Tanta storia e culture diverse per l’arte Africa.

Come abbiamo imparato andando a scuola l’Africa è un immenso e antico continente che per motivi storici, geografici e di religione è abitato da una quantità infinita di persone di cultura spesso diversa tra di loro. Numerosi sono infatti le etnie, le lingue, le credenze religiose e chissà quanto altro ancora.

Nell’anno 2000 a.C. quando l’arte degli antichi Egizi si era affermata da oltre un millennio, la regione del Sahara si trasformò gradualmente in un deserto. Questo creò una barriera naturale che divise in due il continente africano. Tutte le terre che si affacciavano sul Mediterraneo, insieme a quelle lungo la fascia costiera orientale restarono in contatto con le varie influenze Europee, Arabe, Persiane ed Indiane traendo così anche dei benefici economici e culturali. Tutte le altre popolazioni africane invece rimasero isolate, divise in piccoli gruppi etnici e proprio da questi gruppi nasce la cosiddetta “arte tribale”, così chiamata perché spesso è patrimonio esclusivo delle singole tribù.

Possiamo però trovare un dato che accomuna queste differenti etnie nelle loro produzioni artistiche. Questo dato comune è che ogni ispirazione artistica viene data dal profondo legame che hanno con le credenze religiose, la magia e la stregoneria.

 

Le pitture rupestri africane

Le prime manifestazioni artistiche sono le pitture rupestri dell’Africa Settentrionale, del Sahara e di altre zone a Nord e a Sud dell’Equatore. Popolazioni famose come i Boscimani che oggi sono tutelate e abitano le zone del deserto del Kalahari e vivono con la caccia e la raccolta di erbe varie hanno dipinto scene di pastorizia e di caccia su moltissime rocce e pareti rocciose. Alcune pitture risalgono al 3000 a.C. circa (vedi immagine sotto di arte Boscimana, che rappresenta una scena di pastorizia di bovini 3000 a.C. dipinto su roccia Azania Repubblica Sudafricana), in questa pittura, notiamo come l’ artista preistorico, ha ripreso con esattezza le forme degli animali, le varie tonalità del pelame, mentre gli uomini al centro, sono disegnati con linee schematiche, molto tipiche dell’ arte del Neolitico.

pitture di arte Africane.JPG

 

 

Ve ne sono altre più raffinate nelle esecuzione, anche se vengono definite “preistoriche” che risalgono ad epoche molto vicine a noi, per esempio l’ultima testimonianza che si conosce risale al 1917. Quello che si può dire con certezza è che gli artisti boscimani hanno una fantasia inesauribile, infatti nessuno ha mai ripetuto lo stesso dipinto due volte o magari copiato il dipinto di un altro boscimano.

 

La scultura e le maschere africane

Un altro elemento tipico dell’ arte africana è, la produzione di maschere realizzate in legno, in metallo, in avorio ed altro. Le maschere, rappresentano per le varie tribù, uno strumento legato alla magia, o al sociale, infatti sono realizzate non per fini prettamente artistici e di bellezza, ma vengono utilizzate per esempio da Stregoni, per mettersi in “contatto” con gli spiriti o con i morti. Vengono anche usate, avendo le fattezze di uno spirito per esempio, affinché si possa catturare la forza “soprannaturale” dello stesso, e canalizzarla nel corpo di chi possiede e indossa la maschera. Sono anche usate, per fare dei particolari rituali, nei confronti degli adolescenti, che stanno per entrare nell’ età adulta, infatti vi sarà un adulto, che indossando una particolare maschera, accompagnerà in un “simbolico” cammino gli adolescenti (vedi sotto una maschera del regno di Benin 1550 circa in avorio, ferro e rame).

Maschera africana.JPG

 

 

Per quanto riguarda la scultura africana purtroppo non vi sono molte testimonianze di opere antiche, per il semplice fatto che gli artisti africani preferivano scolpire il legno, che col tempo si deteriora e marcisce, infatti alcune opere che si possono vedere o sono recenti o sono state fatte in terracotta o di metallo. Soprattutto bronzo e sono spesso di altissimo livello artistico. Un esempio è costituito dalla produzione artistica degli antichi regni Yoruba formatisi lungo le coste del Golfo di Guinea tra il IX e il XVII secolo. Di questa antica cultura dei suddetti regni rimangono soprattutto centinaia di sculture in avorio e bronzo, molte sono le Teste che ritraevano re e regine e che venivano usate in celebrazioni importanti (vedi sotto testa di Oni della città di Ife del XII-XV secolo in bronzo Dakar Senegal).

Arte Africana - testa africana.JPG

 

 

L’arte africana di realizzare le maschere o di scolpire il legno è riuscita ad influenzare con tutta la sua bellezza suggestiva e misteriosa anche grandi artisti europei, come per esempio il grande Maestro Pablo Picasso di cui possiamo vedere queste influenze in alcune sue opere d’arte famose (vedi Les demoiselles d’ Avignon del 1907 olio su tela, New York Museo di Arte Moderna, immagine sotto).

Les Damoseil D' Avignon di Pablo Picasso 2.jpg
 

Il contesto storico per l’arte Paleocristiana.

architettura,pittura,arte,architettura paleocristiana,pittura paleocristiana,storia dell'arteIl Cristianesimo giunse a Roma probabilmente attraverso la minoranza giudaica che teneva rapporti commerciali e culturali con la madrepatria della Palestina, quando san Paolo visitò Roma nel 61 trovò una comunità cristiana già organizzata.

I seguaci del cristianesimo furono in primo tempo appartenenti ai ceti più poveri e gli schiavi, ma soprattutto al ceto medio romano anche se progressivamente iniziarono a convertirsi anche famiglie di classi superiori più agiate, le quali mettevano spesso a disposizione le loro abitazioni per le riunioni clandestine. Dal greco ecclesia, ossia assemblea nacquero le domus ecclesiae (case dell’assemblea) antesignane delle chiese. Di questi edifici di riunioni domestiche restano pochissimi resti archeologici anche perché spesso in seguito alla libertà di culto sancita dall’Editto di Costantino (313) vi furono costruite sopra delle Basiliche.

Una conseguenza della credenza nella resurrezione dei corpi, predicata da Cristo fu l’usanza di inumare i corpi dei defunti in luoghi sotterranei chiamati in seguito catacombe (termine documentato dal IX secolo a proposito della Basilica Apostolorum sulla via Appia e derivato dal greco katà kymbas, presso le grotte).

L’uso di luoghi sotterranei non fu certo dettato dalle persecuzioni poiché ci sono pervenuti ipogei anche pagani e giudaici, come quello della via Latina a Roma risalente alla seconda metà del IV secolo. Nel III secolo Roma era già completamente organizzata per il culto cristiano nonostante la clandestinità, con sette diaconi che sovraintendevano a sette zone distinte, a ciascuna delle quali gli spettava un’area catacombale al di fuori delle mura.

 

L’architettura del periodo Paleo-Cristiano.

L’architettura ha come spartiacque l’editto di Costantino: prima si hanno domus ecclesiae (case di privati usate come luoghi di riunione clandestini) e catacombe, dopo si iniziano ad avere le prime basiliche. continua

L’architettura paleocristiana come le altre forme d’arte dei primi secoli del Cristianesimo, non inventò niente, ma adattò modelli anteriori alle esigenze ed ai simboli della nuova religione. Nemmeno le catacombe furono una peculiarità cristiana né tantomeno furono edificate per difendersi dalle persecuzioni: esistevano già infatti catacombe pagane e giudaiche e la preponderanza d’uso per la sepoltura dei cristiani fu dettata più che altro dalla necessità di praticare l’inumazione per la resurrezione dei corpi predicata da Gesù Cristo.

Le prime basiliche sorsero a Roma, in Terra Santa e a Costantinopoli. Inizialmente il modello fu quello della basiliche civili dalla forma oblunga con cinque navate, copertura a capriate e presenza di una navatella ortogonale (antesignana del transetto) che, posta nella parte finale della chiesa, era usata dal vescovo e dai sacerdoti, per questo detta presbiterio. Spesso un’abside coronava il seggio del vescovo e l’altare, ripreso dalle are pagane. Attorno all’apertura a semicupola dell’abisde si trovava una struttura ad arco, detto arco trionfale, anche se non deve essere confuso con gli archi di trionfo che erano monumenti indipendenti. Le chiese paleocristiane si riconoscono per le pareti lisce e le ampie finestre che ne illuminano l’interno dalle pareti esterne o dal cleristorio (in periodi più tardi si perse infatti la capacità tecnica di fare grandi vetrate, per cui le finestre si rimpicciolirono estremamente). A partire dalla fine del IV secolo iniziarono a diffondersi anche basiliche a pianta centrale, soprattutto dedicate agli apostoli o a martiri, o ancora cappelle palatine, come la Basilica dei Santi Apostoli a Costantinopoli o quella di San Lorenzo a Milano.

A Roma dopo le prime basiliche fondate da Costantino (San Giovanni in Laterano e San Pietro in Vaticano), fu il vescovo di Roma (il Papa) a iniziare a commissionare nuove basiliche, a testimonianza della sua crescente importanza: San Paolo fuori le Mura, Santa Maria Maggiore (da papa Liberio, fine del IV secolo) e Santa Sabina, commissionata da Pietro Illirico verso il 425.

Ci sono giunti pochi esempi di basiliche paleocristiane intatte, per via delle continue ricostruzioni e manomissioni nei secoli, e il loro aspetto oggi è spesso legato a restauri. Tra le più importanti e significative ci sono la già citata Santa Sabina a Roma, la Basilica di Costantino a Treviri e le basiliche di Ravenna, come Sant’Apollinare in Classe.

 

La pittura e i Mosaici durante il Cristianesimo- Breve cenno.

 

Anche la pittura e il mosaico dei primi secoli del Cristianesimo derivarono i propri stilemi da correnti artistiche già in atto, legate al paganesimo o ad altre religioni, attribuendo però alle rappresentazioni altri significati.

Un esempio emblematico è quello dell’immagine del banchetto usato già da secoli nell’arte antica specialmente in ambito funerario: divenne la rappresentazione dell’Ultima Cena e quindi simbolo della celebrazione dell’ Eucarestia, la liturgia fondamentale della nuova religione. Gli elementi di similitudine tra raffigurazioni cristiane e pagane nella medesima attribuzione cronologica hanno portato ad avvalorare l’ipotesi che gli artisti lavorassero indistintamente talvolta su commissione di pagani e talvolta di cristiani. Anche lo stile delle pitture va da un iniziale realismo a forme sempre più simboliche e semplificate, in linea con l’affermazione dell’arte provinciale e plebea nella tarda antichità. Con la fine delle persecuzioni, dal 313, la pittura si fece più sfarzosa, come i coevi esempi di pittura profana.

 

L’ aniconismo cioè il divieto di raffigurare Dio secondo un passo dell’Esodo (XX, 3-5), applicato fino al III secolo, significò la necessità di usare simboli per alludere alla divinità: il sole, l’agnello, simbolo del martirio di Cristo, o il pesce, il cui nome greco (ichthys) era acronimo di “Iesus Christos Theou Yos Soter” (Gesù Cristo Salvatore figlio di Dio).

Altre immagini-segno sono quelle che invece di narrare un avvenimento suggeriscono un concetto: il buon pastore, che simboleggiava la filantropia di Cristo, l’orante, simbolo di sapienza, ecc. Anche queste raffigurazioni furono mutuate da iconografie antecedenti: il pastore proviene da scene pastorali o allegorie della primavera, il Cristo-filosofo, deriva dalla figura del filosofo Epitteto seduto. Tutti i temi legati all’Antico Testamento vennero invece ripresi dalla precedente tradizione giudaica: pittura cristiana ed ebraica nel III secolo sono pressoché combacianti, come testimoniano gli affreschi nella sinagoga di Dura Europos in Siria (oggi al Museo Nazionale di Damasco), dove la stilizzazione formale è legata al valore simbolico delle scene.

Gradualmente la perdita di interesse verso la descrizione di avvenimenti reali porta a una standardizzazione delle scene simboliche, con un progressivo appiattimento delle figure, preponderanza di raffigurazioni frontali e perdita del senso narrativo: gli artisti infatti adesso alludono al mondo spirituale, che prescinde dall’armonia formale e dalla verosimiglianza delle forme.

 

Ringraziamo Wikipedia, sito da cui abbiamo attinto informazioni per questo articolo.


Una volta mi sono chiesto cosa volesse dire il termine “Paleocristiano” che nel nostro caso riguarda ed è legato al campo dell’arte.

 

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Ho pensato che il termine è formato da due parole, la parola Cristiana che è contenuta in esso e l’altra, cioè “Paleo” che significa antico, che viene prima di, ossia prima che il Cristianesimo divenisse una religione ufficiale. Ecco che ho pensato che nell’anno 33 circa dopo Cristo come ci ricorda la storia e la Sacra Bibbia è avvenuto un fatto storico molto importante per quanto riguarda l’intera umanità e la religione Cristiana. Questo è la Crocifissione e la morte di Gesù Cristo il Figlio dell’Unico Dio. La storia ci insegna che da quel giorno in poi e fino a circa la metà del III secolo d.C. ci fù una grande diffusione verso questa nuova religione che è il Cristianesimo (vedi Architettura e pittura Paleo-Cristiana). Si iniziò a diffondere la Parola e il messaggio di Gesù Cristo attraverso i vari discepoli e ascoltando le parabole, i racconti, le testimonianze oculari e tante altre forme come l’arte, per dare soprattutto quel messaggio di speranza che Gesù aveva lasciato a tutti i suoi Discepoli. Purtroppo come accade quasi sempre durante questi grandi eventi storici che rivoluzionano il modo di vivere di intere popolazioni, i primi cristiani subirono ferocissime persecuzioni da parte degli imperatori e dei soldati romani, i quali essendo come fede di culto pagano vedevano questa nuova Religione come una potenziale e forte nemica da distruggere con ogni mezzo, quindi anche col sangue degli innocenti cristiani. Molti imperatori romani infatti usarono i cristiani come carne da macello per le loro bestie feroci durante gli spettacoli nei Circhi Massimi della potente Roma imperiale. Questi venivano torturati fino alla morte, sempre per dar soddisfazione al numeroso pubblico che vi assisteva. Tutto ciò però non scalfì minimamente il coraggio e la devozione di tanti cristiani di allora, anzi gli diede più forza e continuarono il loro culto clandestinamente, cercando sempre luoghi segreti dove poter fare i propri riti sacri e portare una parola di fede. Uno dei più classici nascondigli segreti ove i cristiani si dedicavano al proprio culto erano le famose “catacombe” ed è proprio da queste catacombe (che in pratica sarebbero dei cimiteri sotterranei), rinvenuti o portati alla luce ai giorni nostri che possiamo vedere dei bellissimi esempi di ciò che viene chiamato Arte Paleocristiana. Questo tipo di arte nasce come detto sopra intorno al I secolo a.C. e durerà sino a circa il IV secolo a.C. ed è la manifestazione artistica figurativa o di costruzioni di piccoli edifici dei primi cristiani. Infatti molte pareti di vari rifugi come per esempio le catacombe, specialmente a Roma erano decorate con pitture che raffiguravano degli oggetti simbolici e spirituali. La caratteristica principale di queste opere Paleocristiane è quella di rappresentare e rendere visibile ciò che non lo è, questo sempre per proteggersi dalle tremende persecuzioni. I cristiani allora alla merce dei romani cercavano in queste raffigurazioni di inserire messaggi, oggetti o altre scene diciamo quasi “criptate” e con poco significato all’apparenza, di cui soltanto chi era un vero cristiano poteva capirne il significato vero e quindi agire di conseguenza nel bene del culto. Nell’immagine sopra per esempio vediamo raffigurato in un particolare di opera paleocristiana di una parete Il buon pastore, che simboleggia colui che diffonde la parola di Cristo, proteggendo e aumentando il proprio gregge di cristiani. Tutto questo riuscì in pieno ai cristiani infatti quando arrivavano i soldati romani per distruggere, non riuscivano mai a decifrare queste opere e quindi non davano nessun valore ad esse. (un bellissimo esempio di catacombe decorate, sono quelle di San Sebastiano a Roma con molte pareti affrescate). Per concludere sull’Arte Paleocristiana vorrei dire che l’ultimo imperatore romano che ordinò l’uccisione di tutti i cristiani fù Diocleziano nell’anno 303 d.C. circa, mentre nell’anno 313 d.C. l’Imperatore Costantino emana un editto storico in cui si riconosce la piena libertà di culto da parte dei cristiani e nel secolo 380 d.C. il Cristianesimo diventa la religione ufficiale dell’Impero romano. Si inizierà a costruire le prime chiese, le prime cattedrali per poter proseguire con il proprio culto e ottimi artisti inizieranno a decorarli con opere sacre molto suggestive. L’Arte Paleocristiana ora può essere visibile e non più clandestina ma è anche quasi giunta al termine del sua “esistenza”. Ma questa è un’ altra storia infatti subentra nel corso della storia l’ Arte Bizantina

Un saluto


Come accennavo anche in un altro articolo (vedere Arte Paleocristiana) nell’anno 380 d.C. il Cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’Impero Romano mettendo al bando il culto cosiddetto pagano che sino ad allora era stato molto seguito dalla maggior parte del popolo romano. Alla morte dell’Imperatore Teodosio nel 395 d.C. circa l’Impero Romano venne diviso in due territori, da una parte l’Impero d’Occidente che ebbe come capitale la città di Ravenna e dall’altra l’Impero Romano d’Oriente, con capitale la città di Costantinopoli. L’Impero d’Occidente non ebbe molta fortuna in quanto molto provato sin da subito dalle numerose invasioni barbariche e alla fine crollò definitivamente nel 476 d.C. lasciando il posto ai regni detti Romano-Barbarici. L’altro Impero, quello d’Oriente invece riesce a respingere le tante invasioni dei barbari e isolandosi sempre di più da vita infine alla florida civiltà che verrà definita Greca-Bizantina la quale fonde in se elementi classici “greca-ellenistici” con elementi “Romano-Cristiani”, che ormai si erano sviluppati con la nuova religione Cristiana. L’Arte Bizantina raggiunge il suo massimo splendore a Costantinopoli nei secoli V e VI d.C. mentre in Italia, si sviluppa quando nell’anno 526 d.C. l’Imperatore d’Oriente Giustiniano riesce a riconquistare la penisola italiana e decide che la sede del Governo Orientale in Italia sia stabilito nella città di Ravenna.

 

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Proprio in questa bellissima e storica città italiana, troviamo oggi degli esempi straordinari di arte Bizantina con bellissime Chiese a pianta centrale (vediamo per esempio la chiesa di San Vitale a Ravenna) riferita proprio all’Arte Orientale ed all’interno di esse, troviamo dei bellissimi “mosaici” (vediamo sopra un particolare) che ricoprono tavolta tutta la superficie di una parete interna, creando un ambiente profondamente spirituale, per simboleggiare la presenza di Dio (vediamo per esempio la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo sempre a Ravenna). Proprio in quest’ultima Basilica troviamo applicati i concetti più significativi dell’arte Bizantina e cioè tutto appare ricondotto alla fissità di una immagine simbolica ed astratta, la quale è proiettata fuori dal tempo e dallo spazio. Le figure di questi mosaici ci appaiono quasi tutti uguali, molto appiattite sul piano di fondo e sembra che annullano la loro tridimensionalità, pur avendo una loro solennità, una maestosità. Inoltre è anche evidente in questa Basilica la composizione ritmica bizantina secondo la quale per poterla cogliere bisogna seguirne lo svolgimento, percorrendo l’intera navata della Basilica dal portone di ingresso fino all’Altare.

 

Come abbiamo già parlato in un altro articolo (vedi l’ Arte romana in genere) gli architetti romani svilupparono molte innovazioni tecniche e costruttive in questa bellissima e difficile Arte ma  la caratteristica principale di queste opere architettoniche doveva essere in principio la praticità e l’efficienza, anziché la bellezza artistica fine a se stessa e questo perché, specialmente nei primi periodi di esistenza di Roma tutti gli sforzi del popolo romano, dovevano essere dedicati alla organizzazione della potenza e dei governi e quindi anche le varie opere architettoniche, dovevano essere in grado in primis ad avere molta praticità ed a misura di uomo.

 

Le opere pubbliche

Per la costruzione di queste opere pubbliche gli architetti romani studiano e introducono importanti innovazioni e idee per i loro progetti, per esempio riprendono dagli Etruschi l’uso dell’arco a tutto sesto, sviluppando ed elaborando nuovi sistemi di copertura, come le cupole o le volte a “botte”. Sono sempre i romani che scoprono l’uso del cemento, che ancora oggi viene usato in edilizia ottenuto impastando calce con della sabbia, che loro chiamano “pozzolana”, perché viene portata dalla città di Pozzuoli, una località campana molto ricca di materiali da costruzioni in quell’epoca, ed del quale gli architetti romani se ne servivano spesso. Utilizzeranno anche il “laterizio” cioè un mattone fatto d’argilla, cotto nei vari forni fatti costruire apposta e non più essiccati al sole come si faceva prima.

E proprio grazie a tutte queste nuove e grandi idee che gli architetti romani riescono a progettare ed a costruire quelli che oggi sono considerati dei veri e propri capolavori architettonici (Basiliche, Templi, Teatri ecc.) spesso di grandezza monumentale che molti ci invidiano e ammirano oggi. Ma i romani nel campo pubblico riusciranno a dare alla città di Roma specialmente, ma anche in altri territori dell’immenso suo Impero, qualcosa che sino ad allora era considerato quasi impossibile o almeno molto difficile da realizzare e cioè il portare l’acqua da un posto sino ad un altro, attraverso degli stupendi Acquedotti in cui si può notare tutta la genialità e la maestria di questi grandi artisti e ingegneri che usano sapientemente l’arco e la volta, insieme ai laterizi. L’acquedotto infatti ha la funzione di portare quantità costanti di acqua da una località ad un altra, attraverso un canale artificiale che può correre sottoterra oppure in superficie attraverso lunghe file di arcate che vengono livellate per essere in leggera pendenza con una precisione davvero perfetta. Particolarmente grandiosi e veri capolavori sono gli acquedotti fatti costruire durante il ricco periodo Imperiale (vediamo sotto per esempio l’acquedotto di Tarragona in Spagna del I secolo d.C. con due piani di arcate e con una altezza massima di 26 m.).

Acquedotto Tarragona in Spagna.jpg

 

 

Ma le opere pubbliche dei romani di cui alcune testimonianze fortunatamente sono arrivate sino ai nostri giorni per essere ammirate, non furono solo gli acquedotti. La loro audacia ingegneristica e geniale è anche evidente in opere come le strada, le fognature o i ponti solo per citare le più importanti che innalzarono notevolmente lo splendore e la grandezza del grande Impero di Roma.

Le città romane infatti avevano quasi tutte un impianto urbanistico molto regolare e ordinato che deriva da quello dei famosi accampamenti militari (castrum). Le strade si dispongono a scacchiera parallele alle due vie principali, che collegavano le quattro porte di accesso alla città, solo per curiosità queste vie principali, venivano chiamate il cardo maximus da Nord a Sud e il decumanus maximus da Est ad Ovest.

 

Vari tipi di casa romana

In queste città romane oltre agli spazi riservati per opere pubbliche e religiose vi erano anche quelli per la cosiddetta edilizia privata. In questo campo possiamo vedere diversi tipi di abitazione come per esempio le celebri domus, che era la casa della ricca classe dirigente. Queste abitazioni venivano costruite in modo da articolarsi attorno ad un cortile (atrium), al centro del quale si trova una vasca (impluvium) che serviva alla raccolta dell’acqua piovana. Sulla corte si affacciano le stanze principali: il tablinum (luogo in cui si ricevono gli ospiti) e il triclinium (sala da pranzo). Attorno ad un secondo cortile (peristilium) si aprono le stanze più riservate. (vediamo sotto una illustrazione che raffigura la pianta di domus pompeiana, La casa del Fauno).

pianta di Domus pompeiana.JPG

 

 

Si costruivano in periferia anche le ville che erano le case  di campagna degli Imperatori o di ricchi patrizi romani. Esse avevano delle strutture molto complesse e articolate con bellissimi giardini, laghetti e molti edifici vari. Una tra le più spettacolari di queste ville è sicuramente quella che l’imperatore Adriano fece costruire a Tivoli.

Gli architetti romani costruirono anche le insulae (cioè isole) che erano dei palazzi popolari a più piani e divisi in piccoli appartamenti privi di servizi igienici, possiamo dire che erano una sorta delle nostre case popolari di oggi, questo per sottolineare fino a che punto erano arrivati i progetti e le idee degli architetti romani. Continua

Le opere celebrative dei romani

Man mano che Roma diventava attraverso varie guerre sempre più potente al punto da divenire un immenso Impero, cambiava anche il modo di riflettere e di pensare del popolo e dei suoi Imperatori. Essi avevano la piena coscienza di essere la più grande potenza che si conosceva in quel tempo e queste idee si riversarono anche nelle loro opere di architettura, che non dovevano essere più soltanto pratiche ed utili allo scopo di favorire lo sviluppo e la potenza di Roma che ormai era ai massimi splendori, sia economici che culturali ai tempi degli Imperatori, ma dovevano essere costruite in modo da dare una forte impressione a chi li ammirava e quindi dovevano trasmettere anche un messaggio (oggi diremmo una sorta di pubblicità), propagandando ai nemici ed al popolo di Roma, tutta la forza politica ed economica dell’Imperatore di turno. E per questi motivi che gli architetti romani perfezionarono tutte le varie tecniche conosciute ed usate sino ad allora, al punto tale da poter costruire edifici grandiosi e spettacolari come per esempio il Pantheon,eretto al tempo dell’Imperatore Augusto e riedificato nella sua forma attuale da un altro Imperatore e cioè Adriano. Il Pantheon è un Tempio dedicato a tutti gli Dei, consiste in una pianta circolare ed è coperto da una cupola emisferica di dimensioni straordinaria per quell’epoca (pensate che il diametro è di circa 43 metri). Esso è riccamente decorato da una sorta di “cassettoni” e al vertice della cupola c’è una apertura circolare chiamato oculo (ne vediamo un particolare nella foto sotto).

La cupola del Pantheon.JPG

 

 

Altre opere celebrative e molto celebrate oggi sono anche gli archi di trionfo, i Mausolei, le Colonne onorarie ed altre che ancora oggi ci affascinano con la loro testimonianza suggestiva e la loro imponenza e che ci fanno riflettere sulla effettiva potenza dell’Impero di Roma chiamata giustamente ancora oggi La città Eterna. Un esempio di queste grandiose opere celebrative li possiamo vedere a Roma guardando La Colonna Traiana o l’Arco di trionfo di Settimio Severo, decorati con bellissimi rilievi (puoi vedere particolari di queste opere nelle immagini dell’articolo all’inizio citato).

L’arco di Tito (fine del I secolo d.C.) per esempio celebra la vittoria dell’Imperatore sugli Ebrei. Esso ha una sola apertura chiamata “fornice” all’interno della quale si trovano due pannelli che raffigurano il trionfo dell’Imperatore. Invece nei secoli a venire saranno più frequenti gli archi a tre aperture ( vediamo arco di Settimio Severo 193-211 d.C. Roma).

Sotto vediamo una immagine dell’arco di Tito.

Arco di Tito Roma.JPG
 

 

Arte romana breve cronologia storica.

 

Come ci insegnano di solito a Scuola secondo la tradizione la città di Roma è stata fondata dal leggendario eroe chiamato Romolo intorno all’anno 753 a.C.

Non ci furono subito dei floridi sviluppi per questa nuova civiltà romana anzi nei primi due secoli di vita si alternarono al Governo di Roma molti Re, alcuni di origini Latina altri di origine Sabina ed altri ancora Etruschi. Alla fine del VI secolo a.C. Roma riesce a diventare una Repubblica e nei secoli successivi inizia una campagna di grandi conquiste verso i territori del centro e del Sud della penisola italiana, diventando la principale potenza politica, militare ed economica. Tra il periodo che va da 264 al 146 a.C. ci saranno le famose tre guerre Puniche. Roma riesce più volte a sconfiggere la rivale, ovvero la città di Cartagine e nel 146 a.C. dopo l’ultima sconfitta decisiva di questa città diventa la padrona indiscussa di tutto il territorio che si affaccia sul Mediterraneo, che allora come oggi era inteso come il centro strategico dell’economia e della politica mondiale.

Saranno dopo le molte guerre civili che insanguineranno la città nel I secolo a.C. che determineranno il passaggio dalla Repubblica all’Impero (27 a.C.), che avrà uno sviluppo economico e culturale davvero molto importante per la città di Roma e di cui testimonianze archeologiche, artistiche oltre che architettoniche che sono arrivate sino ai nostri giorni fortunatamente ci fanno riflettere sulla grande potenza che era riuscita ad raggiungere “la città Eterna”, come spesso oggi viene chiamata.

Tutto questo splendore durò circa fino al III secolo d.C. periodo in cui l’Impero di Roma entra in crisi perché travagliato da disordini politici interni, ma soprattutto per le sempre maggiori invasioni barbariche che costrinsero l’Impero ad essere diviso in due parti e cioè l’Impero d’Occidente che cadrà molto presto (476 d.C.) e l’Impero d’Oriente che poi si trasformerà in Impero Bizantino e arriverà fino al 1453 circa. (vedete anche articolo Arte Bizantina)

 

Le idee degli antichi Romani.

 

Per quanto riguarda il discorso sull’arte possiamo iniziare a parlare di vera arte Romana solo a partire dal II secolo a.C. in quanto nei primi secoli della Repubblica le forze dei romani sono tutte concentrate nella conquista dei vari territori confinanti e nell’organizzare lo Stato e quindi le poche commissioni artistiche venivano sbrigate da artisti Etruschi e Italici.

Tra il III ed il II secolo a.C. il contatto avvenuto con l’Arte Greca diventa sempre più stretto, soprattutto grazie alle guerre di conquista che fanno affluire nella città di Roma numerosi Artisti e bellissime opere greche. In questo modo i romani assimilano ed elaborano questi temi e questi stili artistici, sia dei greci che degli etruschi ma a differenza di loro i romani attribuiscono alle varie opere realizzate una chiara funzione politica e sociale.

 

L’arte Romana. 

Per i romani l’arte in generale ma soprattutto la scultura e l’ architettura erano usati come strumenti celebrativi e di propaganda prima ancora che come strumento culturale e artistico vero e proprio. Infatti i vari Imperatori che si sono succeduti amavano celebrare i propri grandi trionfi in guerra e le proprie imprese militari, facendo costruire opere spesso monumentali che sono arrivate in ottime condizioni fino ai nostri giorni.

Lo spirito innovativo dei romani è molto evidente in architettura, infatti gli interessi pratici favoriscono il progresso delle tecniche costruttive che permettono così la realizzazione di grandi opere pubbliche, all’interno di tutto l’Impero romano (vedi come esempio l’acquedotto di Segovia in Spagna realizzato alla fine del I secolo a.C. oppure lo straordinario e monumentale Arco di Settimio Severo 193-211 d.C. nella foto sotto), da queste opere si può notare per esempio che la forma base in architettura romana è l’arco (sistema archivoltato) e le linee che prevalgono sono le linee curve, a differenza dell’architettura greca ove prevalgono delle linee rette (sistema architravato).

Arco di Settimio Severo Roma.JPG

 

 

Nella scultura l’originalità degli artisti romani è molto evidente nei ritratti e nei rilievi che vengono scolpiti su archi di trionfo e colonne (vediamo un particolare della colonna Traiana II secolo d.C. sotto) e i modelli greci si fondono con il realismo di origine etrusca.

Particolare Colonna Traiana.JPG

 

 

La pittura romana invece viene usata spesso per decorare le pareti delle ricche ville e case patrizie ed ha la caratteristica di ricercare e studiare una sorta di effetti illusionistici dalla vivacità cromatica e descrittiva. (un esempio di questo si può vedere nell’affresco “Le tre Grazie”, del I secolo d.C. di Pompei che si trova a Napoli presso il Museo Nazionale foto sotto).

Le tre Grazie arte Roma.JPG