scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaIl movimento nella scultura. La scultura, questo meraviglioso termine che ci indica un mondo affascinante è una forma d’arte tra le più importanti e difficili, al punto che in tempi passati veniva considerata soprattutto appannaggio per soli uomini “veri”. Antichi scultori che dovevano spesso avere come requisiti principali oltre che un grande talento artistico e una abilità tecnica anche una grande forza fisica per imporre la propria arte e le proprie idee a suon di scalpello alla dura e grezza materia inerme. Per il grande artista e celebre scultore italiano Michelangelo Buonarroti, considerato con pieno merito tra i più grandi di tutta la storia dell’arte, la scultura era la prima e la più sublime tra le forme d’arte conosciute allora. L’opera per il Buonarroti era già imprigionata all’interno della materia grezza da lavorare e quindi per lo scultore bastava soltanto togliere il di più, il superfluo con duri e giusti colpi di scalpello allo scopo di liberarla.

Pensieri davvero affascinanti, ma noi qui vogliamo semplicemente parlare (anche per stuzzicare un po’ la vostra grande passione) di come siano cambiate alcune importanti idee nella scultura relative al movimento nelle statue che raffigurano delle figure umane attraverso i vari periodi storici. Sappiamo innanzitutto che sin dall’antichità si è sempre cercato il modo giusto per poter rappresentare attraverso delle opere scultoree la figura umana che fosse il più vicino possibile alla realtà. Quindi anche cercando di dare a esse una filo di vita e di movimento. Questa ricerca sul movimento è sicuramente legata alle conoscenze e ai vari mezzi tecnici che si sono avute durante le diverse epoche storiche. Comunque già durante il periodo di quella gloriosa e straordinaria civiltà dell’antica Grecia (dal IX al I secolo a.C. Circa) si aveva la conoscenza del raffigurare il movimento nelle opere d’arte. Soprattutto agli inizi del periodo greco definito dagli storici dell’arte come Arcaico (VI secolo a.C.) la scultura incominciò una fase di continua e grande evoluzione sia tecnica che formale, spesso dovuta alle grandi rivalità o le concorrenze che esistevano tra le più importanti città greche o tra i suoi artisti. Città come per esempio Atene, Sparta, Olimpia o Delfi tanto per citare le più famose che si davano battaglia attraverso le abilità e i virtuosismi dei loro artisti. La figura umana nella scultura greca era inizialmente nel periodo arcaico raffigurata con caratteristiche quasi del tutto statiche. Il movimento nelle opere o non veniva rappresentato affatto o era reso in modo abbastanza goffo e inesatto. Celebri in questo periodo sono alcune statue eseguite dagli artisti greci tra il VI e il V secolo a.C. con la tecnica a tutto tondo che rappresentano dei giovani maschi, i Koùroi o delle fanciulle, le Korai entrambi realizzati con una posizione molto rigida e immobile e con una posa sempre frontale (ne vediamo un esempio in alto per zoomare cliccate sopra le immagini). Queste statue erano realizzate soprattutto per celebrare le ricche famiglie aristocratiche dell’antica Grecia e per questo venivano create per dare un grande senso di raffinatezza e di eleganza. Le statue sia quelle maschili che femminili presentavano di solito delle acconciature molto complesse (tecnica della perlinatura) e gli abiti delle fanciulle venivano dipinte. In seguito con la scoperta e lo sviluppo della tecnica scultorea chiamata fusione a cera persa, si è fatto un importante passo in avanti nella scultura greca. Gli artisti iniziarono a studiare e a rendere meglio il senso del movimento nelle loro opere realizzate in bronzo che divennero nel tempo sempre più complesse e ricche di dettagli. Da allora i più celebri scultori greci elaborarono e diedero all’idea di movimento della figura umana una grandissima importanza, andando a realizzare dapprima statue con movimenti appena accennati sino ad arrivare col tempo alla realizzazione di straordinari e unici capolavori scultorei talmente complessi, con molteplici e perfetti movimenti naturali e con dei virtuosismi tecnici-artistici davvero unici che soltanto dopo moltissimi secoli (dal Rinascimento in poi) alcuni grandi maestri sono riusciti in parte ad eguagliare e poi anche a superare con grande merito.

Il movimento sospeso che viene diviso in pause.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaDurante il periodo storico della civiltà greca conosciuto nell’arte col nome di periodo Severo, gli scultori studiano un linguaggio nuovo per le loro opere. Le novità arrivano soprattutto nella resa del movimento con delle soluzioni nuove e molto efficaci rispetto a quelle arcaiche anche grazie come abbiamo detto alle nuove tecniche nella lavorazione del bronzo. Le figure umane delle statue abbandonano nel tempo la posa frontale delle Kourus per conquistarsi lo spazio intorno a loro. Il movimento durante il periodo dell’arte Severa viene studiato e visto da alcuni artisti come se fosse diviso in una serie di pause. Gli scultori greci vogliono rappresentare la figura umana in modo che ogni osservatore possa intuire sia il movimento precedente che quello successivo al preciso istante che viene immortalato nelle loro opere. Un famoso esempio di tutto questo si può notare guardando la bellissima statua in bronzo collocata presso il Museo di archeologia Nazionale di Atene (una delle poche e originali opere greche arrivati per fortuna sino a noi) del Cronide trovato nel fondale del mare di Capo Artemisio in Grecia e realizzato intorno al 480-460 a.C. In questa statua è raffigurato un uomo, forse il dio Zeus nell’attimo precedente di scagliare la sua arma che tiene nella mano destra. Purtroppo l’arma non è stata trovata e proprio dal tipo di oggetto scagliato si poteva intuire chi era il personaggio rappresentato. Se era un fulmine poteva essere Zeus, se era un tridente invece il dio del mare Poseidone. Il movimento naturale rappresentato in modo perfetto coglie il personaggio nel preciso istante in cui nella massima tensione si ferma in una impercettibile pausa per controllare tutta l’azione del lancio, aiutato anche dalla mano sinistra perfettamente tesa in avanti che serve a prendere la giusta mira. Il peso del corpo viene scaricato sulla gamba sinistra che è immobile mentre la destra è leggermente divaricata e arretrata. Il movimento del torace che gira leggermente ci da perfettamente il senso del lancio che sicuramente avviene nell’istante dopo. È tutto ben studiato e ponderato dall’anonimo ma bravissimo artista greco in questa sua statua e per questo essa è considerata come un grande capolavoro della scultura in generale. Nel tempo anche in altre grandissime e celeberrime opere di scultura si riprenderanno e si svilupperanno queste importanti idee sul movimento e le sue pause come per esempio nella straordinaria opera del periodo Classico che tutto il mondo conosce e ammira col nome di Discobolo di Mirone (circa 450 a.C.).

il movimento che trasmette emozioni, drammaticità e forte pathos.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaÈ ancora nella scultura greca e nel tempo tra i vari periodi (Severo, Classico, Ellenico) che gli artisti continuano a esprimere e a concepire il movimento nelle loro opere, anche con caratteristiche a volte nuove, capaci di trasmettere delle forti emozioni e pathos in chi li ammira. Intorno al secolo II a.C., nel periodo definito nell’arte Ellenista fu realizzata ad opera di uno scultore greco rimasto anonimo una statua che rappresentava un giovane fantino su di un cavallo in corsa (la vediamo qui a lato). Anche questa statua così come quella del Cronide è stata ritrovata presso il territorio della Grecia chiamato Capo Artemisio e oggi la possiamo trovare presso il Museo archeologico Nazionale di Atene. Quest’opera raffigura un movimento concitato e frenetico di un cavallo lanciato a forte galoppo con sul dorso, senza l’ausilio di una sella vi è aggrappato un giovanissimo ragazzo. La composizione e il movimento è tutto proiettato in avanti. L’artista greco ha descritto il tutto in modo perfetto e naturale. Il cavallo ha le orecchie abbassate, le narici dilatate e la bocca aperta a testimoniare il grande sforzo che sta facendo. Ogni muscolo dell’animale è teso e si prepara per realizzare il balzo che forse farà vincere la gara al suo giovane fantino. Ho parlato di una gara forse perché il fantino sembra davvero molto eccitato nel viso e sembra quasi dare l’idea che voglia spingere il cavallo ad un ultimo grande sforzo. Inoltre il giovane vestito di una semplice veste del tempo si gira come se voglia controllare eventuali avversari della gara. Tutto questa tensione e movimento ci trasmettono delle emozioni e un forte pathos. Lo sguardo di chi osserva l’opera poi tende a spostarsi da essa verso un punto avanti ad essa nella direzione del moto. Un altra straordinaria opera ellenica è anche il Laocoonte eseguito dallo scultore Agesandros e dai suoi figli.

Il movimento detto a spirale o serpentino.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaCome detto in alto, dal periodo del Rinascimento in poi vi sono stati alcuni grandi maestri che contribuirono a sviluppare le idee e i concetti relativi al movimento nella scultura. Grandi geni e veri talenti dell’arte come il già citato Michelangelo Buonarroti che divenne il maestro per tanti altri artisti che vennero dopo di lui. Tra gli scultori che subirono il grande fascino e i suoi influssi positivi attraverso i lavori del Buonarroti possiamo citare sicuramente il celebre scultore italiano conosciuto come il Giambologna (1529-1608). Lo studio e lo sviluppo sul movimento nelle sue opere raggiunge davvero nuovi orizzonti sia nei linguaggi che nella tecnica sublime. Ammirata da tutti per il grande virtuosismo del Giambologna nel realizzarla è per esempio l’opera scultorea in marmo chiamata il Ratto delle Sabine (vediamo a lato) realizzata intorno all’anno 1583 circa, oggi collocata presso La Loggia dei Lanzi nella città di Firenze. Questa meravigliosa opera come il titolo ci fa capire raffigura tre personaggi in una scena movimentata e molto drammatica. Vediamo un cittadino Sabino che è il vinto, un giovane romano che è il vincitore e una donna sabina che sta per essere rapita dal romano e che con un ultimo colpo di reni cerca disperatamente di liberarsi da quell’abbraccio forzato. Sembra proprio che la donna aiutata dalla spinta offerta anche dal suo braccio destro, riesca a sgusciare dalle mani del suo rapitore. Il movimento qui è reso al massimo e trasmette perfettamente tutta la tensione e il dramma che si vive nella scena. Esso è del tipo a “spiraliforme”, cioè a formare dei giri concentrici e appunto a spirale. I tre personaggi raffigurati sono legati soltanto dal gioco degli incroci degli sguardi intensi. I corpi si muovono in direzioni diverse e costruiscono in questo modo una complessa formazione a serpentina.

Il movimento che viene annullato nell’opera di Bernini.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaDurante il Seicento gli artisti esponenti della nuova corrente denominata Barocca sviluppano un tipo di arte molto particolare, che esaltava i grandi sfarzi dei nobili e delle potenti corti di re e imperatori realizzando nelle loro opere delle scene molto ricche di dettagli e con un taglio spesso teatrale. Anche nella scultura Barocca si affronta il movimento con occhi e idee nuove per adattarle proprio al pensiero del tempo. Un grande esempio dello stile Barocco ci è dato dalle stupende opere realizzate dal grande maestro italiano Gian Lorenzo Bernini (1598-1680). Qui a lato vediamo l’opera intitolata Apollo e Dafne realizzata dal Bernini intorno all’anno 1622-25 che ci narra una famosa scena mitologica. Questa è la triste storia raccontata dal poeta latino Ovidio della metamorfosi di Dafne una ninfa amata dal dio Apollo che poco prima di essere raggiunta dall’amato si trasforma in una pianta di alloro. Nell’opera vediamo Dafne che lancia un grido di disperazione e di dolore mentre inizia a trasformarsi. Infatti vediamo già i piedi, i capelli o le mani che diventano delle foglie e dei ramoscelli. Il Bernini ha fermato il preciso istante degli ultimi passi di una corsa sfrenata con le due figure che sembrano essere leggere nel momento finale della corsa. Il movimento leggero dei due è percepito perfettamente anche se nello stesso momento vediamo anche quella parte di tronco e foglie in basso che ci trasmette un senso di immobilità forzata per Dafne e che indica che quello fatto da Apollo è stato l’ultimo passo, l’ultimo movimento per la sua corsa. Il Bernini in puro stile Barocco vuole meravigliare il pubblico che osserva quest’opera con un effettivo movimento contrastante della scena. L’artista gioca con la naturale e ovvia staticità della statua e con le impressioni che il movimento raffigurato ci trasmette. Questo infine viene esaltato anche dall’ultimo impeto di Dafne che sollevando le mani cerca disperatamente di staccarsi in un salto proprio nell’istante in cui viene “ibernata” dalla trasformazione in una posizione statica.

Il movimento nel Novecento.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaArrivati in tempi più recenti gli artisti ormai hanno studiato e capito il tema del movimento e come poteva essere raffigurato e interpretato. Nel Novecento gli artisti della corrente Futurista invece iniziano a interessarsi soprattutto della rappresentazione del movimento in sé, come se questo fosse il solo soggetto e senza quindi più adattarlo alle esigenze di una figura umana. Il movimento viene studiato scientificamente e si guardano gli effetti che esso produce. Uno degli artisti del Futurismo che più sviluppò questo tema è stato l’italiano Umberto Boccioni (1882-1916) che riuscì a rinnovare la scultura nel Novecento affrontando nuove questioni come il dinamismo di un corpo o le fasi del movimento attraverso le sue celebri opere. A lato vediamo la sua celeberrima opera intitolata Forme uniche della continuità nello spazio del 1913, dove in una scultura in bronzo Boccioni rappresenta una persona che cammina. I vari effetti e le pose del movimento che si hanno negli istanti successivi vengono fuse nell’opera tutti insieme.

 

 

Ma cos’è il Romanticismo?! Cos’è questo termine dal suono molto bello e (aggiungo io purtroppo) quasi scomparso, questa sorta di “stile di vita” molto spesso usato dagli uomini, anche indebitamente o in modo del tutto goffo per auto-celebrarsi e fare colpo sulla ragazza di turno? Potremmo fare numerosi esempi per definire la parola “Romantico”. Per esempio possiamo definire romantica la ragazza che conserva delle fiori secchi nel proprio diario personale a ricordo di un amore. Romantico è il ragazzo dalla folta e lunga chioma che pensa soltanto al suo grande amore, non riuscendo a fare altro. Romantiche sono le canzoni che parlano d’amore e che ci fanno sospirare. Romantico è la ragazza o il ragazzo poeta che descrivono in versi la gioia e l’amore esaltandoli. Ma romantico è anche chi esprime con semplici gesti quotidiani le sue passioni e il suo amore. L’aprire una portiera di auto e porgere il braccio per far scendere una donna, il semplice raccogliere un fiore al giorno e donarlo come simbolo dell’amore. Qui sotto vedete una immagine della bellissima opera pittorica di uno dei maggiori esponenti dell’arte romantica tedesca, il pittore Caspar David Friedrich dal titolo Un uomo una donna davanti alla luna realizzato nel 1819 circa (Dresda, Gemaldegalerie).

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Quindi possiamo dire che il Romanticismo è un modo di intendere e di vivere la propria vita. Vivendola non nel modo pratico, frenetico o realistico della vita moderna ma in un modo poetico e quasi sognante. Ai nostri giorni purtroppo secondo il mio modesto parere tra le tante crisi economiche, sociali o dovute alla politica non è rimasto molto di quei bellissimi valori che sono la caratteristica del Romanticismo. Tutto oggi è frenetico, veloce quasi come i nostri computer o i nostri “tecnologici” smartphone. Tutto oggi è mediatico e la maggior parte della gente vive una vita progettata per cercare soltanto di “apparire” e basta, mandando al diavolo tutto il resto e i valori veri dell’uomo. Oggi sono rare e davvero poche le ragazze o le donne, comprese quelle indipendenti ed emancipate che soffrono realmente per la mancanza del buon romanticismo del passato.

Il Romanticismo: dove, quando e come.

Ma il vero Romanticismo quello con la “R” maiuscola per intenderci è stato qualcosa di assai più profondo e anche di complesso che ha lasciato un segno importante nella storia e nella cultura. Il termine “Romanticismo” ci viene dalla parola inglese “romatic” che nella metà del XVII secolo veniva usata riferendosi a ciò che rappresentava non la realtà ma quello che veniva descritto in una certa letteratura e cioè “romanzesco” dai romanzi cavallereschi. Il Romanticismo è stato soprattutto un grande Movimento letterario, spirituale e culturale che durante tutto l’Ottocento comprese numerosi campi della Società umana come quello dell’arte, della letteratura, della musica, della politica e del costume.

Dove. Gli storici descrivono la nascita di questo importante Movimento nella Germania, dove venne definito con un espressione davvero felice “Sturm und drang”, cioè tempesta e impeto. Quando viene pubblicato il libro intitolato “La Germania” della scrittrice francese Germain de Stael, una donna entusiasta ammiratrice della nuova letteratura romantica tedesca, il Romanticismo si diffonde quasi subito in Francia e poi in tutto il resto d’Europa. Anche nella nostra Italia grazie soprattutto ad un articolo della stessa Stael che fa da apripista al Romanticismo italiano per tanti letterati e patrioti italiani.

Quando. Le nuove idee romantiche nascono e si sviluppano in Germania all’incirca agli inizi dell’Ottocento, grazie al lavoro soprattutto dei fratelli Augusto e Federico Schlegel che erano celebri come critici letterali. In Italia il Romanticismo si sviluppa e si identifica con la grande passione patriottica che stava nascendo negli italiani stanchi da anni e anni di dominazioni straniere. Addirittura il definirsi “romantico” sarà la stessa cosa che dichiararsi “anti austriaco” e quindi patriota vero. I romantici italiani combattono le loro prime battaglie su delle pagine di un periodico, “Il Conciliatore” uscito nel 1818 e nel 1819 e poi soppresso dagli austriaci per motivi di sovversione.

Come. Il Romanticismo inizia a rifiutare quei modelli “freddi” dell’arte classica greca e anche romana. Esso si ispira soprattutto a importanti valori dell’uomo come l’amore verso la propria Patria da liberare al gioco straniero. Ma esalta anche e ci parla dell’avventura e le grandi emozioni oppure del periodo del Medioevo dei famosi cavalieri che accorrono per le loro dame e castellane in pericolo o ancora la caccia alle streghe. Il Romanticismo non tollera limiti o regole messe per frenare le fantasia e adora tutto ciò che è misterioso, ameno, malinconico e avventuroso. Per gli uomini di questo movimento anche una vita disordinata può essere straordinariamente romantica. In quei periodi sembra che i suicidi aumentino e diventano pericolosamente di moda. Anche lo sviluppo di una brutta malattia di quell’epoca e cioè la tisi, diventa qualcosa di simpatico e romantico.

Se vi fa piacere leggete anche il Romanticismo tra idee e pittura.

Un saluto a tutti gli appassionati.

Il dipinto conosciuto col nome originale L’inganno delle immagini è una delle più conosciute opere artistiche del grande pittore surrealista René Magritte, la prima di una serie di opere dove il soggetto è sempre una pipa.

 

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Magritte è uno dei più grandi artisti del Surrealismo, una sorta di Movimento o una corrente culturale-artistica nata nel secondo decennio del Novecento dopo che il principale teorico della stessa, André Breton pubblico un Manifesto (1924), divenuto famoso che elencava tutte le idee e le teorie che si contrapponevano in maniera anche decisa ad alcuni pensieri, idee e modi di fare arte di quel tempo, in particolare quello Dadaista. René Magritte insieme a Salvador Dalì, sono i più illustri rappresentanti e promotori del cosiddetto “Surrealismo verista”. Questo termine deriva dal fatto che questi artisti nelle loro opere rappresentano spesso degli oggetti o cose vere, cioè che esistono nel mondo reale e che noi vediamo e usiamo spesso, mettendoli o accostandoli però in contesti inusuali, sorprendenti o addirittura inimmaginabili.

L’opera realizzata intorno al 1928-1929 con la tecnica dei colori ad olio su una tela avente come dimensioni 60 per 81 centimetri circa, può essere ammirata presso il County Museum of Art a Los Angeles negli Stati Uniti. Il belga Magritte in questa opera surrealista, cerca di trasmetterci un suo preciso pensiero, una sua idea su come vediamo e abbiamo cognizione della realtà che viviamo e che ci circonda. Vediamo una semplice pipa in legno realizzata sin nei minimi particolari in modo perfetto, che rasenta l’iper-realismo fotografico su uno sfondo monocolore. L’opera sembra infatti voler contraddire la “solita” realtà, dando nome a qualcosa (l’oggetto pipa) che non ha bisogno di essere nominato e allo stesso tempo negando che questo oggetto sia quello che palesemente è. Infatti Magritte, inserendo la scritta Ceci n’est pas une pipe che tradotto significa “questa non è una pipa” vuole comunicarci che la raffigurazione o l’immagine di un qualsiasi oggetto, in questo caso la pipa, non deve essere confusa con l’oggetto stesso, quello reale e tangibile. L’opera di Magritte mette in discussione quindi il concetto di definizione e quello di rappresentazione, attaccando alcune convinzioni sino ad allora avute dall’uomo sul modo di vedere e di pensare la realtà. Chiunque di noi, non potrà mai utilizzare la pipa raffigurata nel quadro, non potrà mai vedere uscire spire di fumo da essa. Ed è proprio questo il messaggio che ci comunica Magritte, facendoci capire che molto spesso, la nostra ragione, la nostra visione è sbagliata e “standardizzata”. Ci fa molto comodo dire che quella è una pipa, per semplificarci la vita e quindi la realtà punto e basta.

Se Vi fa piacere leggere qualche altro post di questo grande artista, leggete L’ impero delle luci.

 

La pittura dei Macchiaioli in Italia. 

In Italia subito dopo la metà del secolo Ottocento la pittura si rinnova prendendo a modello la pittura realista francese. Nella città di Firenze, che in quel periodo era una delle città più floride e sviluppate si incontrano diversi artisti provenienti da tutta Italia, che rifiutano tutte quelle convenzioni e regole, che ha la pittura tradizionale, per proporre un Arte che si ispira alla realtà.

Questi nuovi artisti vogliono indagare i vari aspetti che offre la realtà quotidiana, aspetti che poi vengono riprodotte nelle loro opere, con una nuova tecnica pittorica e cioè la pittura dei Macchiaioli.

Questa tecnica consiste nel rappresentare i vari aspetti della realtà attraverso l’uso delle macchie di colore (da questo deriva il nome di “macchiaioli”), abolendo i contorni nitidi ed anche le forme definite e immobilizzate che si potevano vedere nelle opere con pittura tradizionale. I Macchiaioli abbandonano anche la retorica dei quadri storici, religiosi e mitologici per affrontare dei temi che sono molto più vicini e contemporanei a loro, come per esempio la realtà sociale, di lavoro o di semplice svago. Insomma era iniziata una piccola rivoluzione tecnica e artistica che poi attraverso gli artisti Impressionisti francesi (leggete articolo) avrà il suo massimo apice.

Tra i più famosi rappresentanti del gruppo dei Macchiaioli italiani ricordiamo sicuramente Silvestro Lega (1826-1895) e Giovanni Fattori (1825-1908).

 

Per quanto riguarda il pittore Macchiaiolo Silvestro Lega prendiamo per esempio l’opera intitolata Il pergolato del 1866 circa (che vediamo sotto), dove l’artista raffigura una semplice scena quotidiana domestica, in cui si vedono quattro figure femminili che siedono sotto un pergolato mentre una cameriera porta loro qualcosa da bere su di un vassoio. Si vede una bambina in atteggiamento come se stesse recitando una poesia od altro suscitando l’attenzione di una delle amiche della madre mentre l’altra viene distratta dai passi della cameriera.

Possiamo dire che la scena è una tipica scena che si poteva benissimo vedere nel periodo “risorgimentale”, infatti i Macchiaioli sono quasi tutti uomini d’azione impegnati nei moti rivoluzionari dell’epoca. L’opera di Silvestro Lega è anche un opera realista anche perché riflette indirettamente la partecipazione del pittore ai problemi nazionali (proprio nel 1866 avviene la terza guerra d’ indipendenza, per la conquista del Veneto). La scena del pergolato sembra farci capire come vivevano l’attesa di una lettera o di notizie le varie donne i cui mariti erano in guerra. Forse per questo le figure del quadro sembrano distratte o silenziose, distanti le une dalle altre e chiuse nei loro pensieri tristi.

Silvestro Lega Il pergolato 1866 Macchiaioli.JPG

 

 

Nell’opera di Giovanni Fattori intitolata Il carro rosso del 1887 (vediamo sotto un particolare) possiamo vedere che il pittore rappresenta in una tela insolitamente lunga rispetto all’altezza (88 x 179 cm.) un paesaggio marino molto assolato dove un contadino si riposa accanto ai suoi buoi dopo averli staccato dal carro. In questo quadro Giovanni Fattori che è considerato uno dei principali pittori dell’Ottocento, ci fa “sentire” la terra che conosce e che ama, quella campagna toscana che si spinge fino al litorale dove soltanto il rumore della risacca interrompe il profondo silenzio. L’artista ci restituisce la calda luce dorata e l’ombra riposante, il piacere che può dare un momento di sosta, ma anche il rapporto che può legare un contadino con i propri animali che gli sono compagni nel lavoro e nella vita quotidiana. Un mondo antico, perduto che rivive intensamente in questo dipinto.

Giovanni Fattori Il carro rosso 1887 macchiaioli particolare.JPG

 

 

Un saluto a tutti i Lettori

 

Parliamo un po’ di storia e dell’ Arte dell’Ottocento

Durante i primi decenni del secolo Ottocento gran parte della popolazione europea era ispirata da ideali nuovi, di libertà che erano nati soprattutto in seno alle popolazioni povere francesi, che ribellandosi ai potenti e ricchi sovrani che li avevano condotti alla fame e alle miserie, avevano iniziato quella che poi era entrata nella storia come la Rivoluzione Francese e da lì si era arrivato alle guerre napoleoniche (1796-1815), avendo nel cuore il famoso motto di uguaglianza, legalità e fraternità tra tutti i popoli della terra.

Per leggere questo articolo completo cliccate sopra per andare sul sito Arte semplice e poi

 

L’artista italiano Antonio Canova. (Alcuni spunti sono tratti dalla famosa Enciclopedia virtuale Wikipedia).

 

Antonio Canova e la sua giovinezza.

Canova autoritratto.jpgIl grande artista che conosciamo con il nome di Antonio Canova nacque a Possagno, un piccolo paesino della provincia di Treviso il 1 Novembre del 1757 e morì a Venezia il 13 Ottobre del 1822. A lato un autoritratto del Canova, cliccate per ingrandire.

Sin da piccolo il Canova fu affascinato dall’arte e dalla scultura, anche perché orfano del padre la madre Angela Zardo risposandosi, lo volle affidare alle cure dei Nonni. Il nonno Pasino Canova, un tagliapietre che era anche uno scalpellino e un discreto scultore di fama locale lo portava con se quando realizzava i suoi lavori. Il nonno Pasino spesso faceva dei lavoretti nella grande villa del Senatore veneziano Giovanni Falier e fu proprio il Falier che in qualche modo divenne il primo Mecenate del piccolo Canova, intuendone il talento immenso che aveva Antonio o Tonin, come veniva chiamato simpaticamente dai conoscenti e amici nel dialetto veneziano.

Si racconta infatti un episodio famoso dove il piccolo Antonio durante una cena con tante personalità importanti si mise velocemente a scolpire un panetto di burro, riuscendo già con maestria e abilità a raffigurare un leone dalle forme perfette. Il padrone di casa, il Senatore Falier rimase meravigliato e intuendo il grande talento del piccolo Canova si interessò personalmente dello studio e della formazione artistica.

Quando aveva 11 anni Antonio fu mandato a lavorare e a conoscere le basi e le tecniche presso lo studio di scultura dell’artista Giuseppe Bernardi, detto il Torretto, che aveva la bottega a Pagnano d’Asolo vicino a Possagno. Tramite questi maestri “Torretti”, Antonio conobbe il mondo artistico veneziano con le influenze del Rococò, ma anche i suoi “fermenti artistici”, e tutte le novità che iniziavano a nascere. A Venezia ebbe poi modo di frequentare anche la Scuola di nudo dell’ Accademia locale, dove imparò e approfondì lo studio del disegno che per il suo futuro lavoro di scultore sarà sempre molto importante. Canova andava spesso anche ad ammirare i calchi di gesso presso la Galleria dell’ artista Filippo Farsetti, osservando con attenzione e facendone sempre grande tesoro.

Ma con il suo carattere sempre alla ricerca di nuovi stimoli, lo portarono ad aprire una sua personale bottega d’arte nell’anno 1775, quando era appena diciottenne.

Qui iniziò pian piano a farsi conoscere come artista prima a Venezia, poi nel resto del Veneto e quindi via via in tutta l’Europa, iniziando a innamorarsi e a ispirarsi alle regole e alla bellezza dell’Arte classica, quella dell’antica Grecia e per intenderci dei Grandi Maestri come Fidia, Policleto, Prassitele e tanti altri.

Alla fine del 1779 il Canova si trasferì presso la città di Roma dove continuò a lavorare e a conoscere molti artisti Neoclassici che rafforzarono le sue idee sul Neoclassicismo portandolo ormai come era giusto ad un grande successo come Maestro nella scultura che venne riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

 

Le influenze dell’ Arte Greca sul Canova.

Canova Amore e Psiche part.jpgAntonio Canova ebbe il grande merito artistico, più di qualsiasi altro scultore di far rivivere nelle sue opere, l’antica bellezza delle statue greche, ma soprattutto la grazia non più intesa come epidermica sensualità Rococò ma come una qualità che solo attraverso il controllo della ragione può trasformare gli aspetti leggiadri e sottilmente sensuali, in un’idealità che solo l’artista può rappresentare evitando le violente passioni e i gesti esasperati. A lato potete vedere in un particolare del capolavoro Amore e Psiche. Vediamo come l’artista con il suo grande genio riesce ad “incorniciare” e a fermare il tempo, portando lo sguardo dello spettatore verso il punto più importante dell’opera. Le braccia di Psiche diventano una sorta di “cornice” al momento magico ricco di tensione sensuale che è l’attimo prima del bacio. Bello e straordinario davvero! 

Egli nella sua arte aveva studiato come ricalcare le tecniche degli antichi scultori greci, dal disegno (schizzo) che è il primo importante passo di un lavoro, poi passava al bozzetto realizzato in terracotta o cruda, o magari in cera, materializzando così e subito, la forma reale dell’opera. L’ idea che il genio artistico suggeriva alla sua mente, iniziava così a divenire qualcosa di reale di vero, di visibile.

Canova Amore e Psiche.jpgLa seconda fase era quella dedicata alla statua in argilla sopra la quale veniva colato il gesso. Su questo modello venivano fissati i chiodini (repère) che attraverso l’utilizzo di uno speciale compasso (chiamato pantografo), servivano a trasferire nel marmo le esatte proporzioni dell’opera in gesso. Il Canova poteva vedere in questo modo la forma, le varie dimensioni e proporzioni della statua e capire gli eventuali errori da correggere in seguito.

Alcune di queste opere in gesso complete di repère sono oggi pezzi unici al mondo e considerati loro stessi grandi capolavori, perché non esistono più gli originali in marmo andati perduti o distrutti. Tra gli altri vi era il monumento a George Washington, distrutto in un incendio negli Stati Uniti, i busti di Gioacchino Murat e di Carolina Bonaparte, i Regnanti di Napoli.

Una grande influenza ebbero su di lui i temi e le letture dei classici della mitologia greca che era solito farsi leggere mentre lavorava; più di tutte le opere di Omero. Canova era anche un grande lavoratore, capace di restare all’opera anche 12-14 ore al giorno senza sosta alcuna. Questi particolari sono confermati dalle lettere al suo amico Melchior Cesarotti.

L’artista ogni volta cercava di raggiungere la perfezione nelle sue opere. Io mi associo a tutte quelle persone, esperti e storici di arte che affermano che in alcune sue opere di scultura, il Canova ha davvero raggiunto la perfezione dell’arte. Per molti di questi esperti di arte Antonio Canova fu soprannominato giustamente come “il nuovo Fidia” per la sua arte Neoclassica e per le sue Statue, che avevano spesso soggetti mitologici. Fidia è stato uno dei più importanti artisti dell’Arte Classica della Grecia antica, nel periodo intorno alla seconda metà del V Secolo a.C.

canova le tre grazie.jpg

Come non rimanere assolutamente sbalorditi e quasi “storditi” davanti a opere (vedi immagini) come Amore e Psiche (1788-1793), Le tre Grazie (1813-1816) e tanti altri stupendi capolavori che sono come degli “Ambasciatori” della bellezza ideale e sensuale, oltre che della migliore Arte Italiana che come sappiamo tutti noi è una delle più importanti della storia, grazie al nostro Patrimonio artistico ammirato nel mondo. Dobbiamo sentirci sempre più orgogliosi dei Nostri grandi Maestri e degli Artisti Italiani, sia del passato che moderni e per questo dobbiamo anche farci sentire a gran voce, per proteggere tutta la Cultura e l’Arte Italiana che di questi tempi purtroppo non “naviga” in buone acque.

 

Se Vi fa piacere leggete anche gli altri articoli relativi alla vita di Antonio Canova e le sue straordinarie opere d’arte come per esempio:

L’opera di Antonio Canova  Paolina Borghese

L’opera di Antonio Canova Amore e Psiche