arte,pittura,toulouse lautrecL’artista francese Toulouse Lautrec.

Gli ultimi 15 o 20 anni dell’Ottocento furono una grande e bella novità per alcune città dell’Europa come per esempio per le periferie  o per la grande e “artistica” città di Parigi. Questo particolare periodo, fu soprannominato la “Belle Epoque” dai parigini e riuscì anche a lasciare un forte segno e una traccia indellebile del suo passaggio soprattutto nella storia della cultura e dell’arte. Nella splendida Parigi, la città simbolo dell’amore e degli artisti e in alcuni suoi sobborghi infatti la vita non era ancora pienamente dominata dalla fretta e dalla frenesia, dalle automobili sbuffanti e dal caos totale che abbiamo oggi, anzi si aveva ancora il tempo e i mezzi per divertirsi molto, con grande gioia di tutti. In special modo la periferia di Parigi, brulicava di cafè-chantants, di sale da ballo, di cabarets ed di altri locali caratteristici, sempre molto frequentati e pieni di luci e colori.

I vecchi mulini di Montmartre non macinavano più il grano come una volta, ma le pale di uno di questi mulini, era un richiamo molto suggestivo, tanto che nel 1889 quando si penso di far sorgere un nuovo locale da ballo, si dipinsero proprio le pale e il mulino di un colore rosso vivo… era appena nato il Moulin Rouge (vediamo una piccola immagine sopra in alto) che come sappiamo col tempo divenne uno dei locali francesi più celebrati e frequentati dell’epoca, conosciuto nel mondo ormai da chiunque anche per i suoi colorati e appariscenti spettacoli con donne bellissime capaci di mozzare il fiato a qualunque uomo. Del Moulin Rouge si parla e si parlò in celebri films e molti artisti ne decantarono i colori, le luci e le divertenti e a volte ambigue atmosfere in opere d’arte, divenute poi celebri.

Le donne del Moulin Rouge e l’artista francese Toulouse Lautrec.

arte,pittura,toulouse lautrecUno dei più celebri artisti e pittori di questo colorato e ambiguo mondo notturno fu un singolare personaggio, un anima di grande artista inserito in un corpo piccolo e purtroppo anche deforme fisicamente. Il conte Enrico Maria Raimondo di Toulouse Lautrec-Monfa, meglio conosciuto nell’Olimpo dei grandissimi artisti e della storia dell’arte semplicemente come Toulouse Lautrec. L’artista nasce in un paesino francese nel 1864 e dopo aver vissuto un breve vita piena di dolori e sofferenze fisiche, muore quando aveva soltanto 37 anni nel 1901. Egli è considerato dagli storici come uno dei più importanti artisti e illustratori degli ultimi decenni dell’Ottocento. A lato vediamo una sua immagine presa da Wikipedia la celebre e utilissima Enciclopedia libera del web e questo è il link che voi potrete usare per avere molte più notizie e informazioni:

http://it.wikipedia.org/wiki/Henri_de_Toulouse-Lautrec#1881

 

La sua tipica figura di piccolo uomo, di nano era la conseguenza di due terribili cadute in cui si era spezzato tutti e due i femori delle gambe e quindi era rimasto storpiato, dandogli enormi sofferenze sia fisiche che psichiche. Da testimonianze e descrizioni varie, l’artista Toulouse Lautrec non era purtroppo quello che oggi definiremmo un bellissimo “Adone”, egli aveva due piccole gambette corte, grosse labbra sporgenti, le braccia sproporzionate, la barba ispida e rada in alcuni punti e i capelli tosati corti, insomma l’artista come affermavano in molti era un vero orrore a vedersi. Sicuramente la sua non è stata una vita molto facile, specie dal punto di vista delle relazioni con altre persone, in quanto all’epoca spesso vi era anche molta ignoranza e, forse sempre a lottare e a difendersi dagli insulti e le violenze psichiche di tutti.

Il padre dell’artista era un uomo rimasto molto deluso, invece la madre le diede sempre il suo grande amore materno, cercando di farlo crescere nel miglior modo possibile dentro le mura domestiche. Ma a Lautrec ad un certo punto l’amore materno non bastava più. Egli infatti aveva una intelligenza acuta e un temperamento ardente e quindi nel 1886, quando aveva circa 22 anni, evadendo dal suo “esilio domestico”, in cui sembrava essere condannato a vita per le sue fattezze fsiche, scoprì il mondo ambiguo e variopinto dei famosi ritrovi di periferia, come il Moulin de la Galette (vediamo un particolare sotto), l’Elysée-Montmartre e tanti altri ancora. le donne di questi locali conoscendolo meglio iniziarono a trattarlo bene e lui in cambio sentiva di dover partecipare in qualche modo a quella vita, dando qualcosa in cambio.

Toulose Moulin de la Galletta part.jpg

 

 

Lautrec attraverso quei spettacoli notturni, riusciva a “vivere” felicemente, osservando quel mondo particolare che lo affascinava. Scopri anche che la vita non era difficile soltanto per lui, ma anche per tutti quei “personaggi” che aveva attorno in questi locali. Egli apprezzo il coraggio con cui ciascuno sosteneva il proprio “ruolo”, in quel “frivolo” mondo e con la passione per la pittura che aveva sin da piccolo, inizio a ritrarre scorci di nottate e feste in questi locali famosi.

Il pittore Lautrec, nelle sue opere con i suoi segni spesso aspri e incisivi, rivela solo l’essenziale, ciò che distingue una determinata persona, in un dato momento e in un dato luogo.

Il fascino di questi luoghi per lui non era fittizio ma era vero reale. E proprio questo si può percepire nei suoi quadri o nei suoi celebri manifesti divenuti il simbolo della Belle Epoque. Possiamo affermare che senza tutte le opere di Toulouse, non avremo capito bene le novità e l’idea dell’epoca storica denominata Belle Epoque e magari non avremmo scoperto la famosa “quadriglia naturalistica” oggi conosciuta come il ballo del can-can.

L’arte dei manifesti.

Sulla scia degli Impressionisti e in particolare di Degas, Toulouse Lautrec trasse ispirazione da alcuni aspetti della società parigina del fine Ottocento. Attratto dal mondo bizzarro dei balli popolari, dei circhi, dei Tabarins seppe renderne gli aspetti ora patetici, ora grotteschi con meravigliosa efficacia e un potente realismo.

Questo artista dotato di un eccezionale talento di disegnatore, si servì di una linea molto sinuosa e incisiva, assai spesso tracciata in nero, che coglie le figure dei suoi personaggi in pieno movimento e ne fissa con estrema precisione le espressioni più caratteristiche.

Lautrec non disdegnò di dedicare le sue eccezionali doti di illustratore anche per i manifesti pubblicitari che iniziavano ad affacciarsi nella società moderna. Questo riportato sotto per esempio, apparve nel 1896 come la pubblicità di una casa americana di inchiostri tipografici.

Toulose Manifesto pubblicitario.jpg

 

 

 

Le origine e l’arte del giovane Pablo Picasso.

Attorno alla figura del grande artista spagnolo Pablo Picasso aleggiano anche dei grandi misteri e delle leggende legate a questo straordinario maestro che è entrato nei cuori di tutti. Possiamo dire tranquillamente senza essere smentiti dagli storici e dagli esperti d’arte che Picasso è riconosciuto come colui che ha cambiato le sorti dell’arte in generale e alcune idee importanti sulla pittura sia del suo tempo che soprattutto di quello a venire. Per leggere tutto l’articolo su Picasso cliccate sopra sul nome per andare sul sito dove sto trasferendo tutto il mio materiale dell’arte. Grazie

Guernica, l’opera pittorica dell’artista Pablo Picasso.

Una delle opere d’arte più importanti che il grande artista spagnolo Pablo Picasso realizzò è sicuramente quella conosciuta col nome di Guernica, diventata un simbolo e una testimonianza drammatica per tutta l’umanità. Sotto vediamo una immagine che non rende molto merito al capolavoro originale del maestro spagnolo.

Per leggere l’articolo completo cliccate sul link qui sotto

Arte semplice e poi Pablo Picasso e l’opera Guernica

Grazie a tutti i lettori

 

Il grande genio italiano di Leonardo da Vinci e le sue meravigliose opere esposte alla National Gallery di Londra (come La Vergine delle rocce) nella Mostra-Evento Leonardo da Vinci: pittore alla corte di Milano dal 9 Novembre 2011 al 5 Febbraio 2012, hanno meravigliato tutti e fatto registrare il tutto esaurito.

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Quindi per accontentare gli appassionati e i ritardatari, arrivano anche nei cinema per una “visita guidata Live” per un Tour attraverso le sale inglesi il 16 Febbraio 2012. In tutte le migliori sale cinematografiche di numerosi Paesi, si trasmetterà via satellite e in alta definizione questo importante Film-Evento prodotto da Phil Grabsky. Sopra la locandina dell’Evento.

per ulteriori informazioni dell’evento:

http://www.nationalgallery.org.uk/leonardolive

fonte della notizia:

http://www.everyeye.it/cinema/notizia/-leonardo-live-al-cinema-giovedi-16-febbraio_116684

 

Michelangelo Merisi l’artista detto il Caravaggio e la sua tragica fine.

 

Caravaggio La vocazione di San Matteo.JPGSulla sabbia arsa dal sole cocente del mezzogiorno un uomo avanza correndo, ma con passo traballante e incerto.

È un uomo disfatto, nel viso livido di febbre risaltano le cicatrici di uno sfregio recente, il segno di una vendetta; gli occhi allucinati frugano tutto il litorale disperatamente… la barca, dov’è la barca? Non ha tempo da perdere, deve giungere in fretta a Roma, dove lo aspetta la concessione della Grazia.

Chiude gli occhi un attimo. Dopo essere stato due giorni nella cella oscura di un carcere non è ancora abituato alla luce violenta del sole. Ironia del destino! Per un equivoco, uno scambio di persona, ha dovuto scontare due giorni di carcere, ed ora viene perseguitato dai gendarmi di due Stati.

Ma la barca, dov’ è la barca? La spiaggia è deserta…

Un ombra gli vela lo sguardo, l’ombra fredda della morte. Il sole continua a martellare, ma per l’uomo è ormai sera, per sempre.

Così moriva, solo e disperato a trentasei anni, Michelangelo Merisi da Caravaggio, riconosciuto da tutta l’ umanità, come uno dei più grandi geni della pittura di tutti i tempi (la sua morte è certificata nel giorno 18 Luglio 1610).

Chissà se è andata proprio così (la descrizione dovrebbe rasentare di molto la realtà) l’ultima scena del grande Maestro, ma una cosa è certa e cioè che Caravaggio ebbe una vita piena di tragedie, di spacconate e di meraviglie.

 

Caravaggio dipingeva teste a un soldo l’una.

Dopo essere stato per 4 anni a Milano come apprendista del pittore Simone Petarzano e ricco solo di talento e di speranze, sul finire del 1589 giunge presso la Roma fastosa che Papi, Cardinali e nobili fanno a gara per poter arricchire e adornare. Sembra proprio una terra promessa per tutti quei pittori che possono vantare la protezione dei quartieri alti, infatti una “raccomandazione” significa spesso la notorietà e la ricchezza.

Il Caravaggio invece che viene chiamato ben presto col nome del suo paese natale, per non confonderlo con il grande Michelangelo Buonarroti possiede i soli abiti che ha indosso, non certo eleganti, e non conosce nessuno all’infuori dei popolani di Ripetta e degli altri squattrinati come lui, che alla sera si ritrovano all’Osteria del Moro. Il primo dono di Roma è la malaria, infatti al primo attacco grave di questa malattia viene ricoverato in ospedale solo per carità. La convalescenza è lunga e il pittore ne viene fuori smagrito, emaciato. Possiamo vederlo nell’opera del Bacchino malato in cui il pittore sembra si ritrae. Sono tempi duri per Caravaggio per guadagnarsi la cena. Si adatta a dipingere le teste dei personaggi dei quadri di un certo Lorenzo, un oscuro pittore siciliano. Costui ritrae in qualche modo un gran numero di persone, ma non è capace di dipingere le teste. Allora Caravaggio, le aggiunge lui e il tutto per un soldo ciascuna.

Una meravigliosa bellezza nella sua arte.

Caravaggio arte 600 canestro.jpgNel tempo libero Caravaggio si sbizzarriva a dipingere per conto suo dei canestri con fiori e frutta lucide che sembravano sprizzare vita.

Proprio per cercare la scintilla di vita, il Caravaggio osserva attentamente l’ambiente che lo circonda, ma la scelta dei modelli rivela una sua meravigliosa spregiudicatezza. Egli infatti non sa che farsene di quelle figure dignitose e retoriche, i cosiddetti soggetti nobili che popolano i quadri dei grandi pittoroni in voga a quei tempi.

Il Caravaggio per le sue opere ha bisogno di personaggi di vita reale e così una fanciulla che si asciuga i capelli davanti alla porta di casa gli dà lo spunto per una Maddalena, i bambini vocianti del suo quartiere vengono ritratti chi con una pera in mano, chi nell’atto di spaventarsi per un ramarro. Quando non ha soggetti ritrae se stesso, magari nei panni di un gentiluomo che si fa predire la ventura da una zingara.

I pittori in voga scuotono il capo e dicono di lui che è uno stravagante, ma devono ammirare la sicurezza delle sue composizioni e la forza vitale che si sprigiona dai suoi quadri.

 

I piedi di San Matteo e la Lena morta.

Caravaggio 600 I piedi di San Matteo.jpgFinalmente arriva la grande occasione, infatti il Cardinale Del Monte gli fa ottenere una commissione per dipingere delle tavole con la vita di San Matteo per la Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Ma il primo quadro suscita subito un vespaio di polemiche e di proteste, infatti San Matteo è raffigurato come un robusto popolano seduto a gambe accavallate e mostra in primo piano i suoi grossi piedi “plebei” (a lato particolare dei piedi molto reali del Martirio di San Pietro Roma). Il quadro viene giudicato indecoroso, e Caravaggio è costretto a rifarlo. Anche la Vocazione e il martirio di San Matteo scandalizzano i ben pensanti, che addirittura riconoscono nei personaggi i compagni di taverna del grande pittore. Comunque le polemiche accrescono la sua fama, insieme a quella dell’ Artista cresce anche quella dell’ uomo, che non è affatto buona. Caravaggio infatti è un impulsivo, quando si esaspera sfodera sempre la sua spada, e così fioccano le denunce. Poi magari il pittore fa ammenda, ma ricomincia di nuovo, insomma è una vita violenta.

Anche l’amore è violento, il pittore è avvelenato dal sospetto di gelosia. Il nome dell’amata è una certa Lena Star e per gelosia userà spesso la spada, venendo ferito e uccidendo anche.

Se andiamo a guardare uno dei suoi capolavori che si trova al Museo del Louvre di Parigi, intitolato La morte della Vergine possiamo immaginarci lo sgomento che provarono i ben pensanti dell’epoca nel guardare il volto della Vergine e sobbalzando in aria, gridare indignati che quelle erano le fattezze della Lena, una cortigiana.

Caravaggio 600 Morte della Vergine.jpg

 

 

Ma nel dipinto il dolore degli Apostoli è quello stesso del pittore. La Lena in realtà era morta. Lavorando attorno a questo quadro in cui raffigura il corpo senza vita della donna, Caravaggio è portato a riflettere sul mistero della morte. Al di là di ogni accostamento profano, la morte accomuna la cortigiana e la Madre di Dio, la Vergine e la Lena, ed egli è uno di quegli Apostoli a capo chino, muto di fronte a quel mistero (meraviglioso, un quadro che ti emoziona e che ti prende “particolarmente”).

Trovate tanti altri articoli interessanti sulle opere del Caravaggio in questo sito nelle colonne a lato.

 

Le Muse inquietanti

L’ opera è stata realizzata nel 1918, la collocazione è presso una collezione privata a Milano. La tecnica usata è quella di olio su tela e le dimensioni sono di 97 per 66 cm.

 

Giorgio de Chirico Le muse inquietanti.jpg

 

In questa importante opera del Maestro Giorgio De Chirico, intitolata Le muse inquietanti possiamo vedere una sorta di pedana che sembra diventare una grande piazza, che viene chiusa in fondo dall’ antico castello degli Estensi di Ferrara e da fabbriche moderne. In primo piano vi sono due strane figure, in parte statue ed in parte colonne, una delle due ha la testa di un manichino da sartoria, l’ altra invece per testa ha un punching ball, ovvero il pallone usato in allenamento dai pugili. Una terza statua – manichino, è completamente immersa nell’ ombra.

Ai piedi delle figure sono situati alcuni oggetti, come un tubo di legno, due scatole, una forma ovale che ci ricorda molto uno scudo primitivo.

La pedana è inclinata verso l’ osservatore, è uno scenario instabile, reso più inquietante dalla luce radente del pomeriggio inoltrato, che contrasta con il verde cupo del cielo, nel quale si addensano le ombre della notte.

Possiamo notare che sono presenti quasi tutti i colori, stesi in genere per campiture dense, dai contorni molto netti.

Il tutto ci porta a pensare ad un mondo “distorto”, nel quale né lo spazio né il tempo sono reali, un mondo abitato da esseri che sono contemporaneamente scultura e architettura. Ricordi antichi e moderni convivono fianco a fianco nello stesso spazio.

Le statue-architettura, ci parlano della Grecia dove il pittore è nato, il castello è rinascimentale, le fabbriche con le loro ciminiere appartengono al nostro tempo, e il loro accostamento diventa ancora più irreale per la presenza delle scatole molto colorate e dello strano scudo, che ci rimandano al mondo dell’ infanzia e del gioco.

Il quadro ci propone un enigma, un mistero difficile da penetrare. In una sua lettera De Chirico scriveva: “Ogni cosa ha due aspetti: l’ aspetto consueto che vediamo quasi sempre e che ognuno di noi vede, e quello spirituale e metafisico, che solo pochi individui sono capaci di vedere in particolari momenti”. Infatti per il Maestro De Chirico, la parola “metafisica” significa qualcosa che oltrepassa la realtà quotidiana, e quindi qualcosa che i nostri occhi, e la nostra mente non riescono a vedere o percepire in condizioni cosiddette “normali”.

Quindi se vi capiterà di vedere una piazza deserta, con le chiese e le statue bianche sotto il sole, potreste provare la stessa sensazione che comunica De Chirico in tanti suoi quadri, e cioè il silenzio, l’ immobilità degli antichi monumenti, lo spazio dove non abita nessuno, oppure dove il tempo si è fermato … provare per credere.

Arrivederci alla prossima