24 febbraio 2012

La Venere dormiente del celebre artista veneto Giorgione tra arte e straordinaria sensualità

La bellissima e celebrata opera pittorica che conosciamo col nome di la Venere dormiente è un dipinto progettato e in gran parte realizzato agli inizi del Cinquecento (all'incirca tra il 1507 e il 1510) dal grande maestro di Castelfranco Veneto Giorgio Gasparini, meglio conosciuto in arte col sopranome di Giorgione da Castelfranco. Quest'opera viene anche chiamata La Venere di Dresda, probabilmente dal nome della località tedesca (Dresda) ove essa è collocata presso la Galleria d'arte Gemaldegalerie, dove si può andare ad ammirarla in tutto il suo splendore. (Per una visione migliore potete cliccare sulle immagini per ingrandirle un pochino).

 

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Gli storici e gli esperti d'arte, ritengono che la Venere dormiente che è stata realizzata con la tecnica dei colori a olio su una tela avente dimensioni di 108,5 per 175 centimetri circa, non sia stata finita dal Giorgione a causa purtroppo della sua prematura morte, sopraggiunta quando l'artista aveva soltanto 32 anni. Da alcune ricerche e studi effettuati, si sa anche che venne in seguito completata e in parte modificata negli anni successivi, dal suo grande amico e grande allievo, Tiziano Vecellio, che come il suo maestro aveva seguito e sviluppato la nuova tecnica chiamata “tonalismo veneto”, utilizzata attraverso un attento uso dei toni e dei valori luminosi che ogni colore porta. Del Tiziano pare che siano alcune modifiche fatte per riparare alcuni importanti danni subiti dall'opera, nel paesaggio e nel cielo, oltre che l'inserimento del drappo rosso o quel cespuglio che vediamo dietro la testa della Venere che va a confondersi col colore dei capelli. Comunque la certezza è che l'opera come idea e invenzione compositiva è attribuita interamente al Giorgione.

La Venere dormiente, sembra che fu commissionata per celebrare un certo matrimonio dell'epoca e la giorgione,arte,la venere dormiente,pittura del cinquecento,opere d'arte,arte del cinquecento,giorgio da castelfranco,pittura veneta,tonalismo venetoprima volta che fu notata nella casa del suo committente ed è anche testimoniato da documenti, fu all'incirca nel 1525 da un famoso collezionista di quel periodo, Marcantonio Michiel che cita tra l'altro anche la presenza di un Dio dell'amore, un Cupido in un angolo a destra del dipinto, forse come simbolo del grande amore tra i coniugi e che fu coperto dopo un restauro avvenuto nell'Ottocento. La Venere del Giorgione, come interpretazione artistica e la sua composizione, con questa particolare posa distesa del personaggio femminile raffigurato è la prima del suo genere e, in quel periodo ebbe un grandissimo risalto e tutti ne parlavano in bene e in male. La Venere del Giorgione infatti creò un grande seguito e molti artisti anche già quotati, si ispirarono ad essa prendendola a modello, imitandone soprattutto la posa come per esempio lo stesso Tiziano con il suo capolavoro La Venere di Urbino (di cui vediamo una immagine a lato) o il Lorenzo Lotto con la sua Venere e Cupido. Ma anche in seguito il dipinto ispirò altri grandi artisti nei vari periodi che vennero come il Rubens, Ingres o anche nell'Ottocento con l'impressionista Manet, che realizzò il quadro di Olympia (lo vediamo sotto).

 

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Breve descrizione del dipinto la Venere dormiente del Giorgione.

L'opera pittorica del Giorgione fu quasi una piccola rivoluzione per l'arte italiana e veneziana del Cinqucento in quanto immagini e ritratti di donne qualsiasi semi-vestite o interamente nude, erano davvero molto rare in quell'epoca. Giorgione raffigura Venere, che era nella mitologia la Dea dell'amore attraverso una bellissima figura femminile interamente nuda, distesa in primo piano all'aperto con alle spalle lo sfondo di un paesaggio di campagna. La donna che sembra dormire giace su una sorta di lenzuolo bianco e su un cuscino coperto da un pesante drappo di un colore rosso acceso. Sullo sfondo collinare realizzato attraverso l'abile uso della tecnica artistica conosciuta come il Tonalismo veneto, si notano alcune case di un Paese che si stagliano sullo sfondo di un cielo nuvoloso mentre in lontananza viene sfocata una montagna, che prende il tipico colore azzurino che possiamo ritrovare in altre sue opere. Questa bellissima donna nuda dal meraviglioso, sensuale e perfetto corpo, con le sue bellissime ed invitanti forme piene di rotondità rosee, dorme distesa e forse sognante in un paesaggio che sembra ritrarre le sue forme. La testa poggia delicatamente sul braccio destro aperto ad angolo in modo naturale e invitante, mentre l'altro braccio è disteso lungo il fianco per finire con la mano a coprire le parti più intime e delicate di questo corpo. Al centro della scena, notiamo una sorta di ceppo di albero tagliato.

giorgione,arte,la venere dormiente,pittura del cinquecento,opere d'arte,arte del cinquecento,giorgio da castelfranco,pittura veneta,tonalismo venetoSappiamo che molte delle opere del grande artista veneto Giorgione, hanno un significato ancora incerto e spesso molto enigmatico. Chissà quale è il vero messaggio o l'emozione che voleva trasmetterci attraverso questa sua straordinaria opera, tanto osannata, studiata e imitata da tanti artisti. Le teorie sull'opera sono numerose e a volte fantasiose. Alcune parlano di una Allegoria dell'amore, altri della rappresentazione della fedeltà matrimoniale tra due coniugi, che riesce a ardere per sempre. Forse Giorgione voleva trasmettere con quei gesti raffigurati delle braccia di Venere quasi invitanti (il braccio aperto sotto la testa), il messaggio per gli uomini di cogliere il frutto più bello che esiste in natura e cioè la pura bellezza femminile? E quel gesto della mano sinistra, che sembra all'apparenza il gesto naturale e pudico di una donna che cerca di coprire e proteggere le sue parti più intime dal violento mondo esterno? Ma perché è nuda e cosa sogna la donna del Cinquecento?! Che significato ha quell'albero tagliato al centro della scena?

Esistono tante altre teorie e idee sul dipinto della Venere e sulla sua posa che sono più o meno realistiche o fantasiose. Per esempio qualcuno parla di una raffigurazione oltre che della bellezza femminile anche di una sorta di autoerotismo che nel Cinquecento era un vero tabù anche solo a parlarne, con quel suo delicato gesto della mano che non copre solamente ma che forse inizia ad muoversi piano sull'inguine, facendo dell'autoerotismo e mandando la donna, (che simboleggia anche l'arte stessa) in un estasi totale come messaggio della rivoluzione tecnica e artistica che stava avvenendo in quel periodo.

Beh mi piacerebbe che qualcuno di voi, scrivesse le proprie personali idee su questo che a parte i misteri e i dubbi che suscita è indubbiamente uno dei più grandi capolavori di Giorgione e della storia dell'arte in genere. Così come per La Gioconda di Leonardo anche il Giorgione ci affascina con i suoi misteri straordinari.

Leggete se vi fa piacere anche La tempesta dell'artista Giorgione.

Un saluto a tutti gli appassionati.

 

Commenti

ciao kigei, è un'opera stupenda anche con tutte le manipolazioni ha conservato il fascino del grande maestro.
.....
come stai? è un po' che non passo ma sono stata un po assente dal blog
un caro saluto e tanto che ci siamo buonanotte e buon weekend

Scritto da: dolce | 24 febbraio 2012

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Visto che hai chiesto di dire le nostre impressioni sul significato del quadro, lascio la mia, senza alcuna fonte di confronto:

Penso che voglia rappresentare una sorta di autoerotismo perché la posizione della mano con le dita piegate non dà da pensare che voglia coprirsi pudicamente, come invece sembra nella raffigurazione di Olympia, opera di Manet, che ha la mano aperta in segno di copertura delle parti intime.

La gestualità indica quasi sempre una reazione o di pudore, o di paura, o di erotismo.
In questo quadro della Venere tutto fa pensare alla solitudine, al sogno e al pensiero dell'amore spezzato, perduto, troncato, come il moncone dell'albero dipinto non in primo piano, ma neppure troppo lontano come lo sfondo.
Quindi la donna prova a sostituire questo amore con il "gesto".
D'accordo che l'autoerotismo nel cinquecento fosse un tabù a parlarne, ma la donna in quel caso è da sola e l'autore del quadro, avanti nel tempo. :-)

Ciao Kigei, grazie del passaggio e buon fine settimana anche a te.

Scritto da: Nadia | 25 febbraio 2012

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Ciao Nadia e grazie del passaggio e soprattutto del tuo commento.

Scritto da: kigei | 26 febbraio 2012

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