ormai si fa più intensa e drammatica. Ogni rapporto con la realtà visibile viene abbandonato per privilegiare l’espressione dei sentimenti puri. Uno straordinario esempio di questo ultimo periodo può essere considerata l’opera intitolata La Pietà Rondanini (1552-1564), dove notiamo la superficie del marmo molto erosa e grezza e i due corpi raffigurati sembrano precipitare verso il basso, uniti “solo” dall’amore e da una grande sofferenza provata. Davvero stupenda! (sotto potete vedere lo Schiavo Atlante e più sotto La Pietà Rondanini).

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L’abilità artistica e tecnica dell’artista italiano Benvenuto Cellini.

Come abbiamo visto sopra la scultura sino alla meta e più del Cinquecento risente dell’influenza del genio e del talento di Michelangelo, soprattutto per quanto riguarda le opere classicheggianti del primo periodo. Non mancano però comunque gli artisti e gli scultori in grado di staccarsi da queste idee e da queste regole della tradizione classica e di formulare uno stile e una tecnica originale e personale. Uno di questi artisti che divenne ben presto famoso in quel periodo del Cinquecento per i suoi sublimi lavori fu Benvenuto Cellini (1500-1571) che oltre a essere un grande scultore divenne uno dei più grandi orafi dell’epoca e della storia dell’arte, grazie anche a celebri opere come per esempio la sua Saliera in oro. L’abilità scultorea del Cellini la possiamo ammirare nell’opera del famoso personaggio greco Perseo (1545-1554), dove si nota la cura con cui vengono resi anche i più piccoli particolari, i minuziosi movimenti di tutte le parti del corpo o la ricca decorazione del basamento. Notiamo anche che la monumentalità del personaggio è attenuata dalla posa aggraziata. Il Perseo di Cellini perde diciamo tutta la robustezza e la monumentalità classica che possiamo notare invece se ammiriamo l’altro David, quello di Michelangelo (1501-1504) che si trova collocato presso la Galleria dell’Accademia degli Uffizi di Firenze. (vediamo sotto l’opera del Perseo di Benvenuto Cellini)

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Le anticipazioni Barocche nella scultura del Cinquecento.

Sempre intorno alla metà del cinquecento è attivo a Firenze un altro grande scultore, questi è l’artista fiammingo Jean Boulogne (1529-1608) conosciuto anche come il Giambologna. Nelle sue sculture si può notare la negazione di tutti quei principi Michelangioleschi. In esse le figure e le immagini assumono pose quasi acrobatiche piene di energia e testimoniano la grande abilità tecnica dello scultore come possiamo notare nella celebre opera del Ratto delle Sabine (1583 circa), dove le tre figure sono legate da un movimento spiraliforme che attenua l’effetto monumentale e anticipa soluzioni tipiche che vedremo nella scultura Barocca. Vediamo sotto un particolare dell’opera Il Ratto delle Sabine del Giambologna.

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Aspetto come sempre anche le vostre impressioni, le vostre idee in merito a quello di cui parliamo e vi ricordo che potete trovare tanti altri (spero) interessanti articoli e riassunti utili per le vostre curiosità o lo studio sull’arte tra le colonne laterali.

La scultura del Cinquecento – le idee dei più grandi scultori della storiaultima modifica: 2010-01-21T14:02:00+01:00da kigei
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