03 aprile 2011
Il pittore Giorgione e la sua tempesta tra mistero e fascino artistico
Quel meraviglioso dipinto conosciuto col nome di La tempesta è sicuramente uno dei più importanti lavori artistici che il pittore veneto Giorgio o Zorzi (in dialetto veneto) da Castelfranco, o come lo conosciamo meglio Giorgione, ci abbia lasciato a rappresentazione della sua grande arte.
Il grande maestro Giorgione (tra i suoi allievi ci fu anche Tiziano), nato a Castelfranco Veneto all'incirca tra il 1477 ed il 1478 e morto a Venezia nel 1510 è considerato tra gli artisti più enigmatici e misteriosi della storia dell'arte, nonostante il suo grandissimo e meritato successo avuto anche quando era ancora in vita. Nella sua purtroppo non lunga vita (pensate che aveva soltanto 32/33 anni alla morte), questo artista è riuscito con il suo grande genio, unito ad una abilità tecnica a diventare uno dei personaggi più importanti del Tonalismo veneto, una nuova tecnica artistica che prevedeva un attento uso dei toni e dei valori lumininosi dei colori per formare volumi e oggetti nelle opere. Sappiamo che la sua arte influenzò tanti suoi allievi e tanti artisti nel tempo, come per esempio il celebre Tiziano Vecellio. L'artista non firmava quasi mai le sue opere e sino ad oggi, vi sono stati molti dubbi e controversie, da parte dei più importanti storici ed esperti di arte a formulare un catalogo completo ed esatto, di tutte le opere del Giorgione. Sembra che vi sia soltanto un quadro che abbia la firma dell'artista. Questo è un ritratto di una giovane donna, conosciuta come Laura ed è stato realizzato nel 1506. quest'opera si trova oggi presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna, dove può essere ammirata.
Molto contrastanti sono anche le varie teorie e le descrizioni, che molti esperti danno delle opere di Giorgione riguardo ai soggeti e ai vari significati iconografici. Insomma, non si è ancora certi sulle idee ed i “reali” pensieri o messaggi, che il grande artista veneto voleva farci arrivare attraverso le sue opere artistiche. È proprio questo affascinante mistero, questa voglia di scoprire e di sapere quale possibile “chiave” o enigma si celi nelle sue opere, che fanno accrescere la fama di questo grande artista oltre la sua indubbia bravura, che visse in un periodo stupendo per tutta l'arte. Un periodo d'oro come è il Cinquecento e il Rinascimento, influenzato magari dal lavoro e dalle opere di vere e proprie “Colonne dell'Arte”, come per esempio il grande Leonardo da Vinci o Giovanni Bellini. Lasciandoci allievi importantissimi, che hanno continuato la sua opera, come il Tiziano o Sebastiano del Piombo.
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Il celebre capolavoro La tempesta del Giorgione – cenni di storia e ipotesi.
L'opera intitolata La tempesta è sicuramente uno dei simboli del “mistero Giorgione”, di cui parlavamo sopra. Questo dipinto è stato realizzato con la tecnica dei colori ad olio, su una tela con dimensioni di 82 per 73 centimetri circa. Anche la datazione non è certa, si pensa comunque che sia stato realizzato intorno al 1505-1508 o comunque negli ultimi anni di vita dell'artista. l'opera è conservata presso le Gallerie dell'Accademia nella bellissima e importante dal punto di vista artistico, città di Venezia.
Le ipotesi sulla lettura e sulle verie interpretazioni del dipinto La tempesta, sono numerosi e ancora si dibatte molto su questo. Quasi certamente Giorgione ha voluto omaggiare con la sua arte e la grande passione, la Natura, con tutta la sua magia e la sua forza immensa, a volte dal potere anche “drammatico”.
Nel 1530, La tempesta viene citata da un certo Marcantonio Michiel un noto collezionista d'arte dell'epoca, che sembra la vide a casa di Gabriel Vendramin, che gli esperti indicano come colui che volle realizzato il quadro. Il Michiel, scrive infatti di un quadro in tela, raffigurante un piccolo paese durante una tempesta e con una “cigana” cioè una zingara (dal dialetto veneto) e un soldato. Scrive che fu realizzato per mano del “zorzi” de Castelfranco. Fu poi anche descritta dal celebre e storico biografo degli artisti, cioè il Vasari.
Nel quadro possiamo vedere in primo piano una donna sulla destra, seduta che sembra allattare un bambino. La donna è quasi nuda ed è seduta sembra sul suo vestito, con indosso una sorta di mantellina. Molti la indicano appunto come “la cigana”, cioè una misera zingara. Nella parte sinistra del quadro, sempre in primo piano, vediamo un sorta di soldato, vestito come un Lanzichenecco che tiene una lancia, che sembra fare la guardia a qualcosa o a qualcuno. Tra i due sembra che non c'è intesa, non vi è un dialogo visivo. Alle spalle del soldato, vi sono delle rovine. Sullo sfondo si vede un fiume attraversato da un ponte, che unisce le sponde di una cittadina, mentre sulla tettoia di una casa, si vede un uccello bianco. Il cielo con le sue nuvole grigie fa presagire la tempesta che sta per abbattersi sulla città. Un fulmine sembra annunciare l'arrivo della stessa.
Alcuni spunti tratti da Wikipedia.
Lo trovate a questo indirizzo: http://it.wikipedia.org/wiki/Tempesta_(Giorgione)
Da un punto di vista stilistico, in quest'opera Giorgione rinunciò alla minuzia descrittiva dei primi dipinti (come la Prova di Mosè e il Giudizio di Salomone agli Uffizi), per arrivare a un impasto cromatico più ricco e sfumato, memore della prospettiva aerea leonardiana (verosimilmente mutuata dalle opere dei leonardeschi a Venezia), ma anche delle suggestioni nordiche, della scuola danubiana. La straordinaria tessitura luminosa è leggibile, ad esempio, nella paziente tessitura del fogliame degli alberi e del loro contrasto con lo sfondo scuro delle nubi.
Ipotesi interpretative.
Numerose sono le ipotesi sul significato dell'opera: da episodi biblici, come il ritrovamento di Mosè a mitologici, Giove ed Io, ad allegorici, Fortuna, Fortezza e Carità.
Le possibili interpretazioni sono molte (basate sulla lettura di episodi biblici, dottrine filosofiche...), ma nessuna di queste al momento sembra abbastanza soddisfacente. Ad esempio le interpretazioni basate sulla dualità (uomo-donna, città-ambiente naturale) hanno perso consistenza da quando è stato appurato attraverso dei raggi-x, che al posto dell'uomo era raffigurata una donna nuda.
Per esempio si riportano quattro letture differenti date da altrettanti studiosi del XX secolo su quest'opera:
Edgard Wind sostenne che la Tempesta sia un grande collage dove la figura maschile rappresenterebbe un soldato, simbolo di forza, mentre la figura femminile andrebbe letta come la Carità, dato che, nella tradizione romana, la carità era rappresentata da una donna che allatta. Forza e carità dovrebbero quindi convivere con i rovesci della natura (il fulmine);
Gustav Friedrich Hartlaub ipotizzò invece che l'opera potesse avere significati alchemici (trasformazione del vile metallo in oro) per la presenza dei quattro elementi: terra, fuoco, acqua e aria;
Maurizio Calvesi pensò ad un'unione tra cielo e terra, legata alle teorie neoplatoniche;
Salvatore Settis, trovando invece un precedente in un rilievo dell'Amadeo sulla facciata della Cappella Colleoni (Condanna divina e destino dei progenitori dopo il Peccato originale) ritenne che le figure si potessero interpretare come Adamo ed Eva dopo la cacciata dal Paradiso; il fulmine equivarrebbe alla spada fiammeggiante dell'angelo. La tempesta diverrebbe così una metafora della condizione umana dopo il peccato, alla luce della dottrina cristiana.
Al di là di qualsiasi lettura iconografia resta però lo straordinario senso per la natura, che forse mai prima aveva trovato un così esplicito ruolo da protagonista.
12:54 Scritto da: kigei | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: giorgione, arte, giorgio da castelfranco, pittura, la tempesta, arte del rinascimento, tonalismo veneto | OKNOtizie | |
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Commenti
See http://www.giorgionetempesta.blogspot.com for an interpretation of the Tempesta as "The Rest on the Flight into Egypt."
Scritto da: Francis DeStefano | 07 aprile 2011
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