Un grande equilibrio, proporzione e nuove idee nella scultura classica del Doriforo di Policleto

Uno dei più ammirati capolavori dell’arte scultorea dell’antica civiltà Greca per ciò che esprime è quello conosciuto come il Doriforo, ossia il portatore di lancia realizzato in bronzo intorno al 450 a.C. Da uno dei grandi maestri del tempo, Policleto di Argo…

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Si è già parlato brevemente del Puntinismo, ossia di quel Movimento artistico che nasce in una frenetica Francia durante un periodo culturalmente ricco e pieno di novità per l’arte che è la fine del secolo Ottocento (leggete l’arte dell’Ottocento).

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Il Puntinismo prende il nome a seguito di alcune nuove ricerche effettuate da alcuni studiosi sulle caratteristiche della luce, la sua scomposizione e come noi vediamo i colori. Interessanti studi visivi ed esperimenti sui colori che faranno appassionare molti uomini e che saranno espressi soprattutto nel campo dell’arte e della pittura. Infatti si realizzeranno bellissime opere d’arte da parte di quelli che vengono considerati oggi tra gli artisti più importanti di questa corrente che è il Puntinismo. Di questi sicuramente dobbiamo citare il maestro francese Georges Pierre Seurat e uno dei suoi più grandi discepoli, cioè Paul Signac. Quella che vediamo qui sopra è l’immagine di una di queste opere d’arte che sono state realizzate con la tecnica del puntinismo. Si tratta del famoso dipinto con colori ad olio su tela intitolato Il Palazzo dei Papi ad Avignone realizzata dall’artista francese Paul Signac intorno all’anno 1900. le sue dimensioni sono di 73,5 centimetri di altezza per 92,5 centimetri di larghezza ed è collocato per poterlo ammirare nel Musée d’Orsay di Parigi. La prima cosa forse che possiamo notare ammirando da vicino quest’opera è come delle piccole macchioline di colore che vengono stesi puri e che sono accostate sulla tela riescono a fondersi tra di loro nel momento che li guardiamo da una precisa distanza, dandoci ai nostri occhi la bellissima e perfetta illusione di immagine del paesaggio francese. Questa è una delle caratteristiche delle opere con la tecnica del Puntinismo. Riconosciamo in essa sulla parte sinistra il celebre ponte di Avignone, realizzato da Signac con alcune pennellate di tonalità verde, mentre i colori viola e rosa-arancio ci fanno pensare attraverso i loro toni ad alcune opere impressioniste, come per esempio quelle delle celebri Cattedrali di Monet. Signac ha voluto rappresentare in questa sua opera il paesaggio con il Palazzo dei Papi che troviamo ad Avignone (vediamo nell’immagine sotto un particolare del paesaggio reale che possiamo confrontare con l’opera di Signac).

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Questo è uno dei più grandi e importanti edifici medioevali in stile Gotico dell’Europa. Il nome deriva dal fatto che nel 1309 a seguito di gravi problemi avvenuti a Roma, la città di Avignone divenne una delle residenze che ospitavano i Papi in fuga. Recentemente, nell’anno 1995 il Palazzo dei Papi è stato anche dichiarato patrimonio mondiale dell’Umanità.

 

Una breve descrizione dell’opera Le due sorelle di Pablo Picasso.

Tra i tanti celebri lavori che L’artista Pablo Picasso realizzò durante la sua lunga e straordinaria carriera vi è anche un bellissimo e triste dipinto intitolato Le due sorelle. Vediamo qui sotto una immagine di quest’opera.

Quest’opera oltre che come Le due sorelle è conosciuta anche col nome di L’incontro, sicuramente per il tema trattato ed è un dipinto realizzato da Picasso nell’Estate dell’anno 1902, mentre si trovava nella città spagnola di Barcellona.

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Pablo Picasso opera Le due sorelle o L’incontro

L’opera conosciuta nel mondo semplicemente con il titolo di San Sebastiano realizzata dal grande maestro Andrea Mantegna (1431 – 1506) è considerata insieme ad altri grandi lavori artistici come uno dei capolavori assoluti prodotti in Italia da quei eccellenti e innovativi artisti della pittura durante tutto il secolo Quattrocento.

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Il San Sebastiano del Mantegna del Museo del Louvre di Parigi – breve descrizione.

L’opera del San Sebastiano che vediamo qui sopra in una immagine è quella sicuramente più celebre e conosciuta nel mondo dell’arte che il grande pittore Andrea Mantegna realizzò e che oggi possiamo ammirare andando a vederla nel Museo del Louvre di Parigi. Si Conoscono infatti oltre il San Sebastiano del Louvre altre due bellissime opere dipinte sempre dal Mantegna in anni diversi della sua vita e che hanno tutte il medesimo e straziante tema religioso sul Santo e il suo martirio oltre che una simile composizione e pose. Per quanto riguarda il capolavoro del Louvre è stata realizzata in un periodo che va dal 1481 al 1485 circa, quindi in un momento dell’artista che viene considerato già maturo, mentre si trovava in soggiorno presso l’importante città di Mantova. Andrea Mantegna si trasferì intorno all’anno 1460 presso Mantova su invito del potente Marchese Ludovico di Gonzaga dove lavorò e realizzò quelle che sono le sue più belle opere d’arte. La tecnica usata per realizzare il San Sebastiano del Louvre è quella dei colori a tempera su un supporto in tela rettangolare di dimensioni abbastanza grandi. La sua altezza è di circa 257 centimetri mentre la sua larghezza è di 142 centimetri. In questa bellissima opera notiamo il Santo che è stato legato presso una antica colonna romana ormai in rovina. Infatti notiamo che il martirio del Santo avviene tra quelle che sembrano delle antiche rovine di architetture classiche, forse visto che si intravede ciò che rimane di un arco di trionfo e un capitello potrebbe essere un vecchio e imponente monumento onorario. Si intravedono anche dei resti di un piede di quella che doveva essere una statua in origine. Andrea Mantegna oltre a essere un grande artista era anche un grande estimatore e un ottimo conoscitore dell’architettura e della scultura classica. Questa sua bella passione si intravede in alcune sue importanti opere pittoriche, spesso ricche di piccoli e perfetti dettagli architettonici e prospettici. Nel dipinto San Sebastiano viene raffigurato dal Mantegna con una grande plasticità che lo fa sembrare come una statua romana. Viene descritto con una grande tensione espressiva, quasi come fosse un bellissimo eroe classico dopo essere stato trafitto in varie parti del corpo da numerose frecce e nel momento più drammatico in cui tra mille dolori le forze lo abbandonano. la visuale prospettica coglie dal basso verso l’alto questa tragica scena del Santo, con il torace e il viso illuminati da una luce che sembra creare dei bagliori capaci di accentuare tutti i volumi. In basso in un angolino a destra il Mantegna ha raffigurato due uomini con arco e frecce. I due sono quelli che hanno tirato le frecce al Santo portandolo al martirio. Sembra quasi che il Mantegna voglia togliere questi due uomini dalla scena e dallo spazio del dipinto, dipingendoli quasi come se dovessero quasi scomparire. Qualcuno afferma che questa scelta sia dovuta all’allusione della continuità di questa storia anche nel presente.

Continua con Il San Sebastiano di Vienna e quello di Venezia

Qui sotto vediamo le altre bellissime due opere con il tema del San Sebastiano attribuite con una quasi certezza all’artista italiano del Quattrocento Andrea Mantegna.

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Quella che vediamo qui sopra è stata realizzata da un Mantegna giovane, intorno agli anni 1456-57 o poco prima che l’artista partisse da Padova per la città di Mantova. Quest’opera che presenta anche una scritta in greco che tradotta significa “opera di Andrea”, quindi attribuita quasi con certezza al Mantegna è stata realizzata con dei colori a tempera su un supporto in legno di dimensioni 68 per 30 centimetri. Oggi è conservata presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Vediamo come l’impostazione della scena con San Sebastiano è simile a quella del Museo Louvre. Una piccola curiosità è rappresentata dalla strana nuvola in alto a sinistra che assomiglia ad un cavaliere a cavallo.

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Il San Sebastiano che vediamo qui in alto invece è un dipinto conservato presso la Galleria Franchetti nella città meravigliosa città di Venezia. Quest’opera è stata identificata insieme ad altre opere importanti e straordinarie che sono state trovate nella bottega del maestro Mantegna nel 1506, subito dopo la sua morte. 

 

Tra gli straordinari oggetti che sono stati ritrovati dagli studiosi e che fanno parte di quell’antica arte che realizzavano gli ottimi artisti Etruschi ve ne sono due davvero molto belli, preziosi e con un importante valore artistico e storico. Queste due opere sono la famosa Chimera d’Arezzo e il Sarcofago degli sposi e grazie anche al loro studio e osservazione, gli storici hanno potuto capire qualcosa in più sugli usi, la cultura artistica e tanto altro di questo importante popolo che sono appunto la civiltà Etrusca vissuta sul territorio della nostra bella Penisola Italiana in tempi passati. Sotto vediamo una immagine della statua della Chimera d’Arezzo.

La Chimera d’Arezzo.

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Una descrizione sull’opera la Chimera D’Arezzo può essere letta cliccando sul nome e andando sul sito Arte semplice e poi

Il Sarcofago degli sposi opera dell’arte Etrusca

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Il Duomo di Monreale che possiamo visitare e ammirare presso la bellissima località siciliana vicino alla città di Palermo è considerato da tutti uno straordinario capolavoro di arte e di architettura, oltre che un prezioso esempio dell’arte Romanica nell’Italia Meridionale con il suo stile Arabo-Normanno. Sotto vediamo una immagine della stupenda facciata del Duomo di Monreale.

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La costruzione di questo Duomo è molto antica, infatti sembra risalire addirittura all’anno 1172 cioè quando in Sicilia il re normanno Guglielmo II d’Altavilla ordinò ai suoi architetti la costruzione di una nuova Chiesa all’interno di quello che in quell’epoca era un meraviglioso bosco con un verde parco adibito soprattutto per lo sport della caccia per tutta la famiglia reale e la sua corte. Nelle vicinanze del Duomo di Monreale che venne finito intorno all’anno 1185, dopo circa 13 anni di intensi lavori si trovava anche una Abbazia benedettina e il Palazzo reale dove viveva il re, di cui purtroppo ora non è rimasto nulla.

duomo di monreale,arte romanica,arte arabo-normanna,architettura romanica,arte in sicilia,la creazione dei pesci e degli uccelli,mosaicoAll’interno del Duomo si trova un manto musivo che ricopre le pareti e che ha come dimensioni la bellezza di circa 10000 metri quadrati. Lungo le pareti delle navate, su due fasce e su un fondo di color oro e molto luminoso sono narrate delle sacre scene, con episodi religiosi divisi da intrecci che hanno dei motivi geometrici. Queste bellissime opere sono degli episodi tratti dal Vecchio e dal Nuovo Testamento. Al centro e in alto sul catino absidale possiamo vedere nella sua magnifica grandezza un ritratto del Cristo benedicente, come vediamo nell’immagine a lato. Questo ritratto ha una grande forza espressiva e affascina i numerosi turisti che ogni anno vengono a visitare questa meravigliosa Casa del Signore. All’esterno del Duomo di Monreale possiamo vedere altre belle decorazioni geometriche come quelle dell’abside (immagine sotto). Queste sono realizzate con delle tarsie in marmo aventi più di un colore. Vediamo delle sequenze di archi ogivali intrecciati dove si dispongono delle fasce aventi delle figure prettamente geometriche con dei disegni vari.

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La scena con La creazione dei pesci e degli uccelli nei mosaici all’interno del Duomo di Monreale.

duomo di monreale,arte romanica,arte arabo-normanna,architettura romanica,arte in sicilia,la creazione dei pesci e degli uccelli,mosaicoTra le tante e bellissime decorazioni interne delle pareti del Duomo di Monreale, realizzate con la tipica tecnica del mosaico molto usata in quell’epoca da abili e bravissimi artisti arabi vediamo per esempio nell’immagine qui a lato il particolare che raffigura La creazione dei pesci e degli uccelli. Quest’opera ritrae l’episodio biblico in cui Dio crea sulla Terra i pesci e gli uccelli. Possiamo notare come Dio raffigurato in posizione seduta e avvolto da un abito color oro-azzurro con un semplice gesto della sua mano, da la vita per la prima volta a tutti gli esseri che popoleranno sia l’acqua che il cielo. Il mare azzurro viene raffigurato da semplici linee ondulate bianche. Quest’opera ci mostra anche come possano coesistere alcune caratteristiche e degli stili figurativi diversi tra di loro. Per esempio quello bizantino è riconoscibile nella linea usata, molto morbida oltre che nel gusto raffinato dei colori usati. Questo stile si confronta per esempio con degli elementi tipici dell’occidente. Questi sono la figura di Dio che anche se collocata entro un paesaggio essenziale è posta nello spazio con scioltezza dei movimenti. Vediamo anche nell’opera come gli animali sono resi con ricchi dettagli e perfetti particolari, al punto che possiamo benissimo capirne di quale specie si tratta. Per esempio riconosciamo subito il pavone con la lunga coda e altri tipi di uccelli realmente esistenti.