Un grande equilibrio, proporzione e nuove idee nella scultura classica del Doriforo di Policleto

Uno dei più ammirati capolavori dell’arte scultorea dell’antica civiltà Greca per ciò che esprime è quello conosciuto come il Doriforo, ossia il portatore di lancia realizzato in bronzo intorno al 450 a.C. Da uno dei grandi maestri del tempo, Policleto di Argo…

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L’opera conosciuta come il Discobolo di Mirone è uno dei più celebri esempi della straordinaria scultura definita classica dell’antica civiltà della Grecia.

In esso noi ammiriamo uno stupendo capolavoro che fu realizzato intorno all’anno 450 a. C. da uno dei grandi scultori del passato.

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Sin dall’antichità e fino ad arrivare a tempi molto più recenti tra i vari temi dell’arte preferiti e molto utilizzati dagli artisti vi è sicuramente quello dei personaggi leggendari legati alla mitologia classica come le divinità che abitavano sul Monte Olimpo della civiltà Greca o quelli venerati durante l’Impero romano.

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Molti committenti e Mecenati sin dall’antichità (arte greca, arte romana o durante il periodo del Rinascimento per fare qualche esempio) richiedevano spesso agli artisti per il progetto di un opera un tema che avesse un soggetto mitologico. Un tempo questi fantastici personaggi che oggi definiamo quasi da “favola”, come gli antichi dei e le loro leggendarie ed eroiche imprese che abbiamo studiato anche a scuola erano davvero molto amati. Essi venivano utilizzati spesso come modello di grande forza e di grande carattere per delle opere spesso auto-celebrative o come anche nelle straordinarie Allegorie realizzate per trasmettere un concetto importante molto sentito o una idea specifica in base alle caratteristiche dei personaggi e non c’era grande maestro o mediocre artista che non cercava di confrontarsi almeno una volta con questo tema nei suoi lavori artistici. Oggi la richiesta di questo particolare tema per un opera è sicuramente calata o addirittura scomparsa per diversi motivi legati anche a nuove idee e una concezione diversa dell’arte. Ma quali sono i principali personaggi della mitologia classica che venivano rappresentati nell’arte e che ritroviamo in grandi capolavori? Qui sotto ne trovate qualcuno dei più nominati e famosi.

Il dio Apollo era uno dei principali protagonisti della mitologia e della religione Greca, figlio illegittimo del capo degli dei greci, cioè Zeus e di Leto e fratello gemello di Artemide (Diana per i romani). Apollo è il dio del sole e quindi anche quello della luce del giorno. È anche il dio delle arti e della poesia in quanto capo delle famose Muse, oltre che della musica. Apollo in seguito fu venerato e celebrato anche nell’Impero romano. Nell’arte lo troviamo spesso raffigurato nei panni di un giovane uomo con una personaggi mitologici,arte - linguaggi e temi,pittura,arte greca,arte,allegorie in artecorona in testa realizzata dalla pianta dell’alloro che simboleggia la vittoria e a bordo di uno sfolgorante e luccicante carro trainato da quattro meravigliosi cavalli mentre si accinge a far sorgere il sole. Tra le mani di solito tiene un strumento musicale (una cetra) e l’arco che sapeva maneggiare con grande destrezza. Il dio Bacco era un divinità dell’antica religione romana (Dionisio per i Greci) legata al culto del vino, della vendemmia e all’ebbrezza degli uomini. Dal suo nome deriva anche il termine “baccanale”, una sorta di rito festaiolo in suo onore con orge e balli sfrenati per tante ore dove i presenti bevono e si ubriacano sino ad arrivare quasi alla possessione estatica. Nell’arte Bacco viene raffigurato come un uomo spesso in carne a simboleggiare l’opulenza con in testa delle foglie e dei grappoli di uva mentre regge in una mano una coppa di vino. A lato vediamo la celebre opera del Caravaggio del 1596-97 raffigurante un giovane Bacco. Il dio Cupido nella mitologia romana (Eros in quella greca) era considerato il dio dell’amore e dell’erotismo. Spesso rappresentato come un dolce bambino con delle piccole alucce mentre vola e lancia con il suo mitico arco le sue celebri frecce che fanno innamorare chi ne viene colpito. Per questo motivo viene preso anche come simbolo soprattutto nel giorno degli innamorati nel mese di Febbraio, a San Valentino. Qui sotto lo vediamo insieme alla dea Diana in una bellissima opera realizzata dall’artista Pompeo Girolamo Batoni nel 1761.

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Diana la dea venerata dai romani (Artemide era invece il nome per i greci) era considerata soprattutto la dea della caccia e delle foreste. Era una dea molto irascibile e vendicativa, sapeva usare con abilità il personaggi mitologici,arte - linguaggi e temi,pittura,arte greca,arte,allegorie in artesuo arco con cui veniva raffigurata nell’arte ed era anche la protettrice degli animali. Spesso è in compagnia di un cervo in una selva. In seguito fu assimilata e associata col carattere della dea greca Artemide e quindi anche alla luna. La dea Giunone per i romani (per i greci il nome era associato a Era) rappresentava la moglie della massima divinità romana, ossia Giove. In quanto moglie e madre era considerata la dea della maternità, del parto e dell’allattamento dei figli. Veniva raffigurata nell’arte con dei pavoni che tirano il suo carro. A lato la vediamo in un particolare della celebre opera mentre viene sedotta dal marito il dio Giove dell’artista italiano Annibale Caracci. Il dio Giove (associato a Zeus per i greci) era come già detto sopra la massima divinità tra gli dei che abitavano sul mitico Monte Olimpo e rappresentava il padrone indiscusso del cielo e del tuono. Nell’arte questo re degli dei viene rappresentato quasi sempre come un uomo forte e maturo con una lunga e folta barba. I suoi attributi maggiori sono l’aquila e il fulmine che scagliava contro i vari nemici. Viene rappresentato in arte anche mentre seduce altri personaggi mitologici femminili tra le ire della moglie (Leda, Callisto, Antiope etc.).

Il dio Marte (Ares per i greci) era per i romani e l’Impero un dio molto celebrato e venerato perché era il dio della guerra e dei duelli. Le famose legioni romane celebravano vari riti per esso prima di ogni battaglia affinché ritornassero vincitori. Viene raffigurato spesso come un uomo forte e armato con una splendida armatura. A volte si trova raffigurato in compagnia della bella dea Venere, la mitica dea della bellezza e dell’amore e dalla loro unione di attributi contrastanti (guerra e amore) ne scaturisce una perfetta e equilibrata armonia. Vediamo sopra in alto l’opera realizzata come un Allegoria intitolata Il Parnaso di Andrea Mantegna del 1497, dove si vede il concetto astratto di armonia tra Marte e Venere e le Muse che ballano in cerchio. Il dio Mercurio (Hermes per i greci) era celebrato dai romani come il dio dei viaggiatori e del commercio. È famoso anche come il messaggero degli dei, in quanto portava velocemente le notizie da un posto all’altro grazie ai suoi sandali provvisti di ali. Viene rappresentato con un cappello e un caduceo con due serpenti. Secondo la mitologia ha protetto l’amore di Marte e Venere. La dea Minerva (Pallade Athena per i greci) era invece la dea della saggezza e protettrice delle arti e degli artigiani. Raffigurata nelle opere con una armatura e accompagnata spesso da una civetta che era un animale sacro. Il dio Nettuno (Poseidone per i greci) era il dio del mare e dei suoi abitanti, capace di scatenare grandi tempeste e maremoti. Quasi sempre viene rappresentato come un uomo anziano con una folta barba che tiene in una mano il suo mitico tridente. Il dio Saturno (Cronos per i greci) era celebrato dai romani soprattutto come il dio dell’agricoltura e del tempo che usava per i raccolti. Il suo simbolo è una falce. Vulcano (Efesto per i greci) è il dio del fuoco e viene rappresentato come un uomo bruto e zoppo che di mestiere fa il fabbro nella sua fucina piena di attrezzi adatti a questo lavoro. È anche considerato il marito della bella Venere. Il dio Orfeo è un ottimo musicista e un poeta. È considerato dai romani come colui che riusciva a incantare e ammaliare chiunque con le sue armonie meravigliose che escono dalla sua lira. Le nove muse invece sono delle divinità che proteggevano sia le arti che la scienza. Vengono raffigurate mentre danzano in cerchio (opera in alto). Ad esse si riferiscono le montagne che crollano, per eruzioni vulcaniche determinate dal loro canto. Il monte sacro alle Muse era chiamato il Parnaso.

 

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaIl movimento nella scultura. La scultura, questo meraviglioso termine che ci indica un mondo affascinante è una forma d’arte tra le più importanti e difficili, al punto che in tempi passati veniva considerata soprattutto appannaggio per soli uomini “veri”. Antichi scultori che dovevano spesso avere come requisiti principali oltre che un grande talento artistico e una abilità tecnica anche una grande forza fisica per imporre la propria arte e le proprie idee a suon di scalpello alla dura e grezza materia inerme. Per il grande artista e celebre scultore italiano Michelangelo Buonarroti, considerato con pieno merito tra i più grandi di tutta la storia dell’arte, la scultura era la prima e la più sublime tra le forme d’arte conosciute allora. L’opera per il Buonarroti era già imprigionata all’interno della materia grezza da lavorare e quindi per lo scultore bastava soltanto togliere il di più, il superfluo con duri e giusti colpi di scalpello allo scopo di liberarla.

Pensieri davvero affascinanti, ma noi qui vogliamo semplicemente parlare (anche per stuzzicare un po’ la vostra grande passione) di come siano cambiate alcune importanti idee nella scultura relative al movimento nelle statue che raffigurano delle figure umane attraverso i vari periodi storici. Sappiamo innanzitutto che sin dall’antichità si è sempre cercato il modo giusto per poter rappresentare attraverso delle opere scultoree la figura umana che fosse il più vicino possibile alla realtà. Quindi anche cercando di dare a esse una filo di vita e di movimento. Questa ricerca sul movimento è sicuramente legata alle conoscenze e ai vari mezzi tecnici che si sono avute durante le diverse epoche storiche. Comunque già durante il periodo di quella gloriosa e straordinaria civiltà dell’antica Grecia (dal IX al I secolo a.C. Circa) si aveva la conoscenza del raffigurare il movimento nelle opere d’arte. Soprattutto agli inizi del periodo greco definito dagli storici dell’arte come Arcaico (VI secolo a.C.) la scultura incominciò una fase di continua e grande evoluzione sia tecnica che formale, spesso dovuta alle grandi rivalità o le concorrenze che esistevano tra le più importanti città greche o tra i suoi artisti. Città come per esempio Atene, Sparta, Olimpia o Delfi tanto per citare le più famose che si davano battaglia attraverso le abilità e i virtuosismi dei loro artisti. La figura umana nella scultura greca era inizialmente nel periodo arcaico raffigurata con caratteristiche quasi del tutto statiche. Il movimento nelle opere o non veniva rappresentato affatto o era reso in modo abbastanza goffo e inesatto. Celebri in questo periodo sono alcune statue eseguite dagli artisti greci tra il VI e il V secolo a.C. con la tecnica a tutto tondo che rappresentano dei giovani maschi, i Koùroi o delle fanciulle, le Korai entrambi realizzati con una posizione molto rigida e immobile e con una posa sempre frontale (ne vediamo un esempio in alto per zoomare cliccate sopra le immagini). Queste statue erano realizzate soprattutto per celebrare le ricche famiglie aristocratiche dell’antica Grecia e per questo venivano create per dare un grande senso di raffinatezza e di eleganza. Le statue sia quelle maschili che femminili presentavano di solito delle acconciature molto complesse (tecnica della perlinatura) e gli abiti delle fanciulle venivano dipinte. In seguito con la scoperta e lo sviluppo della tecnica scultorea chiamata fusione a cera persa, si è fatto un importante passo in avanti nella scultura greca. Gli artisti iniziarono a studiare e a rendere meglio il senso del movimento nelle loro opere realizzate in bronzo che divennero nel tempo sempre più complesse e ricche di dettagli. Da allora i più celebri scultori greci elaborarono e diedero all’idea di movimento della figura umana una grandissima importanza, andando a realizzare dapprima statue con movimenti appena accennati sino ad arrivare col tempo alla realizzazione di straordinari e unici capolavori scultorei talmente complessi, con molteplici e perfetti movimenti naturali e con dei virtuosismi tecnici-artistici davvero unici che soltanto dopo moltissimi secoli (dal Rinascimento in poi) alcuni grandi maestri sono riusciti in parte ad eguagliare e poi anche a superare con grande merito.

Il movimento sospeso che viene diviso in pause.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaDurante il periodo storico della civiltà greca conosciuto nell’arte col nome di periodo Severo, gli scultori studiano un linguaggio nuovo per le loro opere. Le novità arrivano soprattutto nella resa del movimento con delle soluzioni nuove e molto efficaci rispetto a quelle arcaiche anche grazie come abbiamo detto alle nuove tecniche nella lavorazione del bronzo. Le figure umane delle statue abbandonano nel tempo la posa frontale delle Kourus per conquistarsi lo spazio intorno a loro. Il movimento durante il periodo dell’arte Severa viene studiato e visto da alcuni artisti come se fosse diviso in una serie di pause. Gli scultori greci vogliono rappresentare la figura umana in modo che ogni osservatore possa intuire sia il movimento precedente che quello successivo al preciso istante che viene immortalato nelle loro opere. Un famoso esempio di tutto questo si può notare guardando la bellissima statua in bronzo collocata presso il Museo di archeologia Nazionale di Atene (una delle poche e originali opere greche arrivati per fortuna sino a noi) del Cronide trovato nel fondale del mare di Capo Artemisio in Grecia e realizzato intorno al 480-460 a.C. In questa statua è raffigurato un uomo, forse il dio Zeus nell’attimo precedente di scagliare la sua arma che tiene nella mano destra. Purtroppo l’arma non è stata trovata e proprio dal tipo di oggetto scagliato si poteva intuire chi era il personaggio rappresentato. Se era un fulmine poteva essere Zeus, se era un tridente invece il dio del mare Poseidone. Il movimento naturale rappresentato in modo perfetto coglie il personaggio nel preciso istante in cui nella massima tensione si ferma in una impercettibile pausa per controllare tutta l’azione del lancio, aiutato anche dalla mano sinistra perfettamente tesa in avanti che serve a prendere la giusta mira. Il peso del corpo viene scaricato sulla gamba sinistra che è immobile mentre la destra è leggermente divaricata e arretrata. Il movimento del torace che gira leggermente ci da perfettamente il senso del lancio che sicuramente avviene nell’istante dopo. È tutto ben studiato e ponderato dall’anonimo ma bravissimo artista greco in questa sua statua e per questo essa è considerata come un grande capolavoro della scultura in generale. Nel tempo anche in altre grandissime e celeberrime opere di scultura si riprenderanno e si svilupperanno queste importanti idee sul movimento e le sue pause come per esempio nella straordinaria opera del periodo Classico che tutto il mondo conosce e ammira col nome di Discobolo di Mirone (circa 450 a.C.).

il movimento che trasmette emozioni, drammaticità e forte pathos.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaÈ ancora nella scultura greca e nel tempo tra i vari periodi (Severo, Classico, Ellenico) che gli artisti continuano a esprimere e a concepire il movimento nelle loro opere, anche con caratteristiche a volte nuove, capaci di trasmettere delle forti emozioni e pathos in chi li ammira. Intorno al secolo II a.C., nel periodo definito nell’arte Ellenista fu realizzata ad opera di uno scultore greco rimasto anonimo una statua che rappresentava un giovane fantino su di un cavallo in corsa (la vediamo qui a lato). Anche questa statua così come quella del Cronide è stata ritrovata presso il territorio della Grecia chiamato Capo Artemisio e oggi la possiamo trovare presso il Museo archeologico Nazionale di Atene. Quest’opera raffigura un movimento concitato e frenetico di un cavallo lanciato a forte galoppo con sul dorso, senza l’ausilio di una sella vi è aggrappato un giovanissimo ragazzo. La composizione e il movimento è tutto proiettato in avanti. L’artista greco ha descritto il tutto in modo perfetto e naturale. Il cavallo ha le orecchie abbassate, le narici dilatate e la bocca aperta a testimoniare il grande sforzo che sta facendo. Ogni muscolo dell’animale è teso e si prepara per realizzare il balzo che forse farà vincere la gara al suo giovane fantino. Ho parlato di una gara forse perché il fantino sembra davvero molto eccitato nel viso e sembra quasi dare l’idea che voglia spingere il cavallo ad un ultimo grande sforzo. Inoltre il giovane vestito di una semplice veste del tempo si gira come se voglia controllare eventuali avversari della gara. Tutto questa tensione e movimento ci trasmettono delle emozioni e un forte pathos. Lo sguardo di chi osserva l’opera poi tende a spostarsi da essa verso un punto avanti ad essa nella direzione del moto. Un altra straordinaria opera ellenica è anche il Laocoonte eseguito dallo scultore Agesandros e dai suoi figli.

Il movimento detto a spirale o serpentino.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaCome detto in alto, dal periodo del Rinascimento in poi vi sono stati alcuni grandi maestri che contribuirono a sviluppare le idee e i concetti relativi al movimento nella scultura. Grandi geni e veri talenti dell’arte come il già citato Michelangelo Buonarroti che divenne il maestro per tanti altri artisti che vennero dopo di lui. Tra gli scultori che subirono il grande fascino e i suoi influssi positivi attraverso i lavori del Buonarroti possiamo citare sicuramente il celebre scultore italiano conosciuto come il Giambologna (1529-1608). Lo studio e lo sviluppo sul movimento nelle sue opere raggiunge davvero nuovi orizzonti sia nei linguaggi che nella tecnica sublime. Ammirata da tutti per il grande virtuosismo del Giambologna nel realizzarla è per esempio l’opera scultorea in marmo chiamata il Ratto delle Sabine (vediamo a lato) realizzata intorno all’anno 1583 circa, oggi collocata presso La Loggia dei Lanzi nella città di Firenze. Questa meravigliosa opera come il titolo ci fa capire raffigura tre personaggi in una scena movimentata e molto drammatica. Vediamo un cittadino Sabino che è il vinto, un giovane romano che è il vincitore e una donna sabina che sta per essere rapita dal romano e che con un ultimo colpo di reni cerca disperatamente di liberarsi da quell’abbraccio forzato. Sembra proprio che la donna aiutata dalla spinta offerta anche dal suo braccio destro, riesca a sgusciare dalle mani del suo rapitore. Il movimento qui è reso al massimo e trasmette perfettamente tutta la tensione e il dramma che si vive nella scena. Esso è del tipo a “spiraliforme”, cioè a formare dei giri concentrici e appunto a spirale. I tre personaggi raffigurati sono legati soltanto dal gioco degli incroci degli sguardi intensi. I corpi si muovono in direzioni diverse e costruiscono in questo modo una complessa formazione a serpentina.

Il movimento che viene annullato nell’opera di Bernini.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaDurante il Seicento gli artisti esponenti della nuova corrente denominata Barocca sviluppano un tipo di arte molto particolare, che esaltava i grandi sfarzi dei nobili e delle potenti corti di re e imperatori realizzando nelle loro opere delle scene molto ricche di dettagli e con un taglio spesso teatrale. Anche nella scultura Barocca si affronta il movimento con occhi e idee nuove per adattarle proprio al pensiero del tempo. Un grande esempio dello stile Barocco ci è dato dalle stupende opere realizzate dal grande maestro italiano Gian Lorenzo Bernini (1598-1680). Qui a lato vediamo l’opera intitolata Apollo e Dafne realizzata dal Bernini intorno all’anno 1622-25 che ci narra una famosa scena mitologica. Questa è la triste storia raccontata dal poeta latino Ovidio della metamorfosi di Dafne una ninfa amata dal dio Apollo che poco prima di essere raggiunta dall’amato si trasforma in una pianta di alloro. Nell’opera vediamo Dafne che lancia un grido di disperazione e di dolore mentre inizia a trasformarsi. Infatti vediamo già i piedi, i capelli o le mani che diventano delle foglie e dei ramoscelli. Il Bernini ha fermato il preciso istante degli ultimi passi di una corsa sfrenata con le due figure che sembrano essere leggere nel momento finale della corsa. Il movimento leggero dei due è percepito perfettamente anche se nello stesso momento vediamo anche quella parte di tronco e foglie in basso che ci trasmette un senso di immobilità forzata per Dafne e che indica che quello fatto da Apollo è stato l’ultimo passo, l’ultimo movimento per la sua corsa. Il Bernini in puro stile Barocco vuole meravigliare il pubblico che osserva quest’opera con un effettivo movimento contrastante della scena. L’artista gioca con la naturale e ovvia staticità della statua e con le impressioni che il movimento raffigurato ci trasmette. Questo infine viene esaltato anche dall’ultimo impeto di Dafne che sollevando le mani cerca disperatamente di staccarsi in un salto proprio nell’istante in cui viene “ibernata” dalla trasformazione in una posizione statica.

Il movimento nel Novecento.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaArrivati in tempi più recenti gli artisti ormai hanno studiato e capito il tema del movimento e come poteva essere raffigurato e interpretato. Nel Novecento gli artisti della corrente Futurista invece iniziano a interessarsi soprattutto della rappresentazione del movimento in sé, come se questo fosse il solo soggetto e senza quindi più adattarlo alle esigenze di una figura umana. Il movimento viene studiato scientificamente e si guardano gli effetti che esso produce. Uno degli artisti del Futurismo che più sviluppò questo tema è stato l’italiano Umberto Boccioni (1882-1916) che riuscì a rinnovare la scultura nel Novecento affrontando nuove questioni come il dinamismo di un corpo o le fasi del movimento attraverso le sue celebri opere. A lato vediamo la sua celeberrima opera intitolata Forme uniche della continuità nello spazio del 1913, dove in una scultura in bronzo Boccioni rappresenta una persona che cammina. I vari effetti e le pose del movimento che si hanno negli istanti successivi vengono fuse nell’opera tutti insieme.