Tra i magnifici capolavori della pittura del grande Maestro Tiziano che sono esposte alle Scuderie del Quirinale presso la città di Roma sino al 16 Giugno 2013, vi sono Il Concerto e la Bella di Palazzo Pitti, la Flora degli Uffizi, la Pala Gozzi di Ancona, la Danae di Capodimonte, il Carlo V con il cane e l’Autoritratto del Prado o lo Scorticamento di Marsia di Kromeriz.

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Sopra vediamo il logo della Mostra con l’opera la Flora.

Per maggiori informazioni visitate la pagina:

http://www.scuderiequirinale.it/categorie/mostra-tiziano-roma

 

Il consiglio è quello di andarle a vederli.

 

L’artista Giovanni Bellini vissuto nel Quattrocento tra cenni e origini.

Tra gli artisti che divennero famosi e che portarono con i loro meravigliosi lavori artistici la nostra pittura italiana a dei livelli di assoluta eccellenza dobbiamo sicuramente citare anche Giovanni Bellini, un grande pittore italiano del Quattrocento.

Leggi con un clic sul nome l’articolo completo sul sito di Arte semplice e poi

L’opera conosciuta nel mondo semplicemente con il titolo di San Sebastiano realizzata dal grande maestro Andrea Mantegna (1431 – 1506) è considerata insieme ad altri grandi lavori artistici come uno dei capolavori assoluti prodotti in Italia da quei eccellenti e innovativi artisti della pittura durante tutto il secolo Quattrocento.

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Il San Sebastiano del Mantegna del Museo del Louvre di Parigi – breve descrizione.

L’opera del San Sebastiano che vediamo qui sopra in una immagine è quella sicuramente più celebre e conosciuta nel mondo dell’arte che il grande pittore Andrea Mantegna realizzò e che oggi possiamo ammirare andando a vederla nel Museo del Louvre di Parigi. Si Conoscono infatti oltre il San Sebastiano del Louvre altre due bellissime opere dipinte sempre dal Mantegna in anni diversi della sua vita e che hanno tutte il medesimo e straziante tema religioso sul Santo e il suo martirio oltre che una simile composizione e pose. Per quanto riguarda il capolavoro del Louvre è stata realizzata in un periodo che va dal 1481 al 1485 circa, quindi in un momento dell’artista che viene considerato già maturo, mentre si trovava in soggiorno presso l’importante città di Mantova. Andrea Mantegna si trasferì intorno all’anno 1460 presso Mantova su invito del potente Marchese Ludovico di Gonzaga dove lavorò e realizzò quelle che sono le sue più belle opere d’arte. La tecnica usata per realizzare il San Sebastiano del Louvre è quella dei colori a tempera su un supporto in tela rettangolare di dimensioni abbastanza grandi. La sua altezza è di circa 257 centimetri mentre la sua larghezza è di 142 centimetri. In questa bellissima opera notiamo il Santo che è stato legato presso una antica colonna romana ormai in rovina. Infatti notiamo che il martirio del Santo avviene tra quelle che sembrano delle antiche rovine di architetture classiche, forse visto che si intravede ciò che rimane di un arco di trionfo e un capitello potrebbe essere un vecchio e imponente monumento onorario. Si intravedono anche dei resti di un piede di quella che doveva essere una statua in origine. Andrea Mantegna oltre a essere un grande artista era anche un grande estimatore e un ottimo conoscitore dell’architettura e della scultura classica. Questa sua bella passione si intravede in alcune sue importanti opere pittoriche, spesso ricche di piccoli e perfetti dettagli architettonici e prospettici. Nel dipinto San Sebastiano viene raffigurato dal Mantegna con una grande plasticità che lo fa sembrare come una statua romana. Viene descritto con una grande tensione espressiva, quasi come fosse un bellissimo eroe classico dopo essere stato trafitto in varie parti del corpo da numerose frecce e nel momento più drammatico in cui tra mille dolori le forze lo abbandonano. la visuale prospettica coglie dal basso verso l’alto questa tragica scena del Santo, con il torace e il viso illuminati da una luce che sembra creare dei bagliori capaci di accentuare tutti i volumi. In basso in un angolino a destra il Mantegna ha raffigurato due uomini con arco e frecce. I due sono quelli che hanno tirato le frecce al Santo portandolo al martirio. Sembra quasi che il Mantegna voglia togliere questi due uomini dalla scena e dallo spazio del dipinto, dipingendoli quasi come se dovessero quasi scomparire. Qualcuno afferma che questa scelta sia dovuta all’allusione della continuità di questa storia anche nel presente.

Continua con Il San Sebastiano di Vienna e quello di Venezia

Qui sotto vediamo le altre bellissime due opere con il tema del San Sebastiano attribuite con una quasi certezza all’artista italiano del Quattrocento Andrea Mantegna.

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Quella che vediamo qui sopra è stata realizzata da un Mantegna giovane, intorno agli anni 1456-57 o poco prima che l’artista partisse da Padova per la città di Mantova. Quest’opera che presenta anche una scritta in greco che tradotta significa “opera di Andrea”, quindi attribuita quasi con certezza al Mantegna è stata realizzata con dei colori a tempera su un supporto in legno di dimensioni 68 per 30 centimetri. Oggi è conservata presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Vediamo come l’impostazione della scena con San Sebastiano è simile a quella del Museo Louvre. Una piccola curiosità è rappresentata dalla strana nuvola in alto a sinistra che assomiglia ad un cavaliere a cavallo.

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Il San Sebastiano che vediamo qui in alto invece è un dipinto conservato presso la Galleria Franchetti nella città meravigliosa città di Venezia. Quest’opera è stata identificata insieme ad altre opere importanti e straordinarie che sono state trovate nella bottega del maestro Mantegna nel 1506, subito dopo la sua morte. 

 

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaIl movimento nella scultura. La scultura, questo meraviglioso termine che ci indica un mondo affascinante è una forma d’arte tra le più importanti e difficili, al punto che in tempi passati veniva considerata soprattutto appannaggio per soli uomini “veri”. Antichi scultori che dovevano spesso avere come requisiti principali oltre che un grande talento artistico e una abilità tecnica anche una grande forza fisica per imporre la propria arte e le proprie idee a suon di scalpello alla dura e grezza materia inerme. Per il grande artista e celebre scultore italiano Michelangelo Buonarroti, considerato con pieno merito tra i più grandi di tutta la storia dell’arte, la scultura era la prima e la più sublime tra le forme d’arte conosciute allora. L’opera per il Buonarroti era già imprigionata all’interno della materia grezza da lavorare e quindi per lo scultore bastava soltanto togliere il di più, il superfluo con duri e giusti colpi di scalpello allo scopo di liberarla.

Pensieri davvero affascinanti, ma noi qui vogliamo semplicemente parlare (anche per stuzzicare un po’ la vostra grande passione) di come siano cambiate alcune importanti idee nella scultura relative al movimento nelle statue che raffigurano delle figure umane attraverso i vari periodi storici. Sappiamo innanzitutto che sin dall’antichità si è sempre cercato il modo giusto per poter rappresentare attraverso delle opere scultoree la figura umana che fosse il più vicino possibile alla realtà. Quindi anche cercando di dare a esse una filo di vita e di movimento. Questa ricerca sul movimento è sicuramente legata alle conoscenze e ai vari mezzi tecnici che si sono avute durante le diverse epoche storiche. Comunque già durante il periodo di quella gloriosa e straordinaria civiltà dell’antica Grecia (dal IX al I secolo a.C. Circa) si aveva la conoscenza del raffigurare il movimento nelle opere d’arte. Soprattutto agli inizi del periodo greco definito dagli storici dell’arte come Arcaico (VI secolo a.C.) la scultura incominciò una fase di continua e grande evoluzione sia tecnica che formale, spesso dovuta alle grandi rivalità o le concorrenze che esistevano tra le più importanti città greche o tra i suoi artisti. Città come per esempio Atene, Sparta, Olimpia o Delfi tanto per citare le più famose che si davano battaglia attraverso le abilità e i virtuosismi dei loro artisti. La figura umana nella scultura greca era inizialmente nel periodo arcaico raffigurata con caratteristiche quasi del tutto statiche. Il movimento nelle opere o non veniva rappresentato affatto o era reso in modo abbastanza goffo e inesatto. Celebri in questo periodo sono alcune statue eseguite dagli artisti greci tra il VI e il V secolo a.C. con la tecnica a tutto tondo che rappresentano dei giovani maschi, i Koùroi o delle fanciulle, le Korai entrambi realizzati con una posizione molto rigida e immobile e con una posa sempre frontale (ne vediamo un esempio in alto per zoomare cliccate sopra le immagini). Queste statue erano realizzate soprattutto per celebrare le ricche famiglie aristocratiche dell’antica Grecia e per questo venivano create per dare un grande senso di raffinatezza e di eleganza. Le statue sia quelle maschili che femminili presentavano di solito delle acconciature molto complesse (tecnica della perlinatura) e gli abiti delle fanciulle venivano dipinte. In seguito con la scoperta e lo sviluppo della tecnica scultorea chiamata fusione a cera persa, si è fatto un importante passo in avanti nella scultura greca. Gli artisti iniziarono a studiare e a rendere meglio il senso del movimento nelle loro opere realizzate in bronzo che divennero nel tempo sempre più complesse e ricche di dettagli. Da allora i più celebri scultori greci elaborarono e diedero all’idea di movimento della figura umana una grandissima importanza, andando a realizzare dapprima statue con movimenti appena accennati sino ad arrivare col tempo alla realizzazione di straordinari e unici capolavori scultorei talmente complessi, con molteplici e perfetti movimenti naturali e con dei virtuosismi tecnici-artistici davvero unici che soltanto dopo moltissimi secoli (dal Rinascimento in poi) alcuni grandi maestri sono riusciti in parte ad eguagliare e poi anche a superare con grande merito.

Il movimento sospeso che viene diviso in pause.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaDurante il periodo storico della civiltà greca conosciuto nell’arte col nome di periodo Severo, gli scultori studiano un linguaggio nuovo per le loro opere. Le novità arrivano soprattutto nella resa del movimento con delle soluzioni nuove e molto efficaci rispetto a quelle arcaiche anche grazie come abbiamo detto alle nuove tecniche nella lavorazione del bronzo. Le figure umane delle statue abbandonano nel tempo la posa frontale delle Kourus per conquistarsi lo spazio intorno a loro. Il movimento durante il periodo dell’arte Severa viene studiato e visto da alcuni artisti come se fosse diviso in una serie di pause. Gli scultori greci vogliono rappresentare la figura umana in modo che ogni osservatore possa intuire sia il movimento precedente che quello successivo al preciso istante che viene immortalato nelle loro opere. Un famoso esempio di tutto questo si può notare guardando la bellissima statua in bronzo collocata presso il Museo di archeologia Nazionale di Atene (una delle poche e originali opere greche arrivati per fortuna sino a noi) del Cronide trovato nel fondale del mare di Capo Artemisio in Grecia e realizzato intorno al 480-460 a.C. In questa statua è raffigurato un uomo, forse il dio Zeus nell’attimo precedente di scagliare la sua arma che tiene nella mano destra. Purtroppo l’arma non è stata trovata e proprio dal tipo di oggetto scagliato si poteva intuire chi era il personaggio rappresentato. Se era un fulmine poteva essere Zeus, se era un tridente invece il dio del mare Poseidone. Il movimento naturale rappresentato in modo perfetto coglie il personaggio nel preciso istante in cui nella massima tensione si ferma in una impercettibile pausa per controllare tutta l’azione del lancio, aiutato anche dalla mano sinistra perfettamente tesa in avanti che serve a prendere la giusta mira. Il peso del corpo viene scaricato sulla gamba sinistra che è immobile mentre la destra è leggermente divaricata e arretrata. Il movimento del torace che gira leggermente ci da perfettamente il senso del lancio che sicuramente avviene nell’istante dopo. È tutto ben studiato e ponderato dall’anonimo ma bravissimo artista greco in questa sua statua e per questo essa è considerata come un grande capolavoro della scultura in generale. Nel tempo anche in altre grandissime e celeberrime opere di scultura si riprenderanno e si svilupperanno queste importanti idee sul movimento e le sue pause come per esempio nella straordinaria opera del periodo Classico che tutto il mondo conosce e ammira col nome di Discobolo di Mirone (circa 450 a.C.).

il movimento che trasmette emozioni, drammaticità e forte pathos.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaÈ ancora nella scultura greca e nel tempo tra i vari periodi (Severo, Classico, Ellenico) che gli artisti continuano a esprimere e a concepire il movimento nelle loro opere, anche con caratteristiche a volte nuove, capaci di trasmettere delle forti emozioni e pathos in chi li ammira. Intorno al secolo II a.C., nel periodo definito nell’arte Ellenista fu realizzata ad opera di uno scultore greco rimasto anonimo una statua che rappresentava un giovane fantino su di un cavallo in corsa (la vediamo qui a lato). Anche questa statua così come quella del Cronide è stata ritrovata presso il territorio della Grecia chiamato Capo Artemisio e oggi la possiamo trovare presso il Museo archeologico Nazionale di Atene. Quest’opera raffigura un movimento concitato e frenetico di un cavallo lanciato a forte galoppo con sul dorso, senza l’ausilio di una sella vi è aggrappato un giovanissimo ragazzo. La composizione e il movimento è tutto proiettato in avanti. L’artista greco ha descritto il tutto in modo perfetto e naturale. Il cavallo ha le orecchie abbassate, le narici dilatate e la bocca aperta a testimoniare il grande sforzo che sta facendo. Ogni muscolo dell’animale è teso e si prepara per realizzare il balzo che forse farà vincere la gara al suo giovane fantino. Ho parlato di una gara forse perché il fantino sembra davvero molto eccitato nel viso e sembra quasi dare l’idea che voglia spingere il cavallo ad un ultimo grande sforzo. Inoltre il giovane vestito di una semplice veste del tempo si gira come se voglia controllare eventuali avversari della gara. Tutto questa tensione e movimento ci trasmettono delle emozioni e un forte pathos. Lo sguardo di chi osserva l’opera poi tende a spostarsi da essa verso un punto avanti ad essa nella direzione del moto. Un altra straordinaria opera ellenica è anche il Laocoonte eseguito dallo scultore Agesandros e dai suoi figli.

Il movimento detto a spirale o serpentino.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaCome detto in alto, dal periodo del Rinascimento in poi vi sono stati alcuni grandi maestri che contribuirono a sviluppare le idee e i concetti relativi al movimento nella scultura. Grandi geni e veri talenti dell’arte come il già citato Michelangelo Buonarroti che divenne il maestro per tanti altri artisti che vennero dopo di lui. Tra gli scultori che subirono il grande fascino e i suoi influssi positivi attraverso i lavori del Buonarroti possiamo citare sicuramente il celebre scultore italiano conosciuto come il Giambologna (1529-1608). Lo studio e lo sviluppo sul movimento nelle sue opere raggiunge davvero nuovi orizzonti sia nei linguaggi che nella tecnica sublime. Ammirata da tutti per il grande virtuosismo del Giambologna nel realizzarla è per esempio l’opera scultorea in marmo chiamata il Ratto delle Sabine (vediamo a lato) realizzata intorno all’anno 1583 circa, oggi collocata presso La Loggia dei Lanzi nella città di Firenze. Questa meravigliosa opera come il titolo ci fa capire raffigura tre personaggi in una scena movimentata e molto drammatica. Vediamo un cittadino Sabino che è il vinto, un giovane romano che è il vincitore e una donna sabina che sta per essere rapita dal romano e che con un ultimo colpo di reni cerca disperatamente di liberarsi da quell’abbraccio forzato. Sembra proprio che la donna aiutata dalla spinta offerta anche dal suo braccio destro, riesca a sgusciare dalle mani del suo rapitore. Il movimento qui è reso al massimo e trasmette perfettamente tutta la tensione e il dramma che si vive nella scena. Esso è del tipo a “spiraliforme”, cioè a formare dei giri concentrici e appunto a spirale. I tre personaggi raffigurati sono legati soltanto dal gioco degli incroci degli sguardi intensi. I corpi si muovono in direzioni diverse e costruiscono in questo modo una complessa formazione a serpentina.

Il movimento che viene annullato nell’opera di Bernini.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaDurante il Seicento gli artisti esponenti della nuova corrente denominata Barocca sviluppano un tipo di arte molto particolare, che esaltava i grandi sfarzi dei nobili e delle potenti corti di re e imperatori realizzando nelle loro opere delle scene molto ricche di dettagli e con un taglio spesso teatrale. Anche nella scultura Barocca si affronta il movimento con occhi e idee nuove per adattarle proprio al pensiero del tempo. Un grande esempio dello stile Barocco ci è dato dalle stupende opere realizzate dal grande maestro italiano Gian Lorenzo Bernini (1598-1680). Qui a lato vediamo l’opera intitolata Apollo e Dafne realizzata dal Bernini intorno all’anno 1622-25 che ci narra una famosa scena mitologica. Questa è la triste storia raccontata dal poeta latino Ovidio della metamorfosi di Dafne una ninfa amata dal dio Apollo che poco prima di essere raggiunta dall’amato si trasforma in una pianta di alloro. Nell’opera vediamo Dafne che lancia un grido di disperazione e di dolore mentre inizia a trasformarsi. Infatti vediamo già i piedi, i capelli o le mani che diventano delle foglie e dei ramoscelli. Il Bernini ha fermato il preciso istante degli ultimi passi di una corsa sfrenata con le due figure che sembrano essere leggere nel momento finale della corsa. Il movimento leggero dei due è percepito perfettamente anche se nello stesso momento vediamo anche quella parte di tronco e foglie in basso che ci trasmette un senso di immobilità forzata per Dafne e che indica che quello fatto da Apollo è stato l’ultimo passo, l’ultimo movimento per la sua corsa. Il Bernini in puro stile Barocco vuole meravigliare il pubblico che osserva quest’opera con un effettivo movimento contrastante della scena. L’artista gioca con la naturale e ovvia staticità della statua e con le impressioni che il movimento raffigurato ci trasmette. Questo infine viene esaltato anche dall’ultimo impeto di Dafne che sollevando le mani cerca disperatamente di staccarsi in un salto proprio nell’istante in cui viene “ibernata” dalla trasformazione in una posizione statica.

Il movimento nel Novecento.

scultura,movimento in arte,arte - linguaggi e temi,arte,tecniche di scultura,arte grecaArrivati in tempi più recenti gli artisti ormai hanno studiato e capito il tema del movimento e come poteva essere raffigurato e interpretato. Nel Novecento gli artisti della corrente Futurista invece iniziano a interessarsi soprattutto della rappresentazione del movimento in sé, come se questo fosse il solo soggetto e senza quindi più adattarlo alle esigenze di una figura umana. Il movimento viene studiato scientificamente e si guardano gli effetti che esso produce. Uno degli artisti del Futurismo che più sviluppò questo tema è stato l’italiano Umberto Boccioni (1882-1916) che riuscì a rinnovare la scultura nel Novecento affrontando nuove questioni come il dinamismo di un corpo o le fasi del movimento attraverso le sue celebri opere. A lato vediamo la sua celeberrima opera intitolata Forme uniche della continuità nello spazio del 1913, dove in una scultura in bronzo Boccioni rappresenta una persona che cammina. I vari effetti e le pose del movimento che si hanno negli istanti successivi vengono fuse nell’opera tutti insieme.

 

Oggi 31 Ottobre 2012 si celebrano i 500 anni dalla prima presentazione avvenuta in data 31 Ottobre del 1512 della meravigliosa opera d’arte che è la volta della Cappella Sistina affrescata dal grande maestro italiano Michelangelo Buonarroti e che possiamo ammirare in tutta la sua maestosità e grandezza presso la città del Vaticano a Roma, sede del Santo Padre.

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Per questa importante occasione il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto celebrare il rito dei Vespri proprio nella Cappella Sistina, tra i numerosi affreschi che rappresentano varie scene sacre tratte dalla Bibbia realizzate dal maestro toscano, tra cui anche il celebre particolare della creazione di Adamo da parte di Dio, che vediamo in alto. Leggete anche Il giudizio universale nella Cappella Sistina.