Come già detto in un recente articolo (vedi Arte del Cinquecento – Breve cenno storico), il Cinquecento è forse il secolo in cui l’Arte in quasi tutti i campi, ha avuto un forte impulso di rinnovamento e tutto questo grazie e soprattutto a grandi Maestri, che hanno fatto della ricerca e degli studi sull’Arte, la propria passione e una ragione di vita. Abbiamo già parlato se pur brevemente di quelli che Madonna del granduca di Raffaello 2.jpgsono a parere di tutti i maggiori esperti d’Arte, i più grandi in assoluto (Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio), Uomini che sono entrati con pieno diritto nell’Olimpo dell’Arte, come grandi Maestri ed esempio per tutta l’Umanità.

Il Cinquecento, oltre ai suddetti Maestri ha visto nascere specie nel campo della pittura, altri grandissimi artisti anche in Italia, che hanno dato un forte contributo a questa bellissima Arte considerata la più sublime e la più bella in quel periodo, sia per le loro nuove idee portate, sia per le tecniche ed i loro stili personali, e di cui ora parleremo brevemente.

 

Il nuovo tonalismo veneto.

Uno dei grandi Artisti italiani della pittura cinquecentesca fu il pittore veneto Giorgione da Castelfranco (1478-1510), il quale riesce nelle sue opere a creare e a definire le varie forme attraverso l’uso attento dei colori e dei loro diversi toni. “Il tonalismo veneto”, così verrà definita questa particolare e nuova tecnica è proprio la caratteristica che fa dell’artista Giorgione un innovatore dell’arte per l’epoca. Nelle sue stupende opere infatti, attraverso un attento uso dei colori e di tutte le varie tonalità, riesce a definire le forme, prevalendo così sul disegno e sulle linee dei contorni. L’illusione della profondità spaziale, viene resa mediante la variazione o la modulazione del “tono”, cioè del grado di luminosità di un determinato colore. Molte opere del Giorgione spesso enigmatiche e misteriose, sono arrivate sino ai giorni nostri e da queste possiamo notare come l’artista predilige per il soggetto principale, i paesaggi naturali come potremmo vedere se andiamo a vedere la sua più celebre opera pittorica, intitolata La tempesta, realizzata nel 1503 circa con la tecnica dei colori ad olio su tela, opera che è collocata presso La Gallerie dell’Accademia di Venezia. In quest’opera notiamo innanzitutto come l’artista usa i vari toni dei colori per il paesaggio naturale, rendendoci proprio l’illusione di una giornata e di un cielo in tempesta e la figura umana insieme al bimbo, vive immersa nella natura e si fonde armonicamente nel paesaggio circostante e tutto l’insieme, sembra rivelarci una grande malinconia, dove aleggia un aurea di mistero e di tristezza.

Al contrario del Giorgione, il suo grande allievo Tiziano Vecellio (1488-1576), dopo aver appreso le tecniche pittoriche e l’uso dei toni del colore del suo maestro, inizia nei primi anni di carriera a riprodurre opere con un Arte più tesa, dinamica ed espressiva. Poi quando sopraggiungono più tardi gli anni della maturità, la pittura di Tiziano, diventa drammatica ed il colore perde la sua brillantezza e la vivacità delle prime opere. Inizia così il tempo in cui l’Artista, indaga sulla propria vita e la propria esistenza e di quella dei ricchi Signori dell’epoca, come possiamo vedere dai tanti ritratti arrivati sino ai giorni nostri, in cui si nota un grande realismo espressivo nei volti di tutti quei personaggi che gli commissionavano un ritratto e di cui Tiziano, riusciva ad ognuno di loro a fare emergere la vera personalità e la psicologia di quei momenti, (tristezza, stanchezza, felicità ecc.) come per esempio, possiamo notare in uno dei ritratti più famosi, quello fatto all’Imperatore Carlo V mentre è a cavallo e, dove si nota sul viso del condottiero di mille battaglie, una grande stanchezza sia fisica che mentale. Infatti di lì a poco l’imperatore provato da lunghi anni di guerre e politica, abdicherà e si ritirerà in un convento. Continua

Il primo Manierismo.

Il Manierismo in Italia si sviluppò e fu elaborato principalmente nelle città di Roma e di Firenze. A Firenze vi sono due grandi Maestri come Rosso Fiorentino (1495-1540) e Pontormo (1494-1556), mentre a Roma il Manierismo nasce soprattutto nella cerchia dei giovani collaboratori del maestro Raffaello Sanzio e, quello che si farà notare maggiormente tra di loro per bravura sarà Giulio Romano (1499-1546).

Come abbiamo già detto, la pittura dei manieristi recupera la pittura del Michelangelo, cioè la grandiosità e l’eroismo di tutti quegli ideali, che poi vengono raffigurati. Però vedendo le loro opere, notiamo che le composizioni degli artisti manieristi sono molto forzate, senza proporzioni ed senza equilibrio. I colori sono spesso irreali, innaturali e le espressioni dei visi dei personaggi raffigurati, quasi caricaturali e deformi, come possiamo vedere per esempio, nell’opera del Pontormo intitolata Trasporto di Cristo al sepolcro (1526 circa), dove è evidente la volontà dell’artista di annullare ogni rapporto con la realtà naturale.

 

Il manierismo veneto.

Nel veneto il maggior rappresentante del Manierismo, fu il celebre artista conosciuto col nome di Tintoretto (1518-1594), il quale si forma artisticamente, dopo uno studio del colore e dei toni appreso dal “tonalismo veneto” di Giorgione e lo studio delle opere di Raffaello e Michelangelo. Da questi studi da vita ad una pittura con uno stile proprio, personale, le cui caratteristiche principali sono soprattutto: i soggetti in prevalenza a carattere religioso, l’uso del colore tonale, che man mano diventerà sempre più scuro, con improvvisi lampi di luce, che comunicheranno la drammaticità degli eventi narrati. Le composizioni, molto espressive, non saranno però ordinate e simmetriche, spesso il protagonista dell’opera, si trova in secondo piano o comunque non al centro della composizione, come potremmo notare, se vediamo l’opera intitolata Ultima cena, presso la Chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia.

 

Il Manierismo nell’Europa.

Per concludere, vorrei citare anche un grande pittore italiano, che però a causa di problemi e dei vari saccheggi che vi furono in Italia, e soprattutto a Roma specialmente nel 1527, ad opera dell’Imperatore Carlo V, non ha potuto vivere nella città pontificia. Questo grande pittore è il lombardo Giuseppe Arcimboldi (1527-1593), che portò il Manierismo e il suo personalissimo stile presso la corte di Praga. Arcimboldi era un pittore davvero molto bizzarro e artisticamente geniale e questo si può vedere attraverso le sue opere più famose, come i famosi busti umani realizzati con vari materiali come fiori, frutta, verdura, pesci o altri oggetti che sono esposti al Museo del Louvre di Parigi e sono considerati ormai un vero e proprio simbolo dell’Arte mondiale.

 

Un saluto a tutti i Lettori

La Pittura del Cinquecento – viaggio storico attraverso i grandi Maestri della pitturaultima modifica: 2010-01-14T15:12:00+00:00da kigei
Reposta per primo quest’articolo

3 Thoughts on “La Pittura del Cinquecento – viaggio storico attraverso i grandi Maestri della pittura

  1. molto interessante ma mi serve una dettagliata descrizione dell’opera carlo v a cavallo di tiziano, dove posso trovarla?

  2. Ciao Luca hai provato su Wikipedia? Li c’ è qualcosa sul quadro. Puoi anche andare sul sito del Museo Nacional del Prado, e cercare il quadro, dove potrai sentire anche una audio descrizione cliccando sulle cuffie in basso. Io li ho trovati insieme ad altri, tramite Google, e mettendo semplicemente Carlo V di Tiziano, sono i primi siti.
    Spero che ti abbia aiutato, a presto.

  3. Complimenti peril lavoro!

Lascia un commento

Post Navigation